Oggi risponderemo ad una domanda che, spesso, ci viene posta dai nostri lettori: come individuare il Codice ATECO per l’architetto che esercita la libera professione? Per fare chiarezza su questo argomento, partiremo esattamente dal principio: vedremo, quindi, da quali passaggi è composta la procedura per aprire Partita IVA come architetto libero professionista e quali costi e adempimenti sono necessari per iniziare a lavorare.

Per chi non lo sapesse, quella dell’architetto è una professione riservata soltanto a chi è in possesso di determinati requisiti. Oltre alla Laurea Magistrale/Specialistica in Architettura, infatti, la normativa richiede anche l’abilitazione professionale, che si consegue mediante il superamento di un Esame di Stato. Ottenuto questo titolo, è possibile procedere con l’iscrizione all’Ordine degli Architetti ed al relativo Albo Professionale.

Tutto questo, però, non basta per diventare architetto libero professionista. Per lavorare in proprio, avviare uno studio di progettazione ed emettere regolarmente fattura verso i propri committenti, privati compresi, serve un altro passaggio fondamentale, ovvero l’apertura della Partita IVA con il Codice ATECO da architetto.

Scopriamo, pertanto, come assolvere a quest’ultimo compito e dare ufficialmente il via alla propria carriera!

Aprire Partita IVA come architetto: requisiti

Abbiamo già menzionato alcuni dei requisiti obbligatori per aprire Partita IVA ed accedere alla professione di architetto: Diploma di Laurea Magistrale o Specialistica, abilitazione professionale, iscrizione all’Albo e, contestualmente, alla Cassa di Previdenza – ossia Inarcassa – riservata ad architetti e ingegneri.

Oltre ad iscriverti ad Albo e Cassa, devi dotarti di una casella PEC e stipulare una polizza professionale RC, che servirà da copertura assicurativa contro eventuali danni collegati all’esercizio della tua attività.

Giunto a questo punto, puoi finalmente aprire la tua Partita IVA e proseguire con la scelta del Codice ATECO da architetto, con la definizione del tuo inquadramento e con l’adozione del regime fiscale più conveniente.

Codice ATECO da architetto libero professionista

Arriviamo, adesso, alla questione principale del nostro articolo: come selezionare il corretto Codice ATECO da architetto, da associare alla Partita IVA nella fase di apertura? Per tua fortuna, la scelta è semplice:

  • 71.11.00 – Attività degli studi di architettura

Il Codice ATECO da architetto, infatti, è lo stesso sia per chi intende aprire uno studio, sia per chi preferisce lavorare come freelancer. Inoltre, è consentito l’utilizzo anche da parte dei giovani praticanti non ancora abilitati, che però non possono iscriversi ad Inarcassa, ma faranno riferimento alla Gestione Separata INPS.

Il presente Codice ATECO da architetto permette, ai liberi professionisti in linea con i requisiti, di accedere al regime fiscale forfettario, prevedendo un coefficiente di redditività pari al 78% ed una deduzione fissa del 22% per le spese di gestione. Passiamo, pertanto, al prossimo paragrafo ed analizziamo il tuo futuro inquadramento!

Qual è il regime fiscale più adatto per un architetto freelance?

Il Codice ATECO da architetto, come abbiamo anticipato, è perfettamente compatibile con il regime forfettario, che ad oggi rappresenta la migliore opzione per lavorare in proprio, senza finire travolti da una tassazione insostenibile. La scelta del regime fiscale si effettua in fase di apertura della Partita IVA, dopo aver valutato attentamente la corrispondenza ai requisiti richiesti e scongiurato la presenza di cause di esclusione.

Vista la delicatezza di questa fase, è sempre preferibile farsi affiancare da un consulente nell’espletamento dei vari passaggi, evitando di commettere errori che, successivamente, potrebbero costare piuttosto cari.

Affidandoti a Fiscozen per l’apertura della tua Partita IVA, senza costi aggiuntivi di alcun genere, riceverai assistenza sia per la selezione del Codice ATECO da architetto, sia per la scelta di un regime fiscale che risponda il più possibile alle tue esigenze. Contattaci subito con un messaggio e richiedi gratis la tua prima consulenza!

Quante tasse paga un architetto libero professionista?

Tornando al “nostro” regime forfettario, quali aspetti lo rendono così conveniente? Scopriamoli insieme!

La principale caratteristica di questo regime si chiama “imposta sostitutiva”: un’unica tassa che prende il posto di Irpef, Irap, addizionali, ecc. e che prevede un’aliquota estremamente vantaggiosa – pari al 15% – da applicare sul reddito imponibile. Ma non è tutto: se, al momento dell’apertura della tua Partita IVA da architetto, rientri anche nei requisiti per la cosiddetta “aliquota start-up”, paghi solo il 5% di tasse per i primi cinque anni di attività!

Vogliamo, a tal proposito, ricordare che entrambe le aliquote – standard e start-up – non si applicano sulla totalità del fatturato incassato, ma soltanto su una sua “porzione” detta, appunto, reddito imponibile. Quest’ultimo valore, nel caso dei forfettari, non si ottiene su base analitica, e cioè tramite la sottrazione, voce per voce, di tutte le spese scaricabili. Bisogna, invece, dedurre una quota forfettaria, la cui percentuale dipende dal Codice ATECO in uso, più i contributi previdenziali versati alla propria Cassa (in questo caso ad Inarcassa) nell’anno preso in considerazione.

