L’IRAP (acronimo per Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è una delle tante imposte che alcune categorie di professionisti, gli imprenditori, e in generale coloro che svolgono abitualmente un’attività produttiva, devono versare ogni anno. In questo articolo vi spiegheremo cos’è l’IRAP, come si calcola, come effettuare i pagamenti e quali categorie di lavoratori sono obbligate ad effettuarli, secondo le disposizioni attualmente in vigore in Italia.

Cos’è l’IRAP?

Per chi esercita la libera professione o è titolare di un’attività imprenditoriale, le imposte da versare sono diverse e numerose. Una di queste è, appunto, l’IRAP, acronimo che sta per Imposta Regionale sulle Attività Produttive.

L’IRAP è un tributo, da versare ogni anno alla propria Regione di appartenenza, che va a tassare il cosiddetto “valore della produzione”. Per valore della produzione si intende il guadagno netto dell’impresa, ovvero la differenza tra il ricavato complessivo annuale ed una quota che comprende i principali costi di gestione.

Le disposizioni inerenti all’IRAP sono contenute nel Decreto Legislativo n. 446/1997.

A cosa serve l’IRAP?

Il Decreto Legislativo n. 446/1997 stabilisce che l’IRAP debba essere versata alla propria Regione di appartenenza, in riferimento al reddito percepito nell’anno precedente (ad esempio, nel 2018 si fa riferimento all’anno 2017).

La percentuale maggiore del ricavato, secondo il Decreto, viene utilizzata per finanziare i servizi sanitari pubblici.

Chi deve versare l’IRAP?

Veniamo, adesso, ad una domanda essenziale: chi deve versare l’IRAP, secondo le normative in vigore nel 2018, e quali sono, invece, le categorie di lavoratori escluse da tale obbligo? Facciamo subito un po’ di chiarezza.

Il Decreto Legislativo 446/1997 e s.m. stabilisce che debbano versare l’IRAP:

  • le società per azioni, le società cooperative e di mutua assicurazione, con sede legale in Italia;
  • le società di persone;
  • imprenditori commerciali e ditte individuali;
  • professionisti ed artisti (limitatamente ad alcuni casi, che vedremo meglio in seguito);
  • amministrazioni ed enti pubblici.

Tuttavia, in seguito, sono state inserite alcune esenzioni, tra cui:

  • contribuenti settore agricolo e pesca: con la Legge di Stabilità del 2016, le ditte individuali, le società di persone e di capitali, etc. appartenenti a questi settori possono beneficiare dell’esonero IRAP.

Ricordiamo che, affinché vi sia l’obbligo di versare il tributo IRAP, l’attività produttiva deve essere svolta in maniera continua ed abituale, oltre che con l’ausilio di un apparato organizzativo (es. dipendenti, collaboratori, soci).

IRAP e liberi professionisti: quando vige l’obbligo?

Quando si parla di IRAP e liberi professionisti, vige ancora una certa confusione a riguardo. Oggi, infatti, soltanto alcune categorie di professionisti sono tenute a versare l’IRAP, mentre altre sono escluse dall’obbligo.

Vediamo meglio questo aspetto, detto principio di autonoma organizzazione:

  • devono versare l’IRAP quei professionisti (ed artisti) che si avvalgono di altri collaboratori, che partecipano all’attività produttiva: in altre parole, l’obbligo è presente quando il ricavato dipende anche dalla presenza di figure ausiliarie, come nel caso di un professionista associato, di un collaboratore fisso e via di seguito;
  • non devono versare l’IRAP, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, quei professionisti che, al contrario, esercitano la propria attività in maniera individuale, con un’organizzazione personale del lavoro.

Si tratta di un punto che crea, talvolta, una zona grigia, in quanto alcuni professionisti dispongono di dipendenti e/o collaboratori che, tuttavia, non partecipano attivamente alla produzione e/o all’organizzazione del lavoro, o sono in possesso di beni strumentali, seppure minimi. Ad esempio, prendiamo il caso di un avvocato: se questi lavora abitualmente con un collega (che partecipa attivamente alla gestione dell’attività), dovrà versare il tributo; al contrario, se si avvale soltanto di un collaboratore in veste di segretario, sarà esonerato dal pagamento dell’IRAP.

Ancora oggi, tuttavia, in mancanza di una norma che determini univocamente il principio di “autonoma organizzazione”, spetta alla Cassazione il compito di stabilire, di volta in volta, l’obbligo o meno per il contribuente.

