Formatore professionale, mental coach… a prescindere da come preferiate chiamarla, la figura del ‘formatore‘ è sempre più richiesta. Chi è e di cosa si occupa? E soprattutto: come aprire la Partita IVA per formatore?

A queste e a tante altre domande, risponderemo nel corso dei prossimi paragrafi. Prendete nota!

Chi è il formatore?

Il formatore è una figura professionale di nuova generazione. Nata, cioè, solo negli ultimi decenni e diffusasi velocemente dapprima negli Stati Uniti e, in seguito, in Europa, fino ad arrivare anche qui in Italia.

Sia che preferisca definirsi ‘personal coach‘ o che prediliga la formula più suggestiva ‘mental coach‘, il formatore è un professionista che si occupa dello sviluppo personale e lavorativo dei propri clienti, seguendoli in un percorso di miglioramento, formazione e ‘addestramento’ costante. In altre parole, il formatore è colui che aiuta la persona a valorizzare il proprio potenziale, a mettere in campo strategie comunicative vincenti, ad eliminare stress e paure in vista di un esame o un colloquio. Insomma, a focalizzare le energie fisiche e mentali verso l’obiettivo desiderato.

Il formatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è un libero professionista o, meglio, un freelance, che presta la propria consulenza a privati, imprenditori, personaggi dello sport o dello spettacolo, ma anche alle imprese.

L’attività del formatore è molto ampia: si va dagli ‘incontri’ personali (anche se, ricordiamo, il formatore non è un medico, né uno psicologo!) o di gruppo, all’organizzazione di corsi, meeting ed eventi di formazione, passando per la scrittura e vendita di libri ed e-book, la pubblicazione di video sui social, fino ai servizi di marketing e promozione.

Proprio perché il ruolo del formatore è, ad oggi, non meglio definito, non esiste una formazione specifica, né una serie di requisiti che questi deve possedere. Le competenze vengono, infatti, acquisite tramite corsi e master di ambiti differenti, ma anche esperienze e letture personali, che influiscono sull’autorevolezza del professionista.

Ad ogni modo, come tutti i lavoratori autonomi, nel momento in cui il formatore ottiene una certa fama e, dunque, una clientela fissa e delle entrate regolari, sarà tenuto ad aprire la Partita IVA per mettersi in regola con il fisco.

Vediamo insieme come aprire la Partita IVA per formatore e quali sono i costi che dovrete sostenere.

Partita IVA per formatore: come aprire?

L’apertura della Partita IVA è una tappa importante, che segna il passaggio verso il mondo della libera professione. Un momento che determina una svolta e che, quindi, incute parecchio timore. Specialmente in vista dei vari costi (imposte, contributi, spese di gestione) che si dovranno affrontare nel breve e nel lungo termine.

Nel momento in cui un lavoratore svolge un’attività autonoma, che porta a degli introiti fissi e regolari, aprire la Partita IVA diventa un obbligo. Nonostante sia possibile utilizzare la ritenuta d’acconto per singole prestazioni occasionali, l’abuso di questo strumento può portare a delle sanzioni. Dunque, se svolgete la vostra attività in maniera continua, con più sedute e incontri al mese o alla settimana, dovrete aprire Partita IVA per formatore.

Per fortuna, la procedura è più semplice del previsto e anche i costi possono essere abbattuti. Vediamo come.

Aprire Partita IVA per formatore

Per prima cosa, occorre aprire la Partita IVA per formatore, utilizzando la procedura online sul sito dell’Agenzia delle Entrate. L’apertura è gratuita e richiede qualche ora. Tuttavia, in questa fase, è bene farsi affiancare da un commercialista o consulente, per non rischiare di commettere errori e influenzare negativamente la futura attività.

Una volta effettuata la registrazione, vi sarà assegnata la Partita IVA da formatore, che consiste in una serie composta da 11 cifre e che, come vedremo, va associata ad un altro codice, il Codice ATECO per formatore.

Codice ATECO per formatore

Qual è il Codice ATECO più appropriato per svolgere l’attività di formatorepersonal coach? A differenza delle ‘vecchie’ professioni, come l’Avvocato o l’Ingegnere, che rispondono alle norme specifiche del proprio Ordine, il formatore non ha ancora un Albo o una disciplina di riferimento. Di conseguenza, potrà adottare diversi Codici ATECO, a seconda delle specifiche prestazioni erogate e del target di clientela cui preferisce rivolgersi:

  • 85.59.90 (Altri servizi di istruzione NCA), un codice generico che racchiude vari servizi di istruzione;
  • 85.52.09 (Altra formazione culturale), quando l’attività è incentrata sull’ambito artistico/culturale;
  • 85.59.20 (Corsi di formazione e aggiornamento professionale), per chi lavora con aziende e professionisti;
  • 85.51.00 (Corsi sportivi e ricreativi), per chi opera principalmente in ambito sportivo, etc..

Ricordiamo che è possibile utilizzare un Codice ATECO per formatore principale e ‘arricchire’ la Partita IVA con altri codici correlati. In questo modo, potrete offrire tranquillamente una varietà di servizi e attività.

