La Partita IVA da avvocato è necessaria per poter svolgere attività legale in regime di libera professione o per fondare un proprio studio. Tuttavia, capita sempre più spesso che, anche ai collaboratori di studi e/o professionisti già avviati, venga richiesto di aprire la Partita IVA: alcuni titolari, infatti, preferiscono dare luogo a collaborazioni di questo genere, per non dover sostenere i costi relativi all’assunzione (a breve o lungo termine) di un dipendente.

Tutto ciò è legalmente possibile, secondo la vigente normativa, quando il collaboratore risulta iscritto ad un Ordine Professionale (come nel caso di un giornalista, di un medico o, per l’appunto, di un avvocato).

Dunque, sono tante le ragioni che possono spingere un avvocato ad aprire la Partita IVA: dal desiderio di avviare una propria attività professionale, alla volontà di mantenere attiva una collaborazione già in corso.

In questo articolo, vedremo quali sono i passaggi necessari per svolgere la libera professione in ambito legale e, soprattutto, qual è il Codice ATECO per avvocato che ti permetterà di esercitare debitamente tale ruolo.

Come aprire la Partita IVA da avvocato

Per aprire la Partita IVA da avvocato, devi innanzitutto risultare iscritto al tuo Albo Professionale di riferimento. Proprio come accade per medici e giornalisti, anche per gli avvocati esiste un Ordine Professionale.

In secondo luogo, dovrai aprire la Partita IVA, un passaggio che, talvolta, crea ansia e preoccupazione.

I dati che vengono richiesti in fase di apertura sono i seguenti:

  • dati personali;
  • residenza;
  • sede dell’attività (se diversa dalla propria residenza).

In realtà, la procedura è semplice e, soprattutto, gratuita, anche se è consigliato il supporto di un esperto per evitare di commettere errori. Attraverso il servizio online Fiscozen, potrai aprire la Partita IVA da avvocato e ricevere assistenza qualificata per la scelta del Codice ATECO e del regime fiscale più adeguato per le tue esigenze.

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Scegliere il Codice ATECO per avvocato

Veniamo, adesso al primo dei due aspetti più “complicati” che riguardano l’apertura della Partita IVA da avvocato, ovvero la scelta del Codice ATECO adatto per svolgere attività legale, giuridica e forense.

Il Codice ATECO per avvocato è: 69.10.10 (Attività degli studi legali), che permette di prestare:

  • difesa degli interessi di una parte nei confronti di un’altra parte effettuata da (o sotto la direzione di) persone abilitate ad esercitare la professione forense, innanzi a un tribunale o altro organo giudiziario, e in particolare: l’assistenza e rappresentanza nei processi civili, l’assistenza e rappresentanza nei processi penali, l’assistenza e rappresentanza in materia di controversie del lavoro;

  • attività di consulenza giuridica e legale.

Il Codice ATECO per avvocato appartiene, dunque, alla categoria “69.10”, che caratterizza le attività degli studi legali e notarili e che, a sua volta, rientra nella macro-categoria “69”, che classifica “attività legali e contabilità”.

Regime fiscale: forfettario o ordinario?

Il secondo aspetto che può creare dubbi o difficoltà, oltre all’individuazione del corretto Codice ATECO per avvocato, riguarda la scelta del regime fiscale. Attualmente è possibile scegliere tra regime forfettario e regime ordinario. Il primo, rivolto esclusivamente alle Partite IVA con redditi non superiori ai 65.000 euro annui, comporta una serie di agevolazioni, sia in termini di riduzione delle imposte (è prevista, infatti, un’unica imposta sostitutiva pari al 15% del coefficiente di redditività, al posto di IRPEF, IRAP ed imposte addizionali), sia nella gestione degli adempimenti burocratici e fiscali. In aggiunta, questo regime, è altamente consigliato per le nuove attività, che potranno beneficiare di un’ulteriore riduzione delle imposte, dal 15 al 5%, per i primi cinque anni.

Oltre a ciò, il regime forfettario prevede tanti aspetti vantaggiosi, tra cui:

  • esenzione IVA (potrai, dunque, offrire tariffe più basse e competitive);
  • esonero dalla fatturazione elettronica;
  • esonero da esterometro;
  • contabilità semplificata.

