C’è chi scrive per “diletto”, chi sente l’esigenza di tenere un diario segreto e chi, con il passare del tempo, ha trasformato una semplice passione in una fonte di guadagno. Magari aprendo un blog di successo, oppure entrando nella redazione di un giornale o, ancora, utilizzando le nuove piattaforme di self publishing.

Che cos’è il self publishing? Con la nostra guida vogliamo approfondire questo interessante fenomeno e mettere in luce le grandi opportunità per gli aspiranti scrittori. Dunque, se non hai mai sentito parlare di questa modalità innovativa di auto-pubblicazione, ma sogni di pubblicare un romanzo, un saggio o una raccolta di poesie, ti invitiamo a leggere con attenzione ed a prendere nota dei nostri suggerimenti.

Nel corso di questo articolo, infatti, scopriremo cosa si intende con l’espressione “self-publishing” e come funziona questa particolare forma di auto-pubblicazione. Analizzeremo, inoltre, la gestione del business derivante dal self-publishing ed il suo inquadramento da un punto di vista sia fiscale che contributivo: dalla tassazione dei guadagni all’eventuale apertura di una Partita IVA, con relativi costi e adempimenti.

Cos’è il self publishing?

Self publishing – o self-publishing – è un’espressione che significa, letteralmente, “auto-pubblicazione”.

L’espressione, al giorno d’oggi, si riferisce specificamente all’auto-pubblicazione di romanzi, racconti ed altre opere letterarie senza il coinvolgimento di una casa editrice. “Fare self publishing”, pertanto, vuol dire autopubblicare le proprie opere in maniera “indipendente”, utilizzando un sito o una piattaforma digitale.

Il self-publishing si basa, infatti, sulla presenza di piattaforme o portali dedicati, come Youcanprint o KDP di Amazon, che consentono agli autori di creare le proprie opere e, successivamente, di commercializzarle.

La vendita può avvenire in vari modi: tramite Internet, grazie ai numerosi store online, ma anche presso librerie e negozi “tradizionali”, che si occupano di inoltrare gli ordini alla piattaforma di self-publishing, che a sua volta provvederà alla stampa. Una volta pronto, il libro verrà poi spedito e consegnato al lettore.

Parallelamente, l’autore può decidere di stampare ed acquistare alcune copie della sua opera, per provare a distribuirle autonomamente attraverso altri canali (come, ad esempio, il suo blog personale o le sue pagine social) o per commercializzarle in occasione di eventi e manifestazioni culturali, incontri con i lettori, etc..

Perché scegliere il self-publishing?

Il fenomeno del self-publishing ha preso piede assai rapidamente in tutto il mondo, Italia compresa.

Il motivo è piuttosto semplice: per gli autori esordienti di romanzi, racconti o altre tipologie di opere, ottenere un buon contratto con una casa editrice non è, di certo, cosa facile. Anzi, nella maggior parte dei casi, sono le stesse case editrici a chiedere un compenso in denaro per stampare e distribuire il libro.

Per tale ragione, accanto agli editori “tradizionali”, sono sorti numerosi siti che permettono agli autori di auto-pubblicare il proprio libro a costo zero e senza rigide selezioni. Attraverso il self-publishing, pertanto, tutti possono pubblicare un romanzo o una raccolta di poesie e guadagnare una percentuale dalle vendite.

Si tratta, dunque, di un modo innovativo e “democratico” di concepire l’editoria, che elimina il monopolio delle grandi case editrici. Un fenomeno che, per certi versi, ricalca la crescita esponenziale dei blog e delle testate digitali, che negli ultimi anni sono diventati un’alternativa al giornalismo e ai media “tradizionali”.

Come funziona il self-publishing?

Il self publishing funziona in modo molto semplice. L’autore si iscrive su un sito o su una piattaforma online, crea la sua opera (caricando il contenuto del suo libro) e sceglie sia i canali che il prezzo di vendita.

L’auto-pubblicazione, per essere tale, non può prevedere costi, se non quelli delle copie che l’autore decide eventualmente di stampare e vendere di persona. Secondo tale ottica, infatti, il libro non è considerato come un mero “prodotto”, bensì come una forma di espressione libera e gratuita della creatività umana.

In tal senso, il fenomeno del self-publishing nasce in contrapposizione al cosiddetto “vanity publishing”, e cioè alla tendenza, da parte di alcune case editrici di prestigio, di richiedere un “contributo economico” (talvolta anche piuttosto ingente!) per concedere agli autori la possibilità di pubblicare le loro opere.

Self publishing e diritti d’autore

Vi è un’altra questione che rende il self-publishing un’opzione assai vantaggiosa per gli aspiranti scrittori: ci riferiamo alla cessione dei diritti d’autore, Con il sistema dell’auto-pubblicazione, infatti, l’autore non dovrà cedere, neppure temporaneamente, i diritti di sfruttamento commerciale dei contenuti pubblicati.

