Come si apre una Partita IVA da medico? Quali costi iniziali bisogna affrontare per mettersi in proprio? Quali sono i requisiti per svolgere l’attività di medico come libero professionista? E quanto incidono le spese per tasse e contributi previdenziali, oltre che per l’onorario del commercialista?

Con la guida di oggi vogliamo dare una mano ai giovani laureati in Medicina, a chi ha superato di recente l’Esame di Abilitazione, si è appena iscritto all’Albo dei Medici Chirurghi e Odontoiatri e, adesso, desidera esercitare la professione medica in studio o in collaborazione con una struttura.

Per farlo, analizzeremo i singoli passaggi necessari per aprire Partita IVA come medico e aiuteremo i nostri lettori ad individuare l’inquadramento fiscale e il Codice ATECO più adatti. Infine, scopriremo come ridurre i costi di gestione dell’attività in modo semplice e legale, con una serie di scelte oculate.

Se il tuo obiettivo è avviare un ambulatorio o se sei stufo di lavorare alle dipendenze di qualcuno e vorresti tentare una carriera da libero professionista, qui troverai tante informazioni utili per aprire Partita IVA come medico ed orientarti tra fatture, dichiarazione dei redditi e tanti altri adempimenti!

La professione del medico

Tutti noi conosciamo bene la figura del medico che, oggi come non mai, svolge un ruolo di primo piano nella nostra società. Tuttavia, le differenze tra chi lavora nel settore pubblico, chi è impiegato in una struttura privata e chi, invece, esercita solo la libera professione non sono, spesso, altrettanto chiare. Dunque, facciamo una panoramica sulle modalità con cui può essere svolta l’attività e scopriamo in quali casi serve la Partita IVA da medico.

1. Dipendente privato

Il medico, come qualsiasi altro professionista, può essere assunto da aziende private: una clinica, un poliambulatorio, una comunità terapeutica, ecc., a sua volta convenzionata o meno con il SSN.

2. Dipendente pubblico

In altri casi, il medico è assunto come dipendente nel settore pubblico, e cioè in una delle migliaia di strutture appartenenti al Sistema Sanitario Nazionale: ospedali, ASL, guardie mediche, ecc..

3. Attività intramoenia

I medici assunti nel settore pubblico possono affiancare, alla normale attività lavorativa, anche altre prestazioni a pagamento, eseguite all’interno degli stessi locali, ma al di fuori dell’orario di lavoro.

4. Attività extramoenia

Se, invece, un dipendente pubblico effettua prestazioni a pagamento, ma presso strutture o locali privati, si parla di attività extramoenia: un “secondo lavoro” assimilato alla libera professione.

5. Attività privata

Infine, se un medico svolge la sua attività soltanto in studio, direttamente nei confronti dei pazienti e senza vincoli con strutture pubbliche o private, si può parlare, anche qui, di libera professione.

Quando serve la Partita IVA?

Come possiamo facilmente intuire, non tutti i casi sopra elencati richiedono il possesso della Partita IVA. Difatti, chi esercita la professione solamente in qualità di dipendente pubblico o privato, così come chi effettua anche prestazioni intramoenia, non è necessariamente tenuto ad aprire Partita IVA come medico.

Al contrario, l’apertura diventa indispensabile in tutti quei casi che ricadono nella libera professione: dalle prestazioni effettuate in studio (e rivolte direttamente ai pazienti) alle attività extramoenia. In ultimo, sempre più spesso, le strutture sanitarie private preferiscono non assumere nuovi dipendenti e rivolgersi, invece, a medici, infermieri, OSS, ecc. inquadrati come liberi professionisti, proponendo loro collaborazioni a Partita IVA.

Per questo motivo, per un giovane che sta muovendo i primi passi nel settore, aprire Partita IVA come medico rappresenta uno strumento in più per fare esperienza ed affermarsi nel mondo del lavoro.

Vediamo, quindi, nello specifico, come si apre una Partita IVA da medico, quali sono i costi e gli adempimenti necessari per iniziare e come orientarsi tra le diverse opzioni fiscali disponibili!

Come aprire Partita IVA da medico?

L’apertura della Partita IVA per i medici, così come per tutti i liberi professionisti, è un’operazione totalmente gratuita, che si svolge, ormai, solamente per via telematica. Infatti, è sufficiente compilare ed inoltrare all’Agenzia delle Entrate il “modello AA9/11” – o “dichiarazione di inizio attività delle persone fisiche” – entro un massimo di trenta giorni dall’avvio effettivo dell’attività. Dopo l’invio del modulo, basta aspettare qualche ora per ricevere il numero, composto da 11 cifre, che servirà ad identificare la Partita IVA.

Durante questo procedimento, comunque, vanno prese delle decisioni importanti, che incideranno sull’andamento futuro dell’attività: difatti, dovrai scegliere sia il Codice ATECO da associare alla tua Partita IVA da medico, sia il regime fiscale – forfettario o ordinario – a cui assoggettarti.

È per questo motivo che consigliamo sempre di richiedere assistenza ad una figura esperta, come un commercialista o, meglio ancora, un consulente Fiscozen, per essere certi di svolgere in maniera corretta tutti i vari passaggi e di scegliere le opzioni fiscali più in linea con le proprie esigenze.

Vuoi saperne di più? Compila il seguente modulo e sarai ricontattato per una prima consulenza gratuita!