Regime contributivo: iscrizione alla Cassa Forense

Ricordiamo, comunque, che per gli avvocati è obbligatoria l’iscrizione, oltre che all’Ordine Professionale (con relativo Albo), anche alla Cassa Forense, il che determina una serie di specifici adempimenti contributivi.

A differenza di altre professioni – soprattutto quelle legate alla Rete, come il web designer o il copywriter, che fanno capo alla Gestione Separata INPS – l’avvocato ha, infatti, una propria Cassa Previdenziale, che gestisce l’ammontare dei contributi (con un minimo obbligatorio da versare ogni anno) e le agevolazioni per i neo-iscritti, ovvero:

  • Riduzione alla metà del contributo minimo soggettivo per i primi sei anni, qualora l’iscrizione alla Cassa decorra da prima del compimento del 35° anno di età.
  • Suddivisione, per i primi otto anni di iscrizione in contemporanea a Cassa ed Albo, a prescindere dall’età anagrafica del professionista, del contributo minimo soggettivo in due versamenti:
    • il primo, riscosso a mezzo M.Av nell’anno di riferimento (con riconoscimento di soli 6 mesi di anzianità contributiva);
    • il secondo (con riconoscimento dell’ulteriore semestre), da versare obbligatoriamente, in autoliquidazione nell’anno successivo, al raggiungimento di €10.300,00 di reddito, o facoltativamente entro l’ottavo anno di iscrizione, qualora il reddito sia minore rispetto alla quota prevista.
  • Contributo integrativo minimo non dovuto per il periodo di praticantato e per i primi cinque anni di iscrizione parallelamente alla Cassa ed all’Albo e ridotto alla metà per i successivi quattro anni, qualora il professionista non abbia ancora compiuto i 35 anni di età.

Cosa cambierà con la Flat Tax al 15% nel 2019?

Con l’entrata in vigore, a partire dal 1° gennaio, della Flat Tax al 15% contenuta nella Legge di Bilancio 2019, sono stati introdotti – come abbiamo visto in questo articolo – svariati cambiamenti per le Partite IVA. In particolare, è venuta meno la soglia dei 30.000 euro annui – requisito, fino al 2018, per il mantenimento del regime forfettario – e, soprattutto, sono stati eliminati i limiti di spesa per l’acquisto di beni strumentali e/o per i lavoratori dipendenti.

Dunque, anche gli avvocati in regime di libera professione, con un reddito annuale tra i 30.000 e i 65.000 euro, possono beneficiare delle agevolazioni fiscali e delle semplificazioni burocratiche, proprie del regime forfettario.

Non dimentichiamo, tuttavia, che il nuovo regime forfettario non può essere adottato nei seguenti casi:

  • applicazione di Regimi speciali IVA o di Regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • Partite IVA che operano in specifici settori (pesca, allevamento, vendita di fiammiferi, etc.);
  • residenza fuori dall’Italia, a meno che:
    • il Paese di Residenza faccia parte dell’UE (o abbia sottoscritto accordi economici che permettono lo scambio veloce e trasparente di informazioni fiscali);
    • almeno il 75% del reddito complessivo venga prodotto sul territorio italiano;
  • chi percepisce, in via prevalente, redditi da lavoro autonomo, da parte del medesimo committente per il quale ha lavorato, nel corso dei due anni precedenti, come dipendente;
  • il possesso di quote di partecipazione a società di persone (anche familiari);
  • il controllo di Società a responsabilità limitata (o srl) o Associazioni in partecipazione e l’esercizio, tramite Partita IVA, di attività riconducibili direttamente o indirettamente alla società o associazione in questione.

Per approfondire tali aspetti, ti rimandiamo a questo articolo.

Conclusioni

Se hai intenzione di aprire la Partita IVA da avvocato per intraprendere una carriera nel mondo della giurisprudenza (o avviare uno studio legale a tuo nome), questo è il momento adatto. Chi si appresta a mettersi in proprio e, dunque, difficilmente supererebbe la soglia di reddito dei 65.000 euro, aderendo al regime forfettario, può usufruire di interessanti benefici. Una scelta ottimale per muovere i primi passi nella libera professione!

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