In questo articolo vi spiegheremo nel dettaglio in cosa consiste il regime forfettario, quali sono i nuovi limiti e requisiti per poter beneficiare dell’aliquota fissa al 15%, quali sono gli obblighi fiscali e contributivi, ma anche le agevolazioni garantite ai contribuenti forfettari. Vedremo, inoltre, quali categorie rimangono escluse dall’attuale regime forfettario 2020 e cosa è cambiato con l’introduzione delle nuove cause ostative.

Il regime forfettario presenta, oggi, varie differenze rispetto agli anni passati. Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2019, e con la successiva Legge di Bilancio 2020, infatti, sono cambiate le regole fiscali e contributive per una vasta platea di imprese individuali e liberi professionisti. In particolare, una delle modifiche più evidenti è avvenuta proprio a partire da Gennaio 2019, con l’innalzamento della soglia massima di reddito, passata da 30.000 euro a 65.000 euro (a prescindere dal Codice ATECO associato alla Partita IVA).

Pertanto, se sei un lavoratore autonomo e possiedi una Partita IVA o se sei in procinto di avviare una nuova attività (professionale, artigianale o d’impresa), questa Guida Completa di Fiscozen è dedicata a te. Troverai, infatti, tutte le informazioni necessarie per aderire al nuovo regime forfettario 2020 e risparmiare sulle imposte, sui contributi e sugli altri costi di gestione della tua Partita IVA e, al tempo stesso, essere in piena regola con il Fisco.

Regime forfettario: cos’è?

Il regime forfettario nasce nel 2016, in sostituzione del precedente regime dei minimi, seppure con alcune differenze che analizzeremo più avanti. Si tratta di un regime fiscale agevolato, rivolto ai lavoratori autonomi (commercianti, artigiani e liberi professionisti) che non superano i 65.000 euro di ricavato annuo.

Il regime forfettario, infatti, nasce per semplificare la gestione della Partita IVA e ridurre il peso delle imposte.

Chi sceglie di assoggettarsi al regime forfettario nel 2020 è tenuto a versare un’unica imposta sostitutiva, con aliquota fissa al 15% applicata sul reddito imponibile. Il quale, a sua volta, consiste nel fatturato annuo complessivo, meno una percentuale – stabilita in base al Codice ATECO – per le spese sostenute durante l’anno: ad esempio, per i liberi professionisti, la detrazione è pari al 22%, per gli artigiani al 33%, mentre per i commercianti sale al 60%.

Inoltre, ricordiamo che, per coloro che presentano anche i requisiti di una start-up, l’imposta sostitutiva viene ridotta al 5% sul reddito imponibile, per i primi cinque anni di attività.

Ma non è tutto: chi si avvale del regime forfettario nel 2020, infatti, può usufruire di numerose agevolazioni a livello fiscale, contabile e burocratico. Vediamo, dunque, quali sono i principali vantaggi:

  • franchigia IVA;
  • esenzione da studi di settore, spesometro ed esterometro;
  • esenzione dall’obbligo di registrazione delle fatture;
  • esenzione dalla tenuta dei registri contabili (contabilità semplificata);
  • esonero dall’utilizzo obbligatorio della fatturazione elettronica.

Regime forfettario o regime dei minimi: quali sono le differenze?

Ancora oggi vige una certa confusione tra il regime forfettario, che vogliamo analizzare al meglio nel corso di questo articolo, ed il precedente regime dei minimi, rimasto in vigore solo fino al 2015. Il regime dei minimi è la prima agevolazione fiscale concessa alle nuove Partite IVA: la sua durata era limitata ad un massimo di 5 anni (o fino al compimento dei 35 anni) e prevedeva un’imposta sostitutiva pari al 5% sul reddito netto, oltre all’esenzione da diversi adempimenti (studi di settore, spesometro, redditometro, ecc.). Inoltre, nel vecchio regime dei minimi, era ancora possibile dedurre le spese, in percentuale pari al 100% per i costi aziendali e al 50% per le cosiddette “spese promiscue”, mentre la soglia massima di reddito cambiava a seconda del Codice ATECO associato alla Partita IVA.

Il regime forfettario, nella sua versione “iniziale”, viene introdotto nel 2016 e si configura subito come un’estensione del precedente regime dei minimi. Sin dai primi tempi, per via dei numerosi vantaggi, viene accolto con grande entusiasmo sia dalle ditte individuali che dai professionisti. Rispetto ai contribuenti minimi, infatti, i forfettari non sono soggetti, per la prima volta, a limiti temporali: infatti, possono godere delle stesse agevolazioni senza una vera e propria scadenza, seppure nel rispetto del limite d’incasso (che era pari a 30.000 euro annui).