1. Codice ATECO per medico

Durante la procedura di apertura della Partita IVA da medico, si dovrà individuare il Codice ATECO più corretto da associare ad essa. Difatti, il codice può variare sia a seconda del grado di specializzazione del professionista, sia in base alle attività, alle prestazioni ed ai servizi erogati.

In particolare, per i medici generici – ovvero non ancora specializzati – il Codice ATECO da utilizzare è:

  • 86.21.00 – Servizi degli studi medici di medicina generale

Per i medici specializzati, invece, la scelta ricade tra i seguenti codici:

  • 86.22.01 – Prestazioni sanitarie svolte da chirurghi
  • 86.22.02 – Ambulatori e poliambulatori del Servizio Sanitario Nazionale
  • 86.22.03 – Attività dei centri di radioterapia
  • 86.22.04 – Attività dei centri di dialisi
  • 86.22.05 – Studi di omeopatia e di agopuntura
  • 86.22.06 – Centri di medicina estetica
  • 86.22.09 – Altri studi medici specialistici e poliambulatori

Ricordiamo, comunque, che le prestazioni appartenenti ai codici sopra elencati possono essere svolte non solo in studio, in ambulatorio o in una struttura privata, ma anche, ove necessario, presso il domicilio del paziente.

2. Regime forfettario per medici

Veniamo, adesso, al secondo passaggio, e cioè la scelta del regime fiscale a cui assoggettarsi, dal quale dipenderà l’ammontare delle imposte dovute ogni anno. Attualmente, per i liberi professionisti come, appunto, i medici, la soluzione migliore non può che essere il regime forfettario, sia per la sua tassazione ridotta, sia per i numerosi vantaggi fiscali, volti a rendere più semplice ed economica la gestione dell’attività.

Il principale aspetto che rende il regime forfettario così conveniente è, senza dubbio, la riduzione delle imposte. Al posto dei normali tributi, infatti, i medici forfettari pagano solamente un’imposta sostitutiva, con aliquota al 15% sul reddito imponibile o, per chi possiede i requisiti di una start-up, al 5% per i primi cinque anni.

Al contempo, con una Partita IVA da medico forfettaria, non occorre versare ritenute d’acconto sui compensi. Per di più, non vi è obbligo di registrare fatture e corrispettivi, bensì è sufficiente conservare e numerare con ordine progressivo i documenti, applicando una marca da bollo da 2 euro quando l’importo indicato supera i 77,47 euro.

Infine, se tutto ciò non dovesse bastare, ecco degli ulteriori vantaggi per i medici forfettari:

  • esonero dall’uso della fatturazione elettronica (anche nei casi esclusi dal STS);
  • esonero da studi di settore, spesometro, esterometro, ecc..

Ma come funziona il regime forfettario per chi svolge la professione medica? Come suggerisce il suo stesso nome, qui tutto viene calcolato su base fissa o, per meglio dire, forfettaria: ad esempio, non occorre conservare le note di spesa, poiché ogni anno, dal fatturato complessivo, viene dedotta la stessa percentuale, stabilita dal Codice ATECO in uso (nel caso specifico dei medici, la quota dedotta per le spese è pari al 22%).

Dunque, per fare un piccolo esempio, se durante l’anno hai fatturato 30.000 euro, ti verranno dedotti 6.600 euro (ovvero il 22%) per le spese di gestione. Mentre sui rimanenti 23.400 euro (cioè il 78%, che corrisponde al tuo coefficiente di redditività) sarà calcolata l’imposta sostitutiva, che sarà quindi pari a 3.510 euro.

Per usufruire del regime forfettario, però, bisogna soddisfare alcuni requisiti: ricavi e compensi non potranno superare i 65.000 euro annui, mentre i redditi da lavoro dipendente o assimilati dovranno rimanere al di sotto dei 30.000 euro. Inoltre, non potrai spendere più di 20.000 euro per i compensi dei tuoi dipendenti o collaboratori, né possedere quote di società o associazioni in partecipazione, né controllare, anche solo indirettamente, società a responsabilità limitata che operano nel tuo stesso settore. Clicca qui per approfondire i requisiti in vigore.

La previdenza dei medici: contributi ENPAM

Come accade per numerose categorie professionali (architetti, psicologi, avvocati e, ancora, tante altre), anche i medici hanno un proprio Ordine, con relativo Albo ed una Cassa di Previdenza ad essi riservata, chiamata ENPAM.

L’iscrizione all’Albo – per chi non lo sapesse – comporta automaticamente l’iscrizione anche alla Cassa ENPAM.

Ma come funziona la contribuzione dei medici? Secondo le norme ENPAM, i contributi si dividono in:

  • Contributi di Quota A → Sono obbligatori per tutti i medici, dipendenti e/o liberi professionisti, e crescono progressivamente per fascia di età: si parte da 230 euro circa per gli under 30, per arrivare ad oltre 1.550 euro per chi ha superato i 40 anni. Ad essi si aggiungono 45 euro per il contributo di maternità, adozione e aborto.
  • Contributi di Quota B → Obbligatori per i medici che svolgono la libera professione (e per i dipendenti che offrono prestazioni intramoenia), si calcolano sul reddito professionale (al netto delle spese per produrlo) con aliquota al 17,50% fino ad un tetto di 101.427 euro, superati i quali si applica solo l’1% sulla parte eccedente.

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