Come si calcola l’IRAP?

Il calcolo dell’IRAP avviene su base imponibile, sottraendo al ricavato dell’impresa i costi sostenuti per la produzione. Attenzione, però, perché non tutte le spese possono essere detratte ai fini del calcolo IRAP: ad esempio, non è consentita la detrazione del costo del personale, ovvero degli stipendi dei dipendenti.

L’aliquota IRAP, per l’anno 2018, è pari al 3,90%. Tuttavia, trattandosi di un’imposta locale, e precisamente regionale, sono le Regioni a stabilire la quota definitiva, con un margine di autonomia di 0,92 punti percentuale in più o in meno. Inoltre, per alcune categorie di soggetti passivi, sono previste aliquote differenti, come:

  • banche ed altri intermediari finanziari: aliquota IRAP del 4,65 %;
  • imprese di assicurazione: aliquota IRAP al 5,90 %;
  • amministrazioni pubbliche: aliquota IRAP pari a 8,50 %.

Come si paga l’IRAP?

I soggetti tenuti al versamento dell’IRAP hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione IRAP, secondo modalità e tempistiche che variano in base al tipo di attività:

  • entro il 30 settembre dell’anno successivo: persone fisiche, società in nome collettivo ed in accomandita semplice, società ed associazioni ad esse equiparate;
  • entro il 9° mese successivo alla chiusura del periodo di imposta: soggetti Ires e Pubbliche Amministrazioni.

La dichiarazione IRAP viene presentata per via telematica, mediante i servizi Fisconline offerti dal sito dell’Agenzia delle Entrate, dai soggetti che hanno già effettuato la registrazione ed ottenuto il proprio PIN, oppure tramite il servizio Entratel, dedicato ai sostituti d’imposta che utilizzano, invece, il modello 770.

Ricordiamo che, a seconda del tipo di attività, è possibile detrarre spese e costi in modalità e percentuali differenti e, pertanto, la dichiarazione IRAP dovrà essere compilata di caso in caso. Ad esempio, per i lavoratori autonomi e le ditte individuali soggetti al versamento dell’IRAP, è caldamente consigliato il supporto di un esperto in materia fiscale, sia per evitare errori nella compilazione, sia per inserire correttamente le voci di spesa detraibili.

Se sei un lavoratore autonomo e non sai ancora se devi o meno versare il tributo IRAP, compila il form sottostante e richiedi maggiori informazioni ai consulenti Fiscozen. Riceverai subito assistenza da parte di una figura esperta!

Quando si paga l’IRAP?

Veniamo, adesso alle scadenze IRAP per il versamento del tributo. Come altre tipologie di imposte, anche il pagamento dell’IRAP avviene in due rate:

  • entro il 30 giugno si versa il saldo dell’anno precedente ed il primo acconto dell’anno successivo;
  • entro il 30 novembre si versa il secondo acconto dell’anno successivo.

Come si versa l’IRAP?

Il tributo IRAP viene versato attraverso il modello F24, scaricabile tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. A seconda della tipologia di versamento, il contribuente dovrà scegliere il codice corretto, tra cui:

  • Imposta regionale sulle attività produttive – Saldo: 3800
  • Interessi pagamento dilazionato tributi regionali: 3805
  • IRAP acconto prima rata: 3812
  • IRAP acconto seconda rata o acconto in unica soluzione: 3813

Il sito dell’Agenzia delle Entrate indica anche i codici da utilizzare in caso di sanzioni, contenziosi, etc.

Qui trovate la lista completa dei codici per il pagamento IRAP.

Conclusioni

Tra gli adempimenti a cui i lavoratori autonomi e gli imprenditori devono sottostare, vi è anche il versamento del cosiddetto tributo IRAP. Fino ad oggi, l’imposta è stata calcolata in maniera proporzionale e su base imponibile, attraverso la deduzione delle spese di gestione dal ricavato dell’attività e mediante un’aliquota IRAP stabilita dall’Ordinamento Italiano. Tuttavia, con l’introduzione della cosiddetta “Flat Tax”, le Partite IVA con reddito non superiore ai 65.000 euro annui potranno versare un’imposta sostitutiva, pari al 15% del reddito imponibile.

Si parla, dunque, di un’estensione del cosiddetto regime forfettario, attualmente concesso soltanto ai redditi più piccoli (ovvero inferiori ai 30.000 euro annui), sebbene, ancora oggi, non vi sono notizie certe a riguardo.

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