Vorresti metterti in proprio, ma non sai se l’inquadramento giusto per te sia libero professionista o ditta individuale? Hai ancora dei dubbi riguardo alle differenze tra le due categorie? Niente paura: nel corso di questo articolo andremo ad analizzare le varie tipologie di lavoro autonomo e faremo chiarezza sulle diverse figure del professionista o freelancer, dell’artigiano e del commerciante. In questo modo potrai individuare la soluzione più in linea con le tue esigenze e che meglio rispecchia l’attività che stai per cominciare!

Il primo grande step: aprire Partita IVA

Quando si decide di dare avvio ad un’attività lavorativa “in proprio”, ovvero in forma autonoma (e non alle dipendenze di un’azienda o di un ente pubblico), il primo indispensabile step è aprire la Partita IVA.

Durante questa prima fase, si dovranno compiere alcune importanti scelte, come il regime fiscale a cui assoggettarsi ed il Codice ATECO da associare alla Partita IVA, dal quale dipenderà la tua categoria di appartenenza: libero professionista o ditta individuale. Ma come si individua quella giusta?

Purtroppo, tanti aspiranti artigiani o commercianti sono convinti, erroneamente, di poter rientrare nella categoria dei liberi professionisti solamente perché lavorano in proprio, ma in realtà non è così.

Difatti, come vedremo più avanti, esistono varie forme di lavoro autonomo, che divergono sia per il tipo di attività che per la modalità di organizzazione: se le differenze tra un architetto e un grossista di bevande sono evidenti, altre volte non è facile riconoscere la categoria di appartenenza: libero professionista o ditta individuale?

Scopriamo come orientarci verso la categoria, e dunque l’inquadramento, più adatti al caso nostro!

Attività d’impresa o libera professione?

Come prima cosa, occorre avere ben chiaro se l’attività svolta si configura come “imprenditoriale” o “professionale” e, per esserne certi, ci affidiamo alla definizione presente nel nostro Codice Civile.

Secondo tale definizione, l’attività d’impresa consiste “nell’esercizio professionale di una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi”. Cosa significa?

  1. Esercizio professionale → Il “requisito della professionalità” prevede che l’attività sia svolta in modo abituale e prevalente (cioè che sia la fonte principale di reddito), e non sporadico: il titolare di un e-commerce, ad esempio, ha un ruolo assai diverso dallo studente che mette in vendita un singolo oggetto su eBay.
  2. Attività organizzata → Fondata, cioè, sul coordinamento di beni e risorse.
  3. Infine, l’obiettivo dell’attività dev’essere la produzione o il commercio di beni e/o servizi.

Se l’attività d’impresa è esercitata da una persona fisica – e non da personalità giuridiche, come società, associazioni, cooperative, ecc. – si parla di ditta individuale, che a sua volta può essere di tipo artigianale (se prevale l’elemento del lavoro manuale: es. parrucchiere, giardiniere, ecc.) o commerciale (se il focus è lo scambio o la vendita di prodotti e/o servizi: grossista, negoziante, ma anche agente o procacciatore d’affari).

Anche la libera professione necessita del requisito di abitualità, ma in questo caso:

  1. Il lavoro svolto è prevalentemente di tipo intellettuale.
  2. L’attività prevede l’esecuzione di un’opera o un servizio dietro pagamento di un compenso.
  3. L’organizzazione del lavoro (orari, postazione, mezzi, tempistiche) è affidata al professionista.
  4. Non vi sono vincoli di subordinazione rispetto al committente.

Rientrano, dunque, nella categoria dei liberi professionisti tutti coloro che svolgono una professione, per così dire, “convenzionale”, per la quale è obbligatoria l’iscrizione ad un Ordine o Albo Professionale: basti pensare agli avvocati, ai medici, agli ingegneri. Tuttavia, negli ultimi decenni, accanto alle attività più “classiche” e, ormai, radicate nella nostra società, si sono sviluppate decine di professioni “innovative”, legate al settore dell’informatica o al mondo della cultura e degli eventi, o ancora al web marketing, al benessere personale… e via così.

Libero professionista o ditta individuale: quale scegliere?

Giunti a questo punto, siamo certi che la scelta “libero professionista o ditta individuale” sia già un pochino più semplice. Tuttavia, non mancano le situazioni particolarmente complesse, nelle quali le differenze tra una categoria e l’altra sono davvero molto labili.

