Se sei un vocalist professionista e stai pensando di metterti in proprio, ciò che ti occorre è la Partita IVA per musicista, che ti permetterà di svolgere regolarmente la tua attività, versare le imposte e i contributi.

Per molti la musica è soltanto una passione, un hobby che accomuna tante persone e che, talvolta, può portare anche piccoli compensi. Quando, però, il canto diventa una vera attività professionale, occorre aprire la Partita IVA per essere in regola con il fisco italiano. Vediamo, dunque, come fare, quali sono le spese iniziali e i costi di gestione.

Professione musicista? Perché no!

Chi l’ha detto che la musica non può diventare una fonte di guadagno serio e regolare? Se hai studiato canto, sei membro fisso di una band o di un coro, oppure ti capita di performare spesso le tue composizioni, l’attività di musicista è molto più di un semplice hobby. Come regolamentare questa professione? Ecco qualche consiglio.

Innanzitutto, chiariamo che il cantante – e, in generale, il musicista – è un freelancer a tutti gli effetti.

Dunque, al pari di altri lavoratori autonomi che svolgono professioni “creative” (come lo scrittore, l’illustratore o il web designer), dovrà mettersi in regola dal punto di vista fiscale e contributivo, aprendo la Partita IVA.

Quando occorre aprire la Partita IVA?

La legislazione italiana permette di svolgere attività in via occasionale, senza dover necessariamente aprire la Partita IVA. Ciò accade, però, in una fase iniziale, quando il lavoro è poco e i guadagni sono, appunto, occasionali.

In altre parole, se ti capita di fare un paio di concerti l’anno con la tua band, non avrai bisogno della Partita IVA per musicista. Potrai, infatti, regolarizzare i tuoi compensi con il metodo della ritenuta d’acconto. Come funziona? Semplice: dovrai redigere una ricevuta non fiscale, indicare l’importo pattuito e applicare una trattenuta pari al 20%, che verrà dedotta dal tuo compenso e versata direttamente all’erario dal tuo committente.

Attenzione, però: la ritenuta d’acconto va applicata soltanto se il committente è un sostituto d’imposta, ovvero un’azienda (ad esempio, se il concerto si svolge in un locale pubblico). Se, invece, sei stato assoldato da un privato per esibirti durante, per esempio, un evento o una cerimonia, potrai produrre una ricevuta con compenso pieno.

Tuttavia, quando l’attività di musicista cessa di essere occasionale ed episodica, l’apertura della Partita IVA diventa un obbligo. Pertanto, se il numero di concerti cresce, se collabori regolarmente con un’associazione, un teatro o una discoteca, dovrai aprire la Partita IVA per musicista, a prescindere dal tuo fatturato annuale.

Partita IVA per musicista: come aprire?

L’apertura della Partita IVA per musicista è gratuita. L’operazione può essere effettuata online, facendosi assistere da un commercialista o da un servizio come Fiscozen, che rende tutto più economico e semplice.

Vediamo quali sono i passaggi necessari per aprire la Partita IVA per musicista e mettersi in proprio!

1. Aprire la Partita IVA

La Partita IVA si apre in poche ore, attraverso una procedura online sul sito dell’Agenzia delle Entrate. È bene richiedere assistenza ad un esperto, poiché in queste prime fasi è facile commettere errori o imprecisioni, che potrebbero compromettere il tuo futuro lavorativo e, soprattutto, portare a sanzioni economiche molto elevate.

Con Fiscozen, puoi aprire gratuitamente la Partita IVA per musicista e ricevere supporto da parte di un consulente. In questo modo, avrai la certezza di svolgere correttamente tutti gli step per l’avvio dell’attività.

Se hai bisogno di aiuto per aprire la Partita IVA per musicista online e in maniera gratuita, richiedi subito una consulenza attraverso il seguente form. Un esperto ti contatterà quanto prima per fornirti l’assistenza che ti serve!

2. Codice ATECO per musicista

Il Codice ATECO per musicista serve a classificare il tipo di attività che andrai a svolgere. Come sappiamo, esiste un codice per ogni mestiere, settore o professione – dall’avvocato all’architetto, dal cuoco a domicilio al make-up artist – che determina aspetti cruciali, come il coefficiente di redditività e il grado di rischio sul lavoro.

Nel tuo caso, se vuoi aprire la Partita IVA per musicista, potrai adoperare uno dei seguenti codici:

  • 90.01.09 “Altre attività di rappresentazioni artistiche”;
  • 90.03.09 “Altre attività di creazioni artistiche”.

Il primo è destinato, in generale, ai musicisti che eseguono composizioni altrui, mentre il secondo è dedicato ai compositori. Pertanto, se ti capita di interpretare i brani classici della musica pop o le più celebri opere liriche, il primo codice è quello più adatto. Se, invece, hai un repertorio di tua creazione, dovrai optare per il secondo.

3. Regime ordinario o forfettario?

A questo punto, dovrai scegliere se adottare il regime fiscale cosiddetto ordinario o il nuovo regime forfettario.

