Il regime fiscale forfettario è un nuovo regime fiscale introdotto a partire dal 2016 e che prevede delle importanti agevolazioni fiscali. Erede del precedente regime dei minimi, nell’ultimo anno si è configurato come la scelta migliore per chi desidera aprire partita IVA come libero professionista, commerciante o artigiano.

Difatti, la presenza di una tassazione ultra-agevolata per le start-up, valida per i primi cinque anni, e la semplicità di gestione la rendono davvero un’ottima soluzione per i giovani e meno giovani che sognano di mettersi in proprio, ma anche per le “piccole Partite IVA” con un reddito annuo non superiore all’attuale limite di 65.000 euro.

Ma come funziona, nel dettaglio, il regime fiscale forfettario? Di seguito ti spiegheremo le sue caratteristiche!

Regime fiscale forfettario: cos’è e perché sceglierlo

Nel 2016, come detto, la fiscalità italiana ha visto l’introduzione di varie novità. Dall’analisi delle esigenze dei liberi professionisti e di altre classi di lavoratori autonomi, sono nati nuovi regimi fiscali e ne sono scomparsi altri.

Nello specifico, il regime dei minimi ci ha abbandonati, in favore del nuovo regime forfettario. Parallelamente,  sono stati riconfermati sia il regime semplificato che il regime ordinario, che però presentano una tassazione meno vantaggiosa e una serie di adempimenti obbligatori, che rendono ben più complessa la gestione dell’attività.

La scelta del regime fiscale è uno dei primi passi da compiere al momento di aprire Partita IVA e, da questa decisione, dipenderà la quantità di tasse da pagare annualmente. Dunque, come orientarsi tra i vari regimi fiscali?

La principale analisi da effettuare riguarda il proprio lavoro e il possibile fatturato derivante da esso. Per chi ha iniziato da poco, ipotizzare i prossimi guadagni può risultare complicato. Al contrario, per chi ha avuto modo di confrontarsi con le tariffe medie del suo settore, con il sistema delle prestazioni occasionali o mediante altre esperienze lavorative, è più semplice fare una previsione del futuro volume d’affari prodotto con Partita IVA.

Inoltre, tenendo conto dell’attuale limite di reddito per chi si avvale del regime fiscale forfettario, vale a dire 65.000 euro annui, sarà più facile farsi un’idea riguardo alla possibilità di usufruire o meno di questo regime.

Imposta sostitutiva al 15% o al 5%

Proprio perché si configura come regime agevolato, il regime fiscale forfettario prevede il pagamento di una sola imposta, detta “imposta sostitutiva”, con aliquota pari al 5% del reddito imponibile durante i primi cinque anni di attività (per chi possiede i requisiti delle start-up) ed al 15% negli anni successivi. Inoltre, a differenza del vecchio regime dei minimi del 2015, il regime fiscale forfettario non prevede limitazioni legate all’età

Un’altra importante caratteristica è la seguente: nel regime forfettario non sono consentite deduzioni di spesa voce per voce, a parte quella dei contributi previdenziali. Per ovviare a questa mancanza, si è preferito introdurre un coefficiente di redditività diverso per ogni attività lavorativa, stabilito a seconda del Codice ATECO. Il coefficiente identifica quella parte di reddito che potrà essere tassata, mentre quella rimanente viene considerata come una spesa, anche se non effettivamente sostenuta dal professionista o imprenditore. Per fare un esempio, un architetto ha un coefficiente di redditività pari al 78%. Ciò significa che l’imposta sostitutiva al 15% (o, ne casi consentiti, al 5%) si applicherà solamente su questa percentuale di fatturato, detta reddito imponibile, mentre il rimanente 22% sarà automaticamente dedotto, come quota “forfettaria” per le spese che questi ha sostenuto nel corso dell’anno.

Per conoscere il coefficiente di redditività dei vari settori e Codici ATECO, da’ un’occhiata a questa tabella:

SettoreCodice ATECOCoefficiente
Industrie alimentari e delle bevande10, 1140%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio45, da 46.2 a 46.9, da 47.1 a 47.7, 47.940%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande47.8140%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82, 47.8954%
Costruzioni e attività immobiliari41, 42, 43, 6886%
Intermediari del commercio46.162%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione55, 5640%
Attività professionali64, 65, 66, da 69 a 75, da 85 a 8878%
Altre attività economicheda 01 a 03, da 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 39, da 49 a 53, da 58 a 63, da a 82, 84, da 90 a 9967%

Oltre al regime fiscale, anche il Codice ATECO va indicato al momento dell’apertura della Partita IVA, meglio se dopo un’attenta valutazione. Difatti, come anticipato, da questo codice dipenderanno il tuo inquadramento e la “porzione” di fatturato sulla quale saranno applicate le aliquote fiscali e, talvolta, anche quelle contributive.

