Se hai cliccato su questo articolo, probabilmente ti stai chiedendo quali saranno le novità relative al regime forfettario 2020 e, dunque, come si evolverà la situazione fiscale per i lavoratori autonomi con Partita IVA. L’anno 2019 ha portato una serie di cambiamenti, che interessavano principalmente i commercianti, gli artigiani e i liberi professionisti titolari di Partita IVA, che si avvalevano del cosiddetto regime forfettario. La novità più importante è stata, certamente, l’ampliamento dei criteri di accesso e mantenimento per i forfettari: ci riferiamo alla soglia massima di reddito, che è passata dai 30.000 euro del 2018 ai 65.000 euro del 2019. Al contempo, sono venuti meno i limiti relativi all’acquisto di beni strumentali (fino ad un massimo di 20.000 euro nel 2018) ed ai compensi versati a dipendenti e/o collaboratori (fino ad un massimo di 5.000 euro).

Un’altra novità che ha fatto discutere i titolari di Partita IVA e che è stata accolta con non poche critiche è l’introduzione della fatturazione elettronica, divenuta obbligatoria per tutte le operazioni B2B e B2C. Tuttavia, l’obbligo di utilizzare la fattura elettronica è stato applicato – per lo meno fino al 31 dicembre 2019 – solamente a chi è assoggettato al regime ordinario, mentre rimangono esclusi forfettari e prestazioni sanitarie. Ma come si evolverà la situazione nel corso del prossimo anno? Quali sono le intenzioni del nuovo Governo Conte? Cosa cambierà per chi ha aperto Partita IVA e rientra, attualmente, nei criteri del regime forfettario?

Vediamo quali sono le prime indiscrezioni che arrivano dalla bozza della Legge di Bilancio 2020 e che interesseranno migliaia di lavoratori autonomi, ma anche tanti giovani intenzionati a mettersi in proprio.

2019: l’anno della Flat Tax

Il 2019 è l’anno di introduzione della cosiddetta Flat Tax, la “tassa piatta” voluta soprattutto dai partiti di centro-destra, che nelle intenzioni prevedeva, fino ad una certa soglia di fatturato, una tassazione con aliquota fissa.

La Flat Tax, infatti, era pensata per due fasce di reddito:

  • da 0 a 65.000 euro, con aliquota al 15%;
  • da 65.000 a 100.000 euro, con aliquota al 20%.

La prima “parte” della Flat Tax, quella dedicata alle Partite IVA con reddito non superiore a 65.000 euro, è divenuta legge a partire dal 01 gennaio 2019 e, di fatto, ha comportato l’ampliamento dei criteri di accesso e mantenimento per il regime forfettario, già in vigore dal 2015: la soglia di fatturato passa, infatti, da 30.000 a 65.000 euro.

La seconda “parte” della Flat Tax doveva prendere forma proprio nel 2020, ma il passaggio di consegne dal Governo Giallo-Verde al nuovo Governo Giallo-Rosso ha portato ad una netta inversione di tendenza: no categorico alla possibilità di creare una tassa piatta con aliquota al 20% per i redditi compresi tra 65.000 e 100.000 euro.

Anzi, per un primo periodo, si è temuta una possibile “cancellazione” della Flat Tax al 15% per le Partite IVA con fatturato annuo tra 30.000 e 65.000 euro e, dunque, un ritorno ai parametri consentiti fino al 31 dicembre 2018.

Tuttavia, come vedremo meglio in seguito, i cambiamenti per il regime forfettario 2020 saranno di altro tipo.

Il regime forfettario 2020

Il regime forfettario 2020 sembra configurarsi, da un lato, come la prosecuzione delle scelte prese dal primo Governo Conte (dunque nessun abbassamento della soglia massima di reddito per i forfettari, che invece rimarrà fissata a 65.000 euro) e, dall’altro, come un ritorno alle condizioni in vigore fino al 31 dicembre 2018.

Ad ogni modo, è ormai fuori discussione che non vi sarà alcuna Flat Tax al 20% per chi fattura tra 65.000 e 100.000 euro: per questi ultimi, infatti, l’unica opzione fiscale disponibile sarà soltanto il regime ordinario.

Vediamo insieme le principali novità che riguardano il regime forfettario 2020 e le sue caratteristiche.

1. Tassazione al 15%

Rimane invariata la tassazione, per chi si avvale del regime forfettario 2020, con aliquota fissa al 15%.

Questa tassazione agevolata, con un unico tributo che sostituisce IRPEF, IRAP, addizionali, ecc., sarà rivolta alle persone fisiche (dunque commercianti, artigiani e liberi professionisti, ma non imprese e/o società) che, nel corso dell’anno 2020, hanno avuto un reddito compreso tra 0 e 65.000 euro, esattamente come accade nel 2019.

