Hai intenzione di aprire la Partita IVA da infermiere ma non sai come fare? L’articolo di oggi fa al caso tuo: scopriremo insieme quali sono i passaggi necessari per mettersi in proprio e cominciare a lavorare da infermiere libero professionista. Vedremo anche quali sono i costi e l’ammontare di tasse e contributi.

La Partita IVA da infermiere è sempre più richiesta nel mondo del lavoro. Strutture sanitarie, cliniche e case di cura sono, spesso, alla ricerca di giovani infermieri da assumere come collaboratori. Al tempo stesso, l’infermiere con Partita IVA può svolgere prestazioni in forma autonoma, come nel caso delle medicazioni a domicilio.

Dunque, se hai già conseguito la Laurea in Scienze Infermieristiche e superato l’esame di abilitazione e vorresti intraprendere una carriera in questo settore, la Partita IVA da infermiere è, per te, un ottimo strumento per entrare nel mercato del lavoro. Scopri come procedere con l’apertura con i consigli di Fiscozen!

Chi è l’infermiere?

L’infermiere è un professionista laureato, appartenente al gruppo delle cosiddette “professioni sanitarie”.

A differenza del passato, per diventare infermieri nel 2019, non basta più un corso di formazione: occorre, infatti, conseguire la Laurea in Scienze Infermieristiche, superare l’esame di abilitazione ed iscriversi al relativo albo.

A questo punto, l’infermiere può scegliere se lavorare come dipendente presso strutture pubbliche o private (ospedali, cliniche, case di riposo, ecc.), oppure indirizzarsi verso la strada della libera professione.

L’infermiere può operare, infatti, in svariati contesti: non soltanto negli ospedali, ma anche nelle scuole, nelle associazioni sportive, nelle comunità (ad esempio, case di cura per tossicodipendenti o per pazienti psichiatrici).

Spesso, poi, l’infermiere svolge anche visite e prestazioni “a domicilio”, per seguire il decorso post-operatorio dei pazienti, somministrare farmaci, effettuare medicazioni ed altri servizi, a seconda dell’ambito di specializzazione.

L’infermiere, da non confondere con altre figure – come OSA, OSS e OSSS, ricopre un ruolo molto delicato e di grande responsabilità: ecco perché è necessaria una formazione universitaria (che comprende, oltre alle discipline specifiche, anche diversi mesi di tirocinio), oltre ad una buona predisposizione personale verso questo lavoro!

Quando occorre aprire Partita IVA da infermiere?

L’apertura della Partita IVA è obbligatoria per tutti coloro che svolgono un’attività autonoma in maniera continua e regolare. Ciò significa che, se ti capita di recarti occasionalmente a casa di un paziente, non sarai costretto ad aprirla: potrai utilizzare la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto (pari al 20% del compenso), a prescindere dalla tua iscrizione all’Albo degli Infermieri (clicca qui per approfondire questo argomento).

Tuttavia, il sistema della prestazione occasionale è valido solo per attività di carattere episodico, ovvero che non si ripetono nel tempo e limitate entro una durata massima di 30 giorni per anno solare (per ciascun committente).

Dunque, se collabori con una struttura sanitaria, se hai dei pazienti fissi o se svolgi regolarmente prestazioni a domicilio, dovrai aprire la Partita IVA da infermiere, a prescindere dai tuoi compensi. In ogni caso, non dovrai preoccuparti: la procedura può essere effettuata online e gratuitamente con Fiscozen. Scopri come fare!

Come aprire Partita IVA da infermiere?

La Partita IVA da infermiere è lo strumento che ti permette di lavorare come libero professionista ed essere in regola con il fisco italiano. Grazie ad essa, infatti, puoi ricevere e fatturare i tuoi introiti, promuovere la tua attività e pubblicizzare (anche online) i tuoi servizi, pagare le tasse e versare i contributi previdenziali per la tua pensione.

L’apertura della Partita IVA costituisce un “momento di svolta” nella carriera professionale: si tratta di una decisione importante e, proprio per questo, è bene farsi affiancare da una figura esperta in materia fiscale. Nonostante la procedura online sia piuttosto semplice, infatti, durante questa fase ti verrà richiesto di compiere alcune scelte delicate: eventuali errori o imprecisioni potrebbero compromettere la futura attività.

Vediamo, dunque, i principali passaggi per aprire Partita IVA da infermiere:

#1 Aprire Partita IVA da infermiere online

L’apertura della Partita IVA da infermiere può essere effettuata online, entro poche ore, con Fiscozen.

Durante la procedura, verrai affiancato da un consulente, che ti guiderà attraverso i diversi step e ti fornirà tutte le informazioni necessarie per iniziare a svolgere la tua attività da infermiere libero professionista.

