L’iscrizione alla Camera di Commercio è uno degli adempimenti indispensabili per aprire una ditta individuale e che, pertanto, riguarda molteplici figure che abbiamo descritto nei precedenti post: dall’artigiano, come ad esempio un parrucchiere o un addetto alle disinfestazioni, al titolare di un negozio fisico o di un sito e-commerce.

Nel corso di questo articolo, quindi, scopriremo qual è l’iter burocratico per iscriversi alla Camera di Commercio, quali sono i costi principali e gli adempimenti necessari per avviare un’attività in proprio.

Capiremo, inoltre, chi è tenuto o meno ad effettuare l’iscrizione ed analizzeremo insieme i singoli passaggi.

Dunque, se hai conseguito la tua qualifica e sogni di dedicarti ad un preciso mestiere o di mettere in pratica le tue abilità da imprenditore e dare il via ad un nuovo business, questa guida ti aiuterà ad iniziare in piena regola!

Cos’è la Camera di Commercio?

La Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura – o CCIAA – è un ente con varie sedi territoriali, che ha il compito di promuovere e tutelare gli interessi delle attività operanti nei settori menzionati. Parallelamente, si occupa di gestire il Registro delle Imprese, che consiste in un’anagrafe pubblica, oggi accessibile anche in forma digitale, contenente i dati di tutte le imprese – individuali e non – attive nel Paese.

L’iscrizione alla Camera di Commercio e, dunque, al Registro delle Imprese avviene in contemporanea e rappresenta un momento cruciale per la maggior parte dei soggetti che vogliono avviare un’attività in proprio.

In alcuni casi, però, affinché l’impresa possa effettivamente “aprire i battenti”, sono richiesti degli ulteriori passaggi, come l’iscrizione al REA (Repertorio delle notizie Economiche e Amministrative) o all’Albo delle Imprese Artigiane (o Albo Artigiani), oppure ancora l’invio della SCIA Comunale (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) per i settori che prevedono l’esibizione di specifici requisiti professionali, ambientali, di sicurezza, ecc..

Iscrizione alla Camera di Commercio: quando è obbligatoria?

Aprire Partita IVA non comporta, di per sé, la necessità di effettuare anche l’iscrizione alla Camera di Commercio, come talvolta viene fatto credere. Difatti, solo alcune categorie di lavoratori autonomi sono tenute ad espletare questo ulteriore passaggio, mentre altre possono limitarsi a seguire la procedura online sul sito dell’Agenzia delle Entrate e, se la professione lo prevede, a registrarsi presso l’apposito Albo Professionale.

L’attuale legislazione, infatti, prescrive l’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura per le imprese – individuali e non – appartenenti ai seguenti settori:

  • Produzione di beni e servizi
  • Trasporto di persone o cose
  • Intermediazione nella circolazione di beni
  • Attività bancaria e assicurativa
  • Attività ausiliaria delle precedenti
  • Attività agricola (solo per le imprese che superano un determinato volume d’affari)

Sezione ordinaria o sezione speciale?

Le attività per cui vige l’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese gestito dalle Camere di Commercio dislocate sul territorio italiano vanno, poi, “smistate” in due differenti sezioni: ordinaria e speciale.

La sezione ordinaria comprende:

  • Imprenditori disciplinati dall’Art. 2082 del Codice Civile
  • Società di capitali (s.p.a, s.a.p.a, s.r.l)
  • Società di persone (s.n.c., s.a.s.)
  • Società cooperative
  • Consorzi con attività esterna
  • Gruppi europei di interesse economico (G.E.I.E.)
  • Società estere con sedi secondarie in Italia

La sezione speciale, invece:

  • Imprenditori agricoli
  • Imprenditori artigiani
  • Piccoli imprenditori disciplinati dall’Art. 2083 del Codice Civile
  • Società semplici
  • Società tra avvocati
  • Start-up innovative e incubatori certificati

Come si può evincere dalle voci presenti nelle due sezioni, vi è un’importante categoria di lavoratori autonomi che rimane esclusa dall’iscrizione alla Camera di Commercio e, quindi, al Registro delle Imprese.

Ci riferiamo ai soggetti che, sempre in forma individuale, esercitano professioni definite “intellettuali”, dunque di natura differente dalle attività di stampo artigianale, produttivo, commerciale, ecc. di cui abbiamo parlato finora.

Resta, però, un problema da superare, ovvero la difficoltà – specialmente per i meno esperti – di inquadrare correttamente la tipologia di lavoro o attività che si desidera intraprendere. Infatti, mentre le professioni “tradizionali” – dall’ingegnere al medico, per intenderci – sono facilmente riconoscibili, per altre più innovative, dunque meno diffuse e conosciute a livello nazionale, la soluzione non è sempre a portata di mano.

Come risolvere, quindi, eventuali dubbi e delineare l’inquadramento giusto per ogni Partita IVA individuale?

Professionista o ditta individuale?

Le Partite IVA individuali presentano un inquadramento da libero professionista o da ditta individuale.

Tra le ditte individuali ritroviamo sia figure di tipo artigianale (come, appunto, il parrucchiere, ma anche l’estetista, il fabbro, l’addetto alle pulizie e molte altre), sia di tipo commerciale (come i titolari di locali pubblici, gli agenti di commercio, i procacciatori d’affari o, per citare un esempio sempre più comune, chi vende prodotti in Rete).