Come funziona il regime forfettario?

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2019, cambiano già alcuni aspetti del regime forfettario, che segue ora altre regole rispetto a quelle rimaste in vigore fino al 2018. Quali sono, in particolare, le novità? E cosa, invece, è rimasto invariato? Scopriamolo insieme analizzando le caratteristiche dell’attuale regime forfettario 2020!

La principale innovazione – spesso chiamata erroneamente Flat Tax – consiste in un’estensione del regime forfettario ad una fetta più ampia di lavoratori autonomi. Cresce, infatti, il fatturato massimo consentito, che passa dai 30.000 euro del 2018 ai 65.000 euro del 2019 (per tutti i Codici ATECO), riconfermati anche nel 2020.

Rimane, invece, invariata l’imposta sostitutiva pari al 15% del reddito imponibile, così come la riduzione dell’aliquota al 5% per i primi cinque anni, ma solamente per chi rientra nei requisiti delle start-up.

Esattamente come agli inizi, anche nell’attuale regime forfettario il calcolo del reddito imponibile si basa su una deduzione fissa – forfettaria, appunto – delle spese sostenute durante l’anno. La percentuale dedotta cambia in relazione al Codice ATECO e, dunque, alla categoria di riferimento, tra quelle elencate qui sotto:

Industrie alimentari e delle bevande10, 11
Commercio all’ingrosso e al dettaglio46.2, 46.3, 46.4, 46.5, 46.6, 46.7, 46.9,47.1, 47.2, 47.3, 47.4, 47.5, 47.6, 47.7,47.9
Commercio ambulante di alimentari e bevande47.81
Commercio ambulante di altri prodotti47.82, 47.89
Costruzioni e attività immobiliari

41, 42, 43, 68

Intermediari del commercio46.1
Attività dei servizi di alloggio e ristorazione55, 56
Attività professionali64, 65, 66, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 85, 86, 87, 88
Altre attività economiche01, 02, 03, 05, 06, 07, 08, 09, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 35, 36, 37, 38, 39, 49, 50, 51, 52, 53, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 77, 78, 79, 80, 81, 82, 84, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99

Ogni categoria prevede, infatti, un coefficiente di redditività, dal quale deriva a sua volta il reddito imponibile:

Industrie alimentari e delle bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di alimentari e bevande40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Costruzioni e attività immobiliari86%
Intermediari del commercio62%
Attività dei servizi di alloggio e ristorazione40%
Attività professionali78%
Altre attività economiche67%

Dunque, se per le attività professionali il coefficiente di redditività è 78%, le spese dedotte equivarranno al rimanente 22%. Se, invece, è fissato all’86%, come per le ditte di costruzioni e del settore immobiliare, le spese sottratte saranno solo il 14%. Per gli artigiani le percentuali sono rispettivamente 67% e 33%, e via così con tutti gli altri codici.

Infine, con la Legge di Bilancio del 2019 sono stati aboliti tutti i vincoli relativi all’acquisto di beni strumentali (pari a 20.000 euro nel 2018) e al pagamento dei compensi di dipendenti e collaboratori (pari 5.000 euro nel 2018). Tuttavia, quest’ultimo limite torna con il regime forfettario 2020, ma innalzato fino a 20.000 euro.

Regime forfettario 2020: requisiti di accesso

Il regime forfettario prevede vari requisiti di accesso, alcuni dei quali introdotti nel 2019 e, in seguito, riconfermati anche per l’anno 2020. Analizziamoli insieme nel dettaglio.

Il principale requisito di accesso è il reddito annuo, che dovrà essere inferiore a 65.000 euro annui a prescindere dal tipo di attività svolta o che si intende svolgere, e quindi valido per tutti i Codici ATECO. Nel conteggio, comunque, vanno presi in considerazione esclusivamente i redditi prodotti tramite Partita IVA e, nel caso si svolgano due o più attività, si dovranno sommare i ricavati derivanti da ognuna di esse e il totale non potrà superare i 65.000 euro.

In più, con il nuovo regime forfettario 2020, occorre far attenzione sia al limite per i redditi provenienti da lavoro dipendente o pensione, che dovranno rimanere al di sotto di 30.000 euro annui, sia ai compensi pagati per impiegati o collaboratori che, come già anticipato, non potranno superare i 20.000 euro.

