Oggi scopriremo insieme come si apre una Partita IVA da libero professionista, quali sono i costi iniziali, delle imposte e dei contributi previdenziali e gli adempimenti che occorrono per partire con una nuova attività da freelancer, ma anche come scegliere il regime fiscale e il Codice ATECO più indicati per le proprie esigenze.

Faremo, dunque, una panoramica approfondita sul mondo della libera professione, mediante previsioni ed esempi specifici sulla tassazione, sui vari obblighi fiscali e burocratici da assolvere durante l’anno e su tutti i costi relativi alla futura gestione di una Partita IVA.

Se hai da poco concluso il tuo percorso di formazione, hai appena conseguito una Laurea in Medicina, Giurisprudenza, ecc. o se, semplicemente, sei stanco di lavorare alle dipendenze di qualcuno e preferiresti dedicarti ad un’attività tutta tua, con questo articolo potrai chiarirti le idee riguardo all’apertura di una Partita IVA da libero professionista ed alla scelta delle migliori opzioni per risparmiare su tasse e tante altre spese!

Chi è il libero professionista?

Prima di analizzare i singoli passaggi necessari per aprire una Partita IVA come libero professionista, è utile comprendere cosa si intende con l’espressione “libera professione” secondo il diritto contemporaneo.

Difatti, non tutti i titolari di Partita IVA, né tanto meno tutti i lavoratori autonomi, rientrano nella categoria dei professionisti o freelancer, in quanto esistono varie tipologie di lavoro autonomo, che si differenziano a seconda delle modalità di svolgimento ed organizzazione.

Il libero professionista, nello specifico, è un lavoratore autonomo che svolge un’attività prettamente intellettuale, senza vincoli di subordinazione rispetto al committente e che prevede un compenso per la realizzazione di un’opera o la prestazione di un servizio. Inoltre, è lo stesso freelancer ad organizzare il proprio lavoro in quanto a tempistiche, orari, strumenti, postazione, ecc..

Come possiamo intuire, si tratta di una definizione molto ampia, che include al suo interno attività assai diverse tra loro: dalle professioni “classiche”, legate spesso ad un Ordine Professionale con un proprio Albo e una propria Cassa Previdenziale, come nel caso degli Avvocati o degli Psicologi, alle professioni più “innovative”, cioè nate in tempi recenti e, per questo, non ancora soggette a regolamentazioni specifiche. Ci riferiamo, ad esempio, a tutte le attività legate all’informatica o al web (dallo Sviluppatore di app e software al Social media manager), alle nuove figure che si occupano di salute e benessere (vedi l’Osteopata o il Personal trainer) o che propongono forme di marketing meno convenzionali (dal Travel blogger all’Influencer) e così via.

Per consentire ai “nuovi professionisti” di versare i contributi che andranno a costituire il futuro trattamento pensionistico, seppure in assenza di una specifica Cassa Previdenziale, è stata istituita la Gestione Separata dell’INPS: capiremo meglio più avanti come funziona e quali sono le aliquote per l’anno in corso.

Prestazione occasionale o Partita IVA?

Sicuramente ti sarà capitato di sentir parlare della “prestazione occasionale”, erroneamente presentata, a volte, come “alternativa” all’apertura della Partita IVA da libero professionista.

Si tratta di un’opinione assolutamente errata, poiché la prestazione occasionale non può, in alcun modo, sostituire la Partita IVA, ma anzi costituisce, sotto vari punti di vista, uno svantaggio rispetto ad essa.

Non dimentichiamo, poi, che la prestazione occasionale si adatta solamente ai piccoli lavori saltuari – occasionali, appunto – e non ad un’attività professionale che perdura nel tempo e comporta dei guadagni regolari.

