Se anche tu hai pensato di aprire la Partiva IVA da copywriter, questo post fa al caso tuo. Ti spiegheremo, passo dopo passo, come mettere in pratica questa scelta… senza farti prendere dall’ansia da fisco!

Il mondo del lavoro è stato oggetto, negli ultimi anni, di grandi trasformazioni.

Professioni che, fino a qualche tempo fa, risultavano impensabili o, addirittura, fantascientifiche, sono oggi all’ordine del giorno. Qualche esempio? Basti pensare a tutti quei lavori che hanno a che fare con il web: dagli sviluppatori ai web designer, dai venditori online fino ad arrivare alla figura del copywriter.

Quella del copywriter, per essere precisi, è una professione che nasce già nel secolo scorso. Oggi, però, il suo ruolo assume un significato completamente diverso e, per chi sceglie di lavorare nel mondo del marketing e della pubblicità, è quasi impossibile prescindere dai nuovi mezzi di comunicazione “virtuale”.

Il copywriter, per proporsi con successo nell’attuale mercato del lavoro, deve possedere buone competenze informatiche, oltre ad una naturale propensione per la scrittura. Inoltre, per arricchire il suo “curriculum”, dovrebbe quantomeno conoscere le regole della SEO (acronimo di search engine optimization), saper aggiornare un blog e padroneggiare l’uso dei social network come Facebook.

Lavorare come Copywriter: dipendente o libero professionista?

Se hai deciso di intraprendere una “carriera” da copywriter, hai davanti a te due strade. La prima opzione è cercare un’agenzia di comunicazione (o una web agency) che necessiti di una figura fissa, ovvero di un impiegato presso la propria sede. In questo caso, saresti un dipendente a tutti gli effetti, con un contratto a tempo determinato (o, con molta fortuna, a tempo indeterminato).

La seconda via, per certi versi più difficile, è lavorare come freelance, una parolina che, di fatto, si traduce con libero professionista. Diventare copywriter freelance è una scelta certamente più rischiosa: innanzitutto, perché toccherà a te gestire ed ampliare la tua rosa di clienti e, in secondo luogo, perché dovrai avere a che fare con tutte quelle difficoltà tipiche della libera professione.

Una su tutte? Aprire la Partita IVA!

Copywriter freelance e prestazione occasionale: limiti e vantaggi

Se sei agli inizi della tua carriera da copywriter, puoi rimandare, ancora per qualche tempo, la famigerata apertura della Partita IVA. L’ordinamento italiano consente, infatti, di effettuare collaborazioni occasionali – anche in maniera autonoma – purché rientrino in regime, appunto, di occasionalità. Che significa?

La prestazione occasionale è un’attività saltuaria, caratterizzata da singole collaborazioni. Un esempio? Se un committente ti richiede tre articoli per il suo blog, non sarai costretto ad aprire la Partita IVA, bensì potrai regolarmente pagare le tasse sull’incasso, utilizzando il sistema della ritenuta d’acconto.

La ritenuta d’acconto prevede il versamento di un’imposta pari al 20% del ricavato. Ad esempio, se incassi 100 euro, dovrai pagare 20 euro di ritenuta (che verranno trattenuti e versati dal committente).

Tuttavia, questo sistema può essere adottato – come dicevamo – soltanto in caso di prestazioni singole e di carattere episodico. Se la tua attività, dunque, si trasforma in un vero e proprio lavoro continuativo, con incassi annuali superiori ai 5.000 euro e collaborazioni, con uno o più committenti che superino i 30 giorni nel corso dell’anno solare, è necessario aprire la Partita IVA da copywriter. Come fare? Te lo spieghiamo noi!

Come aprire la Partita IVA da copywriter: 3 step

Aprire la Partita IVA è più semplice di quanto non sembri. La procedura può essere effettuata anche online, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, ed in maniera del tutto gratuita. Tuttavia, è caldamente consigliato rivolgersi ad un commercialista o ad una figura esperta, per evitare di commettere errori durante i vari passaggi.

Con il servizio online Fiscozen, ad esempio, è possibile aprire la Partita IVA da copywriter in maniera veloce, comoda e totalmente gratuita, ricevendo assistenza costante durante i passaggi più complicati.

Compila il modello sottostante e un consulente fiscale di Fiscozen ti contatterà per aiutarti nella scelta del giusto Codice ATECO della tua attività.