Quali sono le cause di esclusione?

Veniamo adesso ad uno degli aspetti più discussi sia nel 2019, sia con il nuovo regime forfettario 2020. Parleremo, infatti, delle cause di esclusione, che rendono impossibile l’accesso a questo regime.

Secondo l’attuale legislazione, non possono adottare il regime forfettario 2020 coloro che:

  • si avvalgono di Regimi speciali IVA o di Regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • le Partite IVA appartenenti ai seguenti settori:
    • Agricoltura e attività connesse alla pesca;
    • Vendita di Sali e tabacchi;
    • Commercio di fiammiferi;
    • Editoria;
    • Gestione di servizi di telefonia pubblica;
    • Rivendita di documenti di trasporto pubblico e sosta;
    • Agenzie di viaggio e turismo;
    • Agriturismi;
    • Vendite a domicilio (porta a porta);
    • Rivendita beni usati, di oggetti d’arte o da collezione;
    • Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte o da collezione;
  • i lavoratori residenti all’estero, ma solo se si trovano in uno degli Paesi appartenenti all’Unione Europea (o in uno Stato che ha stabilito accordi economici speciali con l’Italia) e se producono almeno il 75% del reddito complessivo sul territorio nazionale;
  • chi effettua in via esclusiva:
    • cessioni di fabbricati;
    • cessioni di terreni edificabili;
    • cessioni di mezzi di trasporto nuovi;
  • i lavoratori che, oltre all’attività autonoma svolta con la Partita IVA:
    • possiedono quote di partecipazione a società di persone o di capitali;
    • controllano, anche indirettamente, società a responsabilità limitata operanti nel medesimo settore;
  • coloro che percepiscono in via prevalente compensi da parte degli stessi soggetti da cui hanno percepito redditi da lavoro dipendente (o assimilati) nei due anni precedenti (o riconducibili ad essi).

Regime forfettario e tassazione al 15%

La tassazione del regime forfettario prevede l’applicazione – come già visto in precedenza – di un’imposta sostitutiva pari al 15% del reddito imponibile. Si tratta, quindi, di un’aliquota fissa, che prende il posto di tutti i tributi comunemente versati dai contribuenti nel regime semplificato o ordinario. Nei casi consentiti – ovvero per chi è in possesso dei requisiti di una start-up – l’aliquota scende al 5% dal primo al quinto anno di attività.

Per meglio comprendere come funziona il regime forfettario 2020 e fare una previsione delle imposte che andrai a versare negli anni, prendiamo in esame la situazione immaginaria di un libero professionista: Roberto, 39 anni, che lavora come psicologo e ha prodotto un fatturato pari a 25.000 euro.

  • Fatturato complessivo: 25.000 euro;
  • Reddito imponibile (pari al 78%): 19.500 euro;
  • Imposta sostitutiva (pari al 15%): 2.925 euro;
  • Imposta start-up (pari al 5%): 975 euro.

Regime forfettario: contributi previdenziali

La gestione dei contributi nel 2019, così come con il nuovo regime forfettario 2020, resta pressoché la stessa.

A seconda del tipo di attività, e conseguentemente del Codice ATECO, il lavoratore dovrà iscriversi alla sua Cassa Previdenziale di riferimento (ad es. Gestione INPS Artigiani e Commercianti per le ditte individuali, Inarcassa per ingegneri e architetti, ecc.) e attenersi alle regole da questa stabilite (es. fasce contributive o di età anagrafica, aliquote, scadenze, ecc.).

I contribuenti che non fanno capo ad una Cassa Previdenziale specifica, ovvero i liberi professionisti che svolgono attività non ancora regolamentate (vedi, ad esempio, le attività connesse al web o alla comunicazione), hanno l’obbligo di iscriversi alla Gestione Separata INPS. Per loro, i contributi sono pari al 25,72% del reddito imponibile.

Ricordiamo, inoltre, che le ditte individuali – ma non i professionisti! – che si avvalgono del regime forfettario possono usufruire di una riduzione del 35% sui contributi, inviando la richiesta direttamente all’INPS.

Quali sono gli obblighi fiscali e contabili?