In altre parole, è possibile avvalersi di questo strumento solo per singole commissioni: ad esempio, se un amico ti chiede aiuto per realizzare la grafica di un sito o se ti capita di tradurre un articolo, allora rientrerai nei parametri consentiti. Ma, quando hai già dei clienti fissi, delle collaborazioni che durano più di 30 giorni o che si ripetono nel tempo, dovrai per forza aprire la Partita IVA.  Una scelta che, come scoprirai presto, offre addirittura un risparmio rispetto alla prestazione occasionale, in quanto non subirai più l’odiosa “ritenuta d’acconto”, che equivale al 20% dei compensi (se corrisposti da imprese italiane) e viene direttamente trattenuta dal datore di lavoro, che provvederà a versarla in qualità di sostituto d’imposta. In più, potrai iniziare a promuoverti nel modo che preferisci: sui tuoi canali social, con annunci online e offline, attraverso il tuo sito web personale e via di seguito.

Non ci credi? Vediamo, allora, come funziona una Partita IVA da libero professionista!

Come aprire Partita IVA da libero professionista?

Il primo grande dubbio, che generalmente tormenta tutti coloro che vorrebbero avviare una nuova attività libero-professionale, è il seguente: “quanto si spende per aprire Partita IVA da libero professionista?”.

Ebbene, e se ti dicessi che l’apertura è totalmente gratuita?

Proprio così: per aprire Partita IVA come libero professionista – inquadramento diverso dalle ditte individuali, per le quali vi sono invece sia delle spese iniziali, sia vari costi fissi che esulano dal reddito – non occorre spendere un solo euro. La procedura si svolge, ormai, soltanto per via telematica e, se decidi di affidarti a noi di Fiscozen, potrai completarla senza oneri aggiuntivi e con la garanzia di fare tutto in piena correttezza.

Con Fiscozen, infatti, puoi avviare la tua nuova attività da freelancer in tempi rapidissimi, assistito da un consulente esperto che ti aiuterà sia nei passaggi necessari per aprire Partita IVA come libero professionista, sia nella scelta delle opzioni fiscali per te più convenienti. Quali sono questi step? Analizziamoli subito insieme!

a. Codice ATECO

Ogni Partita IVA è associata ad un Codice ATECO, ovvero un codice che indica che tipo di attività si andrà a svolgere. Esistono decine e decine di Codici ATECO e, a seconda della professione esercitata, la scelta può essere più o meno semplice: difatti, se per quelle più “convenzionali” (come le Professioni Ordinistiche: Architetto, Medico, Ingegnere, ecc.) vi è un codice ben preciso, per quelle più “innovative” occorre, talvolta, adottarne uno generico, meglio se con l’aiuto di una figura esperta, per evitare di commettere sviste o di sbagliare valutazioni.

Ma perché, ti chiederai, è così importante la scelta del Codice ATECO? Perché è da esso che dipendono aspetti che influenzeranno la tua futura attività da libero professionista, soprattutto se – come da noi consigliato – deciderai di assoggettarti al regime forfettario. Di che si tratta? Andiamo a scoprirlo nel prossimo paragrafo!

b. Regime forfettario per i liberi professionisti

Un’altra scelta determinante per la tua carriera, e per molti versi connessa a quella del Codice ATECO, riguarda il regime fiscale da adottare. Per le nuove attività, l’opzione più vantaggiosa non può che essere il regime forfettario, l’unico regime che offre una tassazione ridotta e che ti permette di risparmiare a tutto tondo!

Nel regime forfettario, come è facile intuire, tutto si calcola su base fissa o, per meglio dire, forfettaria: al posto dei comuni tributi, qui l’imposta è una sola, con aliquota al 15% (o, se possiedi anche i requisiti per l’aliquota start-up, al 5% dal primo al quinto anno di attività) sul reddito imponibile. Il quale, a sua volta, si calcola deducendo dal fatturato totale una percentuale (derivante dal Codice ATECO che si è scelto) per le spese sostenute durante l’anno.

Per la maggior parte dei freelancer, la percentuale dedotta è pari al 22%, mentre le imposte (e i contributi previdenziali) saranno applicate sul rimanente 78% (detto anche “coefficiente di redditività”, vale a dire la porzione di fatturato che, tolti i costi, costituisce il vero reddito del professionista).

Ma non è tutto: un altro aspetto da menzionare è la possibilità di operare in franchigia IVA, senza quindi maggiorare le tue tariffe con questa ulteriore imposta. Ciò significa che, se comparate a quelle di altri concorrenti non forfettari, risulteranno più basse e competitive e, quindi, certamente più adatte ad attrarre una vasta clientela.

