La guida di oggi vi spiegherà che cos’è la cassa integrazione, come funziona e quali categorie di lavoratori possono accedervi. Vedremo insieme quali sono le differenze tra cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria e in deroga (CIGO, CIGS e CIGD), cos’è cambiato con l’emergenza Covid-19 e cosa prescrive la normativa per i lavoratori autonomi con Partita IVA.

Ecco tutto ciò che dovete sapere a proposito della CIG nel 2020!

Cos’è la Cassa Integrazione Guadagni?

La cassa integrazione guadagni – o CIG – è uno degli ammortizzatori sociali che lo Stato Italiano mette a disposizione delle imprese e dei lavoratori che stanno affrontando un periodo di crisi.

Grazie alla cassa integrazione, infatti, i dipendenti delle aziende in difficoltà possono continuare a percepire una parte della retribuzione, anche in caso di riduzione o di sospensione delle attività.

Dunque, a differenza di altri sussidi INPS, come ad esempio l’indennità di disoccupazione, la cassa integrazione guadagni non viene erogata a causa di una cessazione involontaria del rapporto di lavoro, bensì ha lo scopo di garantire al lavoratore una continuità nella fruizione dello stipendio.

Inoltre, a seconda dei soggetti – lavoratori ed imprese – interessati, la CIG si articola a sua volta in: cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria e cassa integrazione in deroga.

Analizziamo insieme le tre tipologie, per capire come funzionano e a quali categorie sono destinate.

Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria – CIGO

Partiamo dalla prima tipologia, ovvero la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria o CIGO.

La CIGO è un sussidio erogato dall’INPS in costanza di rapporto di lavoro, che scatta nei casi di riduzione o completa sospensione dell’attività lavorativa, dovuti a situazioni o eventi non prevedibili e che non dipendono dall’azione o dalla volontà del datore di lavoro. Ci riferiamo, ad esempio, ai danni provocati da calamità naturali, ad una crisi di mercato e, in generale, a quelle situazioni che richiedono una riorganizzazione interna e che non sono riconducibili ai comportamenti del singolo.

a. A chi spetta la CIGO?

La CIGO spetta ai lavoratori subordinati (sono esclusi, dunque, i lavoratori autonomi e i tirocinanti) delle imprese inquadrate nei settori dell’industria, dell’edilizia e dell’artigianato, che presentano un’anzianità effettiva di lavoro pari ad almeno 90 giorni (presso l’impresa in questione).

b. Come funziona la CIGO?

La cassa integrazione guadagni ordinaria, come abbiamo anticipato, può essere richiesta per far fronte a temporanee situazioni di crisi che non dipendono né dall’imprenditore, né dai lavoratori.

La CIGO ha una durata massima di 13 settimane continuative ed è prorogabile per altri 3 mesi, fino ad un periodo non superiore a 52 settimane per biennio. La richiesta dev’essere effettuata dal datore di lavoro, in seguito ad una consultazione delle organizzazioni sindacali più rappresentative, mediante domanda telematica all’INPS, entro 15 giorni dalla sospensione o riduzione delle attività.

La cassa integrazione ordinaria è pari all’80% della retribuzione prevista per le ore non lavorate, comprese tra zero e il monte ore stabilito da contratto, ma non può superare i massimali 2020:

  • 998,18 euro, se la retribuzione mensile di riferimento è pari o inferiore ad euro 2.159,48;
  • 199,72 euro, se la retribuzione mensile di riferimento è superiore ad euro 2.159,48.

Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria – CIGS

Passiamo, adesso, alla seconda tipologia di cassa integrazione, vale a dire la CIGS.

La Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria è, anch’essa, un ammortizzatore sociale destinato ai lavoratori delle imprese industriali ed artigiane, così come delle imprese agricole e commerciali, costrette ad affrontare una crisi o riorganizzazione che, però, non comporta lo stop delle attività.

a. A chi spetta la CIGS?

