L’articolo di oggi è dedicato alla fiscalità dell’infermiere libero professionista: analizzeremo la sua formazione e i requisiti richiesti per aprire Partita IVA, per poi calcolare a quanto ammontano le imposte e i contributi previdenziali da versare ogni anno. Vedremo, inoltre, come usufruire di una tassazione agevolata e ridurre al minimo gli adempimenti da portare a termine, passando al nuovo regime forfettario.

L’infermiere libero professionista, oggigiorno, è una delle figure più richieste sul mercato del lavoro, a fianco del medico o dell’oss: strutture sanitarie pubbliche e private, convenzionate o meno con il SSN, ma anche cooperative sociali per servizi di assistenza, case di cura e riposo, comunità terapeutiche, ecc. sono sempre alla ricerca di giovani neo-laureati e di personale specializzato da includere nel proprio staff.

Tuttavia, spesso, si preferisce adottare un contratto di collaborazione a Partita IVA, lasciando maggiore autonomia ad entrambe le parti. L’infermiere libero professionista, infatti, può avere un orario più flessibile e, soprattutto, è autorizzato ad operare in contesti diversi e ad affiancare, ai turni in clinica o in ospedale, una seconda attività “extra-lavorativa”, svolta presso uno studio proprio o un ambulatorio altrui.

Ecco spiegato, quindi, perché oggi è molto conveniente aprire Partita IVA come infermiere ed esercitare la libera professione, in modo tale da poter proporre i propri servizi da freelancer sia ad una clientela privata, sia alle aziende del settore sanitario, ed ampliare sensibilmente le opportunità di guadagno.

Vediamo, dunque, come diventare infermiere libero professionista e quali sono i costi da preventivare!

Infermiere: profilo e requisiti professionali

Esattamente come il medico o il pediatra, l’infermiere è una figura che tutti noi conosciamo bene, in quanto ricopre un ruolo di primo piano nella sanità pubblica e privata. Appartenente al vasto gruppo delle “professioni sanitarie”, egli necessita di una precisa formazione per l’esercizio dell’attività: i requisiti minimi includono, infatti, la Laurea Triennale in Scienze Infermieristiche, comprensiva di tirocinio ed auto-abilitante. Meglio ancora se seguita dalla Laurea Magistrale, da un Master di I o II livello o da esperienze significative.

A questo punto, per entrare nel mondo del lavoro, una buona scelta è aprire Partita IVA come infermiere: per compiere anche quest’ultimo step, bisognerà iscriversi preventivamente alla FNOPI, la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieri (e al relativo Albo provinciale), e alla gestione ordinaria dell’ENPAPI, l’Ente Nazionale per la Previdenza ed Assistenza della Professione Infermieristica, che si occupa della parte contributiva.

Soltanto per i primi tempi, infatti, l’infermiere può offrire prestazioni di lavoro autonomo occasionale, rilasciando una ricevuta non fiscale, con marca da bollo da 2 euro (superati i 77,47 euro), ed applicando una ritenuta d’acconto pari al 20% sui compensi. In quest’ultimo caso, è tenuto ad iscriversi ad ENPAPI, alla gestione separata, e ad operare esclusivamente nei confronti di aziende, in quanto i privati non fungono da sostituto d’imposta.

Aprire Partita IVA da infermiere: iter burocratico

Le prestazioni occasionali – della durata massima di 30 giorni per anno solare per ciascun committente – sono un buon modo per iniziare a fare esperienza, ma non costituiscono affatto un’alternativa alla Partita IVA da infermiere. Solamente come libero professionista, difatti, potrai intraprendere collaborazioni a medio-lungo termine con privati e strutture di qualsiasi tipo, promuovere i tuoi servizi e regolarizzare l’attività.

Ad ogni modo, non preoccuparti: aprire Partita IVA come infermiere è un’operazione a costo zero, che puoi eseguire comodamente online con l’aiuto di Fiscozen. Un consulente ti affiancherà nei singoli passaggi e ti indirizzerà nelle scelte più delicate, come quella relativa al tuo Codice ATECO o al regime fiscale a cui assoggettarti. Concluso l’iter burocratico, potrai finalmente dare avvio alla tua carriera!

Se hai terminato gli studi e vorresti cominciare quanto prima a lavorare come infermiere libero professionista, dunque, compila il seguente form con i tuoi dati e ti ricontatteremo per una consulenza preliminare!

Infermiere libero professionista: regime fiscale e tassazione

L’infermiere è inquadrato, dal punto di vista fiscale e contributivo, come un libero professionista, al pari di tante altre figure più o meno note: dall’avvocato all’architetto, dal programmatore al web designer.

Pertanto, se in possesso dei requisiti di accesso, può usufruire delle agevolazioni previste dal regime fiscale forfettario, come innanzitutto l’imposta sostitutiva con aliquota fissa al 15% sul reddito imponibile che, per chi rientra anche nei requisiti dell’aliquota start-up, cala fino al 5% per i primi cinque anni di attività.

