Se sei un giovane alle prese con le prime esperienze lavorative, è probabile che ti sia stata proposta una collaborazione con contratto di cessione dei diritti d’autore, una modalità oggigiorno assai comune, specialmente in settori come l’editoria online ed offline.

Negli ultimi anni il mondo del lavoro ha vissuto dei forti cambiamenti, che hanno dato luogo alla sostituzione delle più classiche forme di impiego (es. assunzione a tempo determinato o indeterminato) con altre più congeniali per l’economia odierna: dalle prestazioni occasionali alle collaborazioni con Partita IVA. Inoltre, in determinati settori, come ad esempio l’editoria digitale, è molto frequente l’uso del contratto di cessione dei diritti d’autore.

Ma cosa si intende, precisamente, con cessione dei diritti d’autore? Come sono inquadrati, da un punto di vista fiscale, i compensi che ne derivano? È necessaria o meno l’apertura della Partita IVA? E cosa accade, invece, a proposito della tassazione e della contribuzione previdenziale?

Con questa guida vogliamo fare chiarezza sul tema della cessione dei diritti d’autore, in modo che tu possa conoscere i pro e i contro ed orientarti al meglio nella ricerca di un lavoro che rispecchi le tue esigenze!

Contratto di cessione diritti d’autore: cos’è?

La cessione dei diritti d’autore è una forma di contratto con cui l’autore, in cambio di un compenso economico pattuito in precedenza, cede la titolarità e i diritti di sfruttamento, dunque anche i proventi, di una sua opera.

Si tratta di una forma di collaborazione, per certi versi, “atipica”, poiché non fondata su un rapporto di lavoro subordinato: l’autore si impegna ad eseguire un’opera grazie al proprio ingegno, ma non possono essere imposti né orari di lavoro, né una sede prestabilita.

Questa, secondo la legislazione, è l’unica condizione in cui il contratto di cessione dei diritti d’autore può essere utilizzato in maniera genuina. Tuttavia, sempre più spesso, assistiamo a casi di abuso, soprattutto in quei settori in cui non vige una precisa regolamentazione.

Come funziona la cessione dei diritti d’autore?

Il funzionamento della cessione dei diritti d’autore è molto semplice: tu, autore, ti assumi l’impegno di realizzare un’opera entro dei tempi prestabiliti (ad es. un libro) e, dietro compenso, ne cedi i diritti legati alla pubblicazione ed allo sfruttamento.

In altre parole, quando firmi un contratto di cessione dei diritti d’autore, rinunci, di fatto, alla “paternità” dell’opera e agli eventuali proventi che deriverebbero dal suo utilizzo, che passano al committente. Il quale potrà adoperare l’articolo (o l’immagine, ecc.) nel modo che preferisce e/o modificarlo a piacimento.

In cambio, ti verrà corrisposto un importo – concordato precedentemente con l’azienda o il soggetto che fa da committente – che varia a seconda della complessità dell’opera stessa e che, in base a dei fattori che spiegheremo più avanti, andrà a confluire nei cosiddetti “redditi da lavoro autonomo”.

Come sono classificati i redditi derivanti dalle cessioni?

I proventi che derivano dalla cessione dei diritti relativi ad un’opera d’ingegno (es. una creazione letteraria, un componimento poetico, ma anche un articolo per un blog o una fotografia) vengono classificati, ai fini fiscali, in una modalità specifica, che si differenzia dai redditi da lavoro autonomo (occasionale o con Partita IVA).

Analizziamo più da vicino i vari casi.

Cessione diritti d’autore senza Partita IVA

Il contratto di cessione dei diritti d’autore non implica, di per sé, l’apertura obbligatoria della Partita IVA. Nella generalità dei casi, infatti, il prestatore può svolgere l’attività di scrittura, disegno, composizione, ecc. in qualsiasi forma, senza che questa sia soggetta ai limiti che sussistono, invece, per le prestazioni occasionali.

