Hai intenzione di aprire la Partita IVA da infermiere ma non sai come fare, né a chi rivolgerti? L’articolo di oggi fa esattamente al caso tuo: scopriremo insieme quali adempimenti dovrai affrontare per cominciare a lavorare come infermiere libero professionista e faremo una previsione dei futuri costi per le imposte e i contributi.

La Partita IVA da infermiere è sempre più richiesta nel mondo del lavoro. Strutture sanitarie, cliniche private e case di riposo sono, molto spesso, alla ricerca di giovani infermieri da inserire nel proprio staff, ma preferiscono instaurare un rapporto di collaborazione ed affidarsi a chi svolge questa attività come libero professionista.

Dunque, se hai già conseguito la Laurea in Scienze Infermieristiche, hai superato l’esame di abilitazione e vorresti intraprendere una carriera nel settore, la Partita IVA da infermiere ti servirà come strumento per entrare nel mercato del lavoro. Scopri subito come aprirla e quali opzioni sono per te più vantaggiose!

Chi è l’infermiere?

L’infermiere è un professionista laureato, appartenente al gruppo delle cosiddette “professioni sanitarie”.

A differenza dei decenni passati, nel 2020 per diventare infermieri non basta più un corso di formazione: occorre, invece, conseguire la Laurea in Scienze Infermieristiche, che ha una durata triennale e comprende anche un lungo periodo di tirocinio, e poi superare l’esame di abilitazione per iscriversi al relativo Albo.

Giunto a questo punto, l’infermiere può scegliere se cercare un lavoro come dipendente presso una struttura sanitaria pubblica o privata, o se dirigersi verso la strada della libera professione.

L’infermiere, infatti,può operare in svariati contesti: non soltanto negli ospedali, ma anche nelle scuole, nelle associazioni sportive, nelle comunità (ad esempio, case di cura per tossicodipendenti o per pazienti psichiatrici).

Spesso, poi, l’infermiere svolge anche visite e prestazioni “a domicilio”, per seguire il decorso post-operatorio dei pazienti, somministrare farmaci, effettuare medicazioni ed altri servizi, a seconda dell’ambito di specializzazione.

L’infermiere, da non confondere con altre figure come OSA, OSS e OSSS, ricopre un ruolo molto delicato e di enorme responsabilità, a diretto contatto con i pazienti: ecco perché è necessaria una formazione universitaria di alto livello, che comprende almeno una Laurea Triennale, meglio se seguita da una Laurea Magistrale, da un Master o da altri corsi di specializzazione e/o aggiornamento, oltre ad una buona predisposizione personale verso questo lavoro!

Come lavora l’infermiere?

Come altri professionisti iscritti ad un Ordine e/o Albo Professionale – vedi, ad esempio, il medico o lo psicologo – anche l’infermiere può lavorare principalmente in due modi: come dipendente presso una struttura pubblica o privata, e cioè con un contratto di assunzione a tempo determinato o indeterminato, oppure come libero professionista. Chi sceglie la seconda modalità è tenuto, per legge, ad aprire la Partita IVA.

Tuttavia, può capitare che qualcuno ti proponga di adottare lo strumento della prestazione occasionale (o, per meglio dire, prestazione di lavoro autonomo occasionale), presentato erroneamente come “alternativa” alla Partita IVA.

Ovviamente non è così, per due importanti ragioni:

  1. Le prestazioni di lavoro autonomo occasionale sono incompatibili con qualsiasi attività esercitata in maniera abituale (ovvero con continuità e ripetizione nel tempo). Pertanto, potrai utilizzare questo strumento solo per singole collaborazioni di breve durata (massimo 30 giorni per anno solare per ciascun committente).
  2. Nelle prestazioni di lavoro autonomo occasionale, il committente funge da sostituto d’imposta. Dunque, tale modalità di collaborazione è consentita soltanto nei confronti di persone giuridiche e non di privati cittadini.

