Hai mai sentito parlare di dropshipping?

Le nuove professioni, legate principalmente all’ambito della Rete, offrono interessanti opportunità di guadagno, specialmente per i giovani che hanno una buona padronanza dei mezzi informatici. Un chiaro esempio è dato dal mondo degli e-commerce, oggi sempre più diffusi e redditizi, e da tutte le varie forme di vendita online.

Tra queste, il dropshipping merita una particolare attenzione, per i vantaggi che offre ai nuovi commercianti.

In Italia, ancora oggi, il fenomeno del dropshipping è poco conosciuto. Nei prossimi paragrafi vi illustreremo cos’è il dropshipping, quali sono le sue caratteristiche, quali sono i suoi pro e contro e, soprattutto, come entrare con successo nel settore della vendita online, nel rispetto degli adempimenti fiscali previsti dalla legge.

Cos’è il dropshipping?

Cosa intendiamo con l’espressione dropshipping? Facciamo subito un po’ di chiarezza, per coloro che non sono avvezzi al mondo degli e-commerce, ma vorrebbero intraprendere un’attività di commercio sul web.

Il dropshipping è una nuova forma di vendita online, che permette al venditore di commerciare dei prodotti che non sono fisicamente presenti nel suo magazzino. In alcuni casi, il venditore “A” si appoggia direttamente al produttore “B”, che detiene i prodotti nella propria sede, fino al momento della vendita. In altri casi, invece, il venditore “A” effettua le vendite per conto di un fornitore/grossista “C”, dotato di un proprio centro di stoccaggio.

Dunque, nel dropshipping, il venditore “A” ha il compito di pubblicizzare e promuovere la merce in vendita, concludendo in prima persona le transazioni. Una volta ricevuto l’ordine, il venditore “A” lo inoltra al produttore “B” (o al fornitore “C”), che provvederà ad effettuare la spedizione (occupandosi, dunque, dell’imballaggio, etc.).

Come funziona il dropshipping?

Entriamo, adesso, maggiormente nel dettaglio e vediamo come funziona l’attività di dropshipping e quali sono i compiti che spettano al venditore che sceglie di aderire a questa particolare modalità di vendita online.

Generalmente, il venditore utilizza un sito web per promuovere i prodotti in questione. Che si tratti di capi di abbigliamento, di oggettistica per la casa o di qualsiasi altro articolo, è necessario un sito di e-commerce, che funziona come una sorta di vetrina digitale. Il venditore può utilizzare anche altre strategie per pubblicizzare la merce, come la creazione di pagine social su Facebook o Instagram, la creazione di articoli su un blog e così via.

Il venditore può appoggiarsi ad uno o più fornitori, a seconda della varietà del proprio catalogo. C’è chi preferisce commerciare in esclusiva i prodotti di una certa azienda e chi, invece, collabora con svariati brand.

Tali aspetti sono concordati mediante un contratto di dropshipping, che stabilisce sia le modalità della collaborazione tra venditore e fornitore, sia l’ammontare delle commissioni che quest’ultimo deve versare per ciascun prodotto venduto. Il venditore “A”, infatti, guadagna soltanto una percentuale sul venduto!

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del dropshipping?

Il dropshipping presenta sia interessanti vantaggi – per colui che desidera intraprendere un’attività di vendita online – che qualche svantaggio. Tra gli aspetti positivi, vi è certamente la riduzione dei costi: rispetto al commercio tradizionale in negozio, infatti, l’e-commerce richiede un investimento iniziale minimo che, con il dropshipping, diviene ancora più limitato. Il venditore, infatti, non dovrà né acquistare la merce, né disporre di uno spazio (un magazzino, un centro di stoccaggio, etc.) adeguato per conservare i prodotti non ancora commercializzati.

Dunque, il capitale di partenza per entrare nel mondo del dropshipping è davvero molto basso. Tuttavia, è importante possedere una certa padronanza sia del PC che del web, in quanto l’attività di vendita online si gioca quasi interamente sulle strategie di marketing digitale e sulla capacità di pubblicizzare efficacemente i prodotti.