Regime fiscale agevolato: tutti i vantaggi per i “forfettari”

La tassazione ridotta – addirittura tra le più basse in Europa – è soltanto uno dei tanti vantaggi offerti dal regime fiscale forfettario. Di seguito, infatti, troverai una lista delle agevolazioni di cui potresti usufruire:

  • Franchigia IVA → Il regime fiscale forfettario consente di operare in franchigia IVA. Questo significa che, al momento dell’emissione della fattura, non dovrai aggiungere l’IVA al 22% sui compensi ricevuti. Il che si traduce in una maggiore convenienza delle tue tariffe, rispetto a quelle di altri concorrenti non forfettari.
  • NO ritenuta d’acconto → Se, fino ad ora, hai effettuato soltanto prestazioni occasionali e, quindi, hai dovuto subire una decurtazione del 20% sui compensi erogati da aziende italiane, aprendo Partita IVA e scegliendo il regime forfettario, non dovrai più applicare la ritenuta d’acconto, ma riceverai gli importi per intero.
  • NO fattura elettronica → Anche nel 2020 i forfettari sono esonerati dall’uso della fattura elettronica.
  • Meno adempimenti → Sarai, inoltre, esonerato da studi di settore, esterometro, dichiarazioni IVA, ecc..
  • Contabilità semplificata → Chi si avvale del nuovo regime fiscale forfettario non è tenuto a registrare le fatture, né a redigere scritture contabili. Dovrà soltanto conservare e numerare con ordine progressivo le fatture emesse, applicando una marca da bollo da 2 euro se il compenso indicato è superiore a 77,47 euro.

Per tutti i vantaggi che abbiamo elencato, il regime fiscale forfettario costituisce un’ottima scelta sia per chi desidera mettersi in proprio (ma teme di non riuscire a sostenere il peso delle imposte), sia per tutti coloro che fatturano meno di 65.000 euro. Tuttavia, il limite reddituale non è l’unico criterio che stabilisce l’accesso o l’esclusione dal regime: nei prossimi paragrafi vedremo, infatti, tutti i requisiti e i vincoli ad oggi in vigore.

Come scegliere il regime fiscale più adatto?

In Italia vi sono, attualmente, tre regimi fiscali: regime ordinario, semplificato e, appunto, forfettario.

Solitamente, chi sceglie di aprire Partita IVA tende a preferire quest’ultima opzione, in quanto consente di alleggerire il carico delle imposte e ridurre il tempo da dedicare ai vari adempimenti. Tuttavia, in alcuni casi, assoggettarsi al regime fiscale forfettario potrebbe risultare poco vantaggioso, se non per legge impossibile.

Vediamo insieme quali sono:

  • se hai superato (o prevedi di superare) il limite di reddito pari a 65.000 euro;
  • se i tuoi costi di gestione superano la quota dedotta per le spese in base al Codice ATECO;
  • se hai persone a carico o devi sostenere spese mediche elevate (non detraibili nel regime forfettario);
  • se temi di superare il limite di spesa per i compensi di dipendenti e/o collaboratori (pari a 20.000 euro);
  • se percepisci più di 30.000 euro come reddito da lavoro dipendente o pensione;
  • se possiedi anche una quota minima di una società di persone, di capitali o a responsabilità limitata.

Requisiti e cause di esclusione dal regime forfettario

Possono aderire al regime forfettario tutte le persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione. Quindi se sei un libero professionista o una ditta individuale, puoi richiedere di accedere al regime fiscale forfettario ed usufruire di tutti i benefici che abbiamo elencato ed analizzato nel corso dell’articolo.

Tuttavia, nel corso degli anni, sono state introdotte (o modificate) le cause di esclusione da questo regime.

