Se sei un giovane lavoratore alle prese con una nuova attività e vorresti utilizzare la prestazione occasionale per rinviare il più a lungo possibile l’apertura della Partita IVA, questa guida potrebbe spingerti a cambiare idea. Difatti, con questo sistema dovrai applicare una ritenuta d’acconto del 20% sui tuoi compensi e sarai limitato nella tua crescita economica e professionale, per via delle numerose restrizioni che dovrai rispettare.

Spesso i liberi professionisti sono convinti di poter lavorare, per un periodo iniziale della durata variabile, senza aprire la Partita IVA e, dunque, utilizzando uno strumento fiscale chiamato “prestazione occasionale”. Il motivo è presto detto: la prospettiva di dover versare imposte e contributi previdenziali spaventa la maggior parte di noi, specialmente quando gli incassi sono ancora limitati e il futuro lavorativo appare piuttosto incerto.

Tuttavia, la prestazione occasionale potrebbe non essere la soluzione migliore per la tua nuova attività lavorativa, anche se sei solo agli inizi e non hai idea di quanto potresti guadagnare nei prossimi anni. Difatti, questo strumento presenta non solo parecchi vincoli e limiti, ma è anche meno vantaggioso di quanto non si pensi.

Entriamo subito nel dettaglio e scopriamo insieme come funziona la “nostra” prestazione occasionale!

Prestazione occasionale e lavoro occasionale

La prestazione occasionale è uno strumento che permette di svolgere un’attività lavorativa senza Partita IVA, ma pur sempre all’interno di ristretti limiti sia economici che legali. A seconda dei casi, dunque, può risultare molto utile o, al contrario, trasformarsi in un vero e proprio ostacolo per la crescita del business.

Lo strumento della prestazione occasionale nasce, infatti, per agevolare quei lavoratori che svolgono solo attività sporadiche, vale a dire qualche singola collaborazione di breve durata e che non si ripete nel tempo.

La legge definisce lavoratore autonomo occasionale “chi si obbliga a compiere, dietro un corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale.” Che cosa significa? Facciamo chiarezza!

La prestazione occasionale, per come è stata concepita dal legislatore, può essere utilizzata soltanto dai soggetti che desiderano intraprendere un lavoro saltuario: pertanto, ci riferiamo ad attività minimali e residuali, che comportano piccoli guadagni e non danno luogo ad un vero e proprio reddito, né prevedono un impiego fisso.

Nello specifico, con la prestazione occasionale potrai collaborare con ciascun committente per un periodo non superiore a 30 giorni per anno solare. Inoltre, nonostante non vi siano vincoli legati al numero di datori di lavoro, né ai compensi ricevuti, dovrai comunque prestare attenzione ai tuoi guadagni: superata la soglia di 5.000 euro complessivi, infatti, è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per versare i tuoi contributi.

Prestazione occasionale: quali sono i requisiti?

Ricapitolando, i requisiti per utilizzare la prestazione occasionale nei limiti di legge sono i seguenti:

  • svolgere un’attività lavorativa professionale prettamente intellettuale, sporadica e non continuativa;
  • svolgere un’attività professionale non subordinata;
  • svolgere un’attività professionale priva di coordinamento;
  • assenza di vincoli relativi a giorni, ore e modalità lavorative;
  • raggiungimento di un risultato stabilito con il committente;
  • compenso determinato in base alla prestazione;
  • assunzione del rischio economico da parte del lavoratore;
  • unicità assoluta della prestazione.

Ricordiamo, infine, le professioni riservate esclusivamente agli iscritti ad un Ordine o Albo Professionale, o che richiedono il superamento di un esame di abilitazione, non sono compatibili con la prestazione occasionale.

Dunque, se desideri esercitare come avvocato, psicologoingegnere, ecc. libero professionista, e non alle dipendenze di qualcuno, dovrai necessariamente avere una Partita IVA già a partire dalle primissime prestazioni.

