Nel corso di questo articolo, analizzeremo i vari passaggi per aprire Partita IVA come artigiano ed avviare un’attività in forma individuale. Quali sono i principali adempimenti? Quali costi dovrai sostenere? Quale sarà il tuo inquadramento fiscale e contributivo? Ecco tutto ciò che devi sapere per lavorare nel mondo dell’artigianato.

Chi è l’artigiano?

Prima di addentrarci nell’iter burocratico necessario per avviare un’impresa artigiana, vediamo di chiarire, innanzitutto, chi è l’artigiano dei giorni nostri. Tanta gente, infatti, quando sente pronunciare questa parola, pensa subito al lavoro manuale, alle antiche botteghe, ai mestieri di altri tempi ormai quasi perduti, ecc..

Chiaramente, l’artigiano odierno è ben diverso da quello dei primi decenni del Novecento: parliamo di una figura moderna e competente, spesso laureata o, comunque, con un diploma attinente al proprio ambito di lavoro. Inoltre, nella maggior parte dei casi, per svolgere un’attività artigianale da titolari, occorre conseguire un’apposita qualifica professionale – basti pensare, ad esempio, alle estetiste e ai parrucchieri – il che significa dover frequentare un corso di formazione per almeno due o tre anni e, al termine, superare un esame di valutazione finale.

Insomma, siamo ben lontani dalla “vecchia” immagine dell’artigiano, presente ormai soltanto nei ricordi!

Come avviare un’attività artigianale?

Una volta delineata la figura del “moderno artigiano”, esaminiamo insieme i passaggi necessari per avviare un’attività artigianale e le differenze che vi sono tra quest’ultima e la libera professione.

La prima differenza è legata al tipo di lavoro: di natura prevalentemente intellettuale, come nel caso di un professionista freelance, o tecnico-manuale, come quello di un artigiano. Inoltre, per poter parlare, a tutti gli effetti, di impresa artigiana, il titolare non deve limitarsi a dirigere l’attività e i suoi dipendenti, bensì deve svolgere in prima persona buona parte del lavoro, assumendosi la piena responsabilità per gli oneri e i rischi.

Dunque, l’impresa artigiana, per definizione, dev’essere incentrata sulla produzione di beni, inclusi i semilavorati, o sulla prestazione di servizi (come quelli alla persona: vedi, ad esempio, la figura del tatuatore).

Una seconda differenza tra artigiani e professionisti riguarda la procedura per l’avvio dell’attività. Per questi ultimi, infatti, l’apertura della Partita IVA è gratuita; mentre, per aprire una Partita IVA come artigiano, bisogna preventivare una spesa iniziale che si aggira intorno ai 130 euro (se si fa tutto da soli) o una cifra ancora più elevata, se si sceglie di ricorrere all’aiuto di un commercialista o di un consulente esperto in ambito fiscale.

Difatti, per avviare un’impresa artigiana, oltre alla semplice apertura della Partita IVA da artigiano, occorre effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese, e precisamente alla sezione dell’Albo degli Artigiani, nonché alla Gestione Artigiani dell’INPS e all’INAIL, allegando – ove necessario – l’eventuale documentazione (qualifiche, attestati, diploma di laurea, ecc.) a prova del possesso dei requisiti professionali richiesti ai nuovi artigiani.

Per tutti questi passaggi, dal 2010, si utilizza esclusivamente una procedura telematica, che consiste nella compilazione e nell’invio della cosiddetta “ComUnica”, una comunicazione digitale che ha lo scopo di informare tutti gli enti coinvolti (come, appunto, Camera di Commercio, INPS, ecc.) dell’avvio di una nuova impresa artigiana.

Per quanto, tutto sommato, l’invio della ComUnica possa sembrare semplice, rimane comunque una buona scelta quella di farsi affiancare da un esperto. In queste prime fasi, infatti, capita spesso di commettere errori apparentemente banali, ma che finiscono per gravare sull’andamento, a breve e a lungo termine, del progetto. Meglio, quindi, non rischiare, anche a costo di spendere qualcosa in più per una consulenza!

