Capita spesso di sentir parlare di Partita IVA individuale, un’espressione sulla quale, ancora oggi, vige una forte confusione: ci si riferisce alla Partita IVA da libero professionista o, piuttosto, ad una ditta individuale?

In questo articolo faremo un po’ di chiarezza sull’argomento, per comprendere più da vicino la differenza tra i due inquadramenti (libero professionistafreelanceditta individuale iscritta alla Camera di Commercio).

Chi si appresta a mettersi in proprio e ad aprire la Partita IVA, infatti, dovrebbe avere ben chiare le diverse opzioni fiscali disponibili, per scegliere quella che risponde alle sue esigenze e meglio definisce la sua attività.

Lavorare come freelance o avviare una ditta individuale per aprire un esercizio pubblico, difatti, sono due cose ben distinte e separate, che richiedono una procedura differente e, di conseguenza, anche costi più o meno alti.

Vediamo cosa significa Partita IVA individuale e qual è la soluzione che meglio si adatta alla tua attività.

Mettersi in proprio: aprire la Partita IVA individuale

Sono sempre di più le persone che, ad un certo punto della loro carriera, decidono di mettersi in proprio con un’attività tutta loro: sia essa un negozio, uno studio di Avvocati o un laboratorio di parruccheria ed estetica.

Le ragioni di questa scelta possono essere le più disparate: dalla maggiore realizzazione personale al desiderio di fare un buon investimento economico a lungo termine, alla voglia di sperimentare strade non ancora battute.

Quel che accomuna tutti, però, è il momento dell’apertura della Partita IVA, necessaria per svolgere qualsiasi attività in forma autonoma, ma soprattutto regolare e continuativa: un vero e proprio lavoro fisso e remunerativo, insomma, e non una semplice collaborazione “occasionale”, che non è destinata a ripetersi nel tempo, e che può essere regolarizzata con il sistema della prestazione occasionale, senza bisogno di fatturare gli incassi.

Quando è obbligatorio aprire la Partita IVA individuale?

Capita spesso che, nelle fasi iniziali, non si abbiano ancora le idee chiare su quello che sarà il futuro e l’evoluzione di una data attività: riuscirò a guadagnare abbastanza da essere indipendente? Potrò pagare le tasse e i contributi? Avrò un numero sufficiente di clienti e un fatturato tale da non andare in perdita? Queste e altre domande ci “tormentano” prima di aprire la Partita IVA, lasciandoci in preda ai dubbi, all’ansia, alle preoccupazioni!

Vogliamo, dunque, rassicurarti su un aspetto: alla prima collaborazione, non dovrai affatto correre dal tuo commercialista per aprire Partita IVA. Potrai, infatti, regolarizzare il compenso ottenuto con il sistema della prestazione occasionale che, come suggerisce il suo stesso nome, si applica a quelle collaborazioni isolate nel tempo e di breve durata o, per essere più precisi, di carattere episodico. In questo modo, dovrai produrre solo una ricevuta e, se il tuo committente è un’azienda italiana, applicare una trattenuta pari al 20% dell’importo.

Attenzione, però, perché le professioni regolamentate da Ordini e/o Albi non si possono svolgere in via occasionale.

Quando, con un pizzico di fortuna e tanto, tanto impegno, le cose iniziano a girare per il verso giusto (con collaborazioni durature, clienti fissi e un certo numero di lavori al mese o alla settimana), arriva il momento di prendere una decisione: aprire la Partita IVA individuale. È in questa fase che dovrai scegliere se optare per l’inquadramento di un libero professionistafreelance, oppure per l’inquadramento da ditta individuale.

Ma cosa significa? Tranquillo, te lo spieghiamo noi!

Partita IVA individuale: cos’è?

La Partita IVA può essere individuale, quando sei tu l’unico titolare dell’attività, o di tipo “collettivo”, quando due o più soci fondatori si uniscono per dare avvio ad una società, che potrà assumere forme diverse (ad es. società di capitali o di persone). Tuttavia, noi ci concentreremo solamente sulla Partita IVA individuale, la soluzione selezionata dalla maggioranza degli aspiranti professionisti o imprenditori che decidono di mettersi in proprio.

La Partita IVA individuale – come abbiamo già accennato in precedenza – può assumere due forme, che a loro volta fanno riferimento ad inquadramenti diametralmente diversi dal punto di vista fiscale e contributivo:

  • la Partita IVA per libero professionista, che non richiede ulteriori adempimenti;
  • la Partita IVA per ditta individuale, che invece necessita dell’iscrizione alla REA.

Analizziamo, dunque, le due tipologie di Partita IVA individuale, in modo da poter scegliere quella adatta a te.

Chi è il libero professionista?

Il libero professionistafreelancer è colui che svolge un lavoro autonomo di tipo intellettuale.

La sua attività, per essere definita tale, deve presentare le seguenti caratteristiche:

  • esecuzione di un’opera (o di un servizio) dietro pagamento di un compenso;
  • attività organizzata in maniera prevalentemente autonoma;
  • nessun vincolo di subordinazione rispetto al committente.

Rientrano nella categoria dei liberi professionisti, pertanto, coloro che svolgono:

  • una professione “protetta”, ovvero regolamentata da norme scritte e/o facente capo ad un ente (es. l’Ordine degli Ingegneri, degli Architetti o degli Psicologi), che a sua volta ha un Albo e una Cassa Previdenziale;
  • una professione “libera”, e cioè non (ancora) regolamentata, come nel caso delle nuove professioni che stanno nascendo in campo digitale (ad esempio, il Social Media Manager o il Consulente di Web Marketing) o, comunque, considerate “innovative” (ad esempio, il Wedding Planner o l’Operatore Olistico).