La seconda opzione è, attualmente, la più conveniente dal punto di vista economico. Infatti, il forfettario prevede una tassazione molto vantaggiosa, con un’unica imposta sostitutiva, con aliquota fissa al 15% sul tuo reddito imponibile (ovvero il tuo fatturato, meno una percentuale fissa per le spese, determinata dal Codice ATECO che hai scelto), che si riduce al 5% per i primi cinque anni, al posto dei comuni tributi (come IRPEF, IRAP, addizionali, ecc.).

Per accedere al regime forfettario per musicista, dovrai mantenere un reddito annuo non superiore a 65.000 euro. Ciò ti consentirà di usufruire, oltre che di una tassazione agevolata, anche di tanti interessanti benefici!

In primo luogo, infatti, potrai operare al di fuori del campo IVA. Che significa? Che non sarai costretto ad applicare l’Imposta sul Valore Aggiunto sui tuoi servizi. Rispetto ai colleghi musicisti che si avvalgono del regime ordinario, risulterai più competitivo nelle tariffe e, quindi, avrai maggiori possibilità di vincere la concorrenza nel settore.

Ulteriori vantaggi del regime forfettario per musicista riguardano la semplificazione della contabilità:

  • non dovrai registrare le fatture, ma solo numerarle e conservarle;
  • non dovrai presentare esterometro, né studi di settore;
  • sarai esonerato dall’uso della fatturazione elettronica.

Per accedere (e mantenere) al regime forfettario per musicista, occorre innanzitutto non superare i 65.000 di fatturato annuo. Inoltre, venuti meno i vincoli relativi all’acquisto di beni strumentali ed all’assunzione di dipendenti, non avrai limiti nel comprare attrezzature (es. microfoni, strumenti, casse) o avere dei collaboratori.

Tuttavia, è importante prestare attenzione alle attuali cause di esclusione dal regime forfettario, in particolare quelle riguardanti il possesso di quote societarie o il controllo di S.r.l. del medesimo settore della Partita IVA.

Quante tasse si pagano?

Come già detto, se adotterai il regime forfettario, dovrai versare soltanto un’imposta pari al 15% del tuo reddito imponibile. Che, nel caso della Partita IVA per musicista, equivale al fatturato annuo, meno il 22% di spese.

Dunque, facendo un breve calcolo:

Meghan, cantante jazz

  • Fatturato annuo: 20.000 euro
  • Reddito imponibile: 15.600 euro
  • Imposta sostitutiva: 1040 euro (ridotta a 340 euro per i primi 5 anni)

Alessandro, chitarrista

  • Fatturato annuo: 40.000 euro
  • Reddito imponibile: 31.200 euro
  • Imposta sostitutiva: 2.080 euro (ridotta a 680 euro per i primi 5 anni)

4. Contributi previdenziali

Infine, aprendo la Partita IVA per musicista, contribuirai a formare il tuo trattamento pensionistico. Come? Versando annualmente, oltre alle imposte, anche i contributi previdenziali all’ex-EMPALS, la Cassa di riferimento per i musicisti. Fanno capo ad essa sia gli strumentisti (chitarrista, batterista, violinista, ecc.), sia i cantanti e i disk-jockey, siano essi interpreti o compositori, dunque con un proprio repertorio musicale.

L’iscrizione all’ex-EMPALS, parallela all’apertura della Partita IVA per musicista, prevede questi versamenti:

  • Contributo: 33% del compenso, di cui il 9,19% a carico del musicista (da applicare in fattura o nella ricevuta per prestazione occasionale, trattenuto dal committente) ed il 23,81% a carico del committente;
  • Contributo di solidarietà: pari al 5% del compenso stabilito, per il 50% a carico del lavoratore e il rimanente 50% a carico del committente (solo per compensi giornalieri superiori ad € 300,07);
  • Contributo aggiuntivo: a carico del lavoratore, pari all’1% della parte di compenso eccedente € 137,95.

Ulteriori adempimenti per il musicista

Il musicista con Partita IVA forfettaria è tenuto a rispettare vari adempimenti durante l’anno. Dovrà presentare la dichiarazione dei redditi, indicando gli importi dei compensi, conservare e numerare le fatture, ma non solo.

L’attività professionale nel campo della musica prevede, infatti, anche il rispetto delle norme di sicurezza (ad esempio, quelle riguardanti il certificato di agibilità dei locali che andranno ad ospitare i tuoi concerti e che, tranne che in alcuni casi, dovrai richiedere al titolare prima di ogni esibizione). Oppure, ancora, i decreti comunali inerenti ai volumi e orari massimi: eventuali violazioni potrebbero portare a sanzioni e al sequestro dell’attrezzatura!

Musicista freelance con doppia attività

Capita spesso che il musicista non si limiti a fare concerti e spettacoli, bensì svolga parallelamente anche altre attività inerenti al campo musicale. Qualche esempio? I cantanti che impartiscono lezioni di canto, solfeggio, ecc. privatamente o presso scuole di musica, oppure i compositori che mettono i propri brani in vendita online o, ancora, quelli che guadagno con un blog dedicato al canto, con le sponsorizzazioni o mediante il proprio canale YouTube.

In questi casi, sarà cura del titolare di Partita IVA per musicista stabilire quale sia l’attività prevalente per:

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