A differenza della CIGO, la CIGS può essere richiesta solamente dalle imprese che, nei sei mesi precedenti alla data di presentazione della domanda, hanno occupato mediamente:

  • più di 15 dipendenti (per imprese industriali, artigiane, appaltatrici di servizi di mensa, ristorazione o di pulizia, imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, imprese cooperative di trasformazione e manipolazione di prodotti agricoli, imprese di vigilanza);
  • più di 50 dipendenti (per imprese commerciali e settore logistica, cooperative e consorzi che commercializzano prodotti agricoli, agenzie di viaggi e operatori turistici).

In aggiunta, a prescindere dal numero di dipendenti, la cassa integrazione straordinaria si applica a: imprese di trasporto aereo, case editrici di quotidiani, agenzie stampa, partiti/movimenti politici.

In ultimo, al pari della CIGO, anche la CIGS è destinata ai dipendenti con anzianità effettiva di 90 giorni (presso l’impresa in oggetto), mentre sono esclusi tirocinanti, stagisti e lavoratori autonomi.

b. Come funziona la CIGS?

La cassa integrazione guadagni straordinaria può essere richiesta nei seguenti casi:

  • riorganizzazione aziendale (per far fronte, ad esempio, ad inefficienza della struttura);
  • crisi aziendale (dovuta ad eventi esterni imprevedibili, come ad es. disastri ambientali);
  • contratti di solidarietà difensivi (CDS).

Nei primi due casi, le ore di CIGS non possono superare l’80% delle ore lavorabili (ovvero le ore relative ai dipendenti mediamente occupati, in riferimento al semestre precedente alla richiesta).

Il terzo caso riguarda, invece, la sottoscrizione di accordi che prevedono una riduzione dell’orario di lavoro, finalizzata ad evitare (o, per lo meno, ridurre) l’esubero del personale. Tale riduzione non può superare il 60% dell’orario complessivo ed il 70% dell’orario di lavoro del singolo dipendente.

Inoltre, la durata massima della CIGS è pari a 24 mesi (nel primo caso) o a 12 mesi (secondo caso) per quinquennio mobile, che salgono a 30 per specifiche categorie di industrie e imprese artigiane.

I massimali 2020, per la cassa integrazione straordinaria, sono uguali a quelli fissati per la CIGO.

Cassa Integrazione Guadagni in Deroga – CIGD

Veniamo, infine, alla terza tipologia di CIG, ovvero la Cassa Integrazione Guadagni in Deroga o CIGD, rivolta alle imprese e ai lavoratori altrimenti esclusi dalle prime due casistiche o che si trovano in determinate aree del territorio italiano (come le Province e Regioni Autonome).

a. A chi spetta la CIGD?

In particolare, la cassa integrazione in deroga viene concessa alle piccole imprese (ad es. piccoli commercianti, artigiani e coltivatori diretti) ed ai lavoratori subordinati delle cooperative sociali, per le motivazioni previste sia per la CIGO che per la CIGS, ovvero: eventi esterni improvvisi (ad es. disastri ambientali) e transitori, crisi aziendali o di mercato, riorganizzazione o ristrutturazione.

b. Come funziona la CIGD?

La CIGD presenta, sia per durata che per importo, le stesse caratteristiche della CIGO e della CIGS.

Inoltre, la Legge di Bilancio 2019 ha stabilito che la cassa integrazione guadagni in deroga può essere concessa, per un periodo non superiore a 12 mesi, anche ai lavoratori che ne hanno terminato la fruizione dal dicembre del 2017 e fino al 2018, purché non abbiano diritto alla Naspi.

Cassa Integrazione: cosa cambia con il Decreto “Cura Italia”?”

