Nella guida di oggi, vi spiegheremo come aprire una Partita IVA ed individuare correttamente il Codice ATECO da avvocati, ma anche come comportarvi per la scelta del regime fiscale più adatto alle esigenze, per il pagamento dei contributi previdenziali e per il disbrigo degli adempimenti necessari per dare avvio alla vostra carriera.

Vedremo, inoltre, in cosa si differenziano – dal punto di vista fiscale e contributivo – coloro che stanno ancora svolgendo il periodo di praticantato per diventare avvocati, da coloro che hanno già iniziato ad esercitare in proprio come avvocati liberi professionisti o che, invece, prestano soltanto consulenza legale.

Pertanto, dopo aver conseguito la Laurea in Giurisprudenza, se avete iniziato o state per concludere la pratica forense, e quindi immaginate già di aprire Partita IVA, scegliere il Codice ATECO da avvocati ed iscrivervi alla Cassa Forense, questo articolo vi mostrerà, passo dopo passo, come raggiungere l’obiettivo desiderato!

Come diventare avvocati?

L’avvocato è un professionista che non ha, di certo, bisogno di presentazioni. Si tratta di una figura nata in tempi antichissimi ed evolutasi nel corso dei secoli, ma che ancora oggi ricopre un ruolo di primo piano nella nostra società. E che, pertanto, necessita di un lungo periodo di studio e formazione.

La Laurea in Giurisprudenza è soltanto uno dei vari step da superare per diventare avvocati.

In seguito, infatti, il laureato dovrà svolgere almeno 18 mesi di “pratica forense”, generalmente nota come “praticantato”, presso uno studio di un avvocato che risulti scritto all’Albo degli Avvocati da almeno 5 anni e che assumerà, durante questo periodo di “tirocinio”, il ruolo di Dominus.

Al termine della pratica forense, arriva quello che, probabilmente, costituisce lo scoglio più difficile per chi aspira alla professione di avvocato, ovvero l’esame di abilitazione. Superato il quale, sarà possibile compiere anche l’ultimo step, e cioè l’iscrizione all’Albo degli Avvocati.

Cosa cambia, a questo punto, in un’ottica fiscale e contributiva?

La nuova legge professionale forense (Legge 247/2012) ha stabilito che l’iscrizione all’Albo comporti automaticamente l’iscrizione alla Cassa Forense, ovvero alla Cassa Previdenziale riservata agli avvocati.

Diverso è il caso dei praticanti avvocati, che possono scegliere tra una sorta di “pre-iscrizione” alla Cassa Forense e la Gestione Separata INPS. Mentre coloro che, non avendo superato l’esame di abilitazione e non potendo comparire nell’Albo, svolgono solo attività extragiudiziale dovranno iscriversi alla Gestione Separata.

Come esercitare da avvocato freelance?

I soggetti che hanno ultimato la pratica forense e superato l’esame di abilitazione possono, finalmente, esercitare come avvocati, optando per la forma individuale (e cioè da liberi professionisti con Partita IVA) o avviando uno studio legale associato con altri colleghi. Dal canto nostro, ci soffermeremo soltanto sul primo caso, ovvero quello di un aspirante freelancer, deciso a mettersi in proprio e ad entrare nel mondo della libera professione.

Per raggiungere tale obiettivo, egli dovrà subito aprire una Partita IVA individuale e adottare il Codice ATECO per avvocati, senza passare attraverso prestazioni occasionali o altre modalità di collaborazione che, per legge, non sono conciliabili con le professioni “ordinistiche” (ovvero il cui esercizio è regolamentato da Ordini e/o Albi).

Partita IVA da avvocati: come aprire?

Aprire Partita IVA come avvocato è un’operazione abbastanza semplice e rapida, che ormai si effettua solo per via telematica e che non prevede costi iniziali. Tuttavia, è sempre consigliato farsi affiancare, in fase di apertura, da un consulente di fiducia, per scegliere correttamente:

a. Codice ATECO per avvocati

Il Codice ATECO per gli avvocati è il seguente: 69.10.10 – Attività degli studi legali.