Allo stato attuale, secondo la normativa in vigore, è infatti escluso dal regime fiscale forfettario chi:

Secondo l’attuale normativa, non può accedere al regime forfettario:

  • chi percepisce redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro;
  • chi spende più di 20.000 euro/anno per i compensi di impiegati e/o collaboratori;
  • chi usufruisce di Regimi speciali IVA o di Regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • le Partite IVA con Codice ATECO relativo ai seguenti settori:
    • Agricoltura e attività connesse alla pesca;
    • Vendita di Sali e tabacchi;
    • Commercio di fiammiferi;
    • Editoria;
    • Gestione di servizi di telefonia pubblica;
    • Rivendita di documenti di trasporto pubblico e sosta;
    • Agenzie di viaggio e turismo;
    • Agriturismi;
    • Vendite a domicilio (porta a porta);
    • Rivendita beni usati, di oggetti d’arte o da collezione;
    • Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte o da collezione;
    • Allevamento di animali;
  • gli autonomi che non risiedono in Italia, a meno che:
    • la residenza non sia in uno dei Paesi membri dell’UE (o in uno Stato che abbia sottoscritto accordi economici tali da permettere uno scambio di informazioni fiscali continuo e trasparente);
    • non produca almeno il 75% del volume d’affari in Italia;
  • le Partite IVA che svolgono in via esclusiva una delle seguenti attività:
    • cessioni di fabbricati;
    • cessioni di terreni edificabili;
    • cessioni di mezzi di trasporto nuovi;
  • i soggetti che percepiscono compensi provenienti prevalentemente da ex datori di lavoro, dai quali hanno percepito redditi da lavoro dipendente (o assimilati) nei 2 anni precedenti (o da soggetti a loro riconducibili);
  • chi partecipa (anche in minima parte) ad una o più società, oppure controlla, anche solo indirettamente, una Srl che svolge attività analoghe o riconducibili a quelle effettuate con la Partita IVA.

Fuoriuscita dal regime forfettario: cosa succede?

Se hai deciso di avviare un’attività lavorativa e prevedi di rispettare i requisiti che ti abbiamo appena illustrato per l’applicazione del regime fiscale forfettario, dovrai dare comunicazione nella dichiarazione di inizio attività.

La fuoriuscita dal regime, al contrario, avviene nei seguenti due casi:

  • Superamento della soglia massima di reddito (e cioè 65.000 euro), che dà luogo alla fuoriuscita dal regime forfettario a partire dal successivo anno d’imposta. Ad esempio, se nel 2020 il tuo reddito è di 66.000 euro, nel 2021 dovrai passare al regime semplificato. Tuttavia, se nel 2021 il tuo reddito tornerà entro il limite consentito, potrai richiedere nuovamente l’accesso al regime fiscale forfettario nel 2022.
  • Accertamento dell’esistenza di una o più cause di esclusione, tra quelle sopra elencate.

Regime forfettario e semplificazioni fiscali

Come detto, il regime fiscale forfettario ha una caratteristica importante che lo differenzia sostanzialmente dai regimi ordinario e semplificato: la possibilità di operare in franchigia IVA. Tutto ciò, per chi ha a che fare con clienti privati, può essere un importante vantaggio, perché di fatto i suoi preventivi saranno sempre più bassi rispetto a quelli dei concorrenti che non possono avvalersi di questo regime! Di contro, però, operare in franchigia IVA significa essere soggetti al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto quando si fanno acquisti e si sostengono spese per la propria attività. Difatti, non essendo tenuto ad effettuare adempimenti relativi all’IVA, non potrai neppure scaricarla come costo nella tua dichiarazione dei redditi. I contribuenti forfettari, infatti, possono detrarre esclusivamente le spese per i contributi previdenziali, ma in compenso beneficiano di una deduzione fissa, la cui entità, come abbiamo visto, dipende dal Codice ATECO, e che sostituisce la somma delle voci di spesa.

Tutto ciò serve a semplificare la gestione della Partita IVA e si aggiunge ad altre agevolazioni fiscali e burocratiche:

  • non dovrai registrare le fatture emesse e i corrispettivi;
  • non dovrai registrare le fatture di acquisto;
  • non sei obbligato a tenere registri contabili, ma solo a conservare e numerare le tue fatture;
  • non dovrai effettuare la comunicazione annuale IVA;
  • non dovrai effettuare la comunicazione dello spesometro;
  • non dovrai comunicare le operazioni con Stati inseriti in blacklist;
  • non dovrai operare ritenute alla fonte, anche se sussiste l’obbligo di indicare in dichiarazione dei redditi il CF del percettore di tali somme non assoggettate a ritenuta;
  • non dovrai effettuare ritenuta alla fonte sui ricavi e i compensi conseguiti.

Concludendo…

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