Il modello del self publishing si fonda, in tal senso, su tre principi:

  1. il controllo creativo rimane nelle mani dell’autore (la piattaforma, dunque, non potrà modificare il contenuto dell’opera);
  2. il copyright e i diritti di sfruttamento commerciale appartengono all’autore (che avrà diritto ad una quota sulle vendite);
  3. marketing e distribuzione dipendono dall’autore (che, a seconda della piattaforma scelta, potrà usufruire di appositi servizi).

Self publishing e ISBN

Uno dei principali dubbi, per gli aspiranti scrittori che vorrebbero optare per il self-publishing, riguarda la possibilità o meno di applicare un codice ISBN alla propria opera. Di che si tratta esattamente?

Il codice ISBN serve a identificare, in maniera univoca e duratura, ogni titolo (o edizione di un titolo).

Si tratta di un codice che permette di inserire il libro in appositi inventari o cataloghi, dunque molto utile per la fase di commercializzazione. Grazie a recenti accordi con l’agenzia italiana ISBN, anche gli autori che optano per l’auto-pubblicazione possono registrare le proprie opere ed ottenere i relativi codici ISBN, senza dover necessariamente indicare un editore. Questa modalità si chiama, difatti, “author’s publishing”.

Come guadagnare con il self publishing?

Come abbiamo visto, auto-pubblicare un libro è un’operazione molto semplice e, soprattutto, gratuita.

Tuttavia, dall’auto-pubblicazione di un romanzo o di una qualsiasi altra opera letteraria, possono derivare anche dei guadagni. All’inizio si parla di cifre limitate, specialmente nel caso di autori emergenti. Con il passare del tempo – e con una buona campagna di auto-promozione – si possono, però, raggiungere dei buoni risultati: basti pensare ai tanti romanzieri, poeti o saggisti che, mettendo a frutto le opportunità offerte dal self publishing, hanno ottenuto un grande successo a livello sia di pubblico che di vendite.

Insomma, per chi possiede un certo talento e ha anche tempo ed energie da “investire” nella promozione delle sue opere, il self publishing è un ottimo modo per costruire, pian piano, un bel business!

Come gestire il business del self publishing?

A questo punto sorge una domanda: come regolarizzare i guadagni derivanti dall’attività di self publishing?

Sappiamo infatti che, per gli autori che si dedicano all’auto-pubblicazione, i guadagni sono proporzionali al numero di copie vendute: sia fisicamente, ovvero quelle ordinate dai clienti in libreria, sia digitalmente.

È la piattaforma stessa a creare un report delle vendite e ad inviarlo, con frequenza mensile o trimestrale, all’autore, insieme alla ricevuta con l’indicazione delle royalties maturate e della ritenuta applicata.

Dunque, almeno in una fase iniziale, il business del self-publishing non richiede l’apertura della Partita IVA.

Dal punto di vista fiscale, infatti, i redditi provenienti dai siti di self publishing non vengono annoverati tra le vendite, bensì tra le royalties (calcolate in base a quante copie del libro vengono stampate e vendute).

Fiscalmente, dunque, i libri sono “opere artistiche e di ingegno” e, pertanto, non si configurano né come lavoro autonomo, né come attività d’impresa: chi si occupa della vendita, di fatto, è la stessa piattaforma.

Tutto questo potrebbe far pensare che i compensi inviati dai portali di self publishing non siano tassati, ma ovviamente non è così. I redditi derivanti dallo sfruttamento economico del diritto d’autore – chiamati, appunto, royalties – sono assoggettati a tassazione ordinaria IRPEF, ma con una particolarità: l’imponibile si riduce al 60% o al 75% del totale in base all’età anagrafica, rispettivamente per gli under e over 35.

Ricordiamo che, se l’azienda titolare della piattaforma di self publishing non è italiana, non può essere sostituto d’imposta. Pertanto, la ricevuta non è soggetta a ritenuta e il compenso viene ricevuto al lordo.

Come aprire Partita IVA per self publishing?

Quando, ad un certo punto, i redditi derivanti dall’attività di self publishing diventano consistenti, c’è chi decide di gestire il business da un punto di vista “imprenditoriale”: per farlo, occorre aprire una Partita IVA da ditta individuale ed effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese tramite il modello ComUnica.

Tuttavia, trattandosi di un settore “atipico” – quello dell’editoria digitale – hai dinanzi a te:

Diverso è il caso di chi sceglie di aprire Partita IVA da scrittore, per svolgere questa attività da freelance: potrai, infatti, adottare tranquillamente il regime forfettario ed iscriverti alla Gestione Separata INPS.

Parliamo, comunque, di due situazioni assai differenti per inquadramento fiscale e contributivo, ciascuna con i suoi pro e contro. Se non sai quale opzione è più adatta a te e hai bisogno di assistenza per aprire la Partita IVA, compila il form sottostante e invia un messaggio: sarai ricontattato prima possibile da un nostro consulente, che ti aiuterà a valutare al meglio la tua situazione e ti indirizzerà verso la soluzione per te più vantaggiosa!

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