Il Decreto “Cura Italia”, istituito per far fronte alle conseguenze economiche legate all’emergenza Covid-19, introduce alcune novità a proposito della cassa integrazione e delle sue applicazioni:

a. Sospensione licenziamenti

A partire dal 23 febbraio 2020 e per i prossimi 60 giorni, sono sospese tutte le procedure di licenziamento collettivo già pendenti. Inoltre, per lo stesso periodo, è prevista l’impossibilità di ordinare sia nuovi licenziamenti collettivi, sia nuovi licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.

b. Cassa Integrazione Ordinaria con causale “Covid-19 nazionale”

La cassa integrazione ordinaria, con causale “Covid-19 nazionale”, potrà essere richiesta in modo più rapido e semplice dalle imprese colpite dall’epidemia. Il sussidio sarà esteso a tutti i lavoratori che, in data 23 febbraio 2020, fanno parte dell’organico, a prescindere da anzianità e contratto.

Utilizzando la causale “Covid-19 nazionale”, le imprese potranno richiedere la CIGO per un periodo non superiore a 9 settimane, che però non saranno computate nell’ambito di richieste future.

c. Cassa Integrazione in Deroga “Covid-19”

Per quelle imprese che non rientrano nei requisiti stabiliti per la CIGO con causale “Covid-19 nazionale”, come imprese agricole, pesca, terzo settore ed enti religiosi civilmente riconosciuti, è prevista una procedura semplificata anche per l’accesso alla CIGD.

L’imprenditore dovrà inoltrare la richiesta alla propria Regione, mentre il sussidio verrà erogato al lavoratore dall’INPS. Per le imprese con meno di 5 dipendenti, non occorre accordo sindacale.

Infine, al pari della CIGO, anche la CIGD con causale “Covid-19” dura al massimo 9 settimane.

Cassa Integrazione e Partita IVA: c’è compatibilità?

Una domanda che ci viene posta spesso è la seguente: “Se mi trovo in cassa integrazione, posso aprire Partita IVA?”. In altre parole, se un lavoratore è impiegato presso un’impresa e viene posto, da quest’ultima, in cassa integrazione, può avviare parallelamente un’attività di lavoro autonomo, senza, però, rischiare di perdere – parzialmente o, addirittura, totalmente – il diritto al sussidio?

E, al contrario, è possibile che un lavoratore autonomo venga posto in cassa integrazione?

Facciamo qualche esempio per chiarire meglio questi aspetti.

Se Mario, ingegnere, ha un contratto a tempo determinato o indeterminato e, per qualche mese, viene messo in CIG, a seconda del tipo di impresa presso cui è impiegato – può effettuare, nel frattempo, altri lavori? La risposta è: dipende!

Infatti, a differenza della Naspi, la CIG non è cumulabile e non comporta la fine del rapporto di lavoro tra Mario e l’impresa, bensì soltanto una sospensione o riduzione dell’orario. Pertanto, il “nostro” ingegnere rimane alle dipendenze del datore di lavoro e non potrà, ad esempio, accettare un nuovo lavoro a tempo indeterminato e/o con orario full-time. Potrà, invece, effettuare dei lavori a termine e/o con orario part-time, ma dovrà rinunciare all’indennità della cassa integrazione.

Infine, potrà avviare un’attività di lavoro autonomooccasionale o con Partita IVA – senza perdere il diritto all’indennità, inviando una comunicazione preventiva all’INPS e, via via, degli aggiornamenti sui nuovi guadagni. Difatti, sebbene vi sia compatibilità tra cassa integrazione e Partita IVA, il sussidio verrebbe, comunque, rimodulato sulla base del reddito derivante dalla nuova attività.

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Tornando, invece, al nostro esempio: se Mario ha diritto a 700 euro di cassa integrazione e, con la sua nuova attività, ne produce 400, il sussidio viene ridotto a 300 euro mensili. Se, invece, il reddito prodotto è pari o superiore all’indennità della CIG, l’erogazione viene totalmente sospesa.

Infine, ricordiamo che, per i lavoratori autonomi che hanno già la Partita IVA e sono inquadrati come collaboratori esterni, non è possibile, qualora il rapporto con l’impresa committente dovesse venire meno (a prescindere dal motivo), accedere all’indennità della cassa integrazione, in quanto questo ammortizzatore sociale è destinato esclusivamente ai lavoratori subordinati.

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