Nell’ultimo anno, dalla legge di stabilità del 2016, si sente spesso parlare del regime forfettario, un regime agevolato da scegliere quando si decide di aprire partita IVA. Questo nuovo regime fiscale è davvero conveniente?

Il regime fiscale forfettario è un nuovo regime fiscale introdotto a partire dal 2016 e che prevede delle agevolazioni fiscali importanti. Erede del regime dei minimi nell’ultimo anno si è configurato come la scelta migliore per aprire partita IVA dei liberi professionisti e degli artigiani. La presenza, infatti, di una tassazione agevolata per i primi cinque anni e la semplicità di gestione la rendono davvero un’ottima scelta per coloro che lavorano soli, o in piccole società. Vediamo però più nel dettaglio cosa comporta la scelta del regime forfettario.

Regime forfettario: cos’è e perchè sceglierlo

Nel 2016, come detto, sono state modificate le leggi in fatto di materia fiscale. Da questa nuova analisi delle esigenze dei liberi professionisti e di altre classi di lavoratori sono nati nuovi regimi fiscali e ne sono scomparsi altri. Nello specifico il regime dei minimi ci ha abbandonati in favore del nuovo regime forfettario. Assieme a questo regime sono stati confermati il regime semplificato e il regime ordinario. La scelta del regime fiscale è il primo passo da compiere nel momento di aprire partita IVA perché da questa scelta dipenderà la quantità di tasse da pagare annualmente.Ma come sceglierlo?

La prima analisi da fare è sul proprio lavoro e la principale domanda da porgersi è: quanto ipotizzo di guadagnare in un anno? È questa un’analisi fondamentale da fare, più difficile per quelli che hanno appena iniziato l’attività perché devono ipotizzare un ragionamento sulle tariffe del proprio lavoro e sui clienti mensili. Coloro che hanno, al contrario, già avuto occasione di lavorare con prestazione occasionale e dunque con ritenuta d’acconto hanno una visione più globale dei possibili guadagni. Ipotizzate sempre di iniziare la vostra attività con un regime forfettario, con la crescita del fatturato, a partire dal secondo anno, potrete passare al regime semplificato.

Caratteristiche principali

Proprio perché si configura come regime agevolato, prevede che ci sia una sola imposta, l’imposta sostitutiva, pari al 5% del reddito netto nei primi cinque anni di attività e del 15% negli anni successivi. Questo regime non prevede limitazioni di età Inoltre nel regime forfettario non sono previste deduzioni di spesa fuorché quella dei contributi previdenziali. Quindi lo Stato ha già definito un coefficiente di redditività diverso per ogni attività lavorativa a seconda del Codice ATECO. Questo coefficiente identifica quella parte di reddito che potrà essere tassata e tutto il resto viene considerato come una spesa anche se non effettivamente sostenuta. Per farti un esempio, un designer ha un coefficiente di redditività del 78%. Ciò significa che è solo questa percentuale del reddito ad essere tassata e il restante 22% viene scontata come se fossero delle spese per l’attività.

SettoreCodice ATECOLimiteCoefficente
Industrie alimentari e delle bevande10, 1145.000€40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio45, da 46.2 a 46.9, da 47.1 a 47.7, 47.950.000€40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande47.8140.000€40%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82, 47.8930.000€54%
Costruzioni e attività immobiliari41, 42, 43, 6825.000€86%
Intermediari del commercio46.125.000€62%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione55, 5650.000€40%
Attività professionali64, 65, 66, da 69 a 75, da 85 a 8830.00078%
Altre attività economicheda 01 a 03, da 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 39, da 49 a 53, da 58 a 63, da a 82, 84, da 90 a 9930.00067%

Il codice ATECO va indicato al momento di aprire partita IVA perché è in base a questo che si definisce il fatturato annuo massimo.  Aperta la partita IVA con il regime forfettario, dopo aver scelto questo regime e il proprio codice ATECO, possiamo finalmente iniziare a fatturare e, ovviamente, a pagare le tasse.