Per cui, in base a quanto detto, se l’attività che vorresti avviare rientra tra quelle intellettuali (vedi il caso di uno psicologo, un architetto, ma anche dei nuovi lavori freelance come il webmaster, il web designer o lo youtuber), sarai inquadrato da libero professionista e potrai aprire la tua Partita IVA senza versare un solo euro. Diversamente, in qualità di imprenditore individuale, dovrai svolgere il procedimento richiesto – che illustreremo meglio in seguito – per l’iscrizione al Registro Imprese della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura.

Andare a tentoni, provando ad “indovinare” la strada da seguire, non è di certo una buona idea: l’unico modo per scongiurare il rischio di errori (e conseguenti sanzioni) è rivolgersi ad un consulente, per individuare insieme il Codice ATECO più adatto per l’attività in questione e, da esso, desumere il relativo inquadramento fiscale.

Cos’è la Comunicazione Unica d’Impresa?

L’iter burocratico per aprire una ditta individuale prevede, in primo luogo, l’invio della Comunicazione Unica d’Impresa. Oggi, per compiere questo passaggio, si adopera una procedura digitalizzata conosciuta come ComUnica, che permette di svolgere contemporaneamente tutti gli adempimenti relativi ai seguenti enti:

  • Camera di Commercio
  • Agenzia delle Entrate
  • INPS
  • INAIL (ove richiesto)

In pratica, dunque, la ComUnica sostituisce più passaggi che, in sua assenza, si svolgevano singolarmente:

  1. Iscrizione all’apposita sezione del Registro delle Imprese della CCIAA (es. Albo Artigiani)
  2. Apertura della Partita IVA e definizione del Codice ATECO e del regime fiscale
  3. Iscrizione all’INPS e, precisamente, alla Gestione Artigiani e Commercianti
  4. Iscrizione INAIL (ove richiesto)

È chiaro che tale innovazione ha portato con sé un grande risparmio sia economico che di tempo ed energie. Immagina, infatti, di doverti recare presso quattro uffici diversi, aspettare ogni volta il tuo turno, stampare documenti e pratiche e, infine, di poter sostituire queste lungaggini con una sola operazione telematica!

Iscrizione alla Camera di Commercio: quanto costa?

Dopo aver descritto i vari step necessari per aprire Partita IVA con inquadramento da ditta individuale, attraverso la procedura ComUnica, è il momento di analizzare i costi legati all’iscrizione alla Camera di Commercio e al Registro delle Imprese. È molto importante sottolineare che la spesa complessiva non è uguale per tutte le nuove attività, bensì aumenta o diminuisce in base alla tipologia: la più “economica”, ovviamente, è l’impresa individuale (come, ad esempio, l’impresa artigiana), mentre le società richiedono investimenti ben superiori.

Ecco elencati tutti i costi iniziali per le imprese individuali nel 2020:

  • Diritto camerale annuale, pari a:
    • 200 euro, per le imprese individuali iscritte alla sezione ordinaria;
    • 44 euro, per le imprese individuali iscritte alla sezione speciale.
  • Diritti di segreteria: 18 euro
  • Imposta di bollo: 17,50 euro

Ricordiamo, per l’esattezza, che il diritto camerale annuale è da considerarsi un costo fisso, in quanto va versato ogni anno, mentre i diritti di segreteria e l’imposta di bollo sono relativi alla sola pratica di iscrizione. Ad essi si aggiungono le spese – variabili a seconda del fornitore del servizio – per la firma digitale e la Posta Elettronica Certificata (PEC), di cui ciascun imprenditore deve essere dotato per poter procedere all’invio della ComUnica.

In ultimo, per essere certo di non commettere errori e dare avvio alla tua attività senza stress, puoi rivolgerti a Fiscozen: il costo comprensivo di diritti e imposte è di 200 euro + IVA, con inclusi i servizi di consulenza ed assistenza fiscale per la predisposizione della ComUnica e l’apertura della Partita IVA. Per prenotare gratis un appuntamento telefonico e conoscere nel dettaglio la nostra offerta, compila subito il seguente modulo:

Ditta individuale: costi iniziali e di gestione

In conclusione, volendo riassumere i principali costi per l’apertura di una ditta individuale, va innanzitutto menzionata la tariffa per la predisposizione della Comunicazione Unica d’Impresa – che, ricordiamo, è pari a 200 euro + IVA con Fiscozen – tramite la procedura detta ComUnica.

Passando, invece, ai costi di gestione, e cioè alle spese fisse da sostenere su base annuale, occorre tenere in conto il diritto camerale annuale (44 euro o 200 euro), oltre ovviamente alle imposte e ai contributi previdenziali.

La tassazione può essere legalmente ridotta scegliendo il regime forfettario, che consente di versare solo il 15% del reddito imponibile o, se si possiedono i requisiti, addirittura solo il 5% per i primi 5 anni. La contribuzione, invece, per gli artigiani e i commercianti, comprende sia una quota fissa, pari a circa 3.850 euro, da versare a prescindere dal volume d’affari, sia una quota variabile, dovuta solo in caso di superamento del reddito minimale INPS.

3.2/5 (5)

Questo articolo ti è stato utile? Lascia una valutazione