Prendiamo, quindi, in esame il Codice ATECO da architetto: come abbiamo già visto, questo codice prevede un coefficiente di redditività pari al 78%, mentre la una deduzione per le spese sostenute durante l’anno è del 22%.

Per esempio, su un fatturato incassato pari a 10.000 euro, 7.800 euro costituiranno il reddito lordo, mentre i rimanenti 2.200 euro verranno automaticamente dedotti per coprire i costi professionali. Effettuata anche la seconda deduzione – quella dei contributi Inarcassa versati per lo stesso periodo – si potrà ottenere, infine, il reddito imponibile, ossia la “porzione” di fatturato su cui si calcolerà l’imposta sostitutiva al 15% o al 5%.

Dunque, riprendendo il precedente esempio: se il “nostro” architetto ha versato, nell’anno di riferimento, 1.800 euro per i contributi previdenziali ad Inarcassa, il suo reddito imponibile corrisponderà a 6.000 euro.

Possiamo, perciò, calcolare l’esatto importo dell’imposta sostitutiva, che ammonterà a:

  • 900 euro (con aliquota standard);
  • 300 euro (con aliquota start-up).

Franchigia IVA ed altre agevolazioni

Scegliere il regime forfettario vuol dire, innanzitutto, pagare meno tasse e, dunque, poter muovere i primi passi come architetto libero professionista senza avvertire eccessivamente il peso della Partita IVA.

Ad ogni modo, il risparmio economico è soltanto uno dei tanti vantaggi di cui godono i contribuenti forfettari.

Infatti, tra le altre cose, possono operare in franchigia IVA e, in virtù di ciò, mantenere un rapporto qualità-prezzo molto più competitivo rispetto alla concorrenza. Sono, inoltre, esonerati sia dai vari adempimenti relativi all’IVA, sia da altri oneri come la presentazione dell’esterometro, gli studi di settore, la compilazione dello spesometro, ecc..

Anche la tenuta della contabilità è assente nel regime forfettario: difatti, non vi è obbligo di registrare le fatture emesse, ma è sufficiente conservarle ed apporre la numerazione con ordine progressivo. Inoltre, si potrà continuare ad utilizzare la fattura in versione cartacea (tranne che per quelle emesse verso la pubblica amministrazione), cosa che non è permessa ai contribuenti assoggettati ad altri regimi, come quello semplificato o ordinario.

Insomma, come puoi notare tu stesso, l’adozione del regime forfettario comporta agevolazioni e vantaggi non indifferenti, producendo così una netta riduzione dei costi. Dovendo provvedere soltanto alla dichiarazione dei redditi ed al versamento di imposte e contributi, infatti, le spese per l’assistenza fiscale sono minime!

Quali contributi paga un architetto libero professionista?

Abbiamo già parlato della Cassa Previdenziale riservata agli architetti, e cioè Inarcassa, e adesso è arrivato il momento di elencare le diverse tipologie di contributi che questi sono chiamati a versare:

  • Contributo soggettivo: pari al 14,5% del reddito professionale, con un minimo di 2.310 euro.
  • Contributo integrativo: pari al 4% del volume d’affari dichiarato ai fini IVA, con un minimo di 685 euro, è obbligatorio per liberi professionisti e società e va indicato nelle fatture emesse verso committenti italiani.
  • Contributo di maternità: pari a 60 euro, ripartiti in due rate.

Per ottenere un miglior trattamento pensionistico, i titolari di Partita IVA con Codice ATECO da architetto possono versare, su base volontaria, un contributo variabile dall’1% all’8,5% del reddito professionale.

Infine, ricordiamo che, per gli architetti al di sotto dei 35 anni o iscritti da meno di 5 anni, con reddito inferiore a 46.250 euro, i contributi minimi si riducono a 770 euro (c. soggettivo) e a 228 euro (c. integrativo).

Perché aprire Partita IVA con Codice ATECO da architetto?

Siamo arrivati al termine di questo articolo e non ci rimane che affrontare un’ultima questione, ovvero: conviene davvero aprire Partita IVA con Codice ATECO da architetto, oppure è meglio continuare ad utilizzare la prestazione occasionale? Vediamo quali vantaggi derivano dall’esercizio della libera professione!

Premettendo che la legislazione consente, agli architetti non iscritti all’Albo, di collaborare occasionalmente con imprese italiane, va comunque messa in luce la presenza di importanti limitazioni. Difatti, il lavoro occasionale prevede una durata massima di 30 giorni per anno solare (per ciascun committente) e non può ripetersi con regolarità nel corso dell’anni. Inoltre, in assenza di abilitazione, non è possibile firmare progetti o dirigere lavori.

Iscriversi all’Albo ed aprire Partita IVA con Codice ATECO da architetto significa, invece, qualificarsi come libero professionista e, dunque, essere in grado di svolgere la propria attività a tutto tondo. Potrai, per altro, iniziare a versare i tuoi contributi previdenziali ad Inarcassa, per raggiungere più rapidamente i requisiti per la pensione, o ancora integrarli volontariamente con dei versamenti extra per accrescere il futuro importo.

L’aspetto che vogliamo mettere maggiormente in luce, tuttavia, è la crescita a livello personale e lavorativo: collaborare in modo occasionale, non poter apporre la firma sui progetti da te realizzati, ecc. non può che dar luogo ad una condizione di “stallo”. Al contrario, non appena sarai abilitato e regolarmente iscritto all’Albo, potrai finalmente proporti come freelancer, avere clienti privati e promuovere a piacimento la tua attività.

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