Se sei interessato ad aprire Partita IVA da infermiere, compila il form e verrai ricontattato quanto prima:

#2 Scelta del Codice ATECO da infermiere

Il secondo passaggio, una volta inoltrata la richiesta di apertura, riguarda la scelta del tuo Codice ATECO da infermiere. Questo codice serve a definire il tipo di attività che andrai a svolgere: è molto importante individuare quello giusto, poiché da esso dipendono aspetti essenziali della tua fiscalità (come il coefficiente di redditività).

Per lavorare da infermiere libero professionista, il Codice ATECO corretto è:

86.90.29: Altre attività paramediche indipendenti nca.

#3 Scelta del regime fiscale da infermiere

La seconda scelta che dovrai compiere riguarda il regime fiscale a cui assoggettarti. Attualmente, le opzioni disponibili sono due: il regime ordinario e il regime forfettario. Quest’ultimo rappresenta, ad oggi, la soluzione più vantaggiosa per le “piccole Partite IVA”, ovvero per i contribuenti che non superano i 65.000 euro di reddito.

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato, con una tassazione tra le più basse in Europa:

  • aliquota fissa al 5% (sul reddito imponibile) per i primi cinque anni di attività;
  • aliquota fissa al 15% (sul reddito imponibile) a partire dal sesto anno.

Il reddito imponibile si ottiene sottraendo, dal fatturato annuo complessivo, una percentuale “forfettaria” per le spese inerenti al tuo lavoro. Tale quota dipende dal Codice ATECO utilizzato: nel tuo caso, è pari al 22%.

Oltre ad avere una tassazione agevolata, il regime forfettario prevede numerosi vantaggi. Uno su tutti? L’esenzione IVA, che ti permette di offrire tariffe prive di Imposta sul Valore Aggiunto, dunque più basse e competitive rispetto ai tuoi diretti concorrenti. Ulteriori aspetti positivi della Partita IVA forfettaria sono:

Attenzione, però, perché il regime forfettario è aperto a molti… ma non a tutti! Oltre alla già citata soglia massima di reddito che, per il 2019, è stato innalzata da 30.000 fino a 65.000 euro, sussistono anche altre cause di esclusione, che ti consigliamo di valutare attentamente con l’aiuto di un consulente esperto.

In particolare, ci riferiamo ai problemi che potrebbero sorgere qualora tu fossi titolare di quote di partecipazione a società/associazioni (anche di famiglia) o a capo di S.r.l. che operano nel medesimo settore della tua Partita IVA.

Dovrai, poi, essere residente in Italia o in un Paese UE (o, comunque, che abbia stretto accordi economici tali da consentire uno scambio efficiente di informazioni fiscali) e produrre almeno il 75% del reddito complessivo sul territorio nazionale. Inoltre, non potrai avvalerti di regimi speciali IVA, né di determinazione forfettaria del reddito.

Contributi previdenziali da infermiere

Una volta aperta la Partita IVA da infermiere, dovrai iscriverti alla tua Cassa Previdenziale di riferimento, per poter versare anche i contributi a fini pensionistici. Gli infermieri, come svariate categorie di professionisti (medici, avvocati, architetti, ingegneri, psicologi, ecc.), fanno capo ad una Cassa specifica: l’ENPAPI.

Ciò significa che i tuoi contributi previdenziali verranno indirizzati a questo ente.

Essi si dividono in tre categorie, ovvero:

#1 Contributo soggettivo

Per l’anno 2019, l’ENPAPI richiede un contributo con aliquota applicata pari al 16% del tuo reddito imponibile. Dovrai, inoltre, versare un contributo minimo – a prescindere dal fatturato – che è pari a 1.600 euro.

#2 Contributo integrativo

È previsto, poi, un contributo integrativo pari al 4%, da applicare su tutti i corrispettivi lordi (comprese le prestazioni sanitarie soggette ad esenzione IVA), o al 2%, per i servizi resi verso pubbliche amministrazioni.

Questa percentuale può essere inserita – a titolo di rivalsa – direttamente in fattura. Anche in questo caso, all’infermiere è richiesto un contributo integrativo minimo che, per l’anno di imposta 2019, è pari a 150 euro.

#3 Contributo di maternità

Infine, è previsto un contributo di maternità, con un importo fisso stabilito, di anno in anno, da ENPAPI.

Partita IVA da infermiere: conclusioni

Come abbiamo visto, aprire la Partita IVA da infermiere è un’operazione abbastanza semplice. Inoltre, scegliendo il regime forfettario e prestando attenzione a tutti gli adempimenti, i rischi e le spese sono ridotti al minimo. In compenso, da infermiere libero professionista, potrai accedere ad una serie di attività: questa figura, infatti, è sempre più richiesta, sia dai privati che necessitano di assistenza per un parente anziano o ammalato, sia dalle strutture sanitarie pubbliche e private, alla ricerca di collaboratori con Partita IVA.

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