Oggi vogliamo parlarvi di un argomento “scottante”: controlli regime forfettario, ovvero “cosa fare in caso di accertamenti da parte del Fisco?”. In quali casi è possibile subire la verifica dell’Agenzia delle Entrate? Quali documenti è necessario produrre, per dimostrare di aver svolto correttamente tutti gli adempimenti?

Come sappiamo, il regime forfettario è un regime fiscale agevolato, vale a dire un regime che offre non poche facilitazioni ai contribuenti che decidono di assoggettarsi ad esso. Benefici come la contabilità semplificata, l’esenzione dall’IVA e dagli studi di settore (ad es. Esterometro) rendono la gestione della Partita IVA più semplice ed economica, per non parlare dell’imposta sostitutiva al 15% o al 5%, la più bassa in circolazione.

Tuttavia, ciò non vuol dire che i “forfettari” siano esonerati da qualsiasi controlloaccertamento da parte del Fisco. Anzi, nel corso dei prossimi mesi, sono previste svariate verifiche, sia per individuare eventuali casi di abuso da parte dei contribuenti “furbetti”, sia per valutare che tutto si svolga in maniera conforme alla Legge.

Vediamo, dunque, quali sono i controlli regime forfettario più comuni e come comportarsi per evitare di subire ulteriori accertamenti da parte delle autorità. Se temete di finire sotto la lente d’ingrandimento dell’Agenzia delle Entrate, questo articolo fa al caso vostro: ecco ciò che dovete sapere a proposito di controlli e verifiche!

Regime forfettario: una breve presentazione

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato, riservato alle persone fisiche con un fatturato annuale inferiore a 65.000 euro. Per rientrare in esso, tuttavia, è prevista tutta una serie di requisiti, come la residenza sul territorio nazionale (o l’aver prodotto almeno il 70% del fatturato su suolo italiano). Ulteriori cause di esclusione riguardano, invece, il possesso di quote di partecipazione a società o associazioni e/o il controllo di S.r.l. del medesimo ambito della Partita IVA. Per approfondire tale argomento, vi rimandiamo a questo articolo.

Rispetto al regime ordinario, il regime forfettario ha un funzionamento più semplice. Innanzitutto, esso prevede il versamento di un’unica imposta sostitutiva, con aliquota al 15% (o al 5% per i primi cinque anni di attività). In secondo luogo, consente di operare al di fuori del campo IVA, dunque senza dover applicare la “famigerata” Imposta sul Valore Aggiunto sulle tariffe (che, pertanto, non saranno maggiorate rispetto al valore standard).

In ultimo, ma non meno importante, l’adesione al regime forfettario offre una gamma di benefici a livello burocratico e contabile: niente fatturazione elettronica (per lo meno, per l’anno 2019) né studi di settore, nessun obbligo di registrare le fatture e una generale semplificazione degli adempimenti da svolgere nel corso dell’anno.

Un aspetto fondamentale del regime forfettario riguarda la determinazione delle spese. A differenza del regime ordinario, che richiede l’indicazione – voce per voce – dei costi sostenuti durante i 12 mesi di riferimento, il forfettario prevede un calcolo “automatico”, in base al coefficiente di redditività applicato per ciascun Codice ATECO.

In altre parole, se siete “forfettari”, non dovrete specificare le note di spesa nella Dichiarazione dei Redditi, poiché i costi saranno determinati dal tipo di attività che svolgete. Ad esempio, per i liberi professionisti, è prevista una detrazione pari al 22% sul fatturato annuale. Percentuale che arriva al 33% per gli artigiani e sale fino al 60% per la maggior parte dei commercianti, compresi coloro che gestiscono un’attività di e-commerce.

Ciò significa che, per i contribuenti forfettari, è molto più difficile “imbrogliare” sulla propria Dichiarazione dei Redditi. Questo accade principalmente per due ragioni, che andremo ad analizzare nei prossimi paragrafi.

1. Confronto tra Dichiarazione dei Redditi e Certificazione Unica

Per le autorità competenti, effettuare controlli regime forfettario, al giorno d’oggi, è piuttosto semplice.

Innanzitutto, infatti, vige un confronto tra la Dichiarazione dei Redditi del contribuente e la Certificazione Unica inviata dall’azienda con cui esso collabora (o con le varie aziende, qualora vi fossero due o più committenti).

Pertanto, se Luca, ingegnere a Partita IVA, dichiara di aver fatturato 5.000 euro con l’azienda “X”, e la medesima azienda fornisce una CU differente, è evidente che vi sia un’irregolarità, che dà luogo ad un veloce accertamento.

È chiaro, dunque, che i contribuenti che collaborano con aziende, società o enti pubblici sono pressoché impossibilitati ad “imbrogliare”, poiché qualsiasi “trucchetto” verrebbe immediatamente alla luce.

