L’articolo di oggi è dedicato ad un tema fondamentale per tutti i lavoratori autonomi, a prescindere dal tipo di attività che essi svolgono: parleremo, infatti, di Partita IVA e INPS.

Una delle questioni che preoccupano maggiormente tutti coloro che intendono mettersi in proprio riguarda, appunto, il calcolo ed il versamento dei contributi previdenziali: un’altra spesa a carico dei lavoratori con Partita IVA, che si aggiunge ai costi relativi alla tassazione.

E dunque, a proposito di Partita IVA e INPS, spiegheremo come funziona la contribuzione per i liberi professionisti “senza Cassa”, e cioè iscritti alla Gestione Separata INPS, ma anche per gli artigiani e i commercianti che fanno capo alla Gestione INPS Artigiani e Commercianti.

Vedremo, in ultimo, come effettuare la totalizzazione dei contributi previdenziali, ovvero la “ricongiunzione” dei vari contributi versati, durante il periodo lavorativo, presso casse, gestioni e/o fondi differenti, in modo da raggiungere la quota necessaria per entrare finalmente in pensione.

Gestione Separata INPS per liberi professionisti

La prima sezione della nostra guida “Partita IVA e INPS” sarà dedicata alla Gestione Separata INPS e, dunque, alla contribuzione dei liberi professionisti che non fanno capo ad un Ordine.

Come sappiamo, infatti, alcune professioni possono essere esercitate soltanto da coloro che hanno superato l’Esame di Stato e che risultano iscritti al relativo Ordine e/o Albo Professionale: basti pensare a figure come gli avvocati, i medici, gli psicologi e molte altre ancora.

Tutte queste figure, se esercitano in regime di libera professione, sono tenute ad iscriversi ad una Cassa Previdenziale specifica, alla quale dovranno, anno dopo anno, versare i propri contributi.

Al contrario, tutti quei professionisti che non hanno né un Ordine, né una Cassa di riferimento (pensiamo, ad esempio, alle figure nate in tempi recenti, come il consulente web marketing o lo sviluppatore di app e software), dovranno iscriversi alla Gestione Separata INPS.

Per questi ultimi, dunque, il calcolo dei contributi previdenziali avviene in maniera proporzionale al reddito imponibile: attualmente, l’aliquota contributiva è pari al 25,72%.

Ricordiamo, inoltre che, per i professionisti iscritti alla GS che hanno adottato il regime fiscale forfettario, i contributi previdenziali rappresentano l’unica spesa deducibile analiticamente.

Gestione INPS Artigiani e Commercianti

Passiamo alla seconda categoria interessata alla questione “Partita IVA e INPS”, ovvero i lavoratori autonomi che svolgono un’attività classificata come artigianale o commerciale. La quale, per “partire”, necessita di una procedura più complessa sia per l’apertura della Partita IVA, sia per il disbrigo degli adempimenti: occorre, infatti, presentare la Comunicazione Unica per informare tutti gli enti, tra cui l’INPS, e inviare la SCIA al Comune di riferimento (se il tipo di attività lo prevede).

Se tale attività viene svolta in forma individuale, essi saranno inquadrati fiscalmente come ditte individuali (e non come liberi professionisti). Dovranno, pertanto, iscriversi ad una Cassa differente dalla Gestione Separata, conosciuta come Gestione INPS Artigiani e Commercianti. Cosa comporta tutto questo?

La prima differenza tra la contribuzione dei professionisti e quella delle ditte individuali riguarda la modalità di calcolo dei contributi previdenziali. Come abbiamo visto, per i primi, la determinazione della cifra dovuta avviene in proporzione al reddito, mentre artigiani e commercianti sono tenuti a versare dei contributi fissi, e cioè che non aumentano o diminuiscono a seconda del fatturato prodotto.

Entriamo, dunque, nel dettaglio e scopriamo a quanto ammontano questi contributi fissi.

  • Contributi fissi artigiani:
    • 3.836,16 euro (per chi ha compiuto 21 anni)
    • 3.501,15 euro (per gli under 21)
  • Contributi fissi commercianti:
    • 3.850,52 euro (per chi ha compiuto 21 anni)
    • 3.515,50 euro (per gli under 21)

Per gli artigiani e i commercianti che hanno prodotto un reddito pari o inferiore a quello indicato dall’INPS come “reddito minimo” (che, per l’anno 2020, è fissato a 15.953 euro), gli unici contributi previdenziali da versare sono quelli fissi o “minimi” che abbiamo menzionato qui sopra.