In ogni caso, a prescindere dal compenso e dalla durata della prestazione, l’infermiere che collabora con strutture pubbliche o private deve iscriversi alla Gestione Separata ENPAPI (e non alla Gestione Separata INPS). Tale gestione prevede un contributo per 1/3 a carico del lavoratore e per 2/3 a carico del committente, che dovrà detrarre la relativa parte (insieme all’aliquota IRPEF) dal compenso erogato al lavoratore e, infine, provvedere al versamento.

Ricordiamo, inoltre, che ENPAPI non applica alcuna soglia di esenzione alle prestazioni occasionali.

Come aprire Partita IVA da infermiere?

La Partita IVA da infermiere è lo strumento che ti permette di lavorare come libero professionista ed essere in regola con il fisco italiano. Grazie ad essa, infatti, puoi ricevere e fatturare i tuoi introiti, promuovere la tua attività e pubblicizzare (anche online) i tuoi servizi, pagare le tasse e versare i contributi previdenziali per la tua pensione.

Inoltre, non sarai soggetto ad alcuna limitazione nell’esercizio dell’attività: potrai rendere le tue prestazioni nei confronti di privati (e non solo di aziende o enti pubblici) e ripeterle nel tempo senza preoccuparti di nulla.

L’apertura della Partita IVA costituisce un “momento di svolta” nella carriera professionale: si tratta di una decisione importante e, proprio per questo, è bene farsi affiancare da una figura esperta in materia fiscale. Nonostante la procedura online sia piuttosto semplice, infatti, durante questa fase ti verrà richiesto di compiere alcune scelte delicate: eventuali errori o imprecisioni potrebbero compromettere la futura attività.

Vediamo, dunque, i principali passaggi per aprire Partita IVA da infermiere:

#1 Aprire Partita IVA da infermiere online

L’apertura della Partita IVA da infermiere può essere effettuata online, entro poche ore, con Fiscozen.

Durante la procedura, verrai affiancato da un consulente, che ti guiderà attraverso i diversi step e ti fornirà tutte le informazioni necessarie per iniziare a svolgere la tua attività da infermiere libero professionista.

Se sei interessato ad aprire Partita IVA da infermiere, compila il form e verrai ricontattato quanto prima:

#2 Scelta del Codice ATECO da infermiere

Il secondo passaggio, una volta inoltrata la richiesta di apertura, riguarda la scelta del tuo Codice ATECO da infermiere. Questo codice serve a definire il tipo di attività che andrai a svolgere: è molto importante individuare quello giusto, poiché da esso dipendono aspetti essenziali della tua fiscalità (come il coefficiente di redditività).

Per lavorare da infermiere libero professionista, il Codice ATECO corretto è:

86.90.29: Altre attività paramediche indipendenti nca.

#3 Scelta del regime fiscale da infermiere

La seconda scelta che dovrai compiere riguarda il regime fiscale a cui assoggettarti. Attualmente, le opzioni disponibili sono due: il regime ordinario e il regime forfettario. Quest’ultimo rappresenta, ad oggi, la soluzione più vantaggiosa per le “piccole Partite IVA”, ovvero per i contribuenti che non superano i 65.000 euro di ricavi.

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato, con una tassazione tra le più basse in Europa:

  • aliquota start-up al 5% sul reddito imponibile per i primi 5 anni di attività (per chi possiede i requisiti);
  • aliquota al 15% sul reddito imponibile (da subito, per chi non possiede i requisiti, o dal sesto anno per tutti gli altri).

Il reddito imponibile si ottiene sottraendo, dal fatturato annuo complessivo, una percentuale “forfettaria” per le spese inerenti al tuo lavoro. Tale quota dipende dal Codice ATECO utilizzato: nel tuo caso, è pari al 22%.

Oltre ad avere una tassazione agevolata, il regime forfettario prevede numerosi vantaggi. Uno su tutti?

