In questo articolo ti spiegheremo, passo dopo passo, come aprire Partita IVA da investigatore privato, quali sono i costi che dovrai affrontare e i requisiti necessari per avviare un’attività professionale in questo settore.

Chi è l’investigatore privato? Al di là dell’immagine, parecchio romanzata, del detective privato, che ci viene offerta dai romanzi gialli e dal cinema, questa figura è innanzitutto un professionista che opera su commissione, svolgendo indagini e ricerche riguardo ad una persona, sulla reputazione di un’azienda o su un caso di cronaca.

Per esercitare la professione di investigatore privato, servono, pertanto, determinati requisiti (titoli di studio, master, oltre ad una buona attitudine personale). Inoltre, chi lavora in regime di autonomia deve seguire una serie di adempimenti legali e fiscali, per poter dichiarare i propri incassi, pagare le tasse e versare i contributi previdenziali.

Se sei interessato a questa attività, dunque, non perdere la guida sulla Partita IVA da investigatore privato!

Investigatore privato: chi è?

Come abbiamo già accennato, l’investigatore privato è un professionista che si occupa di indagini e ricerche per conto di committenti privati, aziende o enti pubblici. A differenza dell’investigatore che opera in Polizia o nell’Arma dei Carabinieri, il detective privato è, nella stragrande maggioranza dei casi, un freelance.

La sua attività consiste, principalmente, nel raccogliere informazioni riguardo a persone, società o fatti di cronaca.

A seconda delle sue specializzazioni, l’investigatore privato può operare in ambito coniugale (ad esempio, documentando i casi di infedeltà) o informatico (truffe online, furti di identità ed altri crimini inerenti alla Rete), reperire soggetti scomparsi, reperire prove sufficienti per riaprire un caso o dimostrare la colpevolezza di qualcuno.

Dunque, la figura dell’investigatore privato racchiude svariate competenze e necessita di particolari requisiti:

  • Laurea in Giurisprudenza o Economia;
  • Master in Criminologia o Scienze dell’Investigazione;
  • Praticantato triennale o Corsi di aggiornamento ai sensi del D.M. 269/10.

Oltre ai titoli di studio, comunque, l’investigatore privato deve possedere anche un certo “fiuto”, saper effettuare connessioni e deduzioni logiche, avere una propensione al pensiero critico ed una buona prestanza fisica.

Non dimentichiamo, poi, le competenze tecniche che, di questi tempi, sono altrettanto indispensabili: oltre ad essere in grado di utilizzare la macchina fotografica, deve padroneggiare i mezzi informatici e gli strumenti tecnologici utilizzati per le intercettazioni e possedere nozioni di psicologia. Inoltre, per svolgere la professione di investigatore privato, il soggetto non deve avere precedenti penali e/o procedimenti in corso.

Come diventare investigatore privato?

Ricapitolando, per diventare investigatore privato, è necessario seguire uno specifico iter di formazione:

  • conseguire i titoli di studio richiesti;
  • seguire corsi di investigazione ed aggiornarsi regolarmente.

Inoltre, per svolgere tale attività in maniera autonoma, ovvero da freelance, occorre aprire la Partita IVA.

Partita IVA da investigatore privato: cos’è?

La Partita IVA è uno strumento – più specificatamente, un codice composto da undici cifre – indispensabile per svolgere qualsiasi attività autonoma, ovvero professionale o d’impresa, ed essere in regola con il Fisco Italiano.

È grazie ad essa, infatti, che il lavoratore – in questo caso: l’investigatore privato – può compilare e presentare la dichiarazione dei redditi, pagare le imposte che gli spettano e contribuire al proprio trattamento pensionistico.

Partita IVA o prestazione occasionale?

Sicuramente, in molti hanno già sentito parlare della cosiddetta prestazione occasionale, considerata erroneamente una sorta di alternativa all’apertura della Partita IVA. Ovviamente non è così: la prestazione occasionale non può sostituire la Partita IVA, specialmente per chi svolge un’attività regolare, continua e prolungata nel tempo.

Il limite dei 5.000 euro di reddito, ritenuti una soglia entro cui non occorre aprire Partita IVA è un falso mito.

La prestazione occasionale, infatti, può essere utilizzata soltanto per attività di carattere episodico, che non superino i 30 giorni per anno solare, il che è impossibile da conciliare con quello che è un lavoro fisso a tutti gli effetti.

Non dimentichiamo, inoltre, che la Partita IVA consente di versare i contributi previdenziali (in altre parole: avrai diritto al trattamento pensionistico) e di pagare meno tasse. Incredulo? E invece, come vedremo, è proprio così!

Come aprire la Partita IVA da investigatore privato?

Aprire la Partita IVA è semplice e non richiede costi di apertura. La procedura può essere eseguita online e in un paio d’ore, tramite il sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, fare da soli potrebbe crearvi qualche difficoltà. In fase di apertura, difatti, dovrete portare a termine passaggi delicati, che influenzeranno la vostra attività futura.

Vediamo, nel dettaglio, come fare per aprire Partita IVA da investigatore privato:

  1. Aprire la Partita IVA → Operazione, come abbiamo visto, da effettuare gratuitamente e per via telematica.
  2. Scelta Codice ATECO → In secondo luogo, dovrete scegliere il Codice ATECO (che identifica il tipo di attività e/o il settore di riferimento), che in questo caso è: 80.30.00 (servizi di investigazione privata).
  3. Scelta regime fiscale → Il terzo passaggio consiste nella scelta del regime fiscale. Attualmente, le opzioni disponibili sono due: regime ordinario e regime forfettario. Quest’ultimo, come vedremo nel prossimo paragrafo, costituisce, ad oggi, la soluzione fiscale più vantaggiosa per i nuovi professionisti.
  4. Apertura posizione INPS → Infine, per poter versare i contributi previdenziali all’INPS e avere diritto al vostro trattamento pensionistico, dovrete iscrivervi alla cosiddetta Gestione Separata INPS.

