L’articolo di oggi è dedicato al tema INPS Artigiani: vedremo insieme cosa significa aprire la Partita IVA con un Codice ATECO da ditta individuale – concetto differente, come capiremo meglio nelle prossime sezioni, dalla libera professione – e quali oneri comporta in fatto di imposte e contributi.

Scopriremo, inoltre, a quale regime fiscale può aderire un artigiano e come avviene il versamento sia delle tasse che dei contributi previdenziali. Insomma, questa breve guida ti illustrerà, per filo e per segno, cosa dovrai aspettarti dall’apertura della Partita IVA per l’avvio della tua nuova attività.

Aprire Partita IVA per artigiani

L’apertura della Partita IVA rappresenta, certamente, un importante momento di passaggio per tutti coloro che desiderano iniziare un nuovo percorso dal punto di vista economico e professionale.

Abbiamo già parlato, in un precedente articolo, dei vari step necessari per aprire la Partita IVA e di quanto sia rilevante, in questa prima fase, la scelta del Codice ATECO. È con questo codice, infatti, che si identificano le diverse tipologie di attività e, conseguentemente, gli obblighi da rispettare e i comportamenti fiscali da adottare. Grazie al Codice ATECO, inoltre, possiamo scoprire se la nostra attività ricade nella categoria dei liberi professionisti o, come in questo caso, delle ditte individuali.

Si tratta di una differenza molto importante, poiché da essa dipendono oneri previdenziali specifici: i liberi professionisti, difatti, fanno capo o ad una Cassa Previdenziale apposita (come, ad esempio, nel caso degli Architetti o degli Psicologi) o, in assenza di essa, alla Gestione Separata INPS.

Per gli artigiani, invece, esiste la Gestione INPS Artigiani, con le proprie regole e aliquote.

Regime forfettario per artigiani

Se la Cassa Previdenziale degli artigiani è diversa da quella di chi esercita la libera professione, il regime fiscale può essere lo stesso per entrambe le categorie. Purché in possesso di alcuni requisiti, che abbiamo già analizzato in un precedente post, gli artigiani possono, infatti, adottare il regime forfettario che, come vedremo, offre una serie di interessanti vantaggi, anche di tipo economico.

Secondo la vigente legislazione, possono usufruire del regime forfettario tutte le Persone Fisiche che esercitano attività d’impresa, vale a dire: i professionisti, i commercianti e, appunto, gli artigiani.

Grazie al suddetto regime forfettario, pertanto, anche gli artigiani potranno versare solamente il 15% di imposte sul proprio reddito imponibile (percentuale che, se in possesso dei requisiti per l’aliquota start-up, si riduce al 5% per i primi cinque anni, a partire dall’apertura della Partita IVA).

Come avviare un’attività artigianale?

Prima di pensare alla tassazione, e alle eventuali agevolazioni disponibili, è importante effettuare una precisazione: i contribuenti che intendono avviare un’attività che, in base al Codice ATECO, viene classificata tra quelle di tipo commerciale o, come nel caso nostro, artigianale, dovranno seguire una procedura più complessa (e, soprattutto, non gratuita), rispetto ai neo-liberi professionisti.

Ci riferiamo alla ‘famosa’ Comunicazione Unica – nota anche come ComUnica – che consiste in una pratica informatica o, meglio, in un modello riassuntivo, che contiene i dati del richiedente, l’oggetto della comunicazione e il riepilogo delle richieste inoltrate ai vari enti con cui dovrai interfacciarti.

Rispetto al passato, dunque, con la Comunicazione Unica si semplifica il rapporto tra le nascenti imprese e la Pubblica Amministrazione. Infatti, la procedura, eseguibile per via telematica, copre:

  • Agenzia delle Entrate;
  • Camera di Commercio;
  • INPS.

Per convalidare la consegna, è necessaria la firma digitale e, dunque, dovrai affidarti ad una figura professionale apposita, come un commercialista o, per risparmiare tempo e denaro, come FISCOZEN.

Il costo della procedura è di circa 100 euro, tra bolli, diritti di Agenzia e Diritti Camerali annuali, che variano leggermente in base alla tua città di appartenenza (oscillando tra 90 e 110 euro circa).

Scegliendo FISCOZEN, a soli 200 euro + IVA, potrai saltare tutta la complessa trafila burocratica e ‘attivare’ la tua Partita IVA individuale in tempi rapidissimi. Il tuo Consulente Dedicato si occuperà, infatti, di eseguire la procedura per la Comunicazione Unica, che verrà completata con la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presso gli sportelli SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive) della tua città.

Desideri assistenza per aprire la Partita IVA per la tua attività artigianale, compilare e inoltrare la Comunicazione Unica e completare l’iscrizione alla Gestione INPS Artigiani? Contattaci mediante questo form, inserendo tutti i tuoi dati, e un nostro Consulente ti contatterà prima possibile!