Ciò accade per via di una disciplina specifica sul diritto d’autore, che può essere estrapolata dal codice civile (articoli 2575-2583) e dalla legge speciale n. 633/194. In base a tale norma, le cessioni effettuate dallo stesso autore non sono considerate prestazioni di servizi. Pertanto, esse costituiscono operazioni fuori campo IVA e sono soggette ad una tassazione speciale, che approfondiremo nei prossimi paragrafi.

Di conseguenza, se per esempio ti capita di redigere degli articoli o di creare delle illustrazioni per un sito web, puoi regolarizzare la collaborazione con lo strumento della cessione dei diritti d’autore ed evitare, salvo particolari casi, di aprire Partita IVA come libero professionista.

Cessione diritti d’autore con Partita IVA

Le cose cambiano per chi, invece, risulta già titolare di Partita IVA, in quanto svolge un’attività professionalmente organizzata, come quella di ingegnere o di avvocato, e contemporaneamente realizza opere cedendone i diritti.

Per i professionisti, infatti, gli scenari sono essenzialmente due:

  • se la cessione dei diritti d’autore non è connessa all’attività professionale (ad es. uno psicologo che si diletta a redigere articoli per un blog di cucina), i proventi della prima saranno classificati come redditi da lavoro autonomo e saranno soggetti alla specifica tassazione;
  • se la cessione dei diritti d’autore è connessa alla professione esercitata (es. un medico che scrive per una rivista di medicina), i proventi contribuiranno a determinare il reddito professionale e saranno, quindi, conteggiati nel regime forfettario (provocando l’uscita dal regime, in caso di sforamento del limite di ricavi e compensi di 65.000 euro), ma saranno ugualmente soggetti alla tassazione ordinaria prevista per le altre situazioni.

Come vengono tassati i corrispettivi?

I corrispettivi ricevuti per i diritti di sfruttamento di un’opera, come anticipato, non sono soggetti all’Imposta sul valore aggiunto, bensì appartengono alle operazioni eseguite fuori campo IVA.

Tuttavia, sono assoggettati all’Irpef – Imposta sul redditi delle persone fisiche – in quanto redditi di lavoro autonomo, ma con il beneficio di una deduzione forfettaria pari a:

  • 40% del compenso, per gli autori con meno di 35 anni;
  • 25% del compenso, per gli autori con 35 anni o più.

Sulla base imponibile – ovvero, rispettivamente per gli autori under 35 e over 35, sul 60% o sul 75% del compenso totale – verrà, in seguito, applicata una ritenuta d’acconto pari al 20%. Inoltre, se l’importo della cessione del diritto d’autore supera i 77,47 euro, è necessario apporre una marca da bollo da 2 euro nella ricevuta rilasciata al cliente.

Tale forma di tassazione viene applicata sia ai lavoratori occasionali senza Partita IVA, sia ai professionisti (se i proventi derivano da opere non connesse all’attività principale). Soltanto in rari casi, valutati di volta in volta dall’Agenzia delle Entrate, è necessario emettere regolare fattura e sottoporre i compensi ricevuti alla tassazione forfettaria o a quella propria di un altro regime.

Quando si versano i contributi previdenziali per le cessioni di diritti d’autore?

In linea generale, chi cede i diritti d’autore dietro compenso non è tenuto ad iscriversi alla Gestione Separata INPS, né a versare i contributi previdenziali, salvo i particolari casi che abbiamo descritto in precedenza.

Ad ogni modo, i contributi versati sui corrispettivi delle cessioni dei diritti d’autore, al pari degli altri contributi previdenziali, costituiscono un onere interamente deducibile dal reddito, a prescindere dal regime fiscale adottato.

Partita IVA e diritto d’autore: come gestire gli adempimenti?

Chi è titolare di Partita IVA, in quanto svolge un’attività professionale o di altro tipo, deve adempiere a numerosi obblighi nel corso dell’anno: presentare la dichiarazione dei redditi, versare imposte e contributi e via di seguito.

Per tale ragione, gestire anche i proventi derivanti dalla cessione di diritti d’autore può risultare piuttosto complicato. Come vanno trattati fiscalmente questi importi? Come inserirli correttamente in dichiarazione?

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