L’articolo di oggi ti spiegherà, passo dopo passo, come aprire la Partita IVA per ecommerce per avviare un’attività di vendita online, quali sono i costi, gli obblighi fiscali e l’ammontare di tassecontributi.

Sei un commerciante e vorresti sfruttare al meglio le opportunità della Rete? Ti piace creare oggetti artigianali e desideri trasformare il tuo hobby in un vero e proprio lavoro? È il momento giusto per dedicarti alla tua nuova attività: il settore dell’ecommerce è, infatti, in continua crescita ed offre interessanti possibilità di fare business.

In questo post troverai tutte le informazioni che ti servono per entrare nel mondo delle vendite online: vedremo insieme come aprire Partita IVA per ecommerce e quali sono le spese iniziali che dovrai affrontare.

Buona lettura!

Come avviare un’attività di vendita online?

Negli ultimi anni, il fenomeno degli ecommerce ha raggiunto enormi proporzioni, diventando uno dei settori più redditizi e in espansione. Basti pensare ai grandi nomi come Amazon o eBay, per citare i siti di ecommerce più popolari al mondo, ma non mancano portali dedicati ad una particolare categoria di articoli. Qualche esempio? Zalando, uno dei portali più noti per la vendita di abbigliamento, oppure JustEat per alimentari e gastronomia.

Ai grandi colossi dell’ecommerce, si aggiunge una moltitudine di siti più “di nicchia”: in Rete, ormai, si acquista veramente di tutto, dai dispositivi elettronici ai complementi d’arredo, dalle calzature ai prodotti di bellezza.

Insomma, a prescindere dal tipo di articoli che andrai a trattare, il web costituisce una grande opportunità di guadagno, a fronte di una spesa iniziale, tutto sommato, contenuta. Un ecommerce, infatti, richiede un investimento ridotto, rispetto ad un negozio fisico, pur consentendo di raggiungere un pubblico ben più vasto!

Ad oggi, inoltre, esistono tre principali modalità per entrare nel mondo della vendita online:

  • Vendita diretta → Se hai già esperienza con il settore del commercio e vorresti tentare la strada dell’ecommerce, la scelta migliore è aprire un portale tutto tuo, da affiancare al tuo negozio fisico. Ti servirà un budget iniziale per acquistare il tuo dominio e sottoscrivere un servizio di hosting, meglio ancora se con l’aiuto di una o più figure specializzate (come un webmaster, ma anche un social media manager e un consulente web marketing per curare la comunicazione e posizionarti ai primi posti sui motori di ricerca).
  • Vendita indiretta → Questa soluzione è ottima per chi sta muovendo i primi passi in questo settore e, dunque, non ha a disposizione un grande budget. Se, ad esempio, sei un artigiano e realizzi oggetti per la casa, potresti promuovere i tuoi prodotti tramite un portale di ecommerce già affermato: oltre ai già citati eBay e Amazon (molto interessante, in tal senso, è il nuovo servizio Amazon FBA), un sito molto indicato per vendere le proprie creazioni manuali è Etsy, che raccoglie graziosi articoli provenienti da tutto il mondo.
  • Affiliazione → Se non hai un tuo catalogo di prodotti, puoi comunque tentare con il metodo dell’affiliazione e guadagnare a percentuale sulle vendite. Esistono vari modi per affiliarsi a canali di ecommerce: uno tra i più noti è il cosiddetto dropshipping, grazie al quale potrai abbattere i costi per spedizioni e magazzino.

Ecommerce: cosa dice la normativa?

A prescindere dal sistema di vendita online andrai ad utilizzare, dovrai fare riferimento alla medesima disciplina.

In particolare, in Italia, il settore degli ecommerce è regolamentato dal Decreto Bersani (D.Lgs. 114/98) che, con l’Art. 21, accomuna la vendita online alle altre forme di “vendita a distanza”. Di conseguenza, sia che tu intenda aprire un tuo portale di ecommerce, sia che tu preferisca appoggiarti a siti come Amazon (e simili), sarai assoggettato alle medesime regole fiscali: quelle che riguardano, in generale, la vendita di prodotti.

Ricordiamo, inoltre che, nel commercio – tradizionale o telematico – non è possibile utilizzare la cosiddetta prestazione occasionale. Tuttavia, se ti capita, in via eccezionale, di vendere un oggetto, non sarai costretto ad aprire la Partita IVA per ecommerce: potrai rilasciare una semplice ricevuta, indicando l’importo ricevuto, il prodotto venduto e i tuoi dati; per le ricevute superiori a 77,47 euro serve la marca da bollo da 2 euro.

L’obbligo di aprire Partita IVA per ecommerce sussiste, infatti, quando l’attività di vendita online diviene regolare e continuativa, a prescindere dal tuo reddito. Nello specifico, se hai registrato un sito web o hai sottoscritto un servizio con un altro portale (come il già citato Amazon FBA), non si può più parlare di vendita occasionale: dovrai, pertanto, procedere con l’apertura della Partita IVA per ecommerce per essere in regola con il fisco.

Come avviare un ecommerce?

