Se hai cliccato su questo articolo, probabilmente hai già sentito parlare della Partita IVA forfettaria e vorresti approfondire l’argomento. Magari sei un libero professionista o il titolare di un’attività e stai cercando un modo per pagare meno tasse, oppure hai intenzione di metterti in proprio prima possibile.

In entrambi i casi, sei comunque nel posto giusto: in questa breve guida ti spiegheremo sia cos’è, esattamente, una Partita IVA forfettaria, come funziona e quali sono i suoi vantaggi, ma anche i suoi limiti e gli eventuali svantaggi. Faremo, inoltre, alcuni esempi, per prevedere quanto pagheresti per imposte, contributi e costi fissi.

Pronto? Partiamo subito con una descrizione completa della Partita IVA forfettaria nel 2020!

Cos’è la Partita IVA forfettaria?

Per Partita IVA forfettaria si intende una Partita IVA assoggettata al regime forfettario, un regime adatto ai professionisti e alle ditte individuali che non superano il limite di reddito di 65.000 euro.

In passato, la soglia massima di reddito variava a seconda del Codice ATECO associato alla Partita IVA, per cui in alcuni casi, per non subire questa restrizione, era addirittura consigliabile il mantenimento del regime semplificato o ordinario, nonostante ciò comportasse delle tasse e dei costi di gestione ben più elevati.

Tuttavia, ormai dal 2019, il reddito massimo consentito è stato innalzato da 30.000 euro a 65.000 euro, e ciò vale per tutti i Codici ATECO e, dunque, per qualsiasi tipo di professione o attività. Grazie a questa modifica, è cresciuto il numero di persone che hanno scelto di aprire una Partita IVA forfettaria o che hanno abbandonato altri regimi fiscali che risultano meno vantaggiosi per passare, finalmente, al nuovo regime forfettario.

Ma quali sono, concretamente, i vantaggi fiscali offerti dalla Partita IVA forfettaria? Scoprilo con noi!

Come funziona la Partita IVA forfettaria?

La Partita IVA forfettaria è una scelta molto vantaggiosa sia per chi guadagna meno di 65.000 euro l’anno, sia per chi, ad esempio, si trova ancora agli inizi della sua carriera. Per prima cosa, infatti, l’adozione del regime forfettario comporta una netta riduzione delle tasse, grazie ad un’unica imposta sostitutiva (che, appunto, prende il posto di Irpef e addizionali) con aliquota al 15% applicata sul reddito imponibile.

Tuttavia, a differenza dei regimi semplificato e ordinario, nel regime forfettario il reddito imponibile si ottiene con un calcolo matematico, e non con la deduzione voce per voce delle spese. Difatti, in base al Codice ATECO associato ad ogni Partita IVA forfettaria, è possibile conoscere sia il coefficiente di redditività, che indica la parte di fatturato che fa effettivamente reddito, sia la percentuale dedotta, in maniera, appunto, forfettaria, per le spese sostenute durante l’anno volte a mandare avanti l’attività.

Non è ancora sufficientemente chiaro? Bene, allora semplifichiamo il tutto con un esempio.

Se Elisa, un’infermiera di 32 anni, ha fatturato complessivamente 20.000 euro, quale sarà il suo reddito imponibile? E quanto pagherà di tasse? Per scoprirlo, basta cercare il Codice ATECO comunemente in uso per la professione di infermiere, e cioè “86.90.29 – Altre attività paramediche indipendenti”.

In relazione a questo codice, sappiamo che il coefficiente di redditività è pari al 78%, mentre le spese dedotte equivalgono al restante 22%. Dunque, non ci rimane che fare subito un semplice calcolo:

  • Fatturato lordo: 20.000 euro
  • Reddito imponibile (78%): 15.600 euro
  • Spese dedotte (22%): 4.400 euro

Di conseguenza, l’imposta sostitutiva al 15%, applicata sul reddito imponibile, sarà pari a:

Imposta sostitutiva (15%): 2.340 euro

Parallelamente, ricordiamo che, aprendo una Partita IVA forfettaria ed essendo in possesso anche dei requisiti delle start-up, si ha diritto, per i primi cinque anni, ad una riduzione dell’aliquota dal 15% al 5%.

Pertanto, se la nostra Elisa ha aperto una Partita IVA forfettaria da meno di cinque anni e, in quel momento, rientrava nei requisiti delle start-up, dovrà versare solo una mini-imposta pari a soli 780 euro: dunque, un ulteriore vantaggio per chi desidera mettersi in proprio, ma è ancora incerto riguardo ai possibili guadagni.

Aliquota al 15% o al 5%: i requisiti per le start-up

Se, oltre a beneficiare dell’aliquota al 15% – valida per chiunque sia titolare di una Partita IVA forfettaria – vorresti risparmiare sulle imposte e versare solamente il 5% durante i tuoi primi 5 anni di attività, sappi che, in certi casi, tutto ciò è perfettamente possibile e… legalmente consentito!

Vediamo, quindi, quali sono i requisiti per usufruire della cosiddetta “aliquota start-up”:

  1. Il contribuente non deve aver svolto, nei 3 anni immediatamente precedenti all’apertura della Partita IVA forfettaria, attività artistica, professionale o d’impresa, neppure in forma familiare o associata.
  2. Non è consentito proseguire attività già svolte in precedenza, sotto forma sia di lavoro autonomo che di lavoro dipendente o assimilato (es. contratti co.co.co, co.co.pro, tirocini e stage con busta paga). Fanno eccezione i periodi di praticantato obbligatori per l’accesso ad alcune professioni (es. avvocati, medici, ecc.).
  3. Se si intende aprire una Partita IVA forfettaria per proseguire l’attività svolta da un altro soggetto, ciò è possibile solo se i ricavi dell’anno precedente non superano l’attuale limite di reddito (e cioè 65.000 euro).