Un esempio? Pensiamo alla figura del wedding planner: se si limita a prestare consulenza, può essere considerato un professionista freelance ma, se desidera organizzare a 360 gradi le nozze dei suoi clienti, dovrà aprire un’agenzia di organizzazione eventi e sarà inquadrato come ditta individuale.

Ecco perché, quando non è facile orientarsi nel mondo del lavoro autonomo e riconoscere la giusta opzione tra libero professionista e ditta individuale, la migliore soluzione è affidarsi al parere di un esperto.

Se anche tu hai bisogno di assistenza fiscale per aprire Partita IVA da libero professionista o ditta individuale, compila il form che trovi qui sotto e invia un messaggio. Un consulente Fiscozen ti ricontatterà gratuitamente per un primo colloquio telefonico e ti aiuterà a scegliere la soluzione più adatta alle tue esigenze!

Differenze fiscali tra professionisti e ditte individuali

Le differenze tra professionisti e ditte individuali (che, a loro volta, si dividono tra commercianti e artigiani) non riguardano semplicemente il tipo di lavoro (intellettuale o manuale/commerciale), ma anche l’inquadramento fiscale e, soprattutto, contributivo (sul quale ritorneremo in seguito).

Diversa è, innanzitutto, la procedura per l’avvio dell’attività: rapida e a costo zero per i liberi professionisti, che dovranno solamente aprire la Partita IVA, scegliere il regime fiscale più adatto ed iscriversi alla propria Cassa Previdenziale di riferimento (o, in assenza di un ente apposito, alla Gestione Separata INPS).

Per le ditte individuali, invece, servono la SCIA e l’iscrizione al Registro delle Imprese e ai vari enti (INPS e INAIL per tutte, Albo degli Artigiani per le attività artigianali o Camera di Commercio per le attività commerciali), mediante l’invio di una comunicazione telematica chiamata “ComUnica”: il costo complessivo dell’operazione, tra imposte di bollo e oneri vari, si aggira intorno ai 130 euro.

Dal punto di vista fiscale, invece, dal 2014 non vi è più differenza tra libero professionista e ditta individuale. Per entrambe le categorie, infatti, la tassazione segue il cosiddetto “principio di cassa”, secondo il quale vengono conteggiati e tassati solo i compensi effettivamente incassati nel periodo d’imposta.

Dunque, il calcolo delle imposte (e dei contributi previdenziali, dei quali parleremo più avanti) viene effettuato sul “reddito imponibile”, ovvero sulla differenza tra compensi incassati e spese deducibili.

Inoltre, sia i professionisti che le ditte individuali possono assoggettarsi al regime forfettario (se il reddito annuo non supera i 65.000 euro) ed usufruire della sua tassazione agevolata al 15%, che arriva addirittura al 5% per i primi cinque anni di attività (se si è in possesso dei requisiti per le start-up). E, ancora, di tanti altri vantaggi, come la franchigia IVA, l’esonero dall’uso obbligatorio della fatturazione elettronica, la contabilità semplificata, ecc..

Differenze contributive tra ditte individuali e professionisti

Le differenze maggiori, che rendono la scelta “libero professionista o ditta individuale” così importante, riguardano comunque l’ambito contributivo. Analizziamo insieme gli oneri previsti per ciascuna categoria.

Le ditte individualiartigiani e commercianti – sono tenute ad iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, la quale prevede il versamento di contributi fissi (pari a circa 3.800 euro, dovuti a prescindere dal reddito effettivo) e di contributi variabili, che si calcolano – con aliquote che cambiano in base all’età – sull’eventuale quota che eccede il “reddito minimo” INPS, fissato per il 2020 a 15.953 euro.

Diversa è la situazione dei professionisti, a seconda che essi abbiano o meno una specifica Cassa Previdenziale: nel primo caso, dovranno seguire le regole indicate dal proprio ente di riferimento (es. INARCASSA per architetti e ingegneri); nel secondo caso, andranno invece a confluire nella Gestione Separata INPS, che non prevede il pagamento di contributi fissi, ma solo in proporzione al reddito imponibile, con aliquota al 25,72%.

Conclusioni

Ora che abbiamo chiarito le differenze – a livello legislativo, fiscale e contributivo – tra queste due categorie, sarà più facile orientarti e scegliere l’inquadramento per la tua attività, senza temere di cadere nell’errore.

Se hai ancora dubbi a riguardo o se, al contrario, hai già deciso di aprire la Partita IVA come libero professionista o ditta individuale e desideri assistenza per compiere tutti i passaggi, contattaci: sarai seguito da un nostro consulente nei vari step e potrai richiedere consigli mirati per cominciare al meglio con la tua attività!

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