Cos’è la Partita IVA? Ti sarà, sicuramente, capitato di sentir parlare della “famosa” Partita IVA, magari a casa di un parente che fa l’avvocato o con un amico che lavora come libero professionista. Tuttavia, in pochi realmente sanno cos’è la Partita IVA e, ancora meno, a cosa serve, come aprirla e qual è il suo funzionamento.

Noi di Fiscozen abbiamo deciso di scrivere questa guida, che ti spiegherà nel dettaglio cos’è la Partita IVA e cosa devi sapere per dedicarti alla libera professione. Dunque, se stai pensando di metterti in proprio o di avviare un’attività autonoma, parallelamente al tuo primo impiego, questo articolo fa giusto al caso tuo!

Cos’è la Partita IVA: definizione e funzionamento

La Partita IVA è uno strumento che permette, a chi esercita la libera professione, a chi svolge un lavoro autonomo o ha avviato un’azienda, di operare sul territorio italiano, dichiarando legalmente gli incassi.

Dal punto di vista tecnico, la Partita IVA non è altro che un insieme di numeri: un codice, composto da undici cifre, che identifica il libero professionista, il lavoratore autonomo o il titolare dell’impresa in questione.

I numeri che compongono la Partita IVA sono articolati in questo modo:

  • sette cifre, che si riferiscono al titolare dell’attività (intesa come libera professione o ditta individuale), consentendo l’identificazione della persona (fisica o giuridica) in maniera univoca;
  • tre cifre, che si riferiscono, invece, al codice identificativo dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • una cifra conclusiva, infine, che ha una semplice funzione di controllo.

Dunque, la Partita IVA ha la funzione di identificare l’attività e la persona che ne risulta titolare, mediante un collegamento diretto con il fisco e la previdenza sociale. Con la Partita IVA, pertanto, il professionista o imprenditore può dichiarare i propri introiti, versare le imposte ed i contributi dovuti allo Stato Italiano.

Cos’è l’IVA?

Per meglio comprendere cos’è la Partita IVA, occorre conoscere il significato del termine “IVA”, che altro non è che l’acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto. L’IVA, in altre parole, è una tassa che si aggiunge, in percentuale variabile, al valore di partenza di un prodotto o servizio, nel corso della sua lavorazione o distribuzione.

È l’utente finale, ovvero il consumatore, a pagare, di fatto, l’IVA (con una maggiorazione del prezzo di vendita). Produttori e distributori, infatti, possono detrarre questa percentuale dai costi per l’acquisto delle materie prime.

L’IVA, dunque, viene versata su qualsiasi oggetto, prestazione o bene fornito al pubblico. A seconda della categoria, l’imposta può essere minima (pari al 4%  per i beni di prima necessità, quali generi alimentari, stampa, etc.), ridotta (pari al 10% per i servizi turistici, per la ristorazione, etc.) o ordinaria (pari al 22%, per tutte le altre categorie).

Aprire la Partita IVA: quando è necessario?

Naturalmente, non tutti i lavoratori sono in possesso della Partita IVA, poiché l’ordinamento italiano prevede l’obbligo soltanto per alcune categorie. Chi, ad esempio, lavora come impiegato presso un’azienda, un’associazione o un ente pubblico percepisce uno stipendio già decurtato delle tasse e dei contributi, per cui non ha bisogno di dichiarare i suoi proventi. Il discorso cambia quando, invece, tale attività viene svolta in maniera autonoma e, soprattutto, continua ed abituale: in questi casi, infatti, vige l’obbligo di aprire la Partita IVA.

Solitamente, si pensa che la necessità di aprire la Partita IVA dipenda dall’ammontare degli incassi. Leggendo vari articoli in Rete, si sente spesso parlare del “limite dei 5.000 euro”, superato il quale occorre presentare la dichiarazione dei redditi e, dunque, aprire la Partita IVA. Ma è davvero così? Facciamo maggiore chiarezza!

In realtà, la soglia dei 5.000 euro viene citata, di frequente, in maniera erronea. È vero, infatti, che il lavoratore che percepisce un reddito annuale pari o superiore a questa cifra ha l’obbligo di effettuare la dichiarazione dei redditi. Tuttavia, l’apertura della Partita IVA ha a che fare con la frequenza e l’abitualità dell’attività e non, meramente, con il suo ricavato. In tal senso, infatti, la legge italiana prevede la possibilità di svolgere attività occasionali, purché queste abbiano una durata non superiore ai 30 giorni per anno solare (e per ciascun committente).

