In questo post affronteremo un tema di grande interesse: come avviare un’impresa in Italia nel 2019?

Sono sempre di più le persone che ambiscono ad un futuro da imprenditore. Fare impresa, tuttavia, è una scelta tutt’altro che semplice. Servono un periodo di pianificazione, un budget sufficiente a coprire i costi di partenza, ma anche idee e strategie per raggiungere gli obiettivi prefissati. Insomma, è necessario pensare proprio a tutto!

L’articolo di oggi vi mostrerà come avviare un’impresa dal punto di vista burocratico e fiscale. Vedremo, dunque, come muovere i primi passi nel mondo dell’imprenditoria italiana e quali sono i requisiti richiesti per aprire un’azienda: a partire dallo sviluppo di un business plan efficace, fino alla costituzione vera e propria dell’attività.

1. Il business plan

Lo strumento fondamentale, per chi desidera avviare un’impresa di successo, si chiama business plan.

Il business plan è un piano dettagliato, che contiene informazioni, previsioni, strategie ed obiettivi dell’attività che intendete costituire. Si tratta, dunque, di un vero e proprio progetto generale, necessario per avere ben chiari i vari step da seguire: dagli adempimenti amministrativi, fiscali e burocratici alle tecniche di marketing, e via di seguito.

Scrivere un business plan efficace non è facile, specialmente se non si ha esperienza nel campo dell’imprenditoria.

Pertanto, in questa prima fase, è bene farsi affiancare da una o più figure professionali, a seconda del tipo di azienda che avete in mente. Avviare una piccola trattoria – per dire – è ben diverso dall’aprire uno stabilimento industriale!

2. Il budget

Il business plan del primo punto è fondamentale, tra le varie cose, per fare chiarezza sulle questioni economiche. Non tutti gli aspiranti imprenditori, infatti, dispongono di denaro sufficiente per mettere in pratica le loro idee e, di conseguenza, devono pensare ad una strategia differente, per racimolare un buon budget da cui partire.

Per fortuna, al giorno d’oggi, esistono svariati incentivi per l’imprenditoria, con finanziamenti agevolati, a tasso zero o, addirittura, a fondo perduto. In alternativa, è possibile cercare finanziatori o “sponsor” che credano nel progetto e scelgano, dunque, di finanziarlo. Ad ogni modo, se il vostro budget non è abbastanza elevato da coprire le spese iniziali, non disperate: piuttosto, tenetevi sempre aggiornati su fondi, bonus e incentivi pubblici disponibili.

Qualche esempio? Il sito di Invitalia, agenzia che si occupa di finanziare le nuove imprese, soprattutto tra i giovani.

3. La Partita IVA

Una volta chiarite le idee riguardo al tipo di business che intendete avviare, si passa alla parte burocratica.

Il primo step, per avviare una qualsiasi attività economica (dal negozio allo studio professionale, dalla maxi società alla piccola impresa individuale), è l’apertura della Partita IVA. La Partita IVA è lo strumento essenziale per emettere fattura e avere degli incassi regolari in maniera legale. Essa è costituita da 11 cifre, che identificano in modo univoco il soggetto titolare dell’attività, ed è associata ad un Codice ATECO, come vedremo nel prossimo punto.

Per aprire la Partita IVA non vi sono costi, né bisogna attendere per lungo tempo. L’operazione si effettua, infatti, in via digitale, tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, e richiede soltanto poche ore. Ad ogni modo, in fase di apertura, è consigliato avere al proprio fianco un commercialista o una figura esperta nell’ambito fiscale.

Il motivo? Durante questa operazione, occorre prendere alcune decisioni molto rilevanti, come il già citato Codice ATECO, ma anche il regime fiscale a cui assoggettarvi. Per le imprese individuali, la migliore soluzione è il regime forfettario che, come vedremo, dà diritto a parecchie agevolazioni, oltre ad una netta riduzione delle imposte.

Se avete bisogno di assistenza per aprire la Partita IVA e svolgere tutti i passaggi in maniera corretta, compilate il form sottostante. Un addetto Fiscozen vi contatterà prima possibile per affiancarvi in questa fase così delicata.

4. Il Codice ATECO

Il Codice ATECO è un codice che identifica il tipo di attività economica che andrete a svolgere. Ogni Partita IVA, come abbiamo anticipato, è associata ad uno specifico Codice ATECO. Ecco alcuni esempi per spiegare meglio:

  • 69.10.10 – Attività degli studi legali, valido per l’Avvocato;
  • 71.12.10 – Attività degli studi di ingegneria, valido per l’Ingegnere, e via di seguito.

Oltre ai liberi professionisti, anche le imprese devono essere associate ad un Codice ATECO, come ad esempio:

  • 47.71.10 – Commercio al dettaglio di confezioni per adulti, valido per i negozi di abbigliamento;
  • 47.73.10 – Farmacie;
  • 10.89.09 – Produzione di prodotti alimentari NCA, valido per alcuni tipi di industrie alimentari;
  • 49.41.00 – Trasporto di merci su strada, ecc..

Scegliere il Codice ATECO corretto è fondamentale, in quanto da esso dipendono aspetti (dal coefficiente di redditività al livello di rischio sul lavoro) che influenzeranno lo sviluppo e la gestione della vostra impresa.

5. Il regime fiscale

In fase di apertura della Partita IVA, oltre al Codice ATECO, occorre scegliere anche il regime fiscale di riferimento. Attualmente, l’opzione più conveniente, per le nuove imprese, è il cosiddetto regime forfettario.

