Se sei un giovane lavoratore autonomo alle prese con la tua nuova attività, che credi di poter svolgere con prestazione occasionale e ritenuta d’acconto, questa guida potrebbe farti cambiare idea. Vediamo perché!

Spesso i liberi professionisti sono convinti di poter lavorare, per lo meno nelle fasi iniziali, senza aprire la Partita IVA e, dunque, utilizzando uno strumento fiscale chiamato “prestazione occasionale”. Il motivo è presto detto: la prospettiva di dover versare imposte e contributi previdenziali spaventa la maggior parte di noi, specialmente quando gli introiti sono ancora limitati e il futuro lavorativo appare piuttosto incerto.

Tuttavia, la prestazione occasionale potrebbe non essere la soluzione migliore per la tua nuova attività lavorativa, anche se sei solo agli inizi e non hai idea di quanto potresti guadagnare nei prossimi anni. Difatti, questo strumento presenta parecchi limiti e, al contempo, è meno vantaggioso di quanto non si pensi.

Entriamo, dunque, nel dettaglio e scopriamo insieme come funziona la “nostra” prestazione occasionale!

Prestazione occasionale e lavoro occasionale

La prestazione occasionale è uno strumento che permette di svolgere un’attività lavorativa senza Partita IVA, ma pur sempre all’interno di ristretti limiti sia economici che legali. A seconda dei casi, dunque, può risultare molto utile o, al contrario, costituire un vero e proprio ostacolo per la crescita del business.

Lo strumento della prestazione occasionale nasce, infatti, per agevolare quei lavoratori che svolgono solo un’attività sporadica, ovvero qualche singola collaborazione di breve durata e non ripetuta nel tempo.

La legge definisce lavoratore autonomo occasionale “chi si obbliga a compiere, dietro un corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale.” Che cosa significa? Facciamo chiarezza!

La prestazione occasionale, per come è stata concepita dal legislatore, può essere utilizzata soltanto dai soggetti che desiderano intraprendere un lavoro saltuario: ci riferiamo ad attività minimali e residuali, che comportano piccoli guadagni e non danno luogo ad un vero e proprio reddito, né ad un impiego fisso.

Nello specifico, con la prestazione occasionale potrai collaborare con ciascun committente per un periodo non superiore a 30 giorni per anno solare. Inoltre, nonostante non vi siano vincoli legati al numero di datori di lavoro, né ai compensi ricevuti, dovrai comunque prestare attenzione ai tuoi guadagni: superata la soglia di 5.000 euro complessivi, infatti, è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per versare i tuoi contributi.

Prestazione occasionale: quali sono i requisiti?

Ricapitolando, i requisiti per utilizzare la prestazione occasionale nei limiti di legge sono i seguenti:

  • svolgere un’attività lavorativa professionale prettamente intellettuale, sporadica e non continuativa;
  • svolgere un’attività professionale non subordinata;
  • svolgere un’attività professionale priva di coordinamento;
  • assenza di vincoli relativi a giorni, ore e modalità lavorative;
  • raggiungimento di un risultato stabilito con il committente;
  • compenso determinato in base alla prestazione;
  • assunzione del rischio economico da parte del lavoratore;
  • unicità assoluta della prestazione.

Lavoro autonomo occasionale o lavoro occasionale accessorio?

La normativa prevede un’ulteriore differenziazione tra lavoro autonomo occasionale e lavoro occasionale accessorio. In entrambi i casi, si parla di attività di carattere episodico, ma con una distinzione: mentre il lavoro autonomo occasionale si riferisce a prestazioni di tipo intellettuale, non subordinate e non coordinate, il lavoro occasionale accessorio necessita, invece, di un rapporto di subordinazione rispetto al committente.

Ad esempio, mentre un condomino che ricopre il ruolo di amministratore di condominio solamente presso il proprio stabile o uno studente che effettua una prestazione da web designer ricade nella prima categoria, una commessa, una baby-sitter o una promoter chiamata per lavorare un week-end rientra nella seconda.

I vantaggi della prestazione occasionale

La prestazione occasionale, nonostante i suoi limiti, rimane uno strumento dai chiari vantaggi: innanzitutto, consente di regolarizzare i compensi mediante il rilascio di una ricevuta non fiscale, che contiene i dati del prestatore e del committente, il compenso pattuito, ecc.. Se il datore di lavoro è un sostituto d’imposta, occorre applicare una ritenuta d’acconto pari al 20% del compenso e indicare le cifre al lordo e al netto.

Ricordiamo che è obbligatorio apporre la marca da bollo da 2 euro sulle ricevute superiori a 77,47 euro.

Inoltre, se nel corso dell’anno i compensi non superano (complessivamente) i 4.800 euro, sei esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (attenzione, però: conviene presentare la dichiarazione anche con redditi inferiori a 4.800 euro, per recuperare le ritenute d’acconto sotto forma di compensazione).

Cos’è la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto è uno degli aspetti che destano maggiore perplessità. Spesso, infatti, ci si domanda: “perché devo pagare così tanto?”. In realtà, essa consiste in una trattenuta IRPEF o IRES, che viene applicata alle somme di denaro che il fornitore percepisce dal committente e che ha lo scopo di assicurare, al Fisco Italiano, il versamento delle imposte. Il pagamento delle ritenute spetta, infatti, al “sostituto d’imposta”, e cioè alle imprese e ai professionisti, mentre le prestazioni rese a privati non sono soggette alla ritenuta.

