Se stai leggendo questo articolo è perché, quasi certamente, hai cliccato la frase “come pagare meno tasse” o qualcosa di simile su Google. Probabilmente sei già titolare di Partita IVA e svolgi un’attività autonoma di tipo imprenditoriale o professionale, oppure sei intenzionato ad aprirla, in tempi brevi, per metterti in proprio.

L’argomento tasse e contributi costituisce, senza dubbio, lo scoglio più difficile da superare, per tutti coloro che aspirano ad avviare una nuova attività o stanno muovendo i primi passi nel mondo della libera professione.

Informarsi e tenersi aggiornati sulle ultime novità in ambito fiscale è a dir poco fondamentale, sia per avere un quadro completo e dettagliato delle spese da sostenere, sia per evitare spiacevoli inconvenienti in futuro.

Tutti quanti, in fondo, vorremmo pagare meno tasse ma, in questo articolo, non troverai indicazioni su come eludere i controlli, né su come versare meno del dovuto. Tuttavia, per chi ancora non lo sapesse, esistono delle agevolazioni fiscali, messe a disposizione dallo Stato Italiano, che permettono di ridurre sensibilmente l’ammontare delle imposte, in maniera assolutamente legale. Di cosa stiamo parlando? Del regime forfettario!

Ecco tutto ciò che devi sapere per rendere più semplice e sostenibile la gestione della tua attività.

Pagare meno tasse: si può?

Partiamo da un presupposto fondamentale. Ad oggi, non esistono metodi legali per pagare meno tasse o dichiarare un reddito inferiore a quello realmente percepito. Chi effettua simili azioni, sia consapevolmente, sia – ahimè – per errore o negligenza, commette, di fatto, un illecito o, nei casi più gravi, addirittura un reato.

Ciò significa che, per non incappare in sanzioni amministrative o misure di tipo penale, non potrai “rimodellare” l’ammontare dei tuoi redditi, nascondere parte degli introiti o versare una somma inferiore a quella dovuta.

Tuttavia, se ti dicessimo che è possibile pagare legalmente soltanto il 15% di tasse sul tuo fatturato annuale?

E che il suddetto 15% si riduce, sempre in maniera del tutto lecita, al 5% per i primi 5 anni di attività?

Ebbene sì: ci riferiamo al cosiddetto regime forfettario, che la manovra economica ha reso ancora più accessibile, a partire dall’anno 2019, mediante l’innalzamento della soglia massima di reddito da 30.000 a 65.000 euro.

In altre parole, se sei un artigiano, un commerciante o un libero professionista e, su base annuale, il tuo fatturato non supera i 65.000 euro, puoi accedere ai vantaggi – non solo fiscali – del regime forfettario.

Facciamo un po’ di chiarezza a riguardo.

Cos’è il regime forfettario?

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato che si rivolge alle “piccole Partite IVA”, ovvero a quei lavoratori autonomi che fatturano meno di 65.000 euro annui. Rispetto al regime ordinario, contiene una serie di agevolazioni, non soltanto fiscali ma anche burocratiche, pensate per rendere più sostenibile la gestione dell’attività.

La prima – e più importante – riguarda la riduzione delle tasse, mediante il pagamento di un’unica imposta sostitutiva con aliquota al 15% sul reddito imponibile. Cos’è il “reddito imponibile”? Si tratta del fatturato annuo (ad esempio, 25.000 euro), decurtato di una percentuale forfettaria per le spese sostenute durante l’anno.

Rispondendo, dunque, alla domanda principale di questo articolo, e cioè come pagare meno tasse, possiamo affermare che aderire al regime forfettario è una soluzione conveniente e, soprattutto, legale per ridurre le imposte dovute all’erario. L’imposta sostitutiva di cui sopra, infatti, prende il posto dei vari tributi (IRPEF, IRAP, imposte addizionali, etc.) che il contribuente ordinario è tenuto a versare annualmente al fisco italiano.