Coloro che, invece, hanno superato tale soglia dovranno versare un ulteriore contributo “a percentuale”, calcolato soltanto sulla quota eccedente il “reddito minimo”, secondo le seguenti aliquote:

  • 24% (artigiani con più di 21 anni)
  • 21,90% (artigiani under 21)
  • 24,09% (commercianti con più di 21 anni)
  • 21,99% (commercianti under 21)

Ricordiamo che le aliquote vengono maggiorate di un punto percentuale se il reddito supera i 47.379 euro.

Infine, per chi non lo sapesse, sottolineiamo che le ditte individuali (artigiani e commercianti) assoggettate al regime fiscale forfettario possono fare domanda all’INPS per la riduzione del 35% su tutti i contributi (fissi e variabili). Tuttavia, usufruendo di tale “sconto”, vedranno riconosciute soltanto otto mensilità (e non dodici).

Partita IVA e INPS: totalizzazione dei contributi previdenziali

Sappiamo tutti che i contributi previdenziali non costituiscono una vera e propria “spesa”, ma vanno considerati come delle somme che il lavoratore “mette da parte” e che tornano indietro sotto forma di trattamento pensionistico.

Pertanto, appare chiaro quanto sia importante, per chi desidera andare in pensione nel breve tempo e garantirsi una certa serenità economica, “recuperare” tutti i versamenti effettuati nel corso degli anni presso casse, gestioni o fondi previdenziali differenti, al fine di unificarli e ottenere un solo trattamento: questa operazione si chiama “totalizzazione dei contributi previdenziali” e riguarda varie categorie di lavoratori autonomi e non.

Ad esempio, se un artigiano (o un commerciante) ha alternato periodi di lavoro subordinato e periodi di lavoro autonomo, può totalizzare i contributi versati nelle gestioni speciali, come la suddetta Gestione Artigiani e Commercianti, sommandoli a quelli versati all’INPS presso il fondo pensioni per i lavoratori dipendenti.

Un altro esempio classico è quello dei lavoratori autonomi che hanno operato sia in Italia che all’estero, presso uno o più Paesi facenti parte dell’UE o che hanno stabilito altri accordi o convenzioni di natura economica. Anche costoro, infatti, possono totalizzare gratuitamente i contributi versati presso altri Stati e sommarli a quelli accreditati all’INPS, per perfezionare il diritto alla pensione.

Il terzo caso riguarda, invece, i liberi professionisti iscritti ad appositi albi o elenchi, gestiti da Enti Previdenziali privati costituiti ai sensi del Decreto Legislativo n. 103 del 10 febbraio 1996, che hanno versato parte dei contributi alla Gestione Separata INPS e che, con il sistema della totalizzazione, possono maturare il diritto ad un unico (e migliore) trattamento pensionistico.

A tal proposito, comunque, occorre ricordare tre cose essenziali:

  1. La totalizzazione dei contributi, a differenza della ricongiunzione, è completamente gratuita.
  2. È possibile totalizzare i contributi, solamente se versati in casse, gestioni o fondi nei quali il lavoratore ha maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 3 anni.
  3. La pensione ottenuta tramite totalizzazione è reversibile ai superstiti, secondo le modalità e nei limiti stabiliti da ogni singola gestione.

Quando cominciare a pensare alla pensione?

Proseguendo con il tema “Partita IVA e INPS”, dopo aver analizzato il sistema di calcolo dei contributi previdenziali per professionisti e ditte individuali e trattato le recenti disposizioni riguardo alla totalizzazione, non ci rimane che un’ultima domanda: quando bisognerebbe iniziare a pensare alla pensione?

In realtà, non esiste una finestra temporale per i lavoratori autonomi, e neppure per i dipendenti pubblici e privati. La risposta, infatti, dipende da tantissimi fattori, tra cui l’anzianità contributiva, lo stipendio percepito o il volume di reddito prodotto negli anni con la Partita IVA, ma anche l’eventuale versamento di contributi volontari per integrare il futuro importo del trattamento pensionistico. Per di più, i lavoratori (autonomi e dipendenti) possono “riscattare”, versando delle quote “extra”, gli anni universitari e i periodi non coperti da contribuzione.

Dunque, alla luce di tutto ciò, il nostro consiglio è quello di cominciare a “pensare alla pensione” con il più largo anticipo possibile, in modo tale da non prolungare ulteriormente i tempi necessari per concludere l’attività lavorativa e utilizzare al meglio le risorse economiche per eventuali integrazioni o periodi da riscattare.

Conclusioni

In conclusione, se vuoi essere certo di non commettere alcun errore nel calcolo dei contributi, né di ritardare o saltare uno o più versamenti, ma al contempo non vuoi spendere cifre esagerate per l’assistenza fiscale, passa a Fiscozen! Per i contribuenti forfettari, i costi sono pari a 299 euro + IVA/anno e comprendono il disbrigo di tutti gli adempimenti relativi a Partita IVA, INPS e, in generale, alla gestione dell’attività lavorativa.

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