Il reddito imponibile, per l’infermiere libero professionista assoggettato al regime forfettario, si calcola tramite una semplice operazione matematica, e non con la deduzione, voce per voce, delle spese effettuate durante l’anno. Basta, infatti, conoscere il coefficiente di redditività associato al proprio Codice ATECO (ossia 86.90.29 – Altre attività paramediche indipendenti, coeff. 78%) ed applicarlo al totale delle fatture incassate entro il 31 dicembre.

Ad esempio, su un incasso complessivo di 10.000 euro, l’imponibile corrisponde a 7.800 euro.

Di conseguenza, il “nostro” infermiere libero professionista è tenuto a versare un’imposta sostitutiva pari a 1.170 euro o, se può applicare l’aliquota start-up al 5%, a 585 euro. Insomma, una cifra abbordabile!

E non è tutto: per l’infermiere libero professionista con Partita IVA forfettaria, anche gli adempimenti si riducono in modo considerevole. Ad esempio, non è prevista la tenuta della contabilità, né vi è l’obbligo di registrare le fatture emesse, che invece vanno solo conservate, con l’aggiunta della numerazione progressiva.

Annualmente, invece, dovrai redigere e presentare la dichiarazione dei redditi, in base alla quale sarai tenuto a versare sia l’imposta sostitutiva che i contributi ENPAPI, entro le scadenze stabilite per l’anno corrente.

Attenzione, però: per rientrare nei requisiti per l’accesso e il mantenimento del regime forfettario, non potrai superare l’attuale limite di compensi e ricavi, pari a 65.000 euro annui. Mentre, relativamente ai redditi da lavoro dipendente e alle spese per i compensi di eventuali dipendenti/collaboratori, la soglia massima è pari, rispettivamente, a 30.000 euro e a 20.000 euro. Clicca qui per approfondire!

Contributi ENPAPI per gli infermieri

L’iscrizione alla gestione ordinaria ENPAPI – da effettuare al momento dell’apertura della Partita IVA da infermiere – prevede il versamento di tre tipologie di contributi previdenziali, ovvero:

  1. Contributo soggettivo → Pari al 16% del reddito professionale netto, con un minimo di 1.600 euro.
  2. Contributo integrativo → Pari al 4% dei corrispettivi lordi (anche per prestazioni sanitarie soggette ad esenzione IVA), o al 2% (per i servizi alla pubblica amministrazione), con un minimo di 150 euro.
  3. Contributo di maternità → Un importo uguale per tutti gli iscritti, stabilito ogni anno da ENPAPI.

Sono previste anche delle agevolazioni, come la riduzione al 50% del contributo soggettivo per gli infermieri iscritti ad ENPAPI da meno di 4 anni, per i soggetti under-30 e per chi ha sospeso l’attività per oltre 6 mesi consecutivi.

A proposito del contributo integrativo, invece, vi è la possibilità di addebitare tale importo al committente attraverso la rivalsa in fattura, purché tale aspetto sia previsto per contratto o sulla base di accordi precedenti.

Detrazione spese sanitarie con pagamenti tracciabili

Con l’approvazione della Legge n 124/2019, i contribuenti sono incentivati ad utilizzare metodi di pagamento tracciabili (come bancomat, carta di credito, assegno o bonifico), in sostituzione del denaro contante, per la maggior parte delle prestazioni sanitarie, allo scopo di usufruire della detrazione fiscale – pari al 19% – sulle spese sostenute nell’anno di imposta, se l’importo complessivo supera i 129,11 euro (ossia la cosiddetta “franchigia”).

In particolare, per beneficiare della detrazione, sarà necessario effettuare pagamenti tracciabili nei seguenti casi:

  • prestazioni erogate da qualsiasi tipologia di medico, generico o specializzato, effettuate presso studi o strutture non convenzionate non il Servizio Sanitario Nazionale;
  • prestazioni sanitarie come esami del sangue, interventi chirurgici, cure termali, medicazioni, trattamenti fisioterapici etc.. svolte presso strutture non convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale;
  • prestazioni a fine terapeutico, svolte da psicologi, psicoterapeuti, biologi nutrizionisti, ecc. e realizzate presso studi, strutture, ecc. non in convenzione con il SSN.

Cosa comporta tutto questo per i lavoratori del settore sanitario, compreso l’infermiere libero professionista?

  • Se il tuo committente è un’azienda sanitaria privata, puoi continuare ad emettere normalmente fattura.
  • Se il tuo committente è un’azienda sanitaria pubblica, dovrai passare alla fatturazione elettronica.
  • Se ti rivolgi a pazienti privati e svolgi la libera professione in strutture o studi non convenzionati, dovrai obbligatoriamente dotarti di POS e/o altri metodi di pagamento tracciabili.
  • Se ti rivolgi a pazienti privati e svolgi la libera professione in strutture o studi in convenzione con il SSN, è comunque consigliato l’uso del POS e/o altri metodi di pagamento tracciabili, in modo tale che i tuoi clienti possano scegliere la modalità che preferiscono: denaro contante, bonifico, POS, ecc..

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