Ad esempio, potrete aggiungere un Codice per la vendita online di corsi e infoprodotti, un Codice per eventuali servizi di marketing e pubblicità, per l’organizzazione di eventi culturali e via di seguito, in base alle esigenze.

Regime forfettario per formatore

Il terzo passaggio da eseguire riguarda la scelta del regime fiscale più vantaggioso. Ad oggi, è chiaro che il regime forfettario costituisce l’opzione più conveniente, in quanto permette di abbattere i costi e semplificare la gestione della Partita IVA per formatore. Aderendo al forfettario, infatti, verserete soltanto un’imposta sostitutiva con aliquota al 5% del reddito imponibile (fatturato lordo, meno il 22% per le spese), che sale al 15% dal sesto anno.

Ma la tassazione ridotta non è l’unico vantaggio offerto dal regime forfettario. Un altro aspetto interessante è la possibilità di operare senza maggiorazioni IVA. Che vuol dire? Che i forfettari non applicano l’Imposta sul Valore Aggiunto sulle proprie tariffe. Pertanto, potranno mantenere prezzi bassi e competitivi, rispetto ai concorrenti.

Per un formatore, al giorno d’oggi, tutto ciò costituisce un vantaggio da non sottovalutare!

Il regime forfettario dà diritto, comunque, anche ad altre agevolazioni di carattere burocratico: dalla contabilità semplificata all’obbligo di conservare e numerare le fatture (senza registrarle), fino all’esonero da studi di settore.

Nel 2019, il regime forfettario è stato ampliato, includendo i redditi dei liberi professionisti – dunque, anche dei formatori – fino a 65.000 euro (e non 30.000, come nel 2018). Tuttavia, in vista della prossima Legge di Bilancio 2020, i requisiti di accesso e mantenimento potrebbero subire variazioni o tornare ai parametri dello scorso anno.

Ciò non toglie che, salvo grosse novità, il regime forfettario rimanga la migliore opzione per le nuove Partite IVA.

Vi invitiamo, comunque, ad informarvi riguardo ai criteri di accesso e alle cause di esclusione, prima di prendere una decisione definitiva. Se avete bisogno di una consulenza fiscale, per valutare la vostra situazione e ricevere consigli mirati, compilate il form di contatto qui sotto ed inviate un messaggio. Un consulente Fiscozen vi risponderà quanto prima, per guidarvi nell’apertura della Partita IVA per formatore e nei primi passi della nuova attività.

Gestione separata INPS per formatore

Veniamo adesso ai contributi previdenziali che il formatore deve versare, ogni anno, per aver diritto ad un trattamento pensionistico. Come abbiamo già accennato, questa figura non fa capo né ad un Ordine, né ad un Albo professionale. Pertanto, non avrà nemmeno una Cassa specifica, come accade per architetti, psicologi, etc..

Il formatore verserà i suoi contributi alla Gestione Separata INPS, nella sezione dei liberi professionisti.

Ciò comporta un importante vantaggio: la Gestione Separata INPS per formatore non prevede, infatti, contributi fissi (o minimi), ma soltanto a percentuale. Di conseguenza, la quota da versare sarà calcolata in base al vostro fatturato: se, durante l’anno 2019, avete incassato soltanto 2.000 euro, verserete contributi su quella cifra.

L’aliquota attualmente prevista per i contributi previdenziali è pari al 25,72% sul reddito imponibile.

Partita IVA per formatore: quali sono i costi?

Riassumendo, i costi da affrontare, a breve e lungo termine, per aprire Partita IVA per formatore, sono abbastanza contenuti e dipendono in larghissima parte dal vostro fatturato. L’apertura, come abbiamo visto, è gratuita. Inoltre, comincerete a versare imposte e contributi soltanto a partire dal secondo anno di attività.

Le spese da considerare sono le seguenti:

  • Imposte: 5% o 15% del reddito imponibile (fatturato lordo – 22%).
  • Contributi INPS: 25,75% del reddito imponibile.

Ecco un paio di esempi che renderanno tutto più chiaro.

Marco, 38 anni, formatore professionale

  • Fatturato lordo: 30.000 euro
  • Reddito imponibile: 23.400 euro
  • Imposte: 3.510 euro / 1.170 euro
  • Contributi: 6.018 euro

Adele, 40 anni, mental coach

  • Fatturato lordo: 45.000 euro
  • Reddito imponibile: 35.100 euro
  • Imposte: 5.265 euro / 1.755 euro
  • Contributi: 9.027 euro

Vincenzo, 27 anni, formatore sportivo

  • Fatturato lordo: 25.000 euro
  • Reddito imponibile: 19.500 euro
  • Imposte: 2.925 euro / 975 euro
  • Contributi: 5.015 euro

Vi ricordiamo, inoltre, che sottoscrivendo un servizio di gestione fiscale online, come Fiscozen, potrete abbattere anche i costi legati al commercialista, senza rinunciare ad un’assistenza puntuale e di qualità. Potrete usufruire di una semplice piattaforma digitale per la gestione della vostra Partita IVA per formatore e ricevere supporto per il disbrigo di tutti gli adempimenti: dalla Dichiarazione dei Redditi al Modello Intrastat… e via di seguito.

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