Con tale codice, infatti, è possibile offrire i seguenti servizi:

  • assistenza e rappresentanza nei processi civili;
  • assistenza e rappresentanza nei processi penali;
  • assistenza e rappresentanza in materia di controversie del lavoro;
  • attività di consulenza legale e giuridica.

Inoltre, per coloro che scelgono di assoggettarsi al regime forfettario (che descriveremo nel prossimo paragrafo), il Codice ATECO per avvocati stabilisce importanti parametri, come:

  • coefficiente di redditività → 78%
  • percentuale dedotta per spese aziendali → 22%

b. Regime fiscale per avvocati

Il regime fiscale più indicato, per gli avvocati neo-abilitati e non solo, si chiama regime forfettario ed offre varie agevolazioni in fatto di tassazione, così come a livello burocratico e contabile.

La principale caratteristica del regime forfettario è, senza dubbio, l’imposta sostitutiva con aliquota fissa al 15% che, per chi possiede anche i requisiti da start-up, si riduce al 5% per i primi cinque anni (ad esempio, se è la prima volta che svolgete un’attività artistica o di tipo professionale). L’aliquota al 15% o al 5% non si applica sul fatturato complessivamente prodotto dal professionista, ma solo sul reddito imponibile (calcolato, a sua volta, mediante il coefficiente di redditività del Codice ATECO per avvocati, pari al 78%). Che significa tutto ciò?

Semplice: se avete fatturato 20.000 euro, l’imposta sostitutiva sarà calcolata non su tutta la somma, ma soltanto sul 78%, ovvero su 15.600 euro. Mentre 4.400 euro (e cioè il 22%) verranno automaticamente dedotti per le spese aziendali sostenute durante l’anno. Pertanto, sulla base di questi conti, dovrete versare un’imposta pari a:

  • 2.340 euro (con aliquota al 15%);
  • 780 euro (con la cosiddetta “aliquota start-up” al 5%).

Ma c’è dell’altro: gli avvocati che decidono di assoggettarsi al regime forfettario possono operare in franchigia IVA. Potranno, quindi, saltare i relativi adempimenti, come le dichiarazioni annuali e trimestrali, e soprattutto proporsi sul mercato con tariffe più basse e competitive, in quanto non maggiorate con l’applicazione dell’IVA al 22%.

Inoltre, potranno continuare ad utilizzare la tradizionale fattura cartacea, senza obbligo di passare alla nuova versione elettronica, e saranno esonerati dagli studi di settore, dalla presentazione dell’esterometro, dalla registrazione delle fatture e delle note di spesa ecc..

Attenzione, però, perché il regime forfettario presenta anche dei limiti. Quello principale – relativo al reddito – non dipende più dal Codice ATECO in uso, bensì è uguale per tutti i contribuenti forfettari e, dal 2019, è salito a 65.000 euro. Mentre, se l’attività da avvocati freelance è un “secondo lavoro” che si aggiunge alla vostra principale occupazione, ricordate che il limite massimo per i redditi da lavoro dipendente o assimilati è pari a 30.000 euro.

In ultimo, se intendete assumere dipendenti o collaboratori, sappiate che, per i loro compensi, non potrete superare la soglia massima di spesa che, dal 2020, è pari a 20.000 euro. Nessun limite, invece, per i beni strumentali.

Vi sono altre restrizioni e/o cause di esclusione dal regime forfettario, che spesso cambiano di anno in anno.

Se volete essere certi di rientrare nei requisiti di accesso, prima di aprire la vostra Partita IVA con Codice ATECO da avvocati, scriveteci per richiedere una consulenza gratuita e saremo lieti di consigliarvi al meglio!

Contributi previdenziali per avvocati

L’iscrizione all’Albo degli Avvocati – come abbiamo già accennato – determina, allo stesso tempo, l’iscrizione alla Cassa Forense che, al pari di INARCASSA per ingegneri e architetti o come ENPAP per gli psicologi, è una delle varie Casse di Previdenza riservate ai professionisti che esistono in Italia.

