Quando si apre Partita IVA, si può incorrere nell’errore di non considerare i costi della propria attività e, dunque, di sbagliare completamente le valutazioni relative al calcolo della fattura. Per ottenere un compenso redditizio e non andare in perdita con le spese, infatti, bisognerebbe analizzare nel dettaglio anche questi aspetti.

Scopriamo insieme come fare!

La fattura: cos’è?

La fattura è semplicemente il documento che attesta l’avvenuto pagamento di un servizio reso ad un cliente.

L’emissione della fattura non è un procedimento complesso, ma coloro che non ne hanno mai compilata una potrebbero non conoscere tutti i riferimenti normativi necessari per evitare di incorrere in sanzioni.

La normativa non prevede uno schema obbligatorio per il calcolo della fattura, ma è necessario che essa contenga dei dati affinché sia accettabile e non considerata incompleta. Vedremo più avanti che il calcolo della fattura si divide in una parte descrittiva e in una parte tabellare, che cambiano in base ai dati inseriti.

È obbligatorio compilare la fattura?

Tutti i professionisti che svolgono la propria attività autonomamente sono obbligati, al momento dell’incasso del corrispettivo, a redigere la fattura da consegnare, dapprima, al cliente, come attestazione dell’avvenuto pagamento, e successivamente al commercialista, per le future dichiarazioni dei redditi. A tal proposito, l’art. 6 del DPR n°633/72 regolamenta la fatturazione, che deve avvenire al momento dell’effettivo pagamento da parte del cliente.

Calcolo della fattura nel regime forfettario

È in base al regime fiscale che si sceglie la tipologia di fattura o, per essere più precisi, i dati da inserire.

Prendiamo in esame un consulente marketing che ha una Partita IVA nel regime forfettario. Il nostro libero professionista non ha una cassa previdenziale dedicata e, dunque, è iscritto alla Gestione Separata INPS.

In questo caso, il professionista può applicare in fattura la rivalsa INPS del 4%. Aderendo al regime forfettario, il consulente non dovrà inserire l’IVA nel calcolo fattura, perché opera in franchigia IVA.

Lo stesso regime è anche esonerato dalla ritenuta d’acconto e, dunque, nel calcolo fattura, oltre alla rivalsa INPS, potrà addebitare al cliente la Marca da Bollo di 2 €, da applicare solo se il compenso supera i 77,47 €.

Nella tabella ecco un esempio di calcolo fattura nel regime forfettario, per un consulente di marketing che ha fatturato 1.000 € di prestazione.

Imponibile della prestazione professionale1.000 €
Contributo della Cassa di Previdenza INPS 4%40,00 €
Marca da Bollo2,00 €
Netto da pagare1042,00 €

Liberi professionisti con cassa previdenziale dedicata: calcolo della fattura

Sempre rimanendo nel regime forfettario, può capitare che il libero professionista sia un avvocato. In questo caso, si ha una cassa previdenziale di riferimento, la Cassa Forense, e dunque il libero professionista che deve effettuare il calcolo della fattura potrà addebitare al cliente il 4% (o il 2% in base alla propria cassa previdenziale), come contributo integrativo alla cassa professionale. Anche in questo caso è possibile inserire la marca da bollo.

La stessa tabella, nel caso del nostro avvocato, va composta così:

Imponibile della prestazione professionale1.000 €
Contributo della Cassa di Previdenza Forense 4%40 €
Marca da Bollo2,00 €
Netto da pagare1042 €

Le note in fattura

Coloro che operano fiscalmente nel regime forfettario devono inserire alcuni dati importanti nella propria fattura.

Si tratta di inserire in calce al calcolo della fattura i seguenti riferimenti:

  • “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n° 190/2014 e articolo 1, commi da 111 a 113, della Legge n° 208/2015 – Regime forfettario”
  • “Si richiede la non applicazione della ritenuta d’acconto ai sensi e per gli oggetti del Provv. Agenzia delle Entrate del 22/12/2011 n°185820”.

E se la partita IVA è nel regime ordinario?