Arriviamo, dunque, al principale svantaggio del dropshipping. A fronte di una spesa iniziale bassa, anche i guadagni – almeno inizialmente – sono piuttosto limitati. Come abbiamo visto, infatti, il venditore “A” guadagna soltanto una percentuale (o commissione) rispetto al venduto: questa quota, soprattutto per i prodotti “comuni”, non è poi così elevata e, pertanto, è necessario concludere tante transazioni per ottenere un reddito mensile sufficiente.

Se aggiungiamo la grande concorrenza (soprattutto con i venditori stranieri) ed il costo della promozione online, appare chiaro come, per avere successo nel dropshipping, sia necessaria una strategia mirata ed efficace!

Come avviare un’attività di dropshipping?

Veniamo, adesso, agli adempimenti burocratici e fiscali, che chi desidera avviare un’attività di dropshipping è tenuto a rispettare. Ecco i principali passaggi per entrare nel settore della vendita online tramite dropshipping:

#1 Trovare i fornitori/produttori con cui collaborare

Per prima cosa, l’aspirante venditore dovrà trovare uno o più fornitori disposti a collaborare con lui. È importante saper scegliere collaboratori affidabili, che rispettino le condizioni e paghino puntualmente le commissioni.

#2 Aprire la Partita IVA per dropshipping (vendita online)

La legislazione attuale prevede la possibilità di vendere dei prodotti (online, ma anche in maniera diretta) senza Partita IVA, rilasciando una semplice ricevuta fiscale (con indicazione del prodotto e della cifra ricavata).

Tuttavia, per forme di collaborazione durature – come nel caso di un contratto di dropshipping – l’attività non può essere considerata occasionale e, pertanto, l’aspirante venditore è “obbligato” ad aprire la Partita IVA.

Come aprire la Partita IVA per vendere online?

Dato che si tratta di un’attività “recente”, la vendita online è stata disciplinata, per la prima volta, nel 1998, con il Decreto Bersani (D.Lgs. 114/98). Il Decreto ha, di fatto, accomunato gli e-commerce alle altre forme di vendita a distanza: ciò significa che il venditore online dovrà attenersi alle medesime disposizioni previste per il commercio.

L’apertura della Partita IVA per dropshipping può essere effettuata online tramite fiscozen, presso lo studio di un commercialista, un CAF o anche con il modello ComUnica tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, nonostante la procedura sia semplice e gratuita, è bene poter contare sul supporto di una figura specializzata, per portare a termine correttamente i passaggi e, soprattutto, essere certi di scegliere il Codice ATECO ed il regime fiscale più adeguati.

Se hai bisogno di una consulenza per aprire la Partita IVA ed avviare la tua attività di dropshipping puoi compilare il form sottostante per essere ricontattato da un consulente fiscale di Fiscozen, che ti assisterà durante i vari passaggi e ti fornirà tutte le informazioni necessarie per essere a posto con gli adempimenti fiscali.

Qual è il Codice ATECO per il dropshipping?

Il Codice ATECO per vendere tramite dropshipping è lo stesso per la vendita online “tradizionale”:

  • 47.91.10 – Commercio al dettaglio di prodotti via internet

Qual è il regime fiscale più conveniente?

Una volta selezionato il Codice ATECO, occorre valutare la scelta tra regime ordinario e regime forfettario, che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva, pari al 15% del reddito annuo imponibile.

Quest’ultimo, infatti, presenta non pochi vantaggi per coloro che decidono di aderirvi: per ulteriori informazioni riguardo alla scelta del regime fiscale, ti rimandiamo a questo articolo. Ricordiamo, inoltre, che, fino al 2018, il regime forfettario è stato riservato soltanto ai professionisti, artigiani o commercianti con reddito inferiore a 30.000 euro. Tuttavia – come abbiamo visto in questo post – con l’approvazione della cosiddetta “Flat Tax”, verranno meno sia il limite di reddito (che verrà innalzato a 65.000 euro annui), sia ulteriori requisiti di accesso e mantenimento.

I neo venditori possono beneficiare di un ulteriore vantaggio, che resterà invariato nel 2019: l’adesione al regime forfettario prevede, infatti, la riduzione dell’imposta sostitutiva dal 15% al 5% per i primi cinque anni di attività!