Difatti, una volta aperta la Partita IVA e scelto correttamente il Codice ATECO per avvocati, occorre provvedere al pagamento sia delle imposte, sia dei propri contributi, che saranno calcolati e versati secondo le modalità, le aliquote e le scadenze indicate dalla propria Cassa di riferimento: in questo caso, dalla Cassa Forense.

A quanto ammontano, dunque, i contributi previdenziali per gli avvocati?

Innanzitutto, tutti gli iscritti alla Cassa Forense sono tenuti a versare:

  • contributo minimo soggettivo → 2.875 euro
  • contributo di maternità → 79 euro

Vi è poi una parte inerente ai contributi integrativi, che sono pari al 4% del volume d’affari IVA dichiarato. In passato era previsto anche un contributo integrativo minimo, che la Cassa ha sospeso dal 2018 al 2022.

Il versamento dei contributi, per gli avvocati iscritti alla Cassa Forense, avviene in 4 rate, da pagare entro:

  • 28 febbraio: I rata
  • 30 aprile: II rata
  • 30 giugno: III rata
  • 30 settembre: IV rata (comprensiva del contributo di maternità)

Agevolazioni per i nuovi iscritti

I nuovi iscritti alla Cassa Forense possono godere delle seguenti agevolazioni sui contributi:

a. Contributo minimo soggettivo

  • per i primi sei anni → riduzione al 50% (qualora l’iscrizione alla Cassa decorra da prima del compimento del 35° anno di età);
  • per i primi otto anni → riscossione contributo:
    • per metà nell’anno di competenza;
    • per metà:
      • in via obbligatoria, nell’anno successivo, se il reddito professionale supera i 10.300 euro;
      • in via facoltativa entro l’ottavo anno di iscrizione, qualora il reddito sia inferiore a tale cifra.

b. Contributo minimo integrativo

  • non dovuto durante praticantato/per i primi cinque anni di iscrizione in contemporanea alla Cassa e all’Albo;
  • riduzione al 50% per i successivi quattro anni, se l’iscrizione decorre da prima dei 35 anni.

La contribuzione dei praticanti avvocati

Se, per coloro che aprono Partita IVA con Codice ATECO da avvocati, l’iscrizione alla Cassa Forense è obbligatoria ed automatica, per chi sta ancora svolgendo la pratica forense la situazione è ben diversa.

I praticanti avvocati, infatti, non sono necessariamente tenuti ad iscriversi alla Cassa Forense, ma possono optare anche per la Gestione Separata INPS. Nel primo caso, avranno diritto alle agevolazioni per i nuovi iscritti che abbiamo elencato qui sopra (es. riduzione del 50% del contributo minimo soggettivo per gli under 35, ecc.), mentre nel secondo caso verseranno un contributo variabile, con aliquota al 25,72% applicata sul reddito imponibile.

Attenzione, però: i contributi versati alla Gestione Separata INPS non potranno essere integrati con quelli versati, nel periodo post-abilitazione, alla Cassa Forense. Una possibile soluzione, in questo caso, è l’iscrizione retrodatata.

Infatti, una volta terminato il praticantato e superato l’esame di abilitazione, entro un massimo di sei mesi, i neo-avvocati potranno decidere di “retrodatare” l’iscrizione alla Cassa Forense, versando i contributi previdenziali (il cui ammontare cambia a seconda del periodo da coprire, per un massimo di cinque anni) degli anni precedenti in un’unica soluzione, oppure rateizzando il pagamento in tre anni.

Infine, coloro che non hanno ottenuto l’abilitazione alla professione di avvocato e, dunque, possono svolgere attività di consulenza (e solo in ambito extragiudiziale) hanno dinanzi a sé un’unica opzione: la Gestione Separata INPS, che prevede il versamento di contributi in proporzione al reddito imponibile, con aliquota al 25,72%.

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