L’articolo di oggi è dedicato a tutti coloro che hanno intenzione di avviare una Partita IVA da personal trainer, per svolgere l’attività da freelancer senza rischiare problemi con il fisco.

Dunque, analizzeremo e spiegheremo come iniziare questo nuovo percorso nel mondo dello sport e del fitness, ma soprattutto vedremo quanto costa aprire una Partita IVA, quali sono i passaggi necessari e quali saranno le spese da affrontare nel corso dei prossimi anni.

Se lavori già come personal trainer in palestra e desideri ‘metterti in proprio’, o se svolgi questa attività solo occasionalmente e vorresti darle un’impronta più seria e professionale, questo è il post che fa per te: ecco tutto ciò che devi sapere per aprire Partita IVA come personal trainer!

Chi è il personal trainer?

Il personal trainer è una figura che opera nel mondo dello sport e del fitness. Presente nelle migliori palestre, nelle piscine e nelle scuole dedicate ad una specifica disciplina sportiva (calcio, basket, pallavolo, ecc.), si occupa di seguire gli atleti durante gli allenamenti, consigliando esercizi, alimentazione e tanti altri aspetti che finiscono per influenzare la resa nelle competizioni. Per questo motivo, il personal trainer possiede spesso una Laurea in Scienze Motorie o ha frequentato dei corsi ad hoc.

In molti altri casi, invece, troviamo il personal trainer nei centri fitness, ad assistere i clienti che desiderano solamente migliorare la propria forma fisica o che devono prepararsi in vista di gare, esibizioni ed altri appuntamenti importanti. Chi arriva ad alti livelli, facendosi conoscere nel giro e divenendo ‘un nome’ nel proprio campo, può essere contattato da sportivi ed atleti professionisti (come, ad esempio, i calciatori), che necessitano di un esperto che li segua individualmente e con regolarità.

In quest’ultimo caso, il personal trainer opera come un freelancer a tutti gli effetti, con guadagni anche molto, molto sostanziosi! Tuttavia, è proprio in simili situazioni che occorre fermarsi un attimo a riflettere sul futuro dell’attività: aprire o no Partita IVA come personal trainer? Questa scelta spesso spaventa, per via dei costi e delle responsabilità da affrontare. Tuttavia, è l’unico modo per poter crescere professionalmente, per promuovere online e offline le proprie prestazioni e conseguire, finalmente, gli obiettivi tanto desiderati!

Come aprire Partita IVA da personal trainer?

Se, come personal trainer, hai lavorato in palestra o presso un centro fitness, probabilmente sarai stanco di trovarti sempre alle dipendenze di qualcuno. Nel caso non lo sapessi, anche per il personal trainer c’è la possibilità di lavorare in proprio come freelancer, ovvero con la Partita IVA!

Se si sceglie di lavorare autonomamente, è comunque importante valutare con la massima attenzione gli aspetti fiscali e scegliere il regime più adatto, che possa agevolare il business soprattutto nei primi anni, quando l’attività è sul nascere e i profitti sono ancora limitati.

In più, è bene avere le idee chiare sulle modalità di svolgimento dell’attività: per essere inquadrato come libero professionista, ad esempio, dovrai lavorare con i singoli atleti, appoggiandoti ad una palestra o recandoti a domicilio. Se, invece, desideri prendere in affitto un locale per organizzare corsi, lezioni di gruppo e/o altre attività sportive a pagamento, non saresti più inquadrato come professionista, bensì come una ditta commerciale.

In questo articolo, però, ci soffermeremo solamente sulla prima modalità, e cioè quella da freelancer, scoprendo insieme come aprire una Partita IVA da personal trainer e come partire con il piede giusto!

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Regime forfettario per personal trainer

Una delle scelte più importanti da compiere in fase di apertura della Partita IVA da personal trainer riguarda il regime fiscale a cui andrai ad assoggettarti. Attualmente, l’opzione più interessante, specie per chi si è da poco avvicinato alla libera professione, si chiama regime forfettario: ecco tutti i vantaggi che ti offre!

Caratteristiche e vantaggi

Il regime forfettario è un regime agevolato, adatto a coloro che hanno da poco avviato la propria attività, perché prevede delle importanti semplificazioni a livello fiscale e burocratico, ma soprattutto una riduzione delle tasse e, dunque, minori costi da sostenere sia nei primi anni che sul lungo termine.

Vediamo insieme quali sono le caratteristiche del regime forfettario per il personal trainer!

Il principale vantaggio di questo regime consiste nel risparmio economico. Chi si assoggetta al forfettario, infatti, paga solamente il 15% di imposte sul reddito imponibile e, se possiede i requisiti per la cosiddetta ‘aliquota start-up’, per i primi 5 anni di attività, può usufruire di un’ulteriore riduzione delle tasse, che scendono addirittura al 5%!

Un altro interessante vantaggio, per chi sceglie il regime forfettario, è la possibilità di operare in franchigia IVA. In altre parole, non dovendo calcolare, né versare l’IVA, potrai mantenere delle tariffe più basse, rispetto ai ‘colleghi’ che, invece, adottano il regime ordinario. Il che, in un settore così competitivo, e soprattutto quando ancora non si è così affermati, costituisce un punto di forza non indifferente per ‘conquistare’ nuovi clienti ed ampliare il giro!