Nonostante la gestione della Partita IVA risulti più semplice, il regime forfettario prevede, comunque, il rispetto di alcuni obblighi fiscali e contabili da parte del contribuente:

  • numerazione e conservazione fatture d’acquisto e bollette doganali;
  • numerazione e conservazione fatture emesse per la certificazione dei corrispettivi;
  • integrazione fatture (con aliquota IVA) per le operazioni reverse charge e versamento imposta entro il 16 del mese successivo;
  • compilazione modello Intrastat per servizi e prestazioni resi ad un soggetto passivo residente in uno dei Paesi dell’Unione Europea.

Regime forfettario: fatturazione

La fatturazione nel regime forfettario 2020 segue, anch’essa, le stesse regole degli anni precedenti.

Dato che i contribuenti assoggettati al regime forfettario operano in franchigia IVA, non possono detrarre l’IVA dalle spese, né dovranno menzionarla in fattura. Sarà sufficiente, al suo posto, inserire la dicitura: “Operazione senza applicazione dell’Iva ai sensi dell’art. 1 comma 58 L. 190/2014”.

Nelle fatture con importo indicato superiore a 77,47 euro, è obbligatorio apporre la marca da bollo da 2 euro sul documento originale. Inoltre, i forfettari sono esonerati dall’obbligo di passare alla fatturazione elettronica (tranne che per le prestazioni rese verso la Pubblica Amministrazione) ma, se preferiscono, possono comunque utilizzarla.

Per le fatture emesse nei confronti di committenti esteri, invece, sono previsti adempimenti diversi a seconda che l’azienda risulti residente:

  • in uno dei Paesi dell’UE: specificare “operazione effettuata secondo inversione contabile” (detta anche reverse charge) e l’articolo di riferimento (Art. 7-ter D.p.r. n. 633/1972) e dichiarare le fatture con cadenza trimestrale, utilizzando il modello Intrastat;
  • in un Paese Extraeuropeo: non occorre indicare l’IVA nel documento, mentre va inserita la dicitura “operazione non soggetta, ex articolo 7-ter, comma 1, lettera a) del DPR n. 633/72”.

Regime forfettario 2020: pro e contro

La Legge di Bilancio 2019, confermata in parte dal regime forfettario 2020, ha apportato, oltre alle modifiche che abbiamo analizzato, anche un grande ampliamento della platea di aventi diritto.

Già nel 2016, comunque, l’introduzione della “Partita IVA forfettaria” è stata accolta in modo assolutamente positivo per via dei numerosi vantaggi, ma cosa succede con le novità datate 2019 e 2020? Quali sono i pro (e gli eventuali contro) del nuovo regime forfettario?

Volendo riassumere quanto detto, gli aspetti più interessanti del regime forfettario sono i seguenti:

  • riduzione delle tasse, grazie ad un’unica imposta sostitutiva con aliquota al 15%;
  • aiuto alle start-up che, se in possesso dei requisiti, versano solo il 5% per i primi 5 anni;
  • semplificazione fiscale ed esonero da studi di settore ed altri adempimenti;
  • franchigia IVA, che consente di offrire beni e servizi a prezzi competitivi;
  • esonero dall’uso della fattura elettronica (la quale, ricordiamo, ha anche dei costi).

Volendo, invece, parlare degli aspetti meno positivi, ci viene in mente l’impossibilità di dedurre le spese voce per voce. Infatti, per alcuni contribuenti, ciò non comporta un grave svantaggio (poiché i costi di gestione sono pari o, addirittura, inferiori alla quota automaticamente sottratta in base al Codice ATECO). Tuttavia, per chi è solito detrarre altri tipi di spese (come quelle mediche o familiari) o ha affrontato investimenti particolarmente elevati, questo sistema non è detto che risulti altrettanto conveniente, né che riesca a coprire i costi realmente sostenuti.

Infine, sottolineiamo che, nel regime forfettario, l’unica spesa effettivamente deducibile è quella relativa ai contributi previdenziali (che, pertanto, non andranno a costituire parte del reddito imponibile).

Se vuoi passare al regime forfettario 2020 ma non sei sicuro che questa sia l’opzione per te più vantaggiosa o se desideri approfittare delle agevolazioni elencate per aprire Partita IVA, contattaci con un messaggio!

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Conclusioni

Finora abbiamo analizzato le caratteristiche del nuovo regime forfettario 2020 e le modifiche rispetto alla versione originale del 2016. Ma cosa succederà nei prossimi anni? Quali saranno le regole per il 2021?

Le dichiarazioni a proposito sono tante e, spesso, in contraddizione tra loro, per cui non ti resta che seguire il nostro blog per tenerti aggiornato sulle ultime novità ed essere sempre al passo su adempimenti, limiti e norme fiscali!

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