Il regime forfettario per investigatore privato

Il regime forfettario è l’opzione più conveniente per chi svolge attività professionale o intende aprire Partita IVA da investigatore privato, riservata ai lavoratori autonomi con reddito annuo inferiore ai 65.000 euro.

La principale agevolazione, per la Partita IVA forfettaria, consiste nel versamento di un’unica imposta sostitutiva, con aliquota fissa pari al 15% del reddito imponibile (che, per i professionisti, si calcola sottraendo il 22% dal fatturato lordo, come quota fissa per le spese), al posto delle varie IRPEF, IRAP, addizionali, etc., ridotta ulteriormente al 5% per i primi cinque anni di attività. Un vantaggio non indifferente, rispetto a chi opera con prestazione occasionale e, dunque, utilizza il sistema della ritenuta d’acconto (pari al 20% sull’intero importo)!

I benefici, per chi sceglie il regime forfettario, non finiscono qui:

  • esenzione IVA → forfettari non sono tenuti a versare l’IVA, né ad indicarla in fattura, e di conseguenza possono offrire tariffe più competitive, rispetto ai concorrenti assoggettati al regime ordinario;
  • esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica;
  • esclusione da studi di settore, spesometro e redditometro;
  • semplificazione della contabilità → forfettari non sono tenuti a registrare le fatture, etc..

Regime forfettario per investigatore privato: cause di esclusione

Come abbiamo accennato poco prima, il regime forfettario è accessibile ai lavoratori autonomi che percepiscono un reddito non superiore a 65.000 euro annui (rispetto ai 30.000 euro per l’anno 2018). Restano, tuttavia, esclusi i titolari di Partita IVA da investigatore privato che rientrano in una delle seguenti categorie:

  • chi, tramite Partita IVA, svolge un’attività secondaria basata su regimi speciali IVA o regimi con determinazione forfettaria del reddito;
  • chi risiede in Paesi Extraeuropei o che non hanno accordi con l’Italia per lo scambio di informazioni fiscali;
  • chi produce all’estero più del 25% del proprio fatturato;
  • i soci di associazioni e società, anche di tipo familiare;
  • i soci che controllano S.r.l. (purché le attività svolte tramite società e con la Partita IVA siano assimilabili).

Per approfondire il tema delle cause di esclusione dal regime forfettario, vi rimandiamo a questo articolo.

Iscrizione alla Gestione Separata INPS

La professione di investigatore privato, pur essendo soggetta alle regole che abbiamo elencato in precedenza, non fa riferimento ad un Albo o ad un Ordine Professionale (come accade, invece, per medici, avvocati, etc.).

Inoltre, trattandosi di un’attività professionale – e non di tipo commerciale o artigianale come, ad esempio, il parrucchiere o l’estetista – non è necessario effettuare l’iscrizione alla Camera di Commercio.

Di conseguenza, il titolare di Partita IVA da investigatore privato dovrà – previa iscrizione – versare i propri contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS, sezione Professionisti (e non Commercianti/Artigiani).

La quota prevista, per i contributi, è pari al 25,72% fisso sul reddito imponibile.

Partita IVA da investigatore privato: quali sono i costi?

Veniamo, adesso, ad una domanda molto importante: quali sono i costi per la gestione della Partita IVA da investigatore privato? Come già detto, non sono previste spese di apertura. Tuttavia, il professionista sarà tenuto a versare, in percentuale variabile in proporzione al reddito, le imposte e i contributi pensionistici.

Facciamo insieme qualche esempio, per valutare i possibili costi di gestione nel regime forfettario.

Esempio 1: Luca, investigatore privato, con reddito annuo pari a 40.000 euro.

  • Reddito lordo: 40.000 euro
  • Reddito imponibile (pari al 78%): 31.200 euro
  • Imposta sostitutiva (pari al 15%): 4.680 euro (ridotti a 1.560 euro per i primi cinque anni)
  • Contributi previdenziali (pari al 25,72%): 8.024 euro

Esempio 2: Arianna, detective privata, con reddito annuo pari a 25.000 euro.

  • Reddito lordo: 25.000 euro
  • Reddito imponibile (pari al 78%): 19.500 euro
  • Imposta sostitutiva (pari al 15%): 2.925 euro (ridotti a 975 euro per i primi cinque anni)
  • Contributi previdenziali (pari al 25,72%): 5.014 euro

Esempio 3: Michele, investigatore privato, con reddito annuo pari a 15.000 euro.

  • Reddito lordo: 15.000 euro
  • Reddito imponibile (pari al 78%): 11.700 euro
  • Imposta sostitutiva (pari al 15%): 1.755 euro (ridotti a 585 euro per i primi cinque anni)
  • Contributi previdenziali (pari al 25,72%): 3.009 euro

Ai costi per tasse e contributi, non dimentichiamo di sommare quelli per il commercialista. Una spesa che può essere ridotta, anche sensibilmente, scegliendo un servizio online per la gestione della Partita IVA, come Fiscozen.

Con Fiscozen, il professionista viene seguito da un team di esperti in materia fiscale, sia per l’apertura della Partita IVA che nelle fasi successive, e potrà gestire comodamente online la fatturazione e gli adempimenti fiscali.

Dunque, se avete intenzione di aprire Partita IVA da investigatore privato o se vorreste risparmiare sull’onorario del vostro commercialista, compilate il form sottostante per richiedere una consulenza. Sarà nostra cura ricontattarvi prima possibile.

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