In altre parole, se a Marco viene affidato un incarico che prevede 29 giorni di lavoro e 6.000 euro di incassi, non è obbligato ad aprire la Partita IVA (verserà, infatti, una ritenuta d’acconto pari al 20% del guadagno, nonché i contributi sulla parte eccedente rispetto alla soglia del 5.000 euro). Se, tuttavia, l’incarico viene prolungato per un ulteriore lasso di tempo, Marco sarebbe costretto ad aprire la Partita IVA, poiché la sua attività non potrebbe essere più considerata come occasionale, bensì diventerebbe un lavoro autonomo continuativo a tutti gli effetti.

Come aprire la Partita IVA: a chi rivolgersi?

Se la tua attività occasionale è diventata, nel tempo, un lavoro abituale, o se hai intenzione di avviare uno studio, un’azienda, un locale pubblico o un negozio, dovrai inevitabilmente aprire la Partita IVA. La procedura di apertura è molto più semplice di quanto non si pensi comunemente e, soprattutto, è totalmente gratuita!

Potrai aprire la Partita IVA:

  • presso una delle sedi dell’Agenzia delle Entrate, presenti nelle principali città italiane;
  • sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, attraverso un apposito software.

È, comunque, consigliato il supporto di una figura competente (un commercialista o un esperto in materia fiscale), per effettuare tutte le operazioni in maniera corretta. Esistono, inoltre, servizi online dai costi molto competitivi, come il nostro Fiscozen, dedicati ai nuovi liberi professionisti. L’assistenza di un esperto è fondamentale, in quanto permette all’utente di ricevere tutte le informazioni necessarie per la gestione dell’attività e di ottenere un aiuto nei passaggi più complicati, come la scelta del Codice ATECO e del regime fiscale a cui assoggettarsi.

Se, dunque, hai bisogno di una consulenza per valutare cos’è la Partita IVA e qual è la soluzione più adatta per le tue esigenze, invia un messaggio attraverso questo Form ed un consulente di Fiscozen ti richiamerà in tempi brevi:

Come funziona la gestione della Partita IVA?

Una volta aperta la Partita IVA, il professionista o imprenditore può iniziare a fatturare e, dunque, entrare in un regime di legalità, dal punto di vista fiscale e contributivo. Ad ogni modo, a seconda del genere di attività svolta e del regime fiscale preferito, gli adempimenti da effettuare possono essere diversi. Alcune professioni, infatti, richiedono l’iscrizione ad un determinato Ordine Professionale e, dunque, ad una Cassa, come avviene, ad esempio, per gli avvocati, per i medici, per gli architetti o per i giornalisti. Altre attività, invece, non prevedono nulla di tutto ciò: il professionista, pertanto, dovrà semplicemente iscriversi alla cosiddetta “Gestione Separata dell’INPS”.

Sembrano dettagli meramente tecnici, ma non è affatto così. L’iscrizione ad una Cassa determina, a seconda dei casi, obblighi specifici, come il versamento di contributi fissi (cosa che accade, ad esempio, per i commercianti, compresi quelli che operano nel campo dell’e-commerce). Inoltre, la scelta del Codice ATECO, ovvero del codice che identifica il settore a cui appartiene l’attività, si traduce in un maggiore (o minore) coefficiente di redditività: ciò significa che, su 1.000 euro incassati, verrà calcolata una deduzione (stabilita dall’ordinamento italiano) per le spese sostenute, che può variare dal 60% per la vendita di alimentari e bevande al 22% per le attività dei professionisti.

La decisione più rilevante – da prendere in fase di apertura della Partita IVA, meglio se con il supporto di un esperto – riguarda, comunque, la scelta del regime fiscale. Allo stato attuale, per i nuovi imprenditori/professionisti, il regime più conveniente è quello cosiddetto forfettario, in quanto prevede alcune importanti agevolazioni:

  • versamento di un’unica imposta sostitutiva, pari al 15% del reddito annuale imponibile (*);
  • riduzione dell’imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni di attività;
  • gestione semplificata (ad esempio, esonero da spesometro, redditometro e studi di settore).

(*) Per reddito imponibile si intende il reddito percepito annualmente, decurtato dalle spese (calcolate, in percentuale fissa, a seconda del Codice ATECO e, dunque, del settore produttivo di riferimento).

Trovi altre informazioni sul regime forfettario in questo articolo.