Gestione INPS Artigiani e Commercianti

Dopo aver definito il Codice ATECO corretto (ad esempio, 96.02.01 per i Parrucchieri o 96.09.02 per i Tatuatori, ma ce ne sono tantissimi altri), consegnato tutti i documenti e ottenuto il codice di 11 cifre che compone la tua Partita IVA, puoi iniziare, a tutti gli effetti, a lavorare e… a fatturare!

Ciò significa che, oltre alle imposte, dovrai annualmente versare una quota relativa ai tuoi contributi previdenziali e, per farlo, dovrai iscriverti alla Gestione INPS Artigiani e Commercianti, ovvero alla tua Cassa Previdenziale di riferimento. Cosa comporta tutto questo, in termini di oneri contributivi?

I contributi previdenziali sono un onere comune a tutti coloro che svolgono attività d’impresa, cioè liberi professionisti, commercianti e, appunto, artigiani. La somma dovuta può essere fissa, oppure calcolata a percentuale sul reddito percepito durante l’anno, decurtato delle spese sostenute per l’esercizio della stessa attività.

Scegliendo il regime forfettario, le spese non si sottraggono ‘voce per voce’ dal fatturato lordo, bensì in base ad una percentuale stabilita dal Codice ATECO (che, per la maggior parte degli artigiani, è pari al 33%). La cifra rimanente (vale a dire il 67%) viene definita reddito imponibile ed è proprio su quest’ultimo che si applicano le aliquote dei contributi previdenziali (così come delle imposte).

Va, comunque, sottolineato che i contributi INPS Artigiani non vanno considerati come dei semplici tributi, quanto più come un ‘mettere da parte’ una cifra che, una volta raggiunta l’età pensionabile, andrà restituita allo stesso lavoratore, sotto forma di pensione di anzianità (erogata mensilmente).

Contributi INPS Artigiani: a quanto ammontano?

Alla Gestione INPS Artigiani e Commercianti fanno riferimento, appunto, queste due categorie.

La categoria degli artigiani comprende tutti coloro che esercitano personalmente un’attività legata alla produzione di beni e servizi, nella quale prevalgono le mansioni manuali (a differenza, per dire, della libera professione, nella quale l’impegno maggiormente richiesto è di tipo intellettuale).

Sono definiti, invece, commercianti coloro che acquistano e/o vendono beni di consumo mobili ed immobili, nonché figure come i procacciatori d’affari, gli agenti di commercio e gli agenti immobiliari.

L’iscrizione alla Gestione INPS Commercianti e Artigiani prevede il pagamento annuale di:

  • contributi fissi o minimali;
  • contributi a percentuale.

a. Contributi minimali

I contributi fissi o minimali, come suggerisce la definizione stessa, sono sempre dovuti, a prescindere dal reddito percepito durante l’anno, ed ammontano ad una quota stabilita dall’INPS.

Se il reddito lordo del contribuente è pari o inferiore ai cosiddetti ‘minimali INPS’ (ovvero 15.710 euro), gli unici versamenti da effettuare saranno quelli relativi ai contributi fissi (pari a 3.777,84 euro).

b. Contributi a percentuale

Nel caso degli artigiani che, invece, percepiscono un reddito lordo superiore ai minimali INPS, si interviene con la seconda tipologia di contributi, e cioè quelli a percentuale, con aliquota al 24%.

Esistono, tuttavia, alcune agevolazioni per ridurre il carico della contribuzione.

Ad esempio, per gli artigiani con meno di 21 anni, i contributi fissi scendono a 3.306,54 euro, invece di 3.777,84 euro. Inoltre, chi si avvale del regime forfettario può richiedere, a prescindere dall’età, la riduzione del 35% sia sui contributi fissi (che si riducono a 2.455,60 euro), sia su quelli a percentuale.

Gli artigiani che, invece, percepiscono un fatturato lordo annuo superiore a 46.630 euro, sono tenuti a versare una quota leggermente maggiore, pari ovvero al 24,10%, per i contributi a percentuale.

Concludendo…

In conclusione, l’iscrizione alla Gestione INPS Artigiani comporta oneri annuali che, a prima vista, potrebbero sembrare eccessivi. Tuttavia, per quanto la prospettiva di una contribuzione fissa possa destare qualche preoccupazione, facendo un paragone con le norme relative alla Gestione Separata INPS – a cui fanno capo i liberi professionisti senza una cassa previdenziale dedicata – la situazione, per gli artigiani (e per i commercianti), non è affatto svantaggiosa.

Difatti, anche un Coach, un Amministratore di Condominio o un Social Media Manager è tenuto a versare i contributi previdenziali sul suo reddito imponibile, calcolati secondo un’aliquota pari al 25,72%. Dunque, basta fare due conti, per accorgersi che, tra contributi fissi e a percentuale, la cifra ottenuta da un artigiano non è superiore, rispetto a quella di un ‘collega’ con lo stesso reddito.

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