Partita IVA e lavoro dipendente possono coesistere? Assolutamente si. Oggi ti spieghiamo come i lavoratori dipendenti possono aprire partita IVA per aumentare le proprie entrate.

Partita IVA e lavoro dipendente

Sono tanti i lavoratori dipendenti che, non soddisfatti del proprio stipendio e desiderano aumentare i propri guadagni lavorando in proprio. Il principale dubbio riguarda la possibilità di far coesistere lavoro autonomo e lavoro dipendente. Un dubbio però assolutamente infondato in quanto in Italia è possibile avere partita IVA e lavoro dipendente. Esistono alcune restrizioni, soprattutto per tutti coloro che operano nel settore della Pubblica Amministrazione. Vediamo nel particolare quali sono le differenze tra settore pubblico e privato e le principali regole e requisiti per avviare un’attività extra-lavorativa.

Partita IVA e lavoro dipendente: settore pubblico

Chi lavora con il settore pubblico è chiamato a svolgere il proprio lavoro in modo esclusivo con l’ente pubblico. A questo principio di carattere generale fanno eccezione alcuni regimi speciali, come ad esempio i docenti, e i dipendenti part-time con orario di lavoro inferiore al 50% di quello a tempo pieno. È la stessa Amministrazione Pubblica che può scegliere di concedere al lavoratore dipendente la possibilità di svolgere attività autonoma con partita IVA. Esistono delle condizioni quali:

  • che sia un incarico temporaneo ed occasionale che non interferisca con l’impiego presso la pubblica amministrazione;
  • che non ci sia un conflitto d’interesse;
  • che l’attività sia svolta al di fuori dell’orario di servizio in pubblica amministrazione;

La situazione cambia quando si tratta dei lavoratori dipendenti part-time per i quali la restrizione resta solo quella di dover svolgere una attività lavorativa autonoma che non presenti conflitti d’interesse con l’Amministrazione Pubblica.

Partita IVA e lavoro dipendente: settore privato

Anche nel settore privato può esistere partita IVA e lavoro dipendente come ditta individuale oppure come libero professionista. L’unica condizione da seguire per poter svolgere attività autonoma al contempo di quella dipendente è che non vi sia concorrenza tra le due attività lavorative. Questa clausola però dovrebbe essere specificatamente indicata nel contratto di lavoro dipendente, in caso contrario potresti anche svolgere lo stesso lavoro senza che l’azienda abbia nulla da poter obiettare! In generale non vige nessun obbligo da parte del lavoratore dipendente di avvertire il datore di lavoro di questa nuova situazione finanziaria. Generalmente però, noi consigliamo di avvertire chi di competenza per non incorrere in possibili licenziamenti per giusta causa. Esistono infatti degli articoli del Codice Civile che favoriscono il datore di lavoro che non vede rispettati i suoi diritti da parte dei lavoratori autonomi che fanno parte del suo organico dipendente.

Le leggi a tutela del datore di lavoro

Esiste un articolo del Codice Civile, l’art. 2105, che prevede l’obbligo di fedeltà del lavoratore di non trattare affari che siano concorrenziali con quelli del proprio datore di lavoro. Lo stesso articolo prevede che non vi sia divulgazione di notizie attinenti all’organizzazione aziendale, alla metodologia di produzione e ad altre informazioni che potrebbero recare pregiudizio nei confronti dell’azienda. Per essere pratici: se sei un lavoratore dipendente e metti in cattiva luce i metodi di lavoro dell’azienda per la quale lavori allo scopo di ottenere il cliente ai fini della tua attività lavorativa autonoma, sei a rischio licenziamento per giusta causa. Il lavoratore in tal caso è anche tenuto al risarcimento dei danni subiti dal datore di lavoro!