Un ulteriore vantaggio da non sottovalutare riguarda la riduzione di un terzo – dal 15 al 5% – dell’imposta sostitutiva per i primi cinque anni di attività. Dunque, se oggi apri la tua Partita IVA da avvocato, psicologocopywriter, potrai versare, in modo assolutamente legale, soltanto il 5% di imposte fino al 2024. Interessante, no?

Ad ogni modo, il regime forfettario non prevede soltanto una riduzione delle tasse (che, di per sé, è già un ottimo motivo per considerare l’eventuale abbandono del regime ordinario), ma anche vantaggi di vario tipo:

  • Esenzione IVA → La Partita IVA forfettaria non è tenuta né a calcolare, né a versare l’IVA. Ciò significa che potrà proporre delle tariffe più competitive, in quanto prive della maggiorazione per la copertura dell’IVA.
  • Esonero da Fatturazione Elettronica → Dall’anno 2019, entra in vigore la cosiddetta fatturazione elettronica, che prevede l’utilizzo di un sistema di interscambio digitalizzato per l’invio e la ricezione di fatture in formato XML. I contribuenti nel regime forfettario sono, per il momento, esclusi da tale obbligo.
  • Esonero da Esterometro → Abbiamo già parlato – in questo articolo – del cosiddetto “Esterometro” che, a partire dal 2019, prende il posto dei vecchi strumenti Spesometro, Redditometro, etc.. Le Partite IVA forfettarie che operano con committenti esteri non sono tenute a presentare tale documento.
  • Contabilità semplificata → La gestione della Partita IVA forfettaria è molto più snella e semplice, rispetto a quanto accade nel regime ordinario. Di conseguenza, si abbassa anche il costo del commercialista!

Se ti stai domandando “posso passare al regime forfettario?“, sappi che la soglia massima di reddito (innalzata, come abbiamo visto, a 65.000 euro, a partire dall’anno 2019) non è l’unico requisito per l’accesso.

Vediamo, dunque, quali altri parametri dovrai rispettare per usufruire delle agevolazioni del regime forfettario.

Come accedere al regime forfettario e pagare meno tasse?

Come già visto, il principale criterio di accesso al regime forfettario è il fatturato annuo inferiore a 65.000 euro.

Questa soglia si riferisce soltanto alle somme fatturate tramite Partita IVA. Ciò significa che, se percepisci introiti di altro genere – ad esempio, uno stipendio da dipendente part-time – questi non saranno tenuti in considerazione nel conteggio. Tuttavia, se svolgi contemporaneamente più attività di tipo autonomo, ciascuna con il proprio Codice ATECO, dovrai sommare i proventi di ognuna di esse ed essere certo che il totale non superi 65.000 euro.

Regime forfettario e cause di esclusione

Se ti stai domandando come pagare meno tasse con il regime forfettario, tieni presente che la soglia massima di reddito non è, attualmente, l’unico criterio per l’accesso. Vi sono, difatti, alcune “cause di esclusione” che rendono impossibile l’abbandono del regime ordinario, a prescindere dall’ammontare del tuo fatturato annuo.

Dunque, non possono usufruire del regime forfettario coloro che:

  • svolgono attività inerenti ai seguenti ambiti:
    • Agricoltura e attività connesse alla pesca;
    • Vendita di Sali e tabacchi;
    • Commercio di fiammiferi;
    • Editoria;
    • Gestione di servizi di telefonia pubblica;
    • Rivendita di documenti di trasporto pubblico e sosta;
    • Agenzie di viaggio e turismo;
    • Agriturismi;
    • Vendite a domicilio (porta a porta);
    • Rivendita beni usati, di oggetti d’arte o da collezione;
    • Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte o da collezione;
  • chi svolge, in via prevalente, le seguenti attività:
    • cessioni di fabbricati;
    • cessioni di terreni edificabili;
    • cessioni di mezzi di trasporto nuovi.

Inoltre, per beneficiare delle agevolazioni, non dovrai avvalerti né di regimi speciali IVA, né di regimi forfettari di determinazione del reddito. Dovrai, per di più, dimostrare di risiedere in Italia (o in un Paese UE/con accordi economici speciali) e, soprattutto, di produrre almeno il 75% del fatturato annuo sul territorio nazionale.