Tuttavia, non tutte le Partite IVA rientrano nei requisiti (di accesso e di mantenimento, che vengono spiegati più dettagliatamente in questo articolo) stabiliti dalla legge, dei quali il principale è il limite di reddito fissato a 30.000 euro annui. Per tutti coloro che non possono usufruire del regime forfettario, non rimane che il regime ordinario.

Quali sono gli obblighi da seguire?

Per tutti coloro che si apprestano ad entrare nel mondo della libera professione o dell’imprenditoria, gli obblighi non finiscono, di certo, qui. Ecco alcuni adempimenti da svolgere, una volta aperta la Partita IVA:

  1. Iscrizione al Registro delle Imprese → Un passaggio obbligato per le ditte individuali, ovvero per artigiani (idraulici, elettricisti, parrucchieri, etc.) e commercianti (venditori all’ingrosso o al dettaglio, venditori ambulanti o porta a porta, televenditori e venditori online, etc.). Sono esonerati, invece, i lavoratori autonomi: professionisti iscritti ad un Albo (ingegneri, architetti, avvocati, etc.) o non iscritti (come nel caso delle nuove professioni ancora non regolamentate: consulenti web, grafici, social media manager e via di seguito).
  2. Iscrizione INPS/Cassa Previdenziale → Le Partite IVA, oltre a pagare le imposte, versano i propri contributi previdenziali. Dunque, vige l’obbligo di iscrizione alla propria Cassa Previdenziale (ove presente), oppure alla Gestione Separata INPS, tramite il modello SC04 (scaricabile attraverso il sito ufficiale).
  3. Dichiarazione annuale dei redditi → Tra gli obblighi da rispettare, il più importante è, certamente, la dichiarazione annuale dei redditi, che tutti, a prescindere dal tipo di attività e dal regime fiscale scelto, devono presentare. Come abbiamo già accennato, tuttavia, per chi è assoggettato al regime forfettario, la gestione della Partita IVA risulta meno gravosa, dal punto di vista sia economico che burocratico.

Partita IVA: quali sono i costi per la gestione?

Dopo aver spiegato cos’è la Partita IVA e a cosa serve, è importante valutare anche i costi fissi per la gestione.

Per chi svolge la libera professione, infatti, vi sono alcune spese che è impossibile evitare:

  • Imposte annuali → L’ammontare delle imposte varia a seconda di vari aspetti. Ad esempio, come abbiamo visto, dalla scelta del Codice ATECO dipende il coefficiente di redditività (e, dunque, la percentuale di reddito su cui calcolare tasse e contributi). Chiaramente, l’ammontare delle imposte è legato anche al volume di affari ed al regime fiscale (ordinario o forfettario) a cui hai deciso, su consiglio di un esperto, di assoggettarti.
  • Contributi → Oltre alle tasse, dovrai versare anche i contributi previdenziali. Alcune attività (ad esempio il commercio) richiedono il pagamento di contributi sia fissi, cioè che non dipendono dall’ammontare del reddito, che variabili. Altre, invece, prevedono soltanto il versamento di contributi in base al reddito.
  • Spese di gestione → Rientrano nella categoria “spese di gestione” i costi per l’onorario del commercialista, che generalmente è legato alla complessità delle operazioni da svolgere. Per un libero professionista con regime forfettario, ad esempio, le spese sono ridotte, mentre crescono in caso di ditta individuale o regime ordinario. Per abbattere tali costi, esistono servizi online per Partite IVA – come Fiscozen – molto competitivi.
  • Altre spese → Ulteriori spese riguardano l’acquisto di materie prime, beni di consumo ed attrezzature (ad esempio, la carta per l’ufficio). Nel regime ordinario, possono essere dedotte, in parte, dalla dichiarazione dei redditi mentre, nel regime forfettario, sono calcolate secondo le percentuali previste dai vari Codici ATECO.

Partita IVA: ultime novità 2018/2019

Dopo aver risposto alla domanda cos’è la Partita IVA, non possiamo non tenere conto delle novità che, a partire dagli ultimi mesi, stanno interessando il settore della libera professione e dell’imprenditoria. Ci riferiamo alla cosiddetta “Flat Tax al 15%”, che comporterebbe un’estensione del regime forfettario anche a coloro che percepiscono un reddito superiore ai 30.000 euro (con un limite fissato, al momento, a 65.000 euro annui).

In attesa di conoscere l’esito della Manovra, ti rimandiamo a questo articolo.

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