In questo articolo ti spiegheremo come diventare mediatore familiare, una figura che, in questi ultimi anni, sta prendendo piede anche in Italia. Per intraprendere questa carriera, ancora oggi, non esistono requisiti stabiliti per legge: tuttavia, è possibile frequentare corsi di formazione per lavorare come dipendenti, oppure con Partita IVA.

La figura del mediatore familiare è, attualmente, una delle più discusse. Nonostante la popolarità e le numerose offerte di lavoro per chi possiede i requisiti richiesti, vi sono ancora parecchi dubbi riguardo al ruolo ed alle mansioni del mediatore familiare. Cosa fa esattamente un mediatore familiare? Qual è il suo ambito d’intervento e in cosa differisce da altre figure professionali quali, ad esempio, l’avvocato o lo psicoterapeuta?

Per fare maggiore chiarezza, abbiamo deciso di creare questa guida completa, che ti illustrerà, passo dopo passo, come diventare mediatore familiare in Italia nel 2019. Vedremo, dunque, qual è il percorso di formazione, quali sono i requisiti necessari per accedere a corsi e/o master e quali sono i possibili sbocchi lavorativi.

Se l’idea di lavorare come mediatore familiare ti affascina, sei nel posto giusto!

Chi è il mediatore familiare?

Il mediatore familiare è una figura specializzata nella gestione dei conflitti in ambito, appunto, familiare.

A differenza di quanto si pensi comunemente, la figura del mediatore familiare non nasce in tempi recenti. I primi studi di mediazione familiare sorgono, infatti, negli Stati Uniti, a partire dagli anni Sessanta.

In Europa, invece, la professione si diffonde con un lieve ritardo. È solo dagli anni Ottanta che i mediatori familiari iniziano ad operare nel vecchio continente, per far fronte all’aumento dei casi di separazione e/o divorzio.

Oggi la figura del mediatore familiare è ampiamente riconosciuta. Si tratta, infatti, di un professionista con elevate competenze in vari ambiti: psicologico e giuridico, innanzitutto, ma anche sociologico e comunicativo.

La sua funzione, dunque, è estremamente importante: non soltanto all’interno della coppia in crisi, ma anche per la serenità ed il benessere psicologico di tutti i membri della famiglia (in primis, i figli minorenni appartenenti al nucleo familiare). Dunque, il mediatore familiare opera in un contesto particolarmente delicato e complesso e, per tale ragione, necessita di una formazione completa, che tocchi più discipline ed ambiti di approfondimento.

Cosa fa il mediatore familiare?

Il mediatore familiare ha il compito di “restaurare” la comunicazione tra le parti interessate – ovvero, nella stragrande maggioranza dei casi, i due coniugi – favorendo quel dialogo interrotto da tensioni e/o conflitti.

Le sue mansioni possono, dunque, essere riassunte in tre aspetti principali:

  • Ascolto → Il mediatore familiare ha il dovere di osservare ed ascoltare, in maniera imparziale e senza pregiudizi di sorta, le parti coinvolte. Questa fase iniziale gioca un’importanza davvero cruciale, in quanto sta alla base del successivo processo di mediazione. Spetta, infatti, al professionista il compito di dare spazio alle alle richieste di entrambi i coniugi, promuovendo una comunicazione quanto più diretta, libera ed efficace.
  • Mediazione → Una volta analizzate le esigenze delle parti, il mediatore familiare si occupa, appunto, di mediare tra posizioni differenti e, spesso, in contrasto reciproco. In caso di conflitto, separazione o divorzio, infatti, accade frequentemente che il coinvolgimento emotivo renda difficile, o addirittura impossibile, qualsiasi dialogo. È qui che entra in gioco la figura del mediatore familiare che, con la sua esperienza e le sue competenze, è in grado di valorizzare e porre in contatto le diverse necessità, mantenendo un atteggiamento distaccato e neutrale e, soprattutto, evitando qualsiasi forma di prevaricazione.
  • Risoluzione → L’obiettivo finale del percorso di mediazione familiare è giungere ad un accordo che rispetti entrambe le posizioni, dunque personalizzato e adatto alle circostanze. Il professionista opera, quindi, nell’interesse dei due coniugi e di tutti i membri della famiglia (in particolare dei figli), senza imporre una soluzione “preconfezionata”, bensì valutando, di volta in volta, la strategia più efficace da adottare.

Cosa non fa il mediatore familiare?

La figura del mediatore familiare tocca, come abbiamo visto, discipline ed ambiti diversi: dalla giurisprudenza alla psicologia ed alla sociologia. Tuttavia, occorre distinguere tra il ruolo del mediatore familiare e quello di altri professionisti, come l’avvocato, lo psicoterapeuta o l’assistente sociale. L’impostazione della mediazione familiare è, infatti, volto non ad indagare le cause e l’evoluzione del conflitto, bensì a fornire strumenti pratici per un possibile accordo. Pertanto, ciò che assolutamente non deve fare un mediatore familiare è spingere i coniugi verso la riconciliazione o la separazione, esternare giudizi sul rapporto familiare, né imporre il proprio punto di vista.