2. Determinazione forfettaria delle spese

La seconda ragione riguarda, invece, la determinazione forfettaria delle spese, come anticipato in precedenza.

Nel nostro regime forfettario, infatti, non vi è la possibilità di inserire manualmente le voci di spesa (fatta eccezione per i contributi previdenziali). I costi vengono calcolati in maniera forfettaria, a seconda del tipo di attività che svolgete e, dunque, del Codice ATECO che avete scelto in fase di apertura della Partita IVA.

Ne consegue che è praticamente impossibile alterare la Dichiarazione dei Redditi con spese “gonfiate” o, addirittura, inesistenti!

Controlli regime forfettario: in quali casi vengono effettuati?

Ciò che abbiamo detto fino a questo punto non significa che non esistano controlli nel regime forfettario.

Come tutti i contribuenti – e, dunque, non soltanto i titolari di Partita IVA! – anche i forfettari possono finire sotto l’occhio attento dell’Agenzia delle Entrate o, peggio, delle autorità che si occupano di frode e altri illeciti.

I casi più comuni di controlli regime forfettario possono essere ricondotti a quattro situazioni-tipo.

Vediamole insieme!

1. Ritardo nella presentazione Dichiarazione dei Redditi

Se il titolare di Partita IVA ritarda a presentare la Dichiarazione dei Redditi, entro i tempi stabiliti dall’Agenzia delle Entrate (a proposito, il termine ultimo è previsto per il 30 settembre 2019!), quest’ultima “richiama” il contribuente, chiedendo di svolgere l’adempimento nel più breve tempo possibile.

Questo, dunque, è uno dei principali casi di controlli nel regime forfettario. Una situazione che può essere facilmente evitata, rispettando i termini di consegna della Dichiarazione dei Redditi per le persone fisiche.

2. Mancata presentazione Dichiarazione dei Redditi

Se, nonostante il richiamo dell’Agenzia delle Entrate, il contribuente continua a non inviare la propria Dichiarazione dei Redditi, è altamente probabile che l’ente richieda di visionare lo storico delle fatture emesse durante l’anno d’imposta, per accertare, appunto, che non vi siano mancanze o irregolarità di sorta.

Ricordiamo, comunque, che la mancata presentazione della Dichiarazione dei Redditi può dar luogo a sanzioni amministrative. Dunque, il nostro consiglio è di provvedere alla compilazione e all’invio entro la data di scadenza.

3. Irregolarità nella Dichiarazione dei Redditi

Il terzo caso riguarda la rilevazione di irregolarità nella Dichiarazione dei Redditi. Una delle situazioni più comuni è quella che abbiamo esaminato in precedenza, ovvero la mancata corrispondenza tra le somme dichiarate dal titolare di Partita IVA e quelle riportate nella Certificazione Unica presentata dall’azienda o ente committente.

Anche in questo caso, è possibile che venga richiesto lo storico delle fatture, per una valutazione più approfondita.

4. Contribuente “furbetto”: abusi regime forfettario

La quarta e ultima situazione riguarda i contribuenti, per così dire, “furbetti”, ovvero coloro che, approfittando dei vantaggi offerti dal regime forfettario, si sono assoggettati ad esso, pur non possedendo i requisiti richiesti.

Come più volte riportato da quotidiani e agenzie stampa, è in arrivo un’ondata di controlli regime forfettario, eseguiti “a campione”, mirati a individuare e sanzionare eventuali casi di abuso da parte dei “finti forfettari”.

Pertanto, come più volte abbiamo consigliato, prima di aderire al regime forfettario, è bene far valutare attentamente la propria situazione ad un commercialista o consulente fiscale, per evitare di commettere errori.

Fiscozen: assistenza a tutto tondo nel regime forfettario

Per svolgere correttamente (e in maniera puntuale) gli adempimenti previsti dal regime forfettario, il supporto di un consulente fiscale è essenziale. Inoltre, poter contare su una figura esperta, in caso di accertamenti da parte delle autorità, è un aiuto non indifferente. In queste situazioni, infatti, è facile lasciarsi prendere dal panico!

Fiscozen offre un servizio di assistenza fiscale a tutto tondo. Oltre a fornire una comoda piattaforma online, che vi consente di gestire la Partita IVA in qualsiasi momento e da qualsiasi parte del mondo (un grande vantaggio per chi svolge attività da remoto!), garantisce il proprio supporto in caso di controlli regime forfettario.

Inoltre, delegando gli adempimenti fiscali e burocratici a Fiscozen, sarete certi che scadenze e obblighi saranno rispettati al 101%. Il risultato? Potrete dedicarvi, senza pensieri né distrazioni, a far crescere la vostra attività!

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