Sei un libero professionista e hai aperto da poco tempo la tua Partita IVA? Se la risposta è , probabilmente ti starai “scontrando” con i vari adempimenti connessi alla tua nuova attività, come ad esempio la gestione dei tuoi committenti, la compilazione delle fatture e… l’applicazione della rivalsa INPS. Di cosa si tratta?

Se non ne hai mai sentito parlare prima d’ora, non devi assolutamente preoccuparti: nel corso di questo articolo ti spiegheremo cos’è la rivalsa INPS, come inserirla correttamente nelle fatture per addebitarla ai tuoi clienti e, soprattutto, come concordare tale aspetto durante le trattative per consentire una totale trasparenza.

Per evitare possibili fraintendimenti, ci concentreremo esclusivamente sulla rivalsa INPS per i cosiddetti professionisti “senza cassa” (e cioè iscritti alla Gestione Separata INPS), senza considerare tutte le varie professioni che, al contrario, prevedono l’iscrizione obbligatoria ad una Cassa Previdenziale riservata alla categoria.

Vedremo, inoltre, come applicare la rivalsa INPS fino al 4% in fattura tramite scorporamento o maggiorazione del compenso, in base agli accordi presi in precedenza con il cliente, e come inserire questi a seconda del regime fiscale a cui si è assoggettati: nel regime forfettario, innanzitutto, ma anche nel regime dei minimi e in quello semplificato.

Dunque, analizziamo insieme i vari casi e le diverse modalità di applicazione della rivalsa INPS!

La contribuzione dei professionisti “senza cassa”

Come probabilmente già saprai, la contribuzione non funziona allo stesso modo per tutte le Partite IVA.

Alcune categorie, come artigiani e commercianti, sono tenute a versare dei contributi “fissi” o “minimali”, il cui importo non dipende dal volume d’affari prodotto, bensì viene definito annualmente dall’INPS stesso.

Altri contribuenti, invece, devono seguire obbligatoriamente le regole e le aliquote contributive indicate dall’ente di riferimento, come chi esercita una professione (es. il medico, l’architetto, l’avvocato, ecc.) riservata ai soggetti iscritti a determinati Ordini, Albi e/o Casse Previdenziali (rispettivamente ENPAM, INARCASSA, Cassa Forense, ecc.).

Tuttavia, come anticipato, non tutti i liberi professionisti hanno un Ente o una Cassa a cui versare i contributi previdenziali. Ciò accade, in modo particolare, quando si sceglie un’attività innovativa o che ancora non gode di una forte diffusione sul territorio nazionale: figure come il copywriter, il social media manager, l’amministratore di condominio, ma anche il personal trainer o il fisioterapista, non possono che confluire nella Gestione Separata INPS.

Ma come funziona la contribuzione per questa ampia fetta di professionisti “senza cassa”? Come si effettua il calcolo dei contributi previdenziali e in quali casi si può applicare la rivalsa INPS? Facciamo subito chiarezza!

Calcolo dei contributi previdenziali

Un grande vantaggio, per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, è l’assenza di versamenti fissi o minimi da effettuare a prescindere dal fatturato effettivamente prodotto. Il calcolo dei contributi previdenziali, infatti, avviene solamente in maniera proporzionale al reddito, con aliquote indicate, di anno in anno, dall’INPS.

Per il 2020, ad esempio, l’aliquota contributiva è pari al 25,72% e si applica sul reddito imponibile.

A sua volta, a seconda del regime fiscale adottato, il reddito imponibile si calcola in modo differente: tramite la deduzione, voce per voce, delle spese sostenute dal professionista (come nel regime dei minimi e nei regimi semplificato e ordinario), oppure su base forfettaria (come, appunto, nel regime forfettario), e cioè sottraendo, dal fatturato complessivo, una quota stabilita dal Codice ATECO associato alla Partita IVA (solitamente il 22%).