Con noi di Fiscozen, ad esempio, al modico prezzo di 200 euro + IVA, puoi inviare la ComUnica, aprire la tua Partita IVA da artigiano e ricevere assistenza da parte di un consulente esperto per tutti i passaggi (compreso l’invio della SCIA per le attività che la richiedono), che analizzeremo dettagliatamente nel corso dei prossimi paragrafi. Insomma, un modo semplice ed economico per partire “con il piede giusto”, con la garanzia di aver fatto tutto correttamente e nel più breve tempo possibile.

Contattaci subito attraverso il seguente form e approfitta per richiedere una consulenza gratuita!

Partita IVA da artigiano: come aprire in 4 step

L’apertura della Partita IVA rappresenta, per tutti coloro che hanno in mente un progetto di business o che desiderano dedicarsi alla libera professione, un momento di passaggio, che provoca talvolta una certa apprensione ma che, al tempo stesso, andrebbe affrontato con la giusta dose di lucidità.

Lucidità significa, ad esempio, non lasciarsi trascinare da chi suggerisce di “utilizzare le prestazioni occasionali” o di adottare altri tipi di “trucchetti”. Idee simili, specialmente sul lungo periodo, non si rivelano mai vincenti, anzi comportano il rischio di sanzioni nel caso di accertamenti da parte del Fisco.

Non dimentichiamo, poi, che una larga parte delle attività artigianali non è compatibile con l’uso della prestazione occasionale: pensiamo, ad esempio, ai lavoratori che operano nel ramo dell’estetica.

Dunque, l’unico modo per dedicarsi ad un lavoro che rientri nel vastissimo mondo dell’artigianato è aprire Partita IVA come artigiano, scegliendo le migliori opzioni per rendere più “soft” la gestione della fiscalità.

a. Inquadramento fiscale per artigiani

Qual è l’inquadramento fiscale (e contributivo) di una Partita IVA da artigiano?

Le attività artigianali, come anticipato, differiscono da quelle libero-professionali non solo per la tipologia di lavoro, ma anche per la diversa configurazione: le prime, infatti, rientrano tra le ditte individuali.

Dal punto di vista prettamente fiscale, ovvero per la tassazione, non vi sono particolari differenze: anche le ditte individuali possono accedere al regime forfettario e alle sue peculiari agevolazioni.

Diversa è la situazione vista dall’ottica della contribuzione: gli artigiani (e i commercianti), infatti, fanno riferimento alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, mentre i professionisti hanno, in genere, una propria Cassa Professionale (vedi gli avvocati o gli architetti) o, in sua assenza, devono necessariamente iscriversi alla Gestione Separata INPS. Vedremo meglio in seguito quali conseguenze derivano da tutto ciò!

b. Codice ATECO da artigiano

Una scelta determinante, per la futura gestione della Partita IVA da artigiano, è quella del Codice ATECO, da cui dipendono numerosi aspetti, come il coefficiente di redditività e gli eventuali requisiti professionali per l’accesso al settore in forma di impresa individuale. Ad ogni modo, ricordiamo che non esiste un solo Codice ATECO per tutti coloro che svolgono un’attività artigianale: anzi, la lista è molto lunga e copre quasi tutti i settori!

Spetta, dunque, al tuo consulente Fiscozen il compito di aiutarti ad individuare un Codice ATECO adatto alla tua attività (ad esempio: 81.21.00 per un’impresa di pulizie), dal quale, a loro volta, dipenderanno svariati aspetti di carattere fiscale (come il già menzionato coefficiente di redditività per la deduzione delle spese di gestione).