Nel caso di liberi professionisti che operano nel regime semplificato o ordinario, il calcolo della fattura cambia notevolmente. Ciò accade perché tali regimi non sono agevolati e presentano degli aspetti, come la rivalsa IVA e la ritenuta d’acconto, da cui erano esonerate le Partite IVA nel regime forfettario. Nel dettaglio, i liberi professionisti che operano nel regime forfettario, ipotizzando un compenso di 1.000€, dovranno effettuare il calcolo della fattura come segue:

Imponibile della prestazione professionale1.000 €
Contributo della Cassa di Previdenza INPS 2%20 €
IVA 22%224,40
Ritenuta d’acconto 20% su imponibile prestazione200 €
Netto da pagare1.044,40 €

Anche in questo caso vale la differenza tra liberi professionisti senza cassa previdenziale e liberi professionisti con cassa dedicata. Attenzione: la rivalsa contributiva è presa in considerazione sia nel calcolo dell’imponibile, sia nel calcolo della ritenuta d’acconto, in entrambe le tipologie di professionisti.

Cos’è la ritenuta d’acconto?

Esistono varie tipologie di ritenute d’acconto nel glossario fiscale. Quella a cui si fa riferimento in fattura è una ritenuta d’acconto a titolo d’imposta o a titolo d’acconto. A titolo d’acconto significa che l’onorario stabilito dal cliente vedrà applicata una ritenuta del 20%, per cui su un ricevuta di 10.000 € percepiremo solo 8.000€. Essa rappresenta un’anticipazione sulle imposte che andremo a pagare sul nostro reddito. La ritenuta a titolo d’imposta, invece, prevede che, ai fini della tassazione, sul totale si versi solo l’aliquota del 20%.

Dunque, semplificando, la ritenuta d’acconto non è altro che una trattenuta fatta sulla base imponibile, il cui versamento deve essere effettuato da coloro che ricevono la prestazione.

È obbligatorio addebitare la marca da bollo al cliente? E la rivalsa contributiva?

In realtà, sia nel caso della marca da bollo che della rivalsa contributiva non è obbligatorio addebitarle in fattura al cliente e dunque non è necessario inserirle nel calcolo della fattura. È un dato che deve essere inserito a discrezione del professionista; il quale però, per buona norma, dovrebbe avvertire il cliente della tipologia di addebiti che verranno inseriti nel calcolo della fattura. La soluzione migliore è concordare tali aspetti in precedenza, o inserirli addirittura nel contratto, in modo tale da evitare qualsiasi problema al momento della fatturazione.

Come si compone il calcolo della fattura?

Come anticipato, la normativa vigente non prevede uno schema fisso per il calcolo della fattura, ma è possibile redigerla come si preferisce, a patto che si rispettino due elementi imprescindibili:

  1. la parte descrittiva, che deve contenere i dati identificativi del professionista e del cliente, il numero progressivo e la data di emissione, oltre alle condizioni generali di vendita;
  2. la parte tabellare, che deve contenere i dati identificativi della merce o del servizio, il prezzo e tutti i dati fiscali inerenti al calcolo della fattura.

Come evitare errori nel calcolo della fattura?

Chi svolge la libera professione è spesso subissato di impegni, scadenze, pensieri. In simili casi, è facile commettere qualche errore a causa della fretta o, semplicemente, della stanchezza. Per questo motivo, ti viene incontro Fiscozen!

Scegliendo Fiscozen, oltre a ricevere assistenza fiscale completa e puntuale, potrai utilizzare una comoda piattaforma online per tutte le operazioni relative alla tua Partita IVA. Inclusa la compilazione e il calcolo della fattura.

Difatti, potrai creare una “rubrica” con i dati dei tuoi clienti e, selezionando di volta in volta il destinatario, tutto verrà effettuato in maniera automatica. La fattura, in altri termini, si compila da sola: dovrai solamente specificare il compenso e decidere se addebitare o meno la rivalsa INPS e la marca da bollo. Al resto provvede Fiscozen!

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