Tra le varie cause di esclusione, quella più controversa riguarda quei lavoratori che, parallelamente alle attività esercitate tramite la Partita IVA, possiedono quote di società di persone e/o imprese familiari, oppure sono a capo (controllano ndr.) società a responsabilità limitata. Dunque, se sei un lavoratore autonomo e, allo stesso tempo, svolgi attività di tipo imprenditoriale, potresti rimanere escluso dalle agevolazioni del regime forfettario.

Abbiamo già approfondito le diverse cause di esclusione in questo precedente articolo.

Se, invece, vorresti confrontarti con un esperto, prima di aprire la tua Partita IVA forfettaria o effettuare il passaggio dal regime ordinario al forfettario, compila il form sottostante e richiedi un consulto gratuito:

Un consulente Fiscozen ti aiuterà, passo dopo passo, ad aprire la Partita IVA, guidandoti nelle fasi più delicate (come, ad esempio, la scelta del Codice ATECO) e valutando con te la possibilità di accedere al regime forfettario.

Come pagare meno tasse con il regime forfettario: a chi conviene?

Il regime forfettario presenta degli evidenti vantaggi e, per tale motivo, dalla sua introduzione, ha riscosso un forte successo tra i titolari di Partita IVA, che hanno abbandonato – ove possibile – in massa il regime ordinario.

Il tema di questo articolo, tuttavia, è “come pagare meno tasse” e, dunque, come ottenere i maggiori benefici dal punto di vista fiscale (senza, come abbiamo più volte ribadito, commettere atti illeciti di alcun genere).

Eh già, perché, a differenza di quanto si possa facilmente pensare, in alcuni casi, il regime forfettario non è poi così conveniente! A cosa ci riferiamo? Facciamo maggiore chiarezza su questo importante aspetto.

Regime forfettario e calcolo delle spese: pro e contro

Il regime forfettario si basa sulla determinazione forfettaria – ovvero, calcolata su base fissa – sia delle imposte da versare all’erario, sia delle spese sostenute durante l’anno. Quest’ultimo aspetto, per alcuni, è un problema.

Tutte le Partite IVA hanno un Codice ATECO, cioè un codice che classifica il tipo di attività svolta e, dunque, il settore di appartenenza (ad esempio: studi medici o legali, commercio, attività di ristorazione e via di seguito).

Per ciascun Codice ATECO, nel regime forfettario, è prevista la decurtazione di una percentuale fissa per le spese annuali. Ad esempio, per i liberi professionisti, la quota è pari al 22% mentre, per i commercianti, arriva al 60%!

Qual è la conseguenza di tutto ciò?

Se, per varie ragioni, le spese che affronti durante l’anno sono superiori alla quota stabilita dal tuo Codice ATECO, nel regime forfettario non potrai in alcun modo detrarle dal reddito. È un aspetto che bisognerebbe avere ben chiaro, prima di effettuare il passaggio dal regime ordinario al forfettario, per evitare di pagare più tasse di prima!

Se, invece, non hai ancora aperto la Partita IVA, ma hai già in mente le possibili spese di gestione della tua attività, ti consigliamo di mettere a confronto tale somma con la percentuale che verrebbe detratta dal tuo ipotetico reddito.

Conclusioni

Se sei giunto fino alla fine di questo articolo, avrai capito che l’unica risposta alla domanda “come pagare meno tasse?” è: fare bene i propri conti e scegliere la soluzione più vantaggiosa, a seconda delle circostanze.

Avere al proprio fianco un consulente esperto ed affidabile, in tal senso, costituisce un aiuto fondamentale per la gestione di un’attività autonoma: eventuali errori, infatti, potrebbero dare luogo ad una maggiorazione delle imposte o, peggio ancora, a sanzioni di tipo economico (dunque, finiresti per dover sborsare una somma maggiore).

Per questo motivo, ti consigliamo di seguire gli aggiornamenti di questo blog, per essere sempre al passo con le ultime novità in ambito fiscale e prendere le decisioni giuste per il tuo presente… e per il tuo futuro professionale!

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