I passaggi principali per avviare un ecommerce sono quattro:

1. Apertura Partita IVA per ecommerce

La procedura di apertura della Partita IVA può essere effettuata gratuitamente online con Fiscozen.

Durante questa prima fase, dovrai compiere – come vedremo – due importanti scelte, ovvero:

  1. Codice ATECO per ecommerce;
  2. Regime fiscale per ecommerce.

Ecco perché è essenziale farsi affiancare da un esperto in ambito fiscale, che sappia consigliarti la soluzione per te più vantaggiosa. Fiscozen ti offre assistenza durante tutti i passaggi e nei successivi adempimenti relativi alla tua Partita IVA per ecommerce. Se sei interessato ad entrare nel settore della vendita online e vorresti metterti in proprio con un tuo sito (o in collaborazione con un portale già affermato), compila questo form:

Ti ricontatteremo prima possibile per aiutarti dell’apertura della tua Partita IVA per ecommerce!

2. Compilazione SCIA

Dovrai compilare la comunicazione di inizio attività e presentarla al tuo Comune di residenza. Nella maggior parte dei casi, infatti, per l’ecommerce, infatti, non esiste una vera e propria sede fisica: pertanto, dovrai indicare il tuo indirizzo di casa (o il luogo presso cui lavori). Se sei già titolare di un negozio, potrai utilizzare quello come sede.

3. Iscrizione al Registro Imprese

La vendita di beni, compresa la vendita online, necessita dell’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio (che provvederà a rilasciare il numero identificativo della nuova attività). A differenza della procedura per la Partita IVA per ecommerce – che è gratuita – dovrai spendere, tra bolli e istruttoria, circa 130-150 euro.

4. Gestione Separata INPS – Commercianti

Lo step finale riguarda l’iscrizione alla Gestione Separata INPS (sezione Commercianti), per versare i contributi previdenziali. Ricordiamo che, a differenza dei professionisti, dovrai pagare contributi sia fissi che a percentuale.

Come aprire Partita IVA per ecommerce?

Come già accennato, l’apertura della Partita IVA per ecommerce può essere effettuata gratuitamente con Fiscozen. Una volta ottenuto il numero identificativo, dovrai compiere due scelte fondamentali:

1. Codice ATECO per vendita online

Il Codice ATECO determina il tipo di attività svolta e il settore cui si fa riferimento. Nel tuo caso, dovrai utilizzare:

47.91.10: Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto via internet

2. Regime fiscale per vendita online

Veniamo ora alla seconda scelta, quella del regime fiscale. Per chi non ha un volume d’affari molto elevato, la soluzione più vantaggiosa è certamente il regime forfettario, che prevede numerose agevolazioni fiscali:

  • tassazione al 5% (per i primi 5 anni, poi si passa al 15%) sul reddito imponibile (pari al 40% del fatturato);
  • esenzione IVA (potrai, dunque, vendere i tuoi prodotti ad un prezzo non maggiorato);
  • esonero da esterometro, studi di settore, ecc.;
  • esonero da fatturazione elettronica.

Permangono, tuttavia, le stesse regole sull’uso del registro dei corrispettivi e sul commercio in ambito internazionale (ad esempio, obbligo di inviare il modello Intrastat per le vendite verso clienti nei Paesi UE).

Per accedere al regime forfettario, è innanzitutto necessario non superare la soglia massima di reddito che, per l’anno 2019, è stata fissata a 65.000 euro annui. In secondo luogo, occorre prestare attenzione alle cause di esclusione appena introdotte. In particolare, la norma riguardante i possessori di quote societarie/associative (anche di tipo familiare) e i soggetti a capo di S.r.l. che svolgono attività affini o analoghe alla vendita online.

Contributi previdenziali per ecommerce

Oltre alle imposte, il titolare di un ecommerce deve versare anche i contributi previdenziali. Per farlo, occorre essere iscritti alla Gestione Separata INPS, alla sezione dei commercianti. A differenza dei liberi professionisti, a te saranno richiesti contributi in forma sia fissa che a percentuale, che ammontano a:

  • contributi fissi → circa 3.600 euro, da versare il 4 rate annuali, a prescindere dal fatturato;
  • contributi a percentuale → con aliquota al 24% sul reddito imponibile.

I contributi a percentuale si pagano soltanto sulla percentuale che eccede la soglia minima di reddito (15.000 euro).

Inoltre, ricordiamo che:

  1. forfettari possono richiedere una riduzione del 35% sui contributi (fissi e a percentuale).
  2. I contributi previdenziali sono l’unica voce deducibile nella dichiarazione dei redditi nel regime forfettario (salvo la quota del 60% per le spese, indicata dal coefficiente di redditività).

Partita IVA per ecommerce: conclusioni

Secondo gli esperti, il settore della vendita online è ottimo per investire ed avviare una nuova attività. Oggi, infatti, acquistare prodotti in Rete è diventata una pratica molto comune e, con la Partita IVA per ecommerce, potrai facilmente intercettare un pubblico molto ampio. Prima di procedere con l’apertura vera e propria, comunque, ti consigliamo di studiare il mercato che ti interessa: individua i siti web più affidabili, oppure valuta una strategia promozionale tutta tua, meglio se con il supporto di figure specializzate nel campo del marketing digitale.

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