Lavoro autonomo occasionale o lavoro occasionale accessorio?

La normativa prevede un’ulteriore differenziazione tra lavoro autonomo occasionale e lavoro occasionale accessorio. In entrambi i casi, si parla di attività di carattere episodico, ma con una distinzione: mentre il lavoro autonomo occasionale si riferisce a prestazioni di tipo intellettuale, non subordinate e non coordinate, il lavoro occasionale accessorio si fonda, invece, su un rapporto di subordinazione rispetto al committente.

Ad esempio, mentre un soggetto che ricopre il ruolo di amministratore di condominio solamente presso il proprio stabile o uno studente che effettua una singola prestazione da web designer ricade nella prima categoria, una commessa, una baby-sitter o una promoter chiamata per lavorare un week-end rientra nella seconda.

I vantaggi della prestazione occasionale

La prestazione occasionale, nonostante i suoi limiti, rimane comunque uno strumento dai chiari vantaggi: innanzitutto, poiché consente di uscire dal lavoro nero e regolarizzare i compensi, mediante il rilascio di una ricevuta non fiscale con i dati del prestatore e del committente, il compenso pattuito e la trattenuta. Difatti, se il committente è un sostituto d’imposta, e cioè un professionista freelance o un’impresa con sede in Italia, occorre applicare una ritenuta d’acconto pari al 20% sul compenso ricevuto e indicare le cifre sia al lordo che al netto.

Ricordiamo che è obbligatorio apporre la marca da bollo da 2 euro sulle ricevute superiori a 77,47 euro.

Inoltre, se nel corso dell’anno i compensi non superano (complessivamente) i 4.800 euro, sei esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (attenzione, però: conviene sempre presentare la dichiarazione, anche con redditi inferiori a 4.800 euro, per recuperare le ritenute d’acconto sotto forma di compensazione).

Cos’è la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto è uno degli aspetti che destano maggiore perplessità. Spesso, infatti, ci si domanda: “perché devo pagare così tanto?”. In realtà, essa consiste in una trattenuta IRPEF o IRES, che viene applicata alle somme di denaro che il fornitore percepisce dal committente e che ha lo scopo di assicurare il versamento delle imposte al Fisco Italiano. Il pagamento delle ritenute spetta, infatti, al “sostituto d’imposta”, e cioè alle imprese e ai professionisti, mentre le prestazioni rese a privati o committenti esteri non sono soggette alla ritenuta.

I limiti della prestazione occasionale

Alla luce di quanto abbiamo visto, la prestazione occasionale è uno strumento certamente vantaggioso, ma che può essere adottato soltanto in casi ben precisi. Pertanto, se stai pensando di avviare un’attività professionale, senza vincoli temporali o economici, sappi che, ad un certo punto, dovrai per forza aprire la Partita IVA!

La prestazione occasionale, infatti, non ti consente di effettuare prestazioni che durino più di 30 gg, né di promuovere online o condividere in altro modo il tuo business. Inoltre, superando i 5.000 euro lordi, dovrai iscriverti alla Gestione Separata INPS e versare la parte di contributi che per legge ti spetta.

Invece, aprendo Partita IVA e scegliendo, come vedremo meglio in seguito, il regime fiscale più adatto per giovani e piccole attività, potrai svolgere e far crescere la tua professione e, al tempo stesso, limitare i costi di gestione.

Prestazione occasionale o Partita IVA: quando aprire?

Tutti noi, nelle fasi iniziali del nostro lavoro, non avevamo né una lista di clienti fissi, né redditi da capogiro.

Dunque, disporre di uno strumento come la prestazione occasionale, per svolgere le prime collaborazioni con aziende e/o privati, è certamente un bel vantaggio. Potrai, infatti, mettere alla prova le tue capacità con i primi committenti e ricevere dei compensi in modo del tutto legale. Tuttavia, arriva per tutti il momento in cui il lavoro occasionale comincia a stare stretto: dalle singole prestazioni, si passa a forme di collaborazione di media o lunga durata, e il divieto di “fare pubblicità” a beni e servizi diventa una limitazione da non sottovalutare.

