Come si calcolano i contributi INPS dei commercianti? Con quali aliquote? Quando vanno versati?

L’articolo di oggi si rivolge ai giovani (e meno giovani) che vorrebbero creare un nuovo business nell’ambito del commercio: aprendo, ad esempio, un punto vendita nella propria città o, piuttosto, fondando un’agenzia pubblicitaria o di organizzazione eventi. Oppure, ancora, investendo in quello che viene considerato, ormai da tutti, il “settore del momento”, ovvero l’e-commerce. In casi del genere, comunque, è importante avere le idee chiare riguardo ai costi iniziali e di gestione: dall’apertura della Partita IVA ai contributi INPS dei commercianti.

Nel nostro articolo proveremo a far luce su quest’ultimo punto: vedremo, innanzitutto, a quale Cassa o Gestione fanno riferimento i lavoratori autonomi inquadrati come commercianti e qual è l’iter richiesto per l’iscrizione.

Dopo di che, analizzeremo le due tipologie di contributi da versare ogni anno: dai contributi minimi con importo fisso, obbligatori a prescindere dalla fascia di reddito, ai contributi “variabili”, previsti unicamente per i commercianti che hanno dichiarato un importo maggiore rispetto a quello minimo (stabilito dall’INPS).

In seguito conosceremo le aliquote 2020 previste per i commercianti e le date di scadenza entro cui occorre provvedere al pagamento. Scopriremo, infine, se e a quali condizioni è possibile ricorrere ad un sistema di rateizzazione dei contributi, nonché se vi sono agevolazioni o riduzioni riservate ad alcune categorie.

Qual è la Cassa Previdenziale dei commercianti?

Come sicuramente saprai, i servizi inerenti alla previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori italiani sono erogati, nella maggioranza dei casi, dall’INPS – acronimo che sta per Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale.

L’INPS, infatti, gestisce sia i contributi e le pensioni dei lavoratori dipendenti (pubblici e privati), sia degli occasionali e di un’ampia fetta di Partite IVA individuali. Basti pensare che soltanto alcune categorie di professionisti – tra cui, ad esempio, i medici, gli architetti o gli avvocati – devono iscriversi ad una Cassa appositamente dedicata, mentre tutti gli altri lavoratori autonomi, a seconda del proprio inquadramento, confluiscono nella:

  • Gestione Separata (nel caso dei liberi professionisti che svolgono attività non soggette ad Ordini e/o Albi Professionali, detti anche “senza cassa”)
  • Gestione Commercianti e Artigiani (nel caso dei piccoli imprenditori individuali che svolgono attività commerciali, produttive e/o manuali)

Pertanto, in risposta alla domanda iniziale, possiamo affermare che, per ciò che riguarda la contribuzione, la categoria dei commercianti fa capo all’INPS e, più precisamente, alla Gestione Artigiani e Commercianti.

Ad ogni modo, vogliamo sottolineare che, nella categoria dei commercianti, non vi sono soltanto esercenti e venditori all’ingrosso/dettaglio. Troviamo, infatti, una serie di figure “collaterali”, come procacciatori d’affari, manager di artisti, produttori assicurativi, ecc., ed altre sviluppatesi in tempi recenti, come il dropshipping.

Come iscriversi alla Gestione INPS Commercianti?

L’iscrizione alla Gestione Commercianti, e conseguentemente all’INPS, è uno dei primi adempimenti che dovrai porre in atto, per poter aprire un’attività legata al commercio, un esercizio pubblico, un negozio online, ecc..

Al giorno d’oggi, comunque, la procedura da seguire è completamente differente rispetto al passato, quando era indispensabile andare presso la sede INPS più vicina per sbrigare la pratica in presenza. Ormai, infatti, anche questo passaggio è stato incluso nella “ComUnica” che, da circa un decennio, si svolge solo per via telematica.

Dunque, per completare l’iscrizione alla Gestione Commercianti, ti basterà predisporre e inviare online la Comunicazione Unica d’Impresa, includendo l’apposito modello per l’INPS. Tuttavia, è sempre consigliato farsi assistere da un consulente esperto nella compilazione di questi documenti e, in modo particolare, nei passaggi riguardanti l’apertura della Partita IVA, l’indicazione del Codice ATECO e la scelta del miglior regime fiscale.

