Acquisto beni strumentali nel regime forfettario: un argomento che, ancora oggi, per un’ampia fetta di lavoratori autonomi, è causa di dubbi e perplessità. Cosa si intende per “beni strumentali“? Quali spese sono considerate rilevanti ai fini della valutazione? Quali sono i limiti attualmente concessi dalla normativa fiscale?

In questo articolo cercheremo di fare maggiore chiarezza sul tema dei cosiddetti beni strumentali. Vedremo, dunque, quali beni rientrano nella categoria, quali articoli possono essere acquistati dai lavoratori autonomi che hanno scelto il regime forfettario e qual è la spesa massima consentita durante il periodo di riferimento.

Ricordiamo, infatti, che le agevolazioni permesse dal regime forfettario possono essere mantenute soltanto a patto di rientrare all’interno di determinati requisiti. Lo sforamento di uno di essi, infatti, causa l’uscita del professionista/imprenditore dal forfettario e, dunque, il ritorno al regime fiscale cosiddetto “ordinario”.

Beni strumentali: cosa sono?

La categoria dei beni strumentali è molto vasta. Essa include, infatti, tutti quei beni o prodotti che il libero professionista (o l’imprenditore) acquista, durante un dato periodo, per svolgere al meglio la propria attività.

Tra i beni strumentali più comuni, ad esempio, troviamo l’automobile, un bene considerato indispensabile per la stragrande maggioranza degli autonomi. Anche il computer e lo smartphone costituiscono una spesa di cui è impossibile fare a meno, soprattutto al giorno d’oggi, per tenersi in contatto con clienti, colleghi e fornitori.

La lista degli articoli che rientrano nella fattispecie dei beni strumentali non si esaurisce, di certo, qui. Essa comprende, difatti, eventuali strumenti di lavoro: attrezzature da studio e da ufficio (ad esempio, i macchinari utilizzati da un dentista o la fotocopiatrice per un avvocato), utensili ed arredamento (scrivania, scaffalature).

Il termine strumentali deriva, dunque, proprio da questo aspetto: l’utilizzo dei beni è fondamentale per l’esercizio dell’attività. Ricordiamo, comunque, che le spese per acquisto beni strumentali possono essere dedotte, dall’anno di riferimento, soltanto fino ad un limite massimo pari a 516,46 euro. Di conseguenza, per gli articoli il cui costo è superiore alla suddetta cifra, è necessaria una procedura particolare, chiamata ammortamento.

In altre parole, la spesa complessiva, sostenuta dal lavoratore autonomo, viene “spalmata” su più anni, secondo una rateizzazione stabilita dalle tabelle ministeriali, fino al raggiungimento dell’intero valore del bene in questione.

Beni strumentali e regime forfettario

Come abbiamo accennato, per l’accesso e la permanenza nel regime forfettario, è necessario rispettare alcuni requisiti specifici. Il principale riguarda la soglia massima di incasso annuale che, fino al 2018, è stata fissata a 30.000 euro (tale soglia crescerà fino ad un limite di 65.000 euro, con l’introduzione della Flat Tax al 15%).

Tuttavia, anche l’acquisto beni strumentali nel regime forfettario può diventare causa di esclusione.

Allo stato attuale, infatti, per mantenere il regime forfettario, il lavoratore autonomo può effettuare spese per l’acquisto di beni strumentali fino ad un massimo di 20.000 euro annui. Per accedere al regime, invece, tale limite si riferisce non soltanto agli articoli comprati durante il triennio di osservazione, bensì al valore totale dei beni posseduti. Di conseguenza, vengono conteggiati anche quei beni strumentali posseduti al momento della valutazione, anche se il momento dell’acquisto è datato in un periodo precedente all’ultimo triennio.

Secondo la normativa in vigore, comunque, non tutti i beni strumentali acquistano rilevanza ai fini del conteggio. Esistono, infatti, alcune eccezioni, che non comportano l’eventuale sforamento della soglia dei 20.000 euro per l’accesso e per il mantenimento: vediamo insieme, nel dettaglio, i beni da considerare e le eventuali esclusioni.

Quali beni strumentali è possibile scaricare?

I lavoratori autonomi che scelgono di assoggettarsi al regime forfettario si domandano spesso: quali beni strumentali è possibile scaricare dalla dichiarazione dei redditi? Facciamo subito chiarezza.

Su questo aspetto, talvolta, vige una forte confusione. Infatti, se è vero che l’acquisto di beni strumentali ha un grande peso ai fini dell’accesso (e del mantenimento) del regime forfettario, non bisogna, tuttavia, dimenticare che tali spese non possono essere scaricate o dedotte in alcun modo dalla dichiarazione dei redditi annuale!

Le spese sostenute dall’imprenditore o professionista vengono calcolate, difatti, secondo una percentuale fissa: quella del coefficiente di redditività, che varia a seconda del settore e del tipo di attività svolta. Ad esempio, per commercianti, albergatori e ristoratori, la deduzione è pari al 60% del ricavato; la percentuale scende al 22% per i professionisti (medici, ingegneri, avvocati e notai, psicologi, etc.) ed al 33% per tutte le altre attività lavorative (parrucchieri, estetisti, nonché ditte individuali, come elettricisti, idraulici, tecnici specializzati e via di seguito).

