Regime forfettario e coefficiente redditività: un aspetto fondamentale per chi si appresta ad aprire la Partita IVA e vuole farsi un’idea precisa dei costi di gestione (tasse, contributi ed eventuali spese extra).

Abbiamo più volte parlato, in questo blog, del regime forfettario, il regime fiscale agevolato che si rivolge alle “piccole Partite IVA”, ovvero ai liberi professionisti, agli artigiani ed alle ditte individuali che non superano i 65.000 euro di reddito annuo, e che offre una serie di vantaggi a livello economico, ma anche burocratico e contabile.

Il coefficiente di redditività è un elemento essenziale per comprendere il “funzionamento” del regime forfettario. A differenza del regime ordinario, infatti, qui tutto viene calcolato su base fissa: forfettaria, appunto.

In questo articolo, faremo chiarezza sul tema “regime forfettario e coefficiente redditività“, spiegandovi nel dettaglio di cosa si tratta e come calcolare le spese da sostenere, una volta avviata la propria attività.

Cos’è il regime forfettario?

Il regime forfettario nasce nel 2016, in sostituzione del vecchio regime dei minimi.

Si tratta, come abbiamo accennato, di un regime fiscale agevolato, il cui principale vantaggio consiste nella cosiddetta “imposta sostitutiva”: un’unica imposta, con aliquota fissa al 15% sul reddito imponibile (vedremo, in seguito, di che si tratta e come calcolarlo), che sostituisce IRPEF, IRAP ed imposte addizionali del regime ordinario.

Come ulteriore beneficio per le start-up, inoltre, l’aliquota scende dal 15 al 5% per i primi cinque anni di attività.

A partire dall’anno 2019, i criteri d’accesso e di mantenimento del regime forfettario sono stati ulteriormente ampliati: la soglia massima di reddito passa dai 30.000 euro dell’anno precedente a 65.000 euro annui. Vengono meno, inoltre, i limiti relativi all’acquisto di beni strumentali ed al pagamento di eventuali dipendenti.

In compenso, altre cause di esclusione sono state introdotte. In particolare, ci riferiamo al possesso di quote di partecipazione a società ed associazioni, anche di stampo familiare, ed al controllo di società a responsabilità limitata (le cosiddette S.r.l.). Per ulteriori informazioni sull’argomento, vi rimandiamo a questo precedente articolo.

Tornando al tema regime forfettario e coefficiente redditività, è importante ricordare che, a differenza di quanto accade nel regime ordinario, qui tutto viene calcolato su base fissa. Dunque, a seconda del tipo di attività svolta, la normativa prevede una percentuale forfettaria per le spese, che viene dedotta dal reddito lordo annuo: l’importo rimanente è il cosiddetto reddito imponibile. Se siete confusi, niente paura: vi spiegheremo tutto!

Regime forfettario e coefficiente redditività: il reddito imponibile

Per comprendere meglio cosa significa regime forfettario e coefficiente redditività, dobbiamo prima introdurre un altro fondamentale, concetto: il reddito imponibile. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Nel regime ordinario, il professionista o imprenditore indica l’incasso totale annuo (ad esempio: 80.000 euro) e, voce per voce, le spese inerenti la propria attività sostenute durante l’anno (ad esempio: 15.000 euro). Sulla base di queste cifre, vengono, successivamente, calcolate le imposte da versare e i contributi previdenziali.

Nel regime forfettario, invece, le spese vengono calcolate su base fissa, secondo una percentuale che varia a seconda del vostro Codice ATECO e, dunque, del tipo di attività svolta e/o del settore nel quale operate.

Facciamo un esempio concreto: per i liberi professionisti, le spese fisse da dedurre sono pari al 22% del reddito lordo; per il commercio di alimenti e bevande, invece, le spese salgono fino al 60%, e via di seguito.

Per ogni Codice ATECO, quindi, la normativa prevede un “coefficiente di redditività“, ovvero una percentuale che stabilisce forfettariamente l’effettivo guadagno dell’imprenditore o professionista, tolta la quota per le spese sostenute durante l’anno. Semplificando ulteriormente, possiamo dire che:

  • Reddito lordo: il totale delle fatture emesse durante l’anno.
  • Coefficiente di redditività: percentuale – in base al Codice ATECO – per le spese annuali.
  • Reddito imponibile: la quota rimanente, sulla quale vengono calcolati tasse e contributi.

Ricordiamo, inoltre, che nel regime forfettario, i contributi previdenziali sono l’unica spesa extra deducibile. Di conseguenza, per calcolare il reddito imponibile, dovrete tenere conto anche della quota per i vostri contributi.

Tale quota varia a seconda della vostra Cassa di riferimento: per le professioni che fanno capo ad un Ordine Professionale (come, ad esempio, l’Ordine dei Medici o dei Giornalisti), occorre seguire le specifiche norme; per i commercianti, gli artigiani e i liberi professionisti non legati ad un Ordine (come, ad esempio, gli amministratori di condominio o le nuove professioni digitali), le aliquote sono indicate dalla relativa sezione dell’INPS.

Per approfondire l’argomento, vi rimandiamo a questo articolo.

A quanto ammonta il mio reddito imponibile?