2. Fatturato fino a 65.000 euro

Rimane invariato, dunque, anche il limite di reddito stabilito dall’ultima Legge di Bilancio 2019, ovvero 65.000 euro. Ciò significa che i titolari di Partita IVA che hanno fatturato una cifra compresa tra 30.000 e 65.000 euro potranno continuare ad avvalersi del regime forfettario 2020 anche nel corso del prossimo anno.

Nulla di nuovo anche per chi fattura tra 65.000 e 100.000 euro e rimarrà assoggettato al regime ordinario.

Inoltre, pare rimarrà invariata la tassazione super-agevolata al 5% per le start-up, per i primi 5 anni di attività.

3. Determinazione del reddito

Cambia radicalmente, invece, la modalità di determinazione del reddito imponibile, ovvero la parte del fatturato che effettivamente fa reddito, una volta eliminate le spese sostenute durante l’anno per la gestione dell’attività.

Finora, infatti, il regime forfettario ha preso questo nome per via della determinazione forfettaria – appunto – del reddito imponibile, che avviene mediante la deduzione, dal fatturato lordo, di una percentuale fissa per le spese di gestione che, ad oggi, dipende dal Codice ATECO associato alla Partita IVA presa in esame.

Ad esempio, per i commercianti e i titolari di e-commerce, tale percentuale è pari al 60% del fatturato lordo; per gli artigiani (parrucchieri, estetiste, make-up artist, tatuatori, ecc.), la quota scende al 33%; infine, per i liberi professionisti con o senza Cassa (avvocati, ingegneri, psicologi, infermieri, architetti, ma anche web designer, copywriter, social media manager, personal trainerecc.), la deduzione è pari al 22%.

Il regime forfettario 2020 vedrà, invece, una determinazione analitica del reddito imponibile – quello su cui, per intenderci, si calcolano tasse e contributi previdenziali – tanto che ci si domanda se abbia ancora senso parlare, a tutti gli effetti, di forfettario: la novità, infatti, è che le spese verranno inserite voce per voce.

Ciò significa che anche i “forfettari” – o, meglio, chi beneficia della tassazione fissa al 15% – dovranno tenere una minima contabilità, conservando le note di spesa per l’acquisto di materiali, per gli affitti, per le spese mediche, ecc..

4. Fatturazione elettronica

Veniamo ad uno degli aspetti più controversi della Legge di Bilancio 2019 e, di conseguenza, anche del regime forfettario 2020: ci riferiamo all’introduzione della fatturazione elettronica, che è diventata obbligatoria, a partire dal 01 gennaio 2019, per tutti i contribuenti che si avvalgono del regime fiscale cosiddetto ordinario e per tutte le operazioni di vendita di beni e prodotti e/o prestazione di servizi, eseguite nei canali B2B e B2C.

Per tutto il 2019, sono rimasti escluse le Partite IVA assoggettate al regime forfettario e, per una questione di riservatezza, le operazioni che rientrano nel Sistema Tessera Sanitaria (es. visite mediche o vendita farmaci).

Dal 2020, l’intenzione è quella di estendere l’obbligo di emissione della fattura elettronica (e di utilizzare la procedura telematica di compilazione, invio e ricezione della e-fattura, tramite il Sistema di Interscambio messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate) anche ai contribuenti che hanno scelto il regime forfettario 2020.

Tuttavia, pare continuerà a rimanere esclusa dalla fatturazione elettronica quella fascia di “piccole Partite IVA”, il cui fatturato annuale non supera la soglia di 30.000 euro: questi ultimi contribuenti, infatti, potranno continuare ad utilizzare i metodi tradizionali per l’emissione, l’invio, la ricezione e la conservazione delle proprie fatture.

Ricordiamo, comunque, che tutte le attività verso la Pubblica Amministrazione necessitano di fattura elettronica.

5. Limiti di spesa

Dal 01 gennaio 2019, sono venuti meno i limiti relativi all’acquisto di beni strumentali e ai compensi per il personale dipendente e/o figure di collaboratori che, nel 2018, erano pari, rispettivamente, a 20.000 euro e 5.000 euro.

Tali limiti di spesa pare verranno reintrodotti con il regime forfettario 2020, per cui:

  • acquisto beni strumentali (pari a 20.000 euro);
  • compensi personale dipendente/collaboratori (pari a 5.000 euro, forse innalzati a 20.000 euro).

6. Conto corrente dedicato

Infine, il regime forfettario 2020 richiederà l’apertura di un conto corrente bancario associato alla Partita IVA, in un’ottica di maggiore controllo delle spese e dei compensi ricevuti e, dunque, di contrasto all’evasione fiscale.

Aggiornamenti e novità

Se sei titolare di Partita IVA o sei intenzionato ad aprirne una per dare inizio ad un’attività tutta tua, sappi che è fondamentale tenersi aggiornati riguardo alle novità in ambito fiscale, dunque anche ai possibili cambiamenti che interesseranno il regime forfettario 2020, i suoi criteri di accesso/mantenimento e gli adempimenti da svolgere.

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