Come si diventa mediatore familiare?

Dopo aver analizzato il suo ruolo, vediamo adesso come diventare mediatore familiare e quali sono le tappe principali del suo percorso di formazione. Come abbiamo accennato all’inizio di questo articolo, in Italia, la professione del mediatore familiare non è ancora regolamentata. Non esiste, infatti, alcun albo professionale, né un elenco dei requisiti richiesti per intraprendere tale carriera. Tuttavia, è possibile fare riferimento alle principali associazioni di categoria private ed italiane che operano nel campo della mediazione familiare, vale a dire:

Tali associazioni prevedono un albo privato ed indicano come diventare mediatore familiare, secondo le attuali disposizioni in materia. Per accedere ai vari corsi di formazione (qui un elenco dei principali corsi e master riconosciuti), è necessaria innanzitutto una laurea magistrale (o specialistica) in: giurisprudenza, psicologia, scienze della formazione, servizi sociali, scienze dell’educazione, nonché in ambito umanistico o sociologico.

In secondo luogo, occorre frequentare un corso di formazione per mediatore familiare della durata non inferiore ai 12 mesi, per un totale di almeno 250 ore. Tali corsi sono, generalmente, articolati tra studio teorico (con nozioni di tipo giuridico, psicologico e sociologico) ed esercitazioni di carattere pratico, durante le quali vengono simulate “situazioni tipo”. Al termine del corso, verrà rilasciato un attestato riconosciuto a livello nazionale.

I corsi per diventare mediatore familiare si tengono, ogni anno, in tutte le Regioni italiane. I costi per l’iscrizione possono variare a seconda dell’ente scelto: si va da circa 1.000 o 1.500 euro ad oltre 5.000 euro.

Il percorso formativo del mediatore familiare, comunque, non cessa al termine del corso. Il professionista è tenuto ad aggiornarsi riguardo alle novità (es. modifiche del Codice Civile), seguendo seminari e convegni sul tema.

Come diventare mediatore familiare: quando aprire Partita IVA?

Abbiamo visto insieme come diventare mediatore familiare e, adesso, è il momento di approfondire gli aspetti fiscali di questa professione. La carriera di mediatore familiare si muove su due strade. C’è chi sceglie quella dell’assunzione presso Pubbliche Amministrazioni, associazioni del settore, onlus, studi professionali (es. studi legali) ed altre aziende private. Altri, invece, preferiscono intraprendere la via della libera professione.

Per lavorare come mediatore familiare in maniera autonoma, come libero professionista o mediante varie forme di collaborazione con enti e strutture, occorre aprire la Partita IVA, proprio come accade per altre attività.

Per aprire la Partita IVA come mediatore familiare, dunque, dovrai seguire questi passaggi:

  1. Apertura della P. IVA → Un’operazione semplice e gratuita che, oggi, è possibile effettuare anche per via telematica, tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, è consigliato il supporto di esperto in materia fiscale poiché, in questa fase, dovrai sia scegliere il regime fiscale a cui assoggettarti (per i nuovi lavoratori autonomi, la migliore soluzione è il regime forfettario: scopri perché), sia selezionare il Codice ATECO che più rispecchi la tua attività (il Codice ATECO utilizzato dai mediatori familiari è: 960909 – Altri servizi per la persona nca).
  2. Iscrizione alla Gestione Separata INPS → Il secondo passo che ti consentirà di intraprendere la carriera di mediatore familiare è l’iscrizione alla cassa previdenziale, al fine di versare i contributi pensionistici. Trattandosi, come abbiamo potuto vedere, di una professione non ancora regolamentata, non esiste né un ordine, né un albo ufficiale dei mediatori italiani e, dunque, nemmeno una cassa specifica (al contrario di quanto accade, ad esempio, per gli avvocati). Dovrai, quindi, iscriverti alla cosiddetta “Gestione Separata INPS”, sezione riservata a tutti i lavoratori autonomi che non rispondono ad un determinato ordine.

Se desideri informazioni riguardo all’apertura della Partita IVA da mediatore familiare, sappi, inoltre, che esistono servizi online – come Fiscozen – che offrono consulenza ed assistenza in materia fiscale. Il tutto ad un costo ben più competitivo rispetto all’onorario di un commercialista. Compilando il seguente form di contatto, potrai richiedere delucidazioni sui tuoi obblighi fiscali e contributivi. Verrai, pertanto, ricontattato da uno specialista, che ti spiegherà come diventare mediatore familiare con Partita IVA ed essere in regola con il fisco!

Conclusioni

La carriera di mediatore familiare è parecchio stimolante, soprattutto per chi possiede buone doti comunicative e relazionali e nutre un certo interesse per questo particolare ambito. Nonostante le difficoltà dovute alla mancata regolamentazione, è ormai abbastanza chiaro come diventare mediatore familiare e quali sono i possibili sbocchi lavorativi. Dunque, se vi piace operare a contatto con la gente, se siete persone aperte e propense alla comunicazione, questo percorso potrebbe rivelarsi un’ottima opportunità di successo e soddisfazione professionale!

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