Ma i benefici non finiscono qui: il regime forfettario per personal trainer consente, infatti, di evitare una serie di ‘seccature’, come l’obbligo di utilizzare la fatturazione elettronica (mentre, per i forfettari, vige ancora l’esonero, tranne che per le fatture emesse verso Amministrazioni Pubbliche) e di svolgere altri adempimenti (esterometro, studi di settore, ecc.). Inoltre, i forfettari non devono registrare le fatture, ma solo conservarle e numerarle.

Come funziona il regime forfettario per personal trainer?

Se possiedi tutti i requisiti per accedere al regime forfettario, unitamente a quelli richiesti per approfittare della riduzione al 5% delle imposte nei primi cinque anni di attività, i costi per l’apertura e la gestione della Partita IVA da personal trainer sono davvero contenuti!

Prima di procedere con un rapido calcolo, però, dobbiamo evidenziare un’altra caratteristica del regime forfettario: non è possibile detrarre le spese. Questo potrebbe apparire, a prima vista, poco conveniente e penalizzante per la tua attività di personal trainer, ma di fatto non è così! Il motivo è semplice: il legislatore ha definito una quota forfettaria di spesa da dedurre dal fatturato lordo, a prescindere dai costi sostenuti dal singolo professionista.

È con il coefficiente di redditività, diverso per ogni attività, che è possibile calcolare la quota forfettaria da dedurre per le spese. Nel caso di un personal trainer, il coefficiente di redditività (ovvero la parte di fatturato che, tolte le spese, fa reddito) è pari al 67%. Pertanto, dal tuo fatturato totale, potrai ‘eliminare’ una percentuale pari al 33%.

Ricordiamo, comunque, che il regime forfettario è rivolto solamente a chi, con l’attività di personal trainer freelance, non supera il limite massimo di ricavi e compensi che, per il 2020, è fissato a 65.000 euro. Inoltre, per accedere e mantenere il regime, è necessario stare attenti a tutti i requisiti fissati dalla Legge di Bilancio 2020: ad esempio, sempre per l’anno 2020, non è possibile spendere più di 20.000 euro per i compensi di eventuali dipendenti e/o collaboratori, né percepire più di 30.000 euro annui, come reddito da lavoro dipendente o assimilato.

Codice ATECO per personal trainer: quale scegliere?

Per identificare al meglio l’attività svolta da ogni lavoratore autonomo, il fisco utilizza il Codice ATECO, che serve, appunto, a classificare il settore di appartenenza (ad esempio, commercio online o servizi di estetica) ed a fissare vari parametri, come il coefficiente di redditività, dal quale deriva l’ammontare delle imposte e dei contributi.

Aprendo Partita IVA come personal trainer, dovrai applicare il seguente Codice ATECO:

  • 96.09.09 (Altre attività di servizi per la persona)

Contributi previdenziali per personal trainer

Le imposte al 15 o 5% non sono l’unica spesa da preventivare, se si vuole aprire una Partita IVA da personal trainer. Ad esse, infatti, si aggiungono anche i contributi previdenziali, che nel tempo andranno a formare la tua pensione, e che dovrai versare annualmente alla tua cassa di previdenza di riferimento.

Tuttavia, a differenza di altre figure, come ad esempio gli avvocati, gli architetti o gli psicologi, per i personal trainer non esiste, ad oggi, una specifica cassa previdenziale. Di conseguenza, per aver diritto al trattamento pensionistico, dovrai iscriverti, in fase di apertura della Partita IVA, alla Gestione Separata INPS, che racchiude le attività e professioni non ancora regolamentate (dal social media manager al make-up artist, per intenderci).

La contribuzione previdenziale, per gli iscritti alla Gestione Separata INPS, è pari al 25,72% del reddito imponibile, dunque totalmente in proporzione al tuo volume d’affari, senza contributi o costi fissi di alcun genere.

Quanto costa la Partita IVA da personal trainer?

Come abbiamo accennato, chi apre Partita IVA da personal trainer deve mettere in conto vari costi da affrontare nel corso dell’anno: le imposte, con aliquota al 15 o 5% per chi adotta il regime forfettario, e i contributi previdenziali che, come abbiamo visto, incidono al 25,72% sul reddito imponibile.

Dunque, facendo un rapido calcolo, ecco un esempio delle spese da sostenere.

Monica, personal trainer, 28 anni

• Fatturato lordo: 25.000 euro
• Reddito imponibile (67%): 16.750 euro
• Imposte (15 o 5%): 2.512 o 837 euro
• Contributi (25,72%): 4.308 euro

Roberto, personal trainer, 42 anni

• Fatturato lordo: 40.000 euro
• Reddito imponibile (67%): 26.800 euro
• Imposte (15 o 5%): 4.020 o 1.340 euro
• Contributi (25,72%): 6.892 euro

Conclusioni

Concludendo, per aprire la Partita IVA da personal trainer e non finire sommersi da tasse e spese varie, esistono dei modi perfettamente legali. Scegliendo il regime fiscale più adatto e sostituendo il costo del commercialista con un servizio smart ed economico come Fiscozen, è possibile rendere ancora più semplice e leggera la gestione fiscale dell’attività. E, dal canto nostro, non possiamo che augurarti… in bocca al lupo!

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