Inoltre, per alcuni Codici ATECO (e relative attività), sono richiesti requisiti professionali specifici:

  1. attestato di qualifica professionale (conseguito mediante un apposito corso di formazione);
  2. diploma o laurea in discipline attinenti all’ambito di lavoro;
  3. esperienza lavorativa (almeno 3 anni nell’ultimo quinquennio) dimostrabile nel settore.

c. Regime forfettario per artigiani

Altrettanto delicata, come quella del Codice ATECO, è la scelta del regime fiscale: sebbene il regime forfettario sia considerato ormai la soluzione per tutti, in alcuni casi potrebbe non essere poi così conveniente. Meglio, dunque, rifletterci con calma, valutando i pro e i contro di ciascun regime con l’aiuto di un consulente di fiducia.

Per la maggior parte delle nuove attività artigianali, comunque, il forfettario rimane la soluzione più vantaggiosa. Difatti, oltre ad offrire una tassazione agevolata, con aliquota fissa al 15% o al 5% (per i primi cinque anni e solo per chi rientra nei requisiti per le start-up) sul reddito imponibile, include tanti altri dettagli interessanti.

Il reddito imponibile, per i forfettari, non è altro che il fatturato complessivo, meno una percentuale per le spese, indicata dal Codice ATECO. Con una Partita IVA da artigiano, il più delle volte, la quota dedotta è pari al 33%, mentre imposte e contributi previdenziali si calcolano sul rimanente 67%, detto reddito imponibile.

Ad ogni modo, con il regime forfettario non beneficerai solamente di una riduzione delle tasse (che, comunque, è già un bel vantaggio, specialmente per le imprese artigiane nate solamente da poco), ma anche di altre agevolazioni di carattere burocratico, contabile, ecc.. Ecco i principali punti di forza che meritano almeno una menzione:

  • franchigia IVA (esonero dall’applicazione dell’IVA in fattura);
  • esonero dall’uso della fatturazione elettronica;
  • esonero dall’obbligo di registrazione di fatture e corrispettivi;
  • esonero da altri adempimenti: spesometro, esterometro, studi di settore, ecc..

Per usufruire del regime forfettario, dovrai prestare massima attenzione a non superare, con la tua Partita IVA da artigiano, il limite di reddito che, anche per il 2020, è fissato a 65.000 euro annui.

In più, non potrai spendere più di 20.000 euro per i compensi dei tuoi dipendenti e/o collaboratori, né percepire redditi da lavoro dipendente o assimilati (es. pensione) che superino i 30.000 euro.

Infine, un bel vantaggio, per chi vuole aprire Partita IVA come artigiano ed avvalersi del regime forfettario, riguarda l’abolizione dei vecchi vincoli per l’acquisto di beni strumentali. Pertanto, potrai tranquillamente comprare attrezzature, macchinari o altri utensili per la tua officina o il tuo studio, senza temere di sforare il limite.

d. Contributi INPS per artigiani

A quanto ammontano i contributi previdenziali con la Partita IVA da artigiano? Le imprese artigiane, come abbiamo anticipato, fanno riferimento alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, che prevede regole diverse rispetto alla Gestione Separata, cui invece si rivolgono i professionisti senza Cassa.

Infatti, le ditte individuali e, dunque, anche le imprese artigiane sono tenute a versare contributi:

  • Fissi → Pari a 3.836 euro (per gli artigiani con più di 21 anni) o a 3.501 euro (per gli under 21), dovuti indipendentemente dal reddito effettivamente percepito (dunque, anche con reddito zero o quasi).
  • A percentuale → Calcolati sull’eventuale parte di reddito che eccede il “reddito minimo INPS”, che per il 2020 è fissato a 15.953 euro, con aliquote al 24,09% (over 21) o al 21,99% (under 21), che aumentano di un punto percentuale nel caso in cui il fatturato superi la soglia di 47.349 euro.

Ricordiamo, in conclusione, che se sei titolare di una Partita IVA da artigiano e sei assoggettato al regime forfettario, puoi richiedere all’INPS una riduzione pari al 35% su tutti i contributi (fissi e variabili).

Questo articolo ti è stato utile? Lascia una valutazione