Dunque, nel caso di un social media manager iscritto alla Gestione Separata ed assoggettato al regime forfettario, che ha incassato un fatturato di 20.000 euro, i contributi previdenziali si calcolano su un reddito imponibile di 15.600 euro (e cioè sul 78% – detto coefficiente di redditività – mentre 4.400 euro, ovvero il 22%, sono le spese dedotte), con la suddetta aliquota al 25,72%. L’importo finale da versare, quindi, sarà pari a 4.012 euro.

Ed è proprio qui che entra in gioco la possibilità di applicare la rivalsa INPS al 4%. Scopriamo di più!

Cos’è la rivalsa INPS al 4%?

Ai sensi dell’articolo 1, comma 212, della Legge n 622/1996, la rivalsa INPS è una maggiorazione – fino al 4% – che si applica sui compensi lordi fatturati dai liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata e che può essere addebitata in fattura ai committenti, allo scopo di “alleggerire” il peso della contribuzione previdenziale.

La quota, dunque, si aggiunge al compenso precedentemente pattuito e va a coprire il 4% di tutti i contributi previdenziali (25,72%) che il professionista dovrà versare per ogni prestazione resa nel corso dell’anno.

Pertanto, riprendendo il nostro esempio, se un social media manager emette fattura per una prestazione da 1.000 euro, può concordare l’addebito di altri 40 euro (ovvero il 4% di 1.000 euro) al suo cliente. L’importo complessivamente incassato, quindi, sarà pari a 1.040 euro (o, con l’ulteriore addebito di 2 euro per la marca da bollo, che i forfettari – e, in generale, tutti coloro che non espongono IVA, come nel caso delle prestazioni occasionali – applicano obbligatoriamente sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro, a 1.042 euro).

A questo punto, però, vogliamo rispondere ad alcune domande frequenti dei lettori.

a. È obbligatorio applicare la rivalsa INPS?

Come chiarito dalla stessa normativa, l’applicazione della rivalsa INPS in fattura è facoltativa.

A tal proposito, come vedremo meglio più avanti, è bene concordare questi aspetti con i singoli committenti, allo scopo di evitare spiacevoli sorprese al momento della consegna di una fattura con importo maggiorato.

b. La rivalsa INPS fa reddito?

La risposta è . La legislazione, infatti, specifica che vi è una sostanziale differenza tra i contributi previdenziali (che possono essere interamente dedotti, anche da chi adotta il regime forfettario) e la rivalsa INPS, che invece costituisce una maggiorazione fino al 4% del compenso e contribuisce, quindi, alla determinazione del reddito.

c. A chi spetta il versamento?

Il committente, all’atto del pagamento della fattura, è tenuto a corrispondere al professionista l’intero importo (comprensivo, cioè, della maggiorazione fino al 4% per la rivalsa INPS). Ed è compito di quest’ultimo “conservare” tale somma, per utilizzarla successivamente come “copertura” per una parte dei contributi.

Ricordiamo, difatti, che l’onere di versare tutticontributi previdenziali spetta sempre al professionista!

Come applicare la rivalsa INPS?

Come già anticipato, la rivalsa INPS può essere motivo di tensione tra freelancer e committente, specialmente quando questo aspetto non è stato adeguatamente trattato, con la dovuta trasparenza, durante gli accordi.

In tal senso, è consigliabile stabilire, sin da subito, se il compenso pattuito debba essere inteso al lordo o al netto della rivalsa INPS fino al 4% o, meglio ancora, specificare questo dettaglio anche all’interno del contratto.

Nel primo caso, il compenso (ad esempio, 100 euro per una traduzione) non potrà essere maggiorato, per cui sarà il professionista a scegliere se indicare o meno la rivalsa INPS in fattura, scorporandola dal totale (96 + 4 euro).

