Lavorare in proprio è un desiderio sempre più comune tra giovani e giovanissimi. Il motivo è presto detto: aprire una ditta individuale è un’ottima occasione per potersi dedicare ad un’attività piacevole, flessibile ed innovativa, che rispecchi gli interessi e le esigenze della persona e valorizzi sia le sue esperienze che le sue doti e abilità.

Ecco perché abbiamo deciso di guidarti in questa avventura, spiegandoti passo dopo passo come aprire una ditta individuale, quali sono le spese amministrative da affrontare e come partire al meglio con un business ‘su misura’!

Ma cosa si intende, in parole povere, per ‘ditta individuale’? La ditta o impresa individuale è una delle forme giuridiche più semplici, e quindi utilizzate con maggiore frequenza sul territorio italiano per l’avvio di attività commerciali o artigianali: dal laboratorio per la lavorazione dei metalli all’atelier di alta moda, dal salone di parrucchieri all’impresa specializzata in pulizie e sanificazioni, e così via per tantissimi altri settori.

La ragione per cui un’ampia fetta degli aspiranti imprenditori propende per questa particolare forma giuridica è piuttosto chiara: l’iter amministrativo per aprire una ditta individuale è più breve e, soprattutto, meno dispendioso, rispetto a quello richiesto per l’avvio di società, cooperative, ecc.. Pertanto, per chi non possiede un grosso capitale di partenza, è questa la soluzione più vantaggiosa dal punto di vista economico… e non solo.

Vediamo, quindi, quali sono le caratteristiche delle ditte individuali e i pro e i contro di questa forma giuridica!

Cos’è una ditta individuale?

Come abbiamo anticipato, tra le forme giuridiche utilizzate, in Italia, con maggiore frequenza vi è la ditta o impresa individuale, che si ha quando “una persona fisica svolge un’attività produttiva finalizzata alla produzione e/o allo scambio di beni e servizi in forma professionale, ossia organizzando e coordinando da sé i fattori produttivi, quali il capitale e lavoro necessari, ed assumendo completamente il rischio dell’attività”.

Dunque, volendo semplificare ulteriormente, la ditta individuale si distingue per i seguenti aspetti:

  • Imprenditore come unico responsabile: adottando questa forma giuridica, infatti, egli si assume per intero i rischi giuridici e finanziari, rispondendo illimitatamente per eventuali debiti contratti.
  • Coincidenza tra patrimonio dell’impresa e patrimonio personale: in mancanza di separazione giuridica, in caso di insolvenza, i creditori potranno rifarsi sui beni mobili e immobili di proprietà dell’imprenditore.
  • Autonomia decisionale e gestionale: in qualità di unico responsabile, l’imprenditore può agire in maniera completamente libera e indipendente, eliminando così ogni possibile rallentamento.
  • Riduzione dei costi: rispetto a quanto accade con altre forme giuridiche, l’investimento iniziale per aprire una ditta individuale, così come le spese per la sua futura gestione, sono molto più accessibili.

Nonostante la presenza di alcune caratteristiche comuni, le ditte individuali che troviamo sul territorio nazionale appaiono, spesso, assai diverse tra loro. Difatti, tale forma giuridica è compatibile con una gamma vastissima di attività: da quelle già menzionate ai negozi, ai locali pubblici, alle agenzie commerciali, ecc..

Quali sono i pro e i contro?

Se ti stai chiedendo se la ditta individuale sia la forma giuridica più conveniente, sappi che non esiste una risposta valida in assoluto. Per apportare vantaggi, infatti, la scelta dovrebbe tenere conto di vari aspetti – come le dimensioni dell’azienda, il budget di partenza, il tipo di attività che si intende svolgere, i costi preliminari, ecc. – per cui è molto utile, in precedenza, compilare accuratamente un business plan e valutare al meglio i pro e i contro.

Riassumendo, comunque, i principali vantaggi legati all’utilizzo della forma giuridica individuale sono:

  • Autonomia e libertà di scelta
  • Costi di gestione limitati
  • Nessun capitale minimo iniziale
  • Non occorre il notaio
  • Meno adempimenti fiscali e burocratici
  • Compatibilità con il regime forfettario

Tuttavia, aprire una ditta individuale significa accettare anche qualche svantaggio, ovvero:

  • Rischio imprenditoriale molto elevato
  • Responsabilità diretta per eventuali debiti

Tirando le somme, dunque, possiamo notare come la ditta individuale sia una forma giuridica indicata per le piccole imprese, come quelle familiari o artigianali, che prevedono spese iniziali e rischi finanziari contenuti.

Come aprire una ditta individuale?

La procedura per aprire una ditta individuale è la cosiddetta ComUnica: un unico documento da predisporre e presentare per via telematica, tramite il software ComunicaStarweb presente sul portale del Registro delle Imprese, che consente di notificare agli enti interessati l’inizio di una nuova attività commerciale/artigianale.