Come abbiamo visto nel regime forfettario la mole di tasse da pagare è più bassa rispetto agli due regimi italiani e questo perché, appunto, nasce come regime agevolato. Le differenze con gli altri regimi, però, rendono il regime forfettario chiaro e conveniente. Infatti sarai:

  • Esenzione dall’IVA: il regime forfettario è esente da IVA. Questo significa che al momento dell’emissione della fattura non bisogna aggiungere l’IVA ai propri compensi;
  • Esente da ritenuta d’acconto: se fino a questo momento avete lavorato con ritenuta d’acconto e dunque avete subito la decurtazione del 20% del vostro guadagno, sappiate che con il regime forfettario questa tassa non è da versare;
  • Tasse: anche le imposte da pagare sono più basse rispetto agli altri due regimi fiscali e corrispondono al 5% per i primi cinque anni di attività e al 15% per gli anni a seguire;
  • La contabilità è semplificata: la gestione di questa tipologia di regime fiscale è davvero semplice. Non sono obbligatorie le dichiarazioni per lo spesometro nazionale, non è necessaria la registrazione delle fatture, anche la gestione della cassa previdenziale, nei casi in cui è possibile, sarà più vantaggiosa.

Il regime forfettario, per tutti questi ottimi vantaggi risulta essere davvero la scelta migliore soprattutto per i liberi professionisti. Esistono però dei requisiti d’accesso e dei limiti che pregiudicano la possibilità di aderire e mantenere questo regime fiscale. I nostri consulenti saranno felici di poterti esporre e ti guideranno in tutte le fasi di apertura della partita IVA.

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Regime forfettario, semplificato, ordinario: pregi e difetti

Esistono in Italia tre regimi fiscali: regime ordinario, semplificato e, appunto, forfettario. La scelta della partita IVA a regime ordinario o semplificato deve essere molto oculata, soprattutto per i liberi professionisti e deve essere fatta solo se:

  • ci sono dei limiti all’accesso alla partita IVA a regime forfettario;
  • ipotizzi di superare i limiti annui di fatturato del tuo codice ATECO;
  • hai molti collaboratori e non potresti rispettare il limite dei 5000€ annui;
  • hai costi di gestione aziendale troppo alti, che superano il 50% del tuo fatturato

Coloro che scelgono di operare in regime ordinario, sono consapevoli che si potrà fatturare fino a 400mila € annui nel semplificato e più di 400mila € annui nel regime ordinario. La tassazione che a loro spetta è compresa tra il 23% e il 42% dei compensi ricevuti. Esistono anche numerosi obblighi per questi regimi fiscali come: la dichiarazione IVA trimestrale, lo spesometro nazionale, la registrazione delle fatture e la compilazione degli elenchi dei fornitori oltre al costo del commercialista che in questi casi risulta sempre oneroso.

I requisiti d’accesso al regime forfettario

Possono aderire al regime forfettario tutte le persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione. Quindi se sei un libero professionista o una ditta individuale, puoi richiedere di accedere al regime forfettario. Esistono però dei requisiti che dovrai rispettare per accedere al regime:

  • non conseguire ricavi o compensi superiori a determinate soglie, che variano in base alla tipologia di lavoro così come categorizzate dal Codice ATECO;
  • non sostenere costi superiori a 5 mila euro lordi per lavoro dipendente, co.co.pro., lavoro accessorio, associazione in partecipazione, lavoro prestato dai familiari dell’imprenditore ex art. 60, TUIR;
  • il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni strumentali a fine anno non non deve superare i 20 mila euro. Ai fini di tale limite, non vanno considerati i beni immobili acquisiti ed anche se detenuti in locazione per l’esercizio dell’impresa, arte o professione, i beni che non superano i 516,46€ e i beni immateriali quali l’avviamento e le spese relative a più servizi.