Con Fiscozen, ad esempio, aprire una ditta in forma individuale è facile ed economico: a soli 200 euro + IVA, comprensivi dei costi di iscrizione alla Camera di Commercio, puoi ricevere pieno supporto durante l’intera procedura e, per qualsiasi incertezza, confrontarti con un consulente pronto a fornirti aiuto ed informazioni.

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Contributi INPS Commercianti: a quanto ammontano?

Dette queste premesse, è arrivato il momento di porre l’attenzione sul tema centrale del nostro articolo: i contributi previdenziali che i commercianti sono tenuti a versare annualmente, sulla base delle norme fissate dall’INPS.

Dunque, per prima cosa, dobbiamo distinguere i contributi fissi da quelli che variano in proporzione al reddito.

I primi, chiamati tecnicamente contributi minimi, hanno un importo “standard” stabilito ogni anno dall’INPS, che va versato obbligatoriamente da tutti i commercianti, a prescindere dal fatturato prodotto e, quindi, anche in caso di reddito zero. La seconda tipologia, invece, riguarda unicamente quei contribuenti che hanno dichiarato una somma maggiore rispetto a quella indicata dall’INPS come “reddito minimo” e si calcola solo sulla parte eccedente.

Entriamo maggiormente nel dettaglio e vediamo a quanto ammontano i contributi INPS dei commercianti!

#a Contributi minimi (fissi)

I commercianti con reddito inferiore a 15.953 euro – cifra che l’INPS ha indicato come “reddito minimo” – sono chiamati a versare un contributo fisso di 3.850,52 euro, ridotto a 3.515,50 euro per chi non ha compiuto 21 anni.

Da dove derivano questi importi?

I contributi INPS per i commercianti, relativamente all’anno 2020, si calcolano con:

  • Aliquota standard al 24,09%
  • Aliquota ridotta al 21,99% (per gli under 21)

Dunque, applicando tali aliquote sul reddito minimo, ossia su 15.953 euro, si ottengono le somme sopra indicate.

#2 Contributi variabili

Come anticipato, i contributi INPS per i commercianti comprendono una parte fissa e una parte che varia in proporzione al reddito, entrambe calcolate con le stesse aliquote: 24,09% e 21,99% per gli under 21.

La seconda tipologia prevede l’applicazione delle aliquote sulla “porzione” di reddito eccedente il minimo, ove presente. Difatti, il versamento è obbligatorio solo per i commercianti che hanno dichiarato più di 15.953 euro.

Agevolazioni e rateizzazione dei contributi

Le norme che regolano il calcolo e il versamento dei contributi INPS per i commercianti prevedono alcune agevolazioni, come la già menzionata riduzione dell’aliquota dal 24,09% al 21,99% al di sotto dei 21 anni di età.

Un altro vantaggio riguarda, invece, i commercianti con Partita IVA forfettaria, che possono ottenere uno “sconto” del 35% su tutti i contributi (sia fissi che variabili), presentando direttamente la domanda di riduzione all’INPS.

In ultimo, per venire incontro alle esigenze dei propri iscritti, l’INPS ha previsto un sistema di rateizzazione dei contributi minimi, suddividendo l’importo – che, ricordiamo, è uguale per tutti i commercianti e va versato obbligatoriamente ogni anno, a prescindere da reddito e regime fiscale – in quattro rate da pagare entro:

  1. 18 maggio 2020 (I rata)
  2. 20 agosto 2020 (II rata)
  3. 16 novembre 2020 (III rata)
  4. 16 febbraio 2021 (IV rata)

Invece, le scadenze per il secondo tipo di contributi – se dovuti – corrispondono alle date previste per il pagamento delle imposte sulle persone fisiche, dunque si accorpano a: saldo 2019, primo acconto 2020 e secondo acconto 2020.

Gestire online i contributi INPS: come fare?

Gestire online la Partita IVA, insieme a tutti gli adempimenti che ne derivano, è una delle scelte migliori che puoi fare in questo 2020. Oggi, infatti, non c’è più motivo di stressarsi tra mille impegni burocratici pur di risparmiare, né di spendere cifre eccessive per una semplice consulenza. Per trovare il giusto equilibrio tra convenienza, professionalità e innovazione, basta puntare su un servizio digitale pensato apposta per i freelancer: Fiscozen!

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