I principali step, per aprire la Partita IVA da copywriter, sono tre:

  • Avvio della procedura online tramite Agenzia delle Entrate;
  • Scelta del Codice ATECO;
  • Scelta del regime fiscale a cui aderire.

La scelta del Codice ATECO

Il Codice ATECO (ATtività ECOnomiche) è un codice che serve a classificare la tua Partita IVA in un determinato settore. Esistono, infatti, decine di Codici ATECO, a seconda del tipo di professione che andrai a svolgere: dal commerciante al medico, dal parrucchiere all’architetto, per intenderci. Ancora oggi, tuttavia, non esiste ancora un Codice ATECO che riconosca la professione di copywriter.

Come fare, allora?

Potrai scegliere, per la tua Partita IVA, un Codice ATECO, per così dire, generico: 74.90.99 (altre attività professionali NCA), 70.21.00 (relazione pubbliche e comunicazione) o 63.99.00 (altre attività dei servizi di informazione NCA). La scelta del Codice ATECO è importante perché, da essa, dipenderà la tua situazione contributiva e previdenziale.

La scelta del regime fiscale

A questo punto, la seconda scelta riguarda il regime fiscale a cui aderire. Anche in questo caso, il parere di un esperto, che sappia valutare la tua situazione e consigliare l’opzione più vantaggiosa, tra quelle possibili, è molto importante.

Solitamente, per chi si appresta ad avviare una nuova attività in regime di libera professione, la soluzione più conveniente è scegliere il regime forfettario.

Si tratta, infatti, di un regime fiscale che prevede alcune agevolazioni, tra cui una tassazione ridotta rispetto a quello standard. Aderendo al suddetto regime forfettario, dunque, dovrai versare un’imposta sostitutiva pari al 15% del tuo fatturato. Attenzione, però, perché, quando andrai a calcolare tale imposta, non dovrai considerare l’intero fatturato annuale, bensì la cosiddetta percentuale di redditività, che per questo genere di attività si aggira intorno al 78%.

Per accedere al regime forfettario, vi sono alcuni punti da rispettare:

  • non aver percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro;
  • essere residente in Italia o nei Paesi aderenti alla Comunità Europea;
  • non essere socio di società di persone o associazioni;

Per mantenere il regime forfettario, dovrai invece rispettare altri requisiti:

  • ricavi non superiori ai 30.000 euro;
  • spese per lavoratori dipendenti e assimilati non superiori a € 5.000 lordi;
  • spese per beni strumentali non superiori a € 20.000.

Tuttavia, vi sono altri requisiti a cui dovrai attenerti, che potrai approfondire meglio in questo articolo.

Ricordiamo che, per le nuove Partite IVA che aderiscono al regime forfettario, è prevista un’ulteriore agevolazione: la riduzione dell’imposta sostitutiva dal 15 al 5% per i primi 5 anni di attività (o fino al compimento del 35° anno di età).

Regime previdenziale per copywriter: la Gestione Separata INPS

La scelta del Codice ATECO – di cui abbiamo parlato in precedenza – influisce sulla situazione previdenziale, oltre che contributiva, del copywriter.

Le attività generiche, prevedono l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.

  • La “cattiva notizia” è che dovrai versare contributi pari al 27,5% del tuo reddito annuale (considerando, anche in questo caso, la redditività).
  • La “buona notizia” è che, a differenza di altri professionisti, non dovrai versare contributi fissi, bensì la contribuzione sarà calcolata in relazione ai tuoi effettivi guadagni. Se fatturi zero, pertanto, pagherai zero.

Copywriter e Partita IVA: cosa cambia con la Flat Tax?

In questi giorni, si sta discutendo tantissimo sulle novità in ambito fiscale e contributivo, promosse dall’attuale Presidente del Consiglio Conte.

Sebbene sia ancora tutto abbastanza “ufficioso”, si parla della possibilità di estendere l’attuale “Flat Tax”, vale a dire l’imposta sostitutiva al 15%, anche ai redditi superiori ai 30.000 euro. Se la manovra andrà in porto, pertanto, tale limite verrà meno e la soglia si estenderà fino alla cifra di 65.000 euro annui.

Dovrebbero rimanere intatte, invece, le agevolazioni per gli under 35 e per le start-up, con l’aggiunta di una nuova categoria: i professionisti over 65.

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