Cos’è la ditta individuale?

La ditta individuale – secondo la definizione – è un’attività economica organizzata finalizzata alla produzione o allo scambio di merci e servizi. Per configurarsi come tale, pertanto, deve presentare le seguenti caratteristiche:

  • deve svolgere attività di produzione o di scambio di prodotti/servizi;
  • dev’essere organizzata, ovvero prevedere la gestione e il coordinamento di beni e risorse;
  • dev’essere abituale e prevalente (pertanto, sono escluse quelle prestazioni isolate nel tempo).

A loro volta, le attività che prendono la forma di una ditta individuale si dividono in due categorie:

  • attività da commerciante (es. venditori porta a porta, e-commerce, vendita all’ingrosso o al dettaglio);
  • attività da artigiano (es. pasticceri, tatuatoriidraulici, falegnami, elettricisti e via di seguito).

Partita IVA individuale e Codice ATECO

Ricordiamo che ogni Partita IVA individuale – a prescindere se sia inquadrata come libera professioneditta individuale – dev’essere associata ad un Codice ATECO, che definisce il tipo di attività svolta e/o il settore.

Esiste, infatti, un Codice ATECO per la grande maggioranza delle attività economiche (da quelle più diffuse, come l’Infermiere o il Fisioterapista, a quelle meno tradizionali, come il Musicista, il Massaggiatore e molte altre).

Per quelle poche attività che non hanno un Codice ATECO specifico, invece, la migliore soluzione è optare per un codice generico (ad esempio: Altri servizi per la persona NCA) o inserire uno o più codici secondari, per meglio definire tutte le prestazioni e i servizi offerti (soluzione che, specifichiamo, vale per ogni Partita IVA individuale).

Partita IVA individuale: inquadramento fiscale e contributivo

L’inquadramento fiscale e contributivo della Partita IVA individuale cambia a seconda della forma scelta: libero professionista o ditta individuale. Analizziamo insieme le differenze che si riscontrano tra di essi:

Libero professionista: tasse e contributi

La tassazione del libero professionista segue il “principio di cassa”, e cioè fa riferimento alle fatture effettivamente incassate nel periodo d’imposta. Il calcolo delle tasse avviene, però, sul cosiddetto reddito imponibile, che si ottiene sottraendo, ai compensi ottenuti durante l’anno, le spese deducibili.

Il libero professionista può assoggettarsi al regime forfettario, un regime fiscale agevolato che prevede una tassazione molto competitiva ed è pensato per coloro che hanno avviato da poco la propria Partita IVA.

Per rientrare nel regime forfettario, il libero professionista dovrà rispettare il limite di fatturato annuo (che, attualmente, è fissato a 65.000 euro), oltre ad una serie di requisiti (che puoi approfondire in questo post).

Aderendo al regime forfettario da libero professionista, pagherai solamente il 15% di tasse sul tuo reddito imponibile o, se possiedi i requisiti richiesti, il 5% per i primi cinque anni di attività (dopo si passa al 15% per tutti).

Oltre ad avere una tassazione assai vantaggiosa, il regime forfettario ti permette di operare in franchigia IVA, ovvero senza applicare l’Imposta sulle tue tariffe. Ciò significa che, a pari competenze, avrai maggiori possibilità di essere scelto dai tuoi clienti. I benefici includono anche la contabilità semplificata e l’assenza di studi di settore.

Dal punto di vista contributivo, invece, l’inquadramento del libero professionista cambia a seconda della professione svolta: quelle con Cassa, infatti, rispettano i parametri stabiliti dall’ente di riferimento; per tutti gli altri, invece, c’è la Gestione Separata INPS, che prevede il versamento del 25,72% sul tuo reddito imponibile.

Ditta individuale: tasse e contributi

La tassazione della ditta individuale, da alcuni anni,segue anch’essa il “principio di cassa”.

Anche la ditta individuale può aderire al regime forfettario (se in possesso dei suddetti requisiti), con le medesime aliquote dei professionisti (15% per tutti e 5% per i primi 5 anni per chi rientra nell’aliquota start-up).

Le cose cambiano dal punto di vista contributivo: commerciantiartigiani fanno riferimento alle rispettive sezioni dell’INPS e, a differenza dei professionisti (che versano i contributi in proporzione al reddito imponibile), devono versare i “contributi minimi“, obbligatori a prescindere dal fatturato (circa 3900 euro annui).

Inoltre, ricordiamo che, per avviare una ditta individuale, non è sufficiente l’apertura della Partita IVA individuale, bensì occorre presentare la ComUnica – mediante una procedura telematica o delegando tale adempimento ad un professionista – alla Camera di Commercio, per regolarizzare l’iscrizione.

La pratica risulta, spesso, assai complessa ma, per risparmiare tempo e denaro, puoi rivolgerti a Fiscozen e usufruire di una tariffa molto vantaggiosa: solo 244 euro per il servizio, più i costi pari a circa 90 euro.

Conclusioni

Se stai pensando di aprire una Partita IVA individuale, se non hai chiaro l’inquadramento che fa per te o se hai bisogno di aiuto per inoltrare la ComUnica, compila il form qui sotto e richiedi una consulenza a Fiscozen. Verrai ricontattato prima possibile da un nostro consulente, che ti assisterà nelle fasi iniziali della tua nuova attività!

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