In simili situazioni, l’apertura della Partita IVA consente di “fare il salto” verso la libera professione, in modo tale da ampliare e valorizzare quella che, fino a l’altro ieri, era solo una passione o un’attività sporadica. Se sei preoccupato per i costi, sappi che aprire Partita IVA, per noi “freelancer”, è un’operazione totalmente gratuita, che può essere effettuata comodamente online con FISCOZEN. Desideri maggiori informazioni a riguardo?

Compila il modulo e richiedi una prima consulenza gratuita, per valutare se è giunto il momento di passare dalla prestazione occasionale all’apertura della Partita IVA e ricevere assistenza durante i vari step!

Prestazione occasionale o Partita IVA: quale conviene?

In tanti si pongono la domanda: “cos’è più conveniente, tra la prestazione occasionale e la Partita IVA?”.

Ebbene, al di sotto di una certa soglia – che non è 5.000 euro, come molti erroneamente pensano, bensì andrebbe valutata caso per caso – l’apertura della Partita IVA non è necessaria. Ad esempio, se ti capita di svolgere una singola prestazione, anche se retribuita 1.000 o 6.000 euro, puoi utilizzare la prestazione occasionale (applicando, se il committente è un’impresa italiana, la solita ritenuta d’acconto pari al 20%). Se, invece, un’agenzia ti chiede di curare regolarmente la comunicazione social di un cliente, non si può più parlare di lavoro occasionale e, pertanto, sarai tenuto ad aprire Partita IVA – in questo caso come Social Media Manager – per essere in regola.

Inoltre, occorre considerare che, con l’entrata in vigore del regime forfettario, i costi di gestione di una Partita IVA si sono ridotti sensibilmente. Basti pensare che, con la prestazione occasionale, devi applicare una “tassa” del 20% sul compenso lordo. I forfettari, invece, versano solo un’imposta sostitutiva con aliquota al 15%, calcolata sul reddito imponibile (ovvero solo sulla parte di fatturato che, tolte le spese, effettivamente fa reddito). Per chi è in possesso dei requisiti per l’aliquota start-up, inoltre, la tassazione cala fino al 5% per i primi 5 anni di attività.

Sul reddito imponibile si calcolano anche i contributi previdenziali, con modalità che variano a seconda della Cassa Previdenziale di riferimento (ad esempio, per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, l’aliquota 2020 è pari al 25,72%). Pertanto, a differenza di chi svolge un’attività commerciale o artigianale, non non dovrai preoccuparti di contributi fissi, poiché la quota dovuta cresce solo in relazione al tuo fatturato annuale.

Infine, il pagamento dei contributi non va pensato come una semplice tassa, quanto come un “mettere da parte”: aprendo la tua Partita IVA, quindi, potrai iniziare a provvedere alla tua pensione di anzianità, anche con un reddito inferiore a 5.000 euro. Cosa che, invece, non puoi fare, se continui ad utilizzare il sistema della prestazione occasionale, che al di sotto di sotto di questa cifra non prevede alcun versamento per la contribuzione.

Conclusioni

Come abbiamo visto nel corso di questa guida, la prestazione occasionale non può essere considerata un’alternativa valida alla Partita IVA, bensì solamente come una temporanea agevolazione per entrare nel mondo del lavoro in maniera più soft. Difatti, non appena inizierai ad avere dei clienti fissi e, dunque, ad effettuare prestazioni che durano e/o si ripetono nel tempo, dovrai abbandonare questo vecchio sistema ed emettere fattura per regolarizzare gli incassi. Oggi puoi fare tutto ciò a prezzi davvero bassi, sia grazie al regime forfettario e relative agevolazioni, sia optando per un servizio di assistenza fiscale semplice ed economico come FISCOZEN!

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