Come conoscere, pertanto, il proprio reddito imponibile, sul quale si calcolano imposta sostitutiva (al 15% o al 5%) e contributi previdenziali? Ecco la lista dei Codici ATECO con relativo coefficiente di redditività.

  • Industrie alimentari e delle bevande (10-11): 40%
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio (45 – da 46.2 a 46.9 – da 47.1 a 47.7 – 47.9): 40%
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (47.81): 40%
  • Commercio ambulante di altri prodotti (47.82-47.89): 54%
  • Costruzioni e attività immobiliari (41-42-43) – (68): 86%
  • Intermediari del commercio (46.1): 62%
  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55-56): 40%
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64-65-66) – (69-70-71-72-73-74-75) – (85) – (86-87-88): 78%
  • Altre attività economiche (01-02-03) – (05-06-07-08-09) – (12-13-14-15-16-17-18-19-20-22-22-23-24-25-26-27-28-29-30-31-32-33) – (35) – (36-37-38-39) – (58-59-60-61-62-63) – (77-78-79-80-81-82) – (84) – (90-91-92-93) (94-95-96) – (97-98) – (99): 67%

Ricapitolando: le percentuali qui sopra indicano la parte di reddito sulla quale pagherete tasse e contributi.

Tali % esprimono l’effettivo guadagno delle Partite IVA, una volta dedotta la quota per le spese di gestione.

Facciamo qualche esempio pratico, che vi aiuterà a capire meglio come calcolare il vostro reddito imponibile:

Luca, commerciante:

  • Reddito lordo: 50.000 euro
  • Coefficiente redditività: 40% (= 50.000 – 60% spese fisse)
  • Reddito imponibile: 20.000 euro

Elisa, make-up artist:

  • Reddito lordo: 25.000 euro
  • Coefficiente redditività: 67% (= 25.000 – 33% spese fisse)
  • Reddito imponibile: 16.750 euro

Giovanna, avvocatessa:

  • Reddito lordo: 60.000 euro
  • Coefficiente redditività: 78% (= 60.000 – 22% spese fisse)
  • Reddito imponibile: 46.800 euro

Importante: Al reddito rimanente, una volta sottratta la percentuale per le spese fisse in base al Codice ATECO, occorre – come già detto in precedenza – dedurre anche la quota per i contributi previdenziali.

Attività lavorative e coefficienti redditività

Se state pensando di mettervi in proprio ed aprire la Partita IVA, sappiate che:

Regime forfettario e coefficiente redditività: pro e contro

Alla luce di quanto abbiamo visto, quali sono i pro e i contro del regime forfettario?

Indubbiamente, aderire al regime forfettario è la soluzione più vantaggiosa per chi si appresta ad avviare una nuova attività. L’aliquota al 15% per le Partite IVA fino a 65.000 euro di reddito, infatti, è attualmente il modo più efficace – e totalmente legale – per pagare meno tasse. Inoltre, come abbiamo già accennato, l’aliquota si riduce ulteriormente di un terzo, fino al 5%, per i primi cinque anni – a partire dall’apertura della Partita IVA.

I vantaggi del regime forfettario, comunque, non finiscono qui:

  • esenzione IVA, che vi permetterà di offrire tariffe più basse e, dunque, competitive;
  • esonero da fatturazione elettronica;
  • esonero da esterometro e studi di settore;
  • contabilità semplificata, per cui non dovrete registrare le fatture, ma semplicemente conservarle e numerarle.

A ciò si aggiunge la possibilità di calcolare in anticipo, almeno per sommi capi, l’ammontare delle imposte e dei contributi che verserete ogni anno: insomma, con il regime forfettario, gli imprevisti sono quasi a zero!

Veniamo, adesso agli aspetti negativi. Anzi, per l’esattezza, all’unico aspetto negativo del regime forfettario, che dipende proprio dal calcolo fisso delle spese e dei guadagni. Mentre nel regime ordinario, infatti, il professionista può inserire, voce per voce, le spese sostenute durante l’anno, nel regime forfettario ciò non è possibile: l’unica spesa deducibile, infatti, è quella relativa ai contributi previdenziali da versare all’INPS (o alla Cassa di riferimento).

Di conseguenza, chi è costretto ad affrontare dei costi di gestione molto alti (o spese familiari, mediche, ecc. particolarmente ingenti) potrebbe trovare non abbastanza vantaggioso il calcolo su base forfettaria.

Come orientarsi tra Codice ATECO, regime forfettario e coefficiente redditività?

Se siete intenzionati ad aprire la Partita IVA, è bene farsi assistere, nelle fasi iniziali, da un esperto in materia fiscale. Durante l’apertura, difatti, dovrete individuare il Codice ATECO corretto per la vostra attività (dal quale, come abbiamo visto, dipenderanno l’ammontare delle tasse e dei contributi da versare, ma anche altri aspetti importanti come le norme sulla sicurezza sul lavoro) e scegliere il regime fiscale al quale assoggettarvi.

Dunque, per evitare possibili errori e ripercussioni negative in futuro, la migliore soluzione è avere al proprio fianco una figura competente, come un commercialista o… un servizio completamente online Fiscozen!

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