Causa di esclusione dal regime forfettario

Accedere al regime forfettario ha però dei limiti perché non potrai usufruire delle agevolazioni se:

  • ti avvali di regimi fiscali speciali ai fini IVA o di regimi forfettari ai fini della determinazione del reddito (ad esempio se desideri vendere auto usate);
  • se non sei residente in Italia, ad accezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione Europea e che tu produca almeno il 75% del tuo fatturato in Italia;
  • se effettui operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili o cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;
  • se hai partecipazioni in società di persone, ad associazioni professionali e società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale;
  • se hai percepito, nell’anno precedente, redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000€ tranne nel caso in cui questo rapporto sia cessato nell’anno precedente.

Se non rispetti, dunque, tutte queste caratteristiche non potrai richiedere di accedere al regime forfettario ma dovrai optare per il regime semplificato.

Come accedere al regime e cosa accade se non rispetti i requisiti?

Se hai deciso di avviare un’attività lavorativa e prevedi di rispettare i requisiti che ti abbiamo appena illustrato per l’applicazione del regime, dovrai dare comunicazione nella dichiarazione di inizio attività. L’attestazione dei requisiti di accesso e dell’assenza di cause contrarie al tuo accesso avverrà solo in sede di dichiarazione dei redditi annuale. A differenza del vecchio regime dei minimi, che durava solo fino ai 35 anni del contribuente o nel caso di lavoratore con più di 35 anni per soli cinque anni, il regime forfettario non ha limiti purché rispettate le restrizioni prima elencate. Cesserai di usare il regime agevolato in tre casi:

  • quando non sussistono più le condizioni di accesso dovrai, nell’anno successivo, fuoriuscire dal regime forfettario;
  • per accertamento definitivo, quando viene dimostrato il venir meno delle condizioni di accesso o l’esistenza di una delle cause di esclusione.

Caratteristiche di semplificazione del regime forfettario

Come detto, il regime forfettario ha una caratteristica importante che lo differenzia sostanzialmente dai regimi ordinario e semplificato: sarai esonerato dal versamento IVA se hai a che fare con privati può essere un importante vantaggio perché di fatto i tuoi preventivi saranno sempre più bassi rispetto a coloro che non sono nel regime forfettario! Di contro però il non avere versamento IVA significa essere soggetti ad IVA quando si fanno gli acquisti e si sostengono spese per la propria attività. Con il regime forfettario non hai vantaggi a fare acquisti con la partita IVA, perché pagherai come se fossi un privato cittadino e non potrai portare in deduzione i costi. Come detto però lo Stato ha comunque previsto un forfettario di spese da poter dedurre anche se non effettivamente sostenute!

Le principali semplificazioni del regime forfettario che coloro che hanno già avuto in passato una partita IVA potranno apprezzare, sono:

  • non dovrai registrare le tue fatture emesse e i corrispettivi;
  • non dovrai registrare gli acquisti;
  • non sei costretto alla tenuta e alla conservazione dei registri dei documenti ad eccezione delle fatture di acquisto e le bollette doganali;
  • non dovrai effettuare la comunicazione annuale IVA;
  • non dovrai effettuare la comunicazione dello spesometro;
  • non dovrai comunicare le operazioni con stati nella blacklist;
  • non dovrai operare le ritenute alla fonte, anche se sussiste l’obbligo di indicare in dichiarazione dei redditi il CF del
  • percettore delle somme che non sono state assoggettate a ritenuta;
  • non dovrai effettuare ritenuta alla fonte sui ricavi e i compensi conseguiti.

Ricorda però che dovrai sempre numerare e conservare tutte le fatture e apporre la marca da bollo quando l’importo è superiore ai 77,47€, certificare e conservare i corrispettivi e integrare la fattura con aliquota IVA per le operazioni con i paesi esteri (reverse charge).

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