Nel secondo caso, invece, sarà necessario inserire la rivalsa INPS in fattura tramite maggiorazione, ossia aggiungendo una quota pari al 4% del compenso pattuito. L’importo finale, dunque, sarà 104 euro (100 + 4 euro).

Pertanto, se non hai concordato tali aspetti con il committente, il nostro consiglio è quello di rileggere il contratto e, solo in seguito, preparare la fattura. Se è presente la dicitura “compenso/corrispettivo comprensivo di tutti gli oneri”, allora esso va considerato al lordo (per cui non è possibile aggiungere la rivalsa INPS). Se, invece, si specifica che il compenso/corrispettivo è da considerarsi al netto, o se non trovi alcun riferimento all’interno del documento, potrai addebitare al committente un ulteriore 4%, aggiungendo tale quota all’importo iniziale.

A questo punto, non ci resta che scoprire come si compila una fattura comprensiva della rivalsa INPS al 4% e, per farlo, riprenderemo l’esempio di un social media manager che ha reso una prestazione per 1.000 euro.

a. Fattura con rivalsa INPS – Regime forfettario

Se il “nostro” social media manager si avvale del regime forfettario, dovrà emettere fattura con i seguenti dati:

  • Tipologia prestazione e compenso: € 1.000
  • Rivalsa INPS 4%: € 40
  • Addebito marca da bollo: € 2 (facoltativo)
  • Totale: € 1.042

Ricordiamo che la fattura dovrà contenere i dati del professionista, del committente e la legislazione di riferimento (“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 – Regime forfetario“).

b. Fattura con rivalsa INPS – Regime dei minimi

Il regime dei minimi rimane attivo, oggi, solo per i contribuenti in possesso dei requisiti e fino al termine naturale.

Se il social media manager rientra ancora in questo regime, dovrà compilare la sua fattura nel seguente modo:

  • Tipologia prestazione e compenso: € 1.000
  • Rivalsa INPS 4%: € 40
  • Addebito marca da bollo: € 2 (facoltativo)
  • Totale: € 1.042

Se i dati inerenti al compenso, alla rivalsa INPS, alla marca da bollo, oltre ovviamente a quelli del professionista e del contribuente, non cambiano tra regime dei minimi e forfettario, la legislazione di riferimento, invece, è differente: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 27, commi 1 e 2, del D.L. n. 98/2011 – Regime dei minimi“.

c. Fattura con rivalsa INPS – Regime semplificato

In ultimo, ecco come compilare una fattura con rivalsa INPS nel regime semplificato:

  • Tipologia prestazione e compenso: € 1.000
  • Rivalsa INPS 4%: € 40
  • IVA 22%: € 228,80
  • Totale: € 1.268,80
  • Ritenuta d’acconto 20%: € 208
  • Compenso netto a pagare: € 1.060,80

Conclusioni

Se la tua attività non è inquadrata come artigiana o commerciale, e non hai una Cassa Previdenziale alla quale iscriverti, rientri tra i liberi professionisti che fanno capo alla Gestione Separata INPS e che, pertanto, possono avvalersi della rivalsa INPS fino al 4% per addebitare in parte i contributi previdenziali ai committenti.

In più, se sei agli inizi e temi di far confusione o hai poco tempo da dedicare alla fatturazione, puoi affidarti a Fiscozen e sarà tutto più semplice. Potrai utilizzare una piattaforma online per compilare automaticamente le tue fatture, non dovrai inserire, di volta in volta, i dati personali e del cliente, bensì avrai a disposizione un modello completo di tutte le informazioni. Ti basterà indicare il compenso pattuito, specificare se addebitare o meno la rivalsa INPS e la marca da bollo da 2 euro e selezionare il committente all’interno della tua lista: in un paio di minuti avrai pronta la tua fattura, che potrai scaricare in formato PDF o conservare nel tuo database.

E, se dovrai (o vorrai) passare alla versione elettronica, il costo del servizio rimane lo stesso: 299 euro + IVA/anno.

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