I limiti della prestazione occasionale

Alla luce di quanto abbiamo visto, la prestazione occasionale è uno strumento certamente vantaggioso, ma che può essere adottato soltanto in casi ben precisi. Pertanto, se stai pensando di avviare un’attività vera e propria, senza limiti temporali o economici, sappi che, ad un certo punto, dovrai aprire la Partita IVA!

La prestazione occasionale, infatti, non ti consente di effettuare prestazioni che durino più di 30 gg, né di promuovere o pubblicizzare in alcun modo il tuo business. Inoltre, superati i 5.000 euro lordi, dovrai versare una parte di contributi previdenziali (e, dunque, iscriverti ugualmente alla Gestione Separata INPS).

Invece, aprendo la Partita IVA e scegliendo, come vedremo meglio in seguito, il regime fiscale più adatto, potrai svolgere e far crescere facilmente la tua attività e, al tempo stesso, limitare i costi di gestione.

Prestazione occasionale o Partita IVA: quando aprire?

Tutti noi, nelle fasi iniziali del nostro lavoro, non avevamo né una lista di clienti fissi, né redditi da capogiro.

Dunque, disporre di uno strumento come la prestazione occasionale, per svolgere le prime collaborazioni con aziende e/o privati, è certamente un bel vantaggio. Potrai, infatti, mettere alla prova le tue capacità con i primi committenti e ricevere dei compensi, in modo del tutto legale. Tuttavia, arriva per tutti il momento in cui il lavoro occasionale comincia a stare stretto: dalle singole prestazioni, si passa a forme di collaborazione di media o lunga durata, e il divieto di “fare pubblicità” ai servizi si trasforma in un ostacolo da non sottovalutare.

In simili situazioni, l’apertura della Partita IVA consente di “fare il salto” verso la libera professione, in modo tale da ampliare e valorizzare quella che, fino a ieri, era solo un’attività sporadica. Se sei preoccupato per i costi, sappi che aprire Partita IVA, per noi “freelance”, è un’operazione totalmente gratuita, che può essere effettuata comodamente online con FISCOZEN. Compilando il seguente modulo, sarai ricontattato da un nostro consulente, che valuterà le tue esigenze e ti indirizzerà verso la soluzione fiscale più adatta a te:

Prestazione occasionale o Partita IVA: quale conviene?

In tanti si pongono la domanda: “cos’è più conveniente, tra la prestazione occasionale e la Partita IVA?”.

Ebbene, al di sotto di una certa soglia – che non è, come in molti erroneamente credono, 5.000 euro, bensì andrebbe valutata caso per caso – l’apertura della Partita IVA non è necessaria. Ad esempio, se ti capita di svolgere una singola prestazione, anche se pagata 6.000 euro, puoi utilizzare la prestazione occasionale (applicando, se il committente è un’impresa italiana, la ritenuta d’acconto pari al 20%). Se, invece, un’agenzia di chiede di lavorare come guida turistica ogni primo fine settimana del mese, la prestazione cessa di essere occasionale.

Inoltre, occorre considerare che, con l’entrata in vigore del regime forfettario, i costi di gestione di una Partita IVA si sono ridotti sensibilmente. Basti pensare che, con la prestazione occasionale, dovrai applicare una “tassa” del 20% sul compenso lordo. I forfettari, invece, versano solo il 15% di imposta sostitutiva sul reddito imponibile (ovvero sulla parte di fatturato che, tolte le spese, fa effettivamente reddito) che, per chi è in possesso dei requisiti per l’aliquota start-up, si riduce ulteriormente al 5% per i primi 5 anni di attività.

Sul reddito imponibile si calcolano anche i contributi previdenziali, con modalità che variano a seconda della Cassa Previdenziale di riferimento (ad esempio, per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, l’aliquota 2020 è pari al 25,72%). Pertanto, a differenza di chi svolge un’attività commerciale o artigianale, non non dovrai preoccuparti di contributi fissi, poiché la quota dovuta cambia in relazione al tuo fatturato annuale.

Infine, il pagamento dei contributi va pensato non come una semplice tassa, quanto come un “mettere da parte”: aprendo la tua Partita IVA, quindi, potrai iniziare a provvedere alla tua pensione di anzianità, anche con un reddito inferiore a 5.000 euro. Cosa che, invece, non accade, se continui ad utilizzare il sistema della prestazione occasionale, che al di sotto di sotto di questa cifra non prevede alcun versamento relativo alla contribuzione.

Conclusioni

Come abbiamo visto nel corso di questa guida, la prestazione occasionale non può essere considerata un’alternativa valida alla Partita IVA, bensì solamente come un’agevolazione concessa a chi sta ancora muovendo i primi passi nel mondo del lavoro o, per altre ragioni, non è interessato ad avviare un’attività fissa e remunerativa.

Dunque, se ti capita di fare dei “lavoretti” sporadici, puoi tranquillamente avvalerti di questo strumento.

Se, invece, hai intenzione di costruire una carriera solida e un rapporto duraturo con i tuoi committenti, dovresti cominciare a pensare all’apertura della Partita IVA, meglio ancora se affiancato da un servizio come FISCOZEN!

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