La franchigia IVA, che ti permette di offrire tariffe prive di Imposta sul Valore Aggiunto, dunque più basse e competitive rispetto ai tuoi diretti concorrenti. Ulteriori aspetti positivi della Partita IVA forfettaria sono:

  • contabilità semplificata (es. non dovrai registrare le fatture, ma solo conservarle e numerarle);
  • esonero dall’uso della fatturazione elettronica;
  • esonero da esterometro, studi di settore, ecc..

Attenzione, però, perché il regime forfettario è aperto a molti… ma non a tutti! Oltre alla già citata soglia massima di ricavi che, a partire dal 2019, è stato innalzata da 30.000 fino a 65.000 euro, vi sono anche altre limitazioni:

  • redditi da lavoro dipendente: max 30.000 euro;
  • spese per dipendenti o collaboratori: max 20.000 euro.

Ma non è tutto, perché negli anni sono state introdotte nuove cause di esclusione.

In particolare, ci riferiamo ai problemi che potrebbero sorgere qualora tu fossi in possesso di quote di partecipazione ad una o più società o ti trovassi a controllare una S.r.l. che svolge attività riconducibili a quelle individuali.

Dovrai, poi, essere residente in Italia, in un Paese UE o, comunque, in uno Stato che abbia stretto accordi economici tali da consentire uno scambio continuo di informazioni fiscali e produrre almeno il 75% del reddito complessivo sul territorio nazionale. Inoltre, non potrai avvalerti di regimi speciali IVA, né di determinazione forfettaria del reddito.

Contributi previdenziali da infermiere

Una volta aperta la Partita IVA da infermiere, dovrai iscriverti alla tua Cassa Previdenziale di riferimento, per poter versare i contributi che daranno luogo al tuo trattamento pensionistico. Gli infermieri, come altre categorie di professionisti (medici, avvocati,architetti,ingegneri,psicologi, ecc.), fanno capo ad una Cassa specifica: ENPAPI.

L’ENPAPI prevede il versamento di tre tipologie di contributi previdenziali, ovvero:

#1 Contributo soggettivo

Per l’anno 2020, l’ENPAPI richiede un contributo soggettivo, con aliquota pari al 16% del tuo reddito professionale netto. Dovrai, inoltre, versare un contributo minimo – a prescindere dai tuoi ricavi – che è pari a 1.600 euro.

È prevista la riduzione del contributo minimo (50%), per coloro che:

  • non hanno compiuto 30 anni di età;
  • sono iscritti da meno di 4 anni;
  • hanno sospeso l’attività lavorativa per almeno 6 mesi consecutivi nel corso dell’anno solare.

#2 Contributo integrativo

È previsto, poi, un contributo integrativo pari al 4%, da applicare su tutti i corrispettivi lordi (comprese le prestazioni sanitarie soggette ad esenzione IVA), o al 2%, per i servizi resi verso pubbliche amministrazioni.

Questa percentuale può essere inserita – a titolo di rivalsa – direttamente in fattura. Anche in questo caso, all’infermiere è richiesto un contributo integrativo minimo che, per l’anno di imposta 2020, è pari a 150 euro.

#3 Contributo di maternità

Infine, è previsto un contributo di maternità, con un importo fisso stabilito, di anno in anno, da ENPAPI.

Conclusioni

Come abbiamo visto, quella di aprire Partita IVA da infermiere è una scelta che, prima o poi, tutti gli aspiranti professionisti devono affrontare, per potersi affermare nel settore e costruire, passo dopo passo, la propria carriera.

Inoltre, adottando il regime forfettario e prestando attenzione a tutti gli adempimenti, i rischi e le spese sono ridotti al minimo. In compenso, come infermiere libero professionista, hai dinanzi a te tante opportunità per metterti in gioco ed entrare con successo nel mondo del lavoro, fare esperienza e confrontarti con il settore dell’assistenza sanitaria. In più, se decidi di passare a Fiscozen, non dovrai più preoccuparti della gestione della tua Partita IVA da infermiere, perché penseremo a tutto noi: dichiarazioni, calcolo delle imposte e dei contributi e molto altro. Il tutto tramite una piattaforma online accessibile H24 e al prezzo di 299 euro + IVA!

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