Se la tua attività rispetta questi tre requisiti, allora potrai aprire una Partita IVA forfettaria e godere, dal primo al quinto anno, di una tassazione super-agevolata, con aliquota ridotta fino al 5%. Inoltre, da questo momento, non dovrai più applicare l’odiosa ritenuta d’acconto che “fagocita” il 20% dei tuoi compensi!

Vorresti cogliere l’occasione per metterti in proprio? Allora scrivici per ricevere una prima consulenza gratuita: valuteremo insieme la tua situazione e ti aiuteremo ad aprire la tua Partita IVA forfettaria, usufruendo, se possibile, della tassazione al 5% dedicata alle nuove attività professionali e d’impresa, o al normale 15%.

Quali sono i vantaggi di una Partita IVA forfettaria?

Finora abbiamo descritto soltanto gli aspetti fiscali più vantaggiosi di una Partita IVA forfettaria, come appunto la tassazione fissa al 15% o, per le start-up, ridotta al 5%. Ma quali sono gli altri benefici per chi si avvale del regime forfettario? Procediamo subito ad elencare quelli più interessanti:

  • Franchigia IVA: potrai operare in franchigia IVA, dunque senza applicare un’aliquota variabile dal 4% al 10% o al 22% sui prezzi dei beni e servizi da te proposti. Ciò significa che, a parità di professionalità e qualità, avrai maggiori possibilità di essere scelto dai clienti che ricercano occasioni di risparmio. In aggiunta a quanto detto, non sarai tenuto ad effettuare gli adempimenti IVA (uno su tutti: la dichiarazione annuale), per cui la gestione della tua Partita IVA forfettaria sarà più rapida, semplice ed economica. Non male, no?

Anche dal punto di vista contabile sarai avvantaggiato, rispetto ai concorrenti che si avvalgono di un altro regime. Infatti, non sarai costretto ad utilizzare la fattura elettronica (salvo per prestazioni rese verso la Pubblica Amministrazione), né a registrare fatture e corrispettivi. Dovrai, invece, inviare la dichiarazione dei redditi e conservare (numerandole con ordine progressivo) le fatture emesse e di acquisto, per esibirle in caso di controllo.

Ai vantaggi sopra descritti, si aggiunge l’esonero da altri adempimenti, come:

  • Spesometro;
  • Studi di settore;
    Esterometro;
  • Certificazione Unica, ecc..

Chi può aprire (e mantenere) una Partita IVA forfettaria?

Per poter aprire una Partita IVA forfettaria, così come per mantenere questo regime anche negli anni successivi al primo, occorre rispettare una serie di limiti, requisiti e restrizioni. È bene, per altro, informarsi con regolarità sulle norme che regolano il regime forfettario, che possono variare nel tempo per cui facile cadere in errore.

Vediamo, dunque, quali sono i requisiti di accesso e mantenimento al regime forfettario 2020:

  • Limite massimo di reddito: 65.000 euro
  • Limite redditi da lavoro dipendente o assimilati: 30.000 euro
  • Limite di spesa per i compensi di dipendenti e/o collaboratori: 20.000 euro

Il limite di 65.000 euro – sottolineiamo – si applica soltanto ai redditi prodotti con la Partita IVA (e non, ad esempio, a quelli derivanti da affitti o lavoro dipendente). Se, invece, si è soliti svolgere contemporaneamente due o più attività, bisognerà sommare il ricavato di ognuna di esse (che dovrà essere inferiore a 65.000 euro).

Quanto costa una Partita IVA forfettaria?

Volendo riassumere tutto ciò che è stato detto nei precedenti paragrafi, qual è il costo effettivo di una Partita IVA forfettaria, a partire dalla sua stessa apertura? Per rispondere a questa domanda, bisogna operare una distinzione tra chi esercita la libera professione (es. consulente) e chi è titolare di una ditta individuale (es. parrucchiere).

Infatti, mentre per aprire una Partita IVA forfettaria come libero professionista non sono previsti costi iniziali e il tutto si svolge gratis, online e nel giro di 24 ore, per avviare un’attività artigianale o commerciale bisogna effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese, e poi rispettivamente all’Albo degli Artigiani o alla Camera di Commercio, informando i vari enti tramite una procedura conosciuta come ComUnica.

Pertanto, qual è il costo per aprire una Partita IVA forfettaria come ditta individuale? Con Fiscozen puoi completare l’iter burocratico, inclusa la predisposizione e l’invio della ComUnica, a soli 200 euro + IVA!

Conclusioni

Se sei arrivato fino alla fine e vuoi approfondire ulteriormente il funzionamento attuale, ma anche l’evoluzione del regime forfettario nel tempo. O se sei specificamente interessato all’apertura di una Partita IVA forfettaria in qualità di ingegnere, psicologo, musicista o cuoco a domicilio (e via così con tante altre figure che abbiamo già trattato nei precedenti articoli), ti invitiamo a seguire il nostro blog per ricevere continui aggiornamenti!

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