Tuttavia, non tutti i contribuenti possono assoggettarsi ad esso: il regime forfettario, infatti, è aperto soltanto alle persone fisiche. Pertanto, potrete scegliere tale opzione, soltanto se la vostra è un’impresa di tipo individuale.

La maggior parte delle imprese formate da due o più soci (S.n.c. e S.a.s. per le società di persone / S.r.l. e S.p.A. per le società di capitali), difatti, può optare esclusivamente per il regime ordinario. Ricordiamo, inoltre, che alcuni settori economici (agricoltura, pesca, editoria, vendita porta a porta, agenzie di viaggi, ecc.) seguono regimi fiscali cosiddetti speciali, sia per quel che riguarda la determinazione dell’IVA, sia per il calcolo delle imposte e dei contributi.

In terzo luogo, ma non per questo meno importante, vi la soglia massima di reddito. Il regime forfettario è, infatti, accessibile soltanto a quelle Partite IVA il cui fatturato annuale non supera il limite di 65.000 euro.

Riepilogando, la scelta del regime fiscale – ordinario o forfettario – dipende dai seguenti fattori:

  • tipo di impresa (individuale / con uno o più soci);
  • settore di appartenenza;
  • fatturato (inferiore o superiore a 65.000 euro).

Se la vostra attività possiede i requisiti adatti per usufruire del regime forfettario, avrete diritto a:

  • una tassazione agevolata, con aliquota fissa al 5% per i primi cinque anni dalla data di avvio della Partita IVA (dal sesto, si passa al 15%), che sostituisce i comuni tributi (IRPEF, IRAP, imposte addizionali, ecc.);
  • una contabilità semplificata, senza obbligo di registrare le fatture (dovrete soltanto conservarle e numerarle);
  • esenzione dall’utilizzo della fatturazione elettronica;
  • esonero da numerosi adempimenti: esterometro, studi di settore, ecc.;
  • operare al di fuori del campo IVA, vale a dire senza calcolare ed applicare l’IVA sulle tariffe (e, ovviamente, senza liquidazione periodica), che saranno quindi più basse e competitive rispetto alla concorrenza.

6. La forma giuridica

Come abbiamo visto, non tutte le imprese sono identiche. A seconda del tipo di attività che intendete avviare, è importante scegliere una forma giuridica adeguata, tenendo conto degli specifici adempimenti da seguire.

Le principali forme giuridiche, per una piccola-media impresa, sono:

  • ditta individuale, dove l’unico responsabile è il titolare della Partita IVA;
  • S.n.c. (società in nome collettivo), se vi avvalete di uno o più soci;
  • S.a.s. (società in accomandita semplice), se alcuni soci hanno responsabilità limitate;
  • S.r.l. (società a responsabilità limitata), dove le responsabilità dei soci dipendono dal capitale investito.

Ricordiamo che, in base alla forma giuridica scelta, l’iter necessario per avviare l’impresa è più o meno complesso.

7. La Comunicazione Unica

La Comunicazione Unica costituisce un’importante semplificazione. Grazie ad essa, infatti, è possibile svolgere, con un netto risparmio di tempo e denaro, tutti gli obblighi previsti per avviare una nuova impresa:

  • dichiarazione di inizio attività al Comune o alla Camera di Commercio;
  • apertura posizioni INPS e INAIL;
  • iscrizione al Registro delle Imprese.

Oggi, la Comunicazione Unica va effettuata ed inoltrata in maniera telematica. Essa contiene tutte le informazioni relative alla nuova azienda, che andranno inviate ai diversi enti fiscali, previdenziali e assicurativi.

Ricordiamo, comunque, che – a differenza della Partita IVA, la cui apertura è gratuita – per la Comunicazione Unica bisogna sostenere alcuni costi (variabili, a seconda della forma giuridica), che si aggirano tra i 400-600 euro.

8. La costituzione della società

Questo punto è previsto soltanto per le imprese composte da due o più soci. Le società di persone o di capitali, per essere avviate, richiedono un ulteriore passaggio: la scrittura dell’atto costitutivo e dello statuto, da effettuare presso lo studio di un notaio. Ciò aggiunge altri costi (come, appunto, l’onorario del professionista) a quelli già menzionati.

9. La posizione previdenziale

Il penultimo punto riguarda l’apertura della posizione previdenziale presso l’INPS o presso una specifica Cassa.

I professionisti che fanno capo ad un Ordine Professionale (medici, architetti, psicologi, infermieri, per citarne alcuni.), mediante l’iscrizione ad esso, scelgono di versare i contributi pensionistici alla cassa di riferimento.

Per le imprese, gli artigiani e i professionisti senza Cassa, invece, vi è la Gestione Separata INPS.

10. Permessi e autorizzazioni

Con l’approvazione del Decreto Bersani nel 2006, non è più necessaria la licenza per avviare un’impresa.

Tuttavia, per operare in alcune categorie (come, ad esempio, la vendita di alimenti e bevande, le IAD, le strutture alberghiere, gli studi di tatuatori, ecc.), occorre ottenere permessi e autorizzazioni (presso ASL, Comune, ecc.) e rispettare specifici requisiti in materia di igiene e sicurezza. Gli esercizi pubblici (dal bar alla discoteca) devono, infine, attenersi ai vincoli architettonici e alle norme che, solitamente, variano in base al settore e alla località.

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