In questo articolo ti spiegheremo come aprire Partita IVA da docente privato per essere in regola con il fisco.

Alzi la mano chi non ha mai cercato un «lavoretto» per mettere da parte una piccola somma per le spese personali, per fare un viaggio, per pagare le tasse universitarie, oppure per arrotondare uno stipendio troppo basso!

Per chi possiede una buona cultura generale o ha acquisito conoscenze approfondite in un determinato ambito, impartire lezioni private costituisce, probabilmente, la scelta più semplice per ottenere un reddito mensile.

Oggi, infatti, la figura del docente privato è molto richiesta, specialmente in quelle discipline considerate più difficili: le materie scientifiche, come matematica e fisica, ma anche il greco, il latino e le lingue straniere.

Altrettanto richiesto è il cosiddetto doposcuola, ovvero una figura in grado di seguire gli allievi delle scuole elementari e medie nello studio pomeridiano e che li aiuti nello svolgimento dei compiti a casa.

Inoltre, al giorno d’oggi il docente privato non insegna più soltanto le materie scolastiche «tradizionali»: basti pensare a chi impartisce lezioni private di musica, a chi organizza corsi di yoga o meditazione… e via di seguito.

Insomma, per chi possiede una buona propensione all’insegnamento… le opportunità non mancano affatto!

Lavorare come docente privato: cosa dice la legge?

Le lezioni private e il doposcuola sono, per la maggior parte degli insegnanti privati, un secondo lavoro o un’idea temporanea per mettere su un piccolo stipendio. Tuttavia, come comportarsi quando l’attività cresce e si trasforma in una professione a tutti gli effetti? Se lavori come docente privato in via prevalente (e, dunque, per diversi mesi consecutivi o, addirittura, tutto l’anno) e hai un reddito fisso, dovrai metterti in regola con il fisco.

Non sai come fare? Nessun problema: te lo spieghiamo, passo dopo passo, noi di Fiscozen!

Lezioni private: prestazione occasionale o attività regolare?

Lo Stato Italiano permette a chi svolge un’attività (di qualsiasi genere: dalle lezioni private alla vendita online, fino all’infermiere a domicilio) di utilizzare lo strumento della prestazione occasionale. Chiaramente, ci riferiamo soltanto a lavoretti temporanei o a servizi limitati nel tempo: occasionali, appunto, cioè di carattere episodico.

Dunque, se impartisci lezioni private per brevi periodi o per pochi giorni al mese, potrai avvalerti di questo strumento. Per regolarizzare i tuoi introiti, basterà rilasciare una ricevuta con indicato l’importo pattuito: trattandosi, infatti, di una prestazione verso privati, non sarà necessario versare la «ritenuta d’acconto».

Se, invece, segui più allievi durante l’anno (e, quindi, per periodi superiori ai 30 giorni per ogni studente) o hai intenzione di trasformare il tuo lavoretto in un’attività fissa, dovrai aprire Partita IVA da docente privato.

Per tua fortuna, si tratta di un’operazione piuttosto semplice e, soprattutto, gratuita: ecco come fare!

Come aprire Partita IVA da docente privato?

L’apertura della Partita IVA da docente privato è un’operazione facile, che essere effettuata in poche ore, attraverso una procedura online sul sito dell’Agenzia delle Entrate, senza spese iniziali né costi aggiuntivi.

Non appena ti verrà rilasciato il codice di undici cifre – da cui sarà composta la tua Partita IVA – potrai iniziare a fatturare regolarmente i tuoi introiti. Ricordiamo infatti che, nonostante tantissimi docenti lavorino in nero, chi svolge un’attività fissa e regolare, senza dichiarare il proprio reddito, rischia una multa piuttosto salata!

Tornando a noi ed all’apertura della Partita IVA da docente privato: è importante non sottovalutare la delicatezza del momento, perché eventuali sviste potrebbero compromettere il lavoro nei mesi a venire.

In questa fase iniziale, difatti, dovrai compiere alcune scelte fondamentali, vale a dire:

  1. Scelta del Codice ATECO → Ogni Partita IVA fa riferimento ad un codice, che identifica il tipo di professione esercitata (ad esempio, medico o avvocato) ed il settore di appartenenza (ad esempio, commercio). Nel caso delle lezioni private, il codice sarà: 96.09.09 (ovvero: Altre attività di servizi per la persona nca).
  2. Scelta del regime fiscale → Dovrai scegliere, contestualmente, a quale regime fiscale assoggettarti. Oggi, per chi si affaccia al mondo della libera professione e, dunque, percepisce un reddito annuo non superiore a 65.000 euro, la soluzione più vantaggiosa è il regime forfettario, di cui parleremo meglio in seguito.
  3. Iscrizione alla Gestione Separata INPS → L’attività di docente privato non è regolamentata da un’Ordine (come, ad esempio, l’Ordine degli Architetti) e, dunque, non fa riferimento ad una specifica cassa previdenziale. Per versare i contributi, pertanto, dovrai effettuare l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.

Dunque, se è arrivato il momento di aprire Partita IVA da docente privato, è bene farsi seguire da una figura esperta in ambito fiscale. Tuttavia, per chi sta muovendo i primi passi nel campo della libera professione, il costo di un consulente può apparire esagerato: per venire incontro a tali esigenze, nasce Fiscozen, un servizio online di assistenza fiscale, che rende più semplice e, soprattutto, economica, la gestione delle attività autonome.