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Partita IVA e lavoro dipendente: considerazioni fiscali

Da un punto di vista puramente fiscale i redditi da lavoro dipendente e quelli da lavoro autonomo possono coesistere. Per coloro che hanno partita IVA e lavoro autonomo si dovrà dichiarare e versare le imposte per il lavoro autonomo. La tipologia di dichiarazione che dovrà essere utilizzata è il modello dei redditi per Persone Fisiche e non si potrà più utilizzare il modello 730, come sicuramente sarai abituato a fare. I diversi redditi verranno sommati tra loro e tassati cumulativamente, ognuno con la propria aliquota. Questo non significa che pagherai più tasse perché, per quanto riguarda il tuo lavoro dipendente, resteranno in vigore le stesse regole e avrai le stesse trattenute in busta paga. Il reddito da partita IVA invece sarà tassato in base al regime fiscale che si sceglie. È questa una nota positiva perché i diversi redditi saranno tassati cumulativamente ognuno secondo la propria aliquota IRPEF. Non raggiungerai così mai l’aliquota IRPEF più alta e non dovrai pagare più tasse.

Il regime forfettario per il lavoratore dipendente con partita IVA

Non è preclusa la possibilità di utilizzare regimi di vantaggio per chi svolge lavoro dipendente e lavoro autonomo contemporaneamente. Esistono però dei vincoli per poter accedere al regime forfettario. In particolare non possono accedere al regime forfettario tutti coloro che, nell’anno fiscale precedente, hanno maturato più di 30.000€ di redditi da lavoro dipendente. Se lo scorso anno hai maturato un reddito superiore a tale soglia allora non potrai accedere al regime forfettario e dovrai diventare un lavoratore dipendente con partita IVA nel del regime ordinario. A differenza di coloro che svolgono esclusivamente attività autonoma, (sempre se ne sussistano le condizioni), per coloro che hanno contemporaneamente partita IVA e lavoro dipendente e che optano per il regime forfettario non sarà possibile usufruire dell’agevolazione fiscale del 5% per i primi cinque anni se il codice ATECO corrisponde all’ambito contrattuale del lavoro dipendente. L’aliquota d’imposta sarà immediatamente del 15%. Come potrai notare aprire una partita IVA nonostante la presenza di un lavoro dipendente può essere un’opportunità vantaggiosa. Vediamo però cosa accade con i contributi previdenziali.

Quante volte bisogna versare i contributi INPS?

È necessario fare due differenze per quanto riguarda i contributi INPS: quelli per i lavoratori a tempo indeterminato o determinato e quelli relativi ad una ditta individuale o a un libero professionista.

Se hai un contratto a tempo indeterminato, con almeno 26 ore di lavoro settimanale, e decidi di avviare una impresa commerciale, non dovrai iscriverti alla Gestione Commercianti INPS se il tuo lavoro dipendente è prevalente. Per lavoro prevalente intendiamo la tua principale fonte di reddito ma anche la principale occupazione in termini di tempo lavorativo. All’avvio della propria attività commerciale l’INPS invierà un avviso di iscrizione alla Gestione Commercianti e sarà sufficiente una comunicazione che attesta l’attività prevalente, con allegata l’ultima busta paga, per operare la cancellazione dalla Gestione Commercianti.

Se avvii un’attività da libero professionista è previsto l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Il versamento dei contributi sul reddito derivante dall’attività professionale sarà con aliquota ridotta. Se l’attività di lavoro autonomo che si vuole avviare prevede l’iscrizione ad un albo professionale, non ci si dovrà iscrivere alla Gestione Separata INPS ma alla cassa previdenziale di appartenenza.

Nel caso di contratti di lavoro dipendente a tempo determinato sarà necessaria una valutazione del singolo contratto così da determinare quale attività è la prevalente ai fini di contribuzione.

Per sapere se hai tutti i requisiti per poter avere partita IVA e lavoro dipendente o vuoi conoscere le tue possibilità di accedere al regime forfettario, scrivici nella chat che vedi in basso a destra e saremo lieti di aiutarti.

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