Pertanto, è importante tenere a mente che effettuare spese elevate con la Partita IVA forfettaria non è mai conveniente: il rischio, infatti, è quello di sforare la soglia dei 20.000 euro, senza beneficiare di sgravi fiscali!

Quali beni strumentali incidono sul conteggio delle spese?

Per prima cosa, ricordiamo che l’acquisto beni strumentali nel regime forfettario riguarda esclusivamente quei beni il cui valore è superiore a 516,46 euro. Di conseguenza, tutte le spese minori, come quelle relative all’acquisto di un cellulare, di un trapano o di un qualsiasi altro oggetto a basso costo, non vengono conteggiate.

Inoltre, nel regime forfettario – a differenza di quanto accadeva nel regime dei minimi – si tiene conto:

  • del valore complessivo dei beni posseduti, anche se acquistati prima dell’ultimo triennio, per l’accesso;
  • della spesa sostenuta nell’anno di riferimento, che dev’essere inferiore a 20.000 euro, per il mantenimento.

In entrambi i casi, comunque, i beni strumentali da considerare appartengono alle seguenti categorie:

  • Beni mobili → Considerati al 100% del loro valore (vale a dire del prezzo di acquisto).
  • Beni in locazione finanziaria → Considerati in base all’importo sostenuto dal concedente.
  • Beni in locazione, comodato o a noleggio → Considerati in base al valore normale calcolato al momento della sottoscrizione del contratto (Art. 9 del L. 917/1986).
  • Beni immateriali → Considerati soltanto se direttamente riconducibili all’attività svolta (ad es. software).

Ricordiamo, per altro, che l’acquisto beni strumentali nel regime forfettario dev’essere calcolato:

  • al lordo degli ammortamenti effettuati nel periodo che precede l’accesso al regime;
  • al netto dell’IVA (o imposta sul valore aggiunto), anche quando il lavoratore non è soggetto alla deduzione.

Beni strumentali nel regime forfettario: eccezioni

Come abbiamo accennato in precedenza, l’ordinamento vigente stabilisce che, nell’ambito del conteggio dei beni strumentali nel regime forfettario, occorre tenere in considerazione i seguenti casi di eccezione:

  • Beni ad uso promiscuo → Considerati al 50% del loro valore.

Cosa si intende per beni ad uso promiscuo?

Rientrano in questa categoria tutti quei beni che vengono utilizzati, da parte del lavoratore autonomo, sia per lo svolgimento effettivo dell’attività, sia per eventuali necessità personali e/o familiari. Per fare maggiore chiarezza, ecco un esempio. Se Roberto, idraulico, acquista un’auto utilitaria per recarsi al lavoro, ma anche per dedicarsi alla famiglia, questa verrà considerata, a tutti gli effetti, un bene ad uso promiscuo. Se, invece, Paolo, elettricista, compra un piccolo furgone per trasportare comodamente i suoi attrezzi, questo verrà ritenuto un mero bene strumentale.

Vengono, invece, escluse, dall’acquisto beni strumentali nel regime forfettario, le seguenti categorie:

  • Beni immateriali non direttamente collegati all’attività esercitata.
  • Beni dal valore inferiore ai 516,46 euro.
  • Beni immobili (uffici, locali commerciali, magazzini, etc.), sia acquistati che in locazione o comodato d’uso.
  • Beni acquistati e, in seguito, rivenduti (purché la vendita avvenga entro la data di chiusura dell’attività).

Acquisto beni strumentali: differenze tra regime forfettario e regime dei minimi

Il passaggio – avvenuto nell’anno 2016 – dal vecchio regime dei minimi all’attuale regime forfettario ha comportato alcune differenze, inerenti al possesso ed all’acquisto di beni strumentali da parte del lavoratore.

In primo luogo, nel nuovo ordinamento, la soglia limite è salita da 15.000 a 20.000 euro.

La seconda differenza, come abbiamo visto, riguarda i requisiti per l’accesso ai due regimi:

  • nel regime dei minimi, venivano conteggiati soltanto i beni comprati durante il triennio di osservazione (e non precedentemente), anche se rivenduti prima dell’eventuale entrata nel regime;
  • nel regime forfettario, vengono considerati tutti i beni posseduti al momento dell’accesso, a prescindere dalla data di acquisto, ma non quelli rivenduti o ceduti prima dell’entrata nel regime.

Inoltre, occorre ricordare che, essendo esclusi da spesometro e/o studi di settore, i lavoratori autonomi e gli imprenditori assoggettati al regime forfettario non sono tenuti a tener conto di tali adempimenti.

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Acquisto beni strumentali: cosa cambia con la Flat Tax?

Fino ad oggi, i lavoratori autonomi e gli imprenditori con reddito inferiore ai 30.000 euro annui hanno avuto davanti a sé due possibili opzioni fiscali: il regime forfettario ed il regime ordinario (o, per meglio dire, semplificato).

Tuttavia, la situazione è destinata a mutare con l’introduzione della cosiddetta Flat Tax (clicca qui per scoprire di più sull’argomento). Oltre ad innalzare il limite di reddito, dai 30.000 attuali a 65.000 euro per tutti i codici ATECO, il nuovo disegno di legge prevede la totale eliminazione del vincolo dei 20.000 per i beni strumentali, sia per l’accesso che per la permanenza, nonché del vincolo dei 5.000 euro per il pagamento di lavoratori dipendenti.

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