Hai bisogno di assistenza per aprire Partita IVA da docente privato? O hai già la Partita IVA e vorresti risparmiare sulle spese? Compila il form sottostante e richiedi una consulenza: ti risponderemo entro poche ore:

Partita IVA da docente privato: quale regime fiscale scegliere?

Come già accennato, al momento dell’apertura della tua Partita IVA da docente privato, dovrai anche scegliere il regime fiscale a cui assoggettarti. Le due opzioni attualmente disponibili sono: regime ordinario e regime forfettario. Quest’ultimo offre interessanti agevolazioni dal punto di vista fiscale e della gestione burocratica.

Vediamo insieme di che si tratta!

Il regime forfettario nasce per venire incontro alle esigenze delle “piccole Partite IVA”, cioè dei piccoli commercianti, delle start-up, dei giovani professionisti e, in generale, di chi percepisce un reddito contenuto.

Per l’anno 2019, la soglia massima di reddito è stata, comunque, innalzata da 30.000 a 65.000 euro annui!

Il principale vantaggio del regime forfettario consiste nella sostituzione dei vari tributi (IRPEF, IRAP, etc.) con un’unica imposta sostitutiva, con aliquota fissa al 15% (che scende fino al 5% per i primi 5 anni di attività).

Ricordiamo, inoltre, che il 15% (o il 5%) viene calcolato sul reddito imponibile, ovvero il fatturato totale dell’anno in questione, meno una percentuale calcolata in via forfettaria, pari al 33%, per le spese sostenute.

Ad una sostanziale riduzione delle tasse, comunque, si aggiungono anche altri benefici, vale a dire:

  • esenzione IVA (che ti permetterà di offrire tariffe ridotte, dunque più competitive!);
  • esonero dalla fatturazione elettronica;
  • esonero da esterometro;
  • contabilità semplificata, etc..

In quali casi non posso accedere al regime forfettario?

Il regime forfettario prevede, tuttavia, dei limiti d’accesso, oltre alla già menzionata soglia dei 65.000 euro.

Ad esempio, restano esclusi tutti coloro che possiedono quote di partecipazione a società (anche di tipo familiare) e/o associazioni, che sono a capo di società a responsabilità limitata (S.r.l.) o che producono più del 25% del proprio fatturato all’estero. Per approfondire le diverse cause di esclusione, ti rimandiamo a questo articolo.

Se ho un contratto da dipendente posso aprire Partita IVA?

Veniamo ad una delle domande più frequenti, ovvero: se ho un contratto da docente – pubblico o privato – posso comunque impartire lezioni private e, dunque, aprire la Partita IVA? Facciamo subito un po’ di chiarezza.

#1 Insegnante presso scuola privata

Se il doposcuola è, per te, un secondo lavoro, che si aggiunge a quello da insegnante presso un’istituto privato, in linea di massima, non sussiste alcun impedimento. Un dipendente privato può, infatti, avviare parallelamente un’attività autonoma – ovvero con Partita IVA – di qualsiasi tipo, senza dover avvisare il datore di lavoro.

Inoltre, a partire da quest’anno, potrai accedere al regime forfettario, a prescindere dall’ammontare del tuo reddito da lavoro dipendente: la soglia dei 65.000 euro riguarda, infatti, soltanto le somme fatturate.

Tuttavia, prima di intraprendere la tua nuova attività, ti consigliamo di leggere attentamente il tuo contratto e, soprattutto, di prestare dovuta cautela alle eventuali clausole di fedeltà e non concorrenza. La professione di docente privato, difatti, potrebbe entrare conflitto col tuo lavoro: meglio chiarire tali aspetti in azienda!

#2 Insegnante nel settore pubblico

Se, invece, lavori come insegnante in una scuola statale o regionale, dovrai seguire le disposizioni che si applicano ai dipendenti pubblici. In particolare, per impartire lezioni private, occorre prima ottenere l’autorizzazione da parte del preside (o dirigente scolastico), il quale verificherà la compatibilità tra gli orari e le mansioni. Tuttavia, se hai un contratto part-time inferiore al 50% del tempo, potrai lavorare con Partita IVA senza richiedere alcuna autorizzazione.

Come versare i contributi previdenziali?

Oltre alle imposte, l’apertura della Partita IVA comporta il dover versare i contributi previdenziali.

Se l’attività da docente privato è, per te, l’unica fonte di reddito, dovrai iscriverti alla Gestione Separata INPS, in quanto la professione non è regolamentata da un Ordine/Albo specifico, e versare il 25,72% sul tuo reddito imponibile. Le cose cambiano per gli insegnanti che hanno già un contratto da lavoro dipendente, per i quali le lezioni private costituiscono un’entrata extra: per questi ultimi, l’aliquota INPS scende fino al 24%.

Conclusioni

Concludendo, se già da tempo lavori come docente privato e intendi aprire Partita IVA o se vorresti regolamentare il tuo secondo lavoro, ecco un quadro delle spese che dovrai sostenere annualmente considerando di incassare 20.000€ ogni anno:

  • Reddito imponibile (67%): 13.400 euro
  • Imposta sostitutiva (15% – 5%): 2.010 – 670 euro
  • Contributi previdenziali (25,72% – 24%): 3.448 – 3.216 euro
4.64/5 (14)

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