#3 Iscrizione al Registro delle Imprese

Per le attività commerciali – compresa la vendita online tramite dropshipping – è necessario effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, per ottenere il proprio numero identificativo.

Il costo di questa operazione si aggira intorno ai 130 euro.

#4 Compilazione SCIA

4. La SCIA (Segnalazione Certificata di Avvio Attività) consiste nella segnalazione, al proprio Comune di Residenza, della nuova attività di vendita online. Attenzione: mentre, per i negozi fisici, è necessario indicare la sede del punto vendita, per gli e-commerce e, a maggior ragione, per il dropshipping, ti basterà l’indirizzo della tua abitazione.

Quali sono gli obblighi fiscali e contributivi?

Come abbiamo visto, la vendita online tramite dropshipping viene, di fatto, assimilata ad altre forme di vendita per corrispondenza. Ne deriva che gli adempimenti fiscali e contributivi sono gli stessi dei “comuni venditori”.

Come emettere fattura per il dropshipping?

Il dropshipping è una tipologia di vendita online, per così dire, un po’ anomala. Il seller (cioè colui che si occupa di promuovere i prodotti tramite il proprio sito e, dunque, delle trattative con la clientela), di fatto, non vende direttamente nulla, in quanto assolve la funzione di un semplice intermediario. I suoi guadagni, come abbiamo visto, si basano sulle commissioni, cioè su una percentuale sul venduto concordata con lo stesso fornitore/produttore.

La fatturazione, dunque, viene emessa nei riguardi di chi eroga tale commissione, cioè verso la ditta con la quale il seller ha sottoscritto un contratto. Se la ditta è italiana, sarà sufficiente una comune fattura che riporti la cifra percepita durante il periodo di riferimento (solitamente, i pagamenti avvengono ogni quindici o trenta giorni); ricordiamo che, se il seller ha optato per il regime forfettario, non sarà soggetto al versamento dell’IVA.

Se l’azienda produttrice si trova all’estero, in un Paese della Comunità Europea, la fattura non dovrà contenere l’IVA, bensì sarà sufficiente inserire la dicitura: operazione effettuata secondo inversione contabile (detta anche reverse charge) e l’articolo di riferimento (Art. 7-ter D.p.r. n. 633/1972). Ricordiamo, inoltre, che le fatture verso committenti UE vanno dichiarate con cadenza trimestrale, utilizzando il modello Intrastat.

Infine, se il fornitore ha sede in un Paese Extraeuropeo occorrerà emettere una fattura senza IVA, inserendo la seguente dicitura: operazione non soggetta, ex articolo 7-ter, comma 1, lettera a) del DPR n. 633/72.

Quali sono i contributi per il dropshipping?

Chi opera nel settore del dropshipping ha l’obbligo di iscriversi, come tutti i commercianti, alla relativa sezione INPS, il che comporta il versamento di contributi in una percentuale sia fissa che variabile:

  • contributi fissi: pari a 3.600 euro (suddivisi in quattro rate) per i primi 15.000 euro di incasso;
  • contributi variabili, calcolati in percentuale sulla soglia eccedente.

Concludendo…

Il dropshipping è, certamente, una buona opportunità per chi desidera mettersi in gioco con una professione innovativa e stimolante, pur non disponendo di una somma ingente per avviare la propria attività. Appoggiarsi ad un fornitore, infatti, permette al seller di ridurre nettamente le spese di partenza che, in questo caso, saranno davvero minime. Il lavoro può essere svolto, infatti, anche da casa o da una qualsiasi postazione dotata di PC e connessione!

Tuttavia, pensare di ottenere enormi guadagni con il dropshipping, per lo meno agli inizi, è un po’ un’ingenuità. Le percentuali sul venduto, infatti, sono piuttosto basse (difficilmente si va oltre il 15-20%, da cui occorre dedurre tasse e contributi) e, pertanto, per racimolare uno stipendio mensile, occorre vendere davvero tanti, ma tanti prodotti!

Ciò non significa che, con tanto impegno ed una buona strategia, il dropshipping non possa diventare un’attività remunerativa: scegliendo bene i tuoi fornitori (e puntando su prodotti di qualità), potrai ritagliarti una fetta di mercato e, dunque, ottenere dei guadagni regolari, che aumenteranno con il passare del tempo.

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