La ComUnica, infatti, accorpa i seguenti adempimenti:

  • Denuncia di inizio attività all’Agenzia delle Entrate
  • Apertura Partita IVA, indicazione Codice ATECO e regime fiscale
  • Iscrizione al Registro delle Imprese REA (e, ove occorre, all’Albo degli Artigiani)
  • Iscrizione all’INPS, presso la Gestione Commercianti e Artigiani
  • Apertura posizione INAIL (se necessaria)

Prima di presentare la ComUnica, però, dovrai dotarti dei seguenti strumenti:

  • casella di posta elettronica certificata (PEC);
  • firma digitale.

Quando serve la SCIA?

Per le attività che richiedono l’esibizione di uno o più requisiti – professionali, igienico-sanitari, ecc. – è necessario adempiere ad un ulteriore passaggio, da effettuare contestualmente all’invio della ComUnica: la presentazione della SCIA o Segnalazione Certificata di Inizio Attività. Rientrano in questo gruppo gli esercizi commerciali (dai ristoranti e bar ai negozi, compresi gli e-commerce) e le attività agricole, produttive, artigianali e turistiche.

Sono, invece, esonerati dall’obbligo di presentare la SCIA i piccoli laboratori con meno di tre addetti e privi di macchinari che producono emissioni. Semplificando: per avviare uno studio di tatuaggi, la SCIA è obbligatoria. Contrariamente, un idraulico (o una sarta) che desidera aprire una ditta individuale non sarà tenuto ad inviarla.

La presentazione della SCIA avviene anch’essa per via telematica, attraverso gli sportelli SUAP del proprio Comune.

Quanto costa aprire una ditta individuale?

Veniamo adesso ad uno dei temi più ‘caldi’, ovvero i costi da sostenere per aprire una ditta individuale.

Ci riferiamo, comunque, soltanto alle spese inerenti agli adempimenti fiscali e burocratici, alle quali vanno sommati, inevitabilmente, gli investimenti per i corsi di formazione, per l’acquisto di beni strumentali, ecc..

Ad ogni modo, l’invio della ComUnica (con inclusi tutti i passaggi, come l’iscrizione al Registro delle Imprese, il pagamento dei diritti camerali, ecc.) ha un costo che si aggira intorno ai 130-150 euro, che può aumentare anche del doppio se ci si rivolge ad un intermediario. Pertanto, la soluzione migliore per non rinunciare all’assistenza di un consulente specializzato, ma al tempo stesso non dover sborsare cifre esagerate, è affidarsi a Fiscozen!

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Aprire Partita IVA come ditta individuale

Come dicevamo, la ComUnica assolve, tra le altre cose, al compito di notificare all’Agenzia dell’Entrate l’inizio di una nuova impresa individuale e di espletare tutti i passaggi necessari per aprire Partita IVA.

In questa fase, per altro, occorre prendere due importanti decisioni, specificando sia il Codice ATECO più indicato per l’attività, sia il regime fiscale che si desidera adottare. In entrambi i casi, il consiglio di un esperto è utile per scegliere una soluzione economicamente vantaggiosa ed evitare ripercussioni per eventuali errori.

Dal Codice ATECO, difatti, dipendono sia il tuo inquadramento, sia il tuo coefficiente di redditività, che ti consentirà di calcolare la parte di fatturato sottoposta a tassazione, ossia il reddito imponibile, e quella dedotta per le spese.

Dal regime fiscale, invece, deriva l’ammontare delle imposte. Ricordiamo, a tal proposito, che anche le ditte individuali possono assoggettarsi al regime forfettario e beneficiare di una comoda aliquota al 15%, ridotta addirittura al 5% per cinque anni, se si possiedono pure i requisiti per l’aliquota start-up.

Parallelamente, aprendo una ditta individuale nel regime forfettario, potrai beneficiare di tante agevolazioni, operare in franchigia IVA e mantenere i tuoi prezzi più bassi del 22%. In questo modo, oltre ad evitare una serie di adempimenti e oneri, potrai conquistare rapidamente nuovi clienti e far crescere il tuo business!

Contributi previdenziali per le ditte individuali

Un ultimo aspetto che vogliamo affrontare riguarda la previdenza per le ditte individuali, ossia per i lavoratori autonomi che svolgono un’attività classificata come commerciale o artigianale. Abbiamo già anticipato che, mediante la ComUnica, si effettua anche l’iscrizione all’INPS e, precisamente, alla Gestione Commercianti e Artigiani.

Aprire una ditta individuale significa, pertanto, dover provvedere al versamento dei seguenti contributi:

  • contributo minimo obbligatorio, dovuto a prescindere dal reddito, pari a circa 3.850 euro;
  • contributo variabile, con aliquota al 24% (artigiani) o al 24,09% (commercianti), calcolato soltanto sull’eventuale porzione di reddito che eccede la soglia minimale (ossia 15.953 euro).

Ricorda, inoltre, che per i contribuenti con età inferiore ai 21 anni le aliquote scendono rispettivamente al 21,90% e al 21,99%, mentre vengono elevate di 1% se il reddito dichiarato è maggiore di 47.379 euro.

Gli artigiani e i commercianti assoggettati al regime forfettario, infine, possono usufruire di uno sconto pari al 35% su tutti i contributi, sia fissi che variabili, inviando direttamente la propria richiesta all’INPS.

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