In più, i forfettari sono esonerati da una serie di incombenze burocratiche che, spesso, finiscono per rallentare l’attività: dalla fatturazione elettronica agli studi di settore, dall’esterometro alla registrazione delle fatture e dei corrispettivi (mentre, nel tuo caso, dovrai provvedere solamente a conservarle e numerarle con ordine progressivo).

Per poter adottare il regime forfettario, oltre a non superare la soglia massima di reddito (che, anche per il 2020, resta fissata a 65.000 euro), dovrai prestare attenzione ai vari limiti e requisiti, tra cui:

  • redditi da lavoro dipendente/pensione non superiori a 30.000 euro;
  • spese per dipendenti e/o collaboratori non superiori a 20.000 euro;
  • non potrai essere socio di aziende, associazioni, ecc.;
  • non potrai essere al comando di S.r.l. del tuo stesso settore.

Per essere certo di rientrare tra i parametri stabiliti per il regime forfettario ed aprire gratis Partita IVA da libero professionista, richiedi una consulenza gratuita a Fiscozen. Compila il form e ti ricontatteremo al più presto!

c. Cassa Previdenziale per liberi professionisti

In un precedente paragrafo, abbiamo anticipato che non tutti i liberi professionisti hanno un Ordine, e dunque una Cassa Previdenziale alla quale devono obbligatoriamente iscriversi, specialmente quando si tratta di lavori “creativi”, nati in tempi, tutto sommato, recenti o di settori considerati “poco convenzionali”.

Per tutte le attività “senza Cassa” c’è la Gestione Separata INPS.

Dunque, mentre i primi dovranno attenersi alle regole della propria Cassa (che, di anno in anno, stabilisce le aliquote, le scadenze per i pagamenti, le fasce di reddito, ecc.), per tutti gli altri il calcolo è semplice:

  • contributi in proporzione al volume d’affari, con aliquota al 25,72% sul reddito imponibile.

Ricordiamo, inoltre, che i contributi INPS sono l’unica spesa deducibile analiticamente nel regime forfettario.

Quanto costa la Partita IVA da libero professionista?

Aprire Partita IVA come libero professionista, come si evince da questo articolo, comporta una spesa iniziale pari a zero. Mentre i costi di gestione sono del tutto proporzionali al reddito annuo: pertanto, a differenza di altre categorie di lavoratori autonomi, se hai un fatturato nullo, o comunque basso, paghi una quota altrettanto ridotta.

Facciamo insieme alcuni calcoli e avrai le idee più chiare sui costi di una Partita IVA da libero professionista.

Marta, consulente web marketing freelance, 32 anni

Fatturato complessivo: 20.000 euro
Reddito imponibile (78%): 15.600 euro
Imposta sostitutiva (15% – 5%): 2.340 euro – 780 euro
Contributi previdenziali (25,72%): 4.012 euro

Giovanni, traduttore freelance, 39 anni

Fatturato complessivo: 35.000 euro
Reddito imponibile (78%): 27.300 euro
Imposta sostitutiva (15% – 5%): 4.095 euro – 1.365 euro
Contributi previdenziali (25,72%): 7.016 euro

Francesca, insegnante privata, 45 anni

Fatturato complessivo: 30.000 euro
Reddito imponibile (67%): 20.100 euro
Imposta sostitutiva (15% – 5%): 3.015 euro – 1.005 euro
Contributi previdenziali (25,72%): 5.169 euro

Conclusioni

In conclusione, sia che tu voglia sperimentare con un lavoro “diverso dal solito”, sia che tu abbia già chiaro il tuo futuro professionale, questa guida ti permetterà di orientarti e calcolare i costi di una Partita IVA da libero professionista. Ai quali, non dimentichiamo, si aggiunge anche l’onorario di chi cura la tua fiscalità.

Ma, se vorrai risparmiare anche su quest’ultima spesa e, al tempo stesso, non rinunciare ad un servizio puntuale e professionale, ti basta scegliere Fiscozen: una piattaforma digitale, comoda ed intuitiva, grazie alla quale potrai monitorare sempre l’andamento del tuo business ed essere aggiornato su novità e prossime scadenze.

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