Una delle preoccupazioni più frequenti, tra chi è in procinto di aprire Partita IVA per dedicarsi ad un’attività da freelancer, riguarda l’ammontare delle tasse per i liberi professionisti e, in generale, per i lavoratori autonomi. “Ce la farò a pagare tutto? E come posso risparmiare sulle imposte senza commettere atti illeciti?“.

Se anche tu, dopo aver concluso gli studi ed acquisito una certa esperienza nel settore che ti interessa, stai pensando di metterti in proprio, questo articolo fa esattamente al caso tuo: vedremo, infatti, con esempi chiari e precisi, a quanto ammontano le tasse per i liberi professionisti e, in particolare, per chi adotta il regime forfettario.

Di che si tratta? Come ti spiegheremo meglio in seguito, il regime forfettario è un regime fiscale agevolato, che permette di ridurre sensibilmente – e in maniera del tutto legale – le tasse dei liberi professionisti e di chi svolge un’attività in proprio, specialmente durante i primi anni, quando ancora le incertezze sono tante!

Non ci credi? E allora continua a leggere per scoprire tutti i dettagli sulla tua futura tassazione!

Apertura Partita IVA per i liberi professionisti

Per cominciare, sappi che l’apertura della Partita IVA, per i liberi professionisti, è un’operazione semplice e, soprattutto, gratuita! La procedura si svolge, ormai, solo per via telematica e, con l’assistenza di un consulente, non avrai alcuna difficoltà a scegliere il Codice ATECO più corretto per la tua attività, né il regime fiscale più vantaggioso.

Al contrario, cercare di fare tutto in piena autonomia comporterebbe vari rischi: chi non possiede familiarità con il fisco e la burocrazia, infatti, può commettere errori apparentemente sciocchi, ma che finirebbero per compromettere il buon andamento e la crescita della nuova attività. Insomma, una scelta che, alla lunga, si rivela fallimentare!

Dunque, se hai intenzione di aprire Partita IVA come libero professionista, un’ottima soluzione è affidarti a Fiscozen. Non dovrai sostenere costi iniziali di alcun genere e sarai affiancato, passo dopo passo, da un consulente fiscale dedicato, pronto a valutare la tua situazione ed a consigliarti al meglio durante tutta la procedura.

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Regime forfettario: tassazione al 15% o al 5%

Veniamo, adesso, al punto centrale del nostro articolo, e cioè le tasse che i liberi professionisti devono versare annualmente al fisco italiano. Solitamente, si tende a pensare che le cifre in questione siano molto elevate, addirittura inaccessibili per chi è ancora agli inizi della carriera e, dunque, non ha un reddito consistente.

Ma è veramente così? No, basta scegliere un regime fiscale adatto alle proprie esigenze!

E, attualmente, l’opzione più conveniente, sia per chi ha deciso di mettersi in proprio solo di recente, sia per chi produce un volume d’affari contenuto, si chiama regime fiscale forfettario.

Aderendo al regime forfettario, infatti, la tassazione sarà pari solamente al 15% del reddito imponibile.

Inoltre, per chi è in possesso anche dei requisiti per la cosiddetta “aliquota start-up”, le tasse calano addirittura al 5%, a partire dal primo fino al quinto anno di attività. Insomma, parliamo di cifre molto più abbordabili!

In particolare, possono usufruire di questa ulteriore riduzione coloro che:

  • Non hanno svolto, durante i tre anni precedenti, attività artistica, imprenditoriale o professionale.
  • Svolgono una professione che non sia la semplice prosecuzione di un’altra attività, svolta in precedenza sotto forma di lavoro dipendente o autonomo.

Difatti, la caratteristica principale del nuovo regime forfettario, che nasce come naturale evoluzione del precedente regime dei minimi, è proprio la “famosa” imposta sostitutiva, che prende il posto delle comuni tasse dei liberi professionisti e delle ditte individuali (ovvero IRPEF, addizionali, ecc.).

Tale imposta sostitutiva, con aliquota al 15% o al 5%, non si applica meramente sul fatturato del professionista, ma solo su una sua parte, detta appunto reddito imponibile. Il reddito imponibile, a sua volta, non si calcola sottraendo, voce per voce, le spese aziendali sostenute durante l’anno, bensì tramite una deduzione, appunto, forfettaria, secondo una percentuale stabilita dal Codice ATECO associato alla Partita IVA in questione.

La maggior parte dei Codici ATECO utilizzati dai liberi professionisti ha un coefficiente di redditività pari al 78%, da cui deriva una deduzione pari al 22% per le spese aziendali, mentre le tasse (e, solo in certi casi, i contributi previdenziali) si calcoleranno, per l’appunto, sul rimanente 78%, definito “reddito imponibile”.

Dunque, su un fatturato complessivo di 10.000 euro, il reddito imponibile sarà pari a 7.800 euro, e via di seguito.

Facciamo subito alcuni esempi pratici per rendere più semplice la comprensione di questo sistema!

Calcolo tasse liberi professionisti: esempi pratici

Vediamo insieme come avviene il calcolo delle tasse per i liberi professionisti che adottano il regime forfettario e come varia il reddito imponibile in base al fatturato complessivamente prodotto durante l’anno.

Giovanni, 38 anni, ingegnere

  • Fatturato complessivo: 30.000 euro
  • Reddito imponibile (78%): 23.400 euro
  • Imposta sostitutiva (15%): 3.510 euro

Nicola, 41 anni, infermiere

  • Fatturato complessivo: 25.000 euro
  • Reddito imponibile (78%): 19.500 euro
  • Imposta sostitutiva (15%): 2.925 euro

Claudia, 27 anni, social media manager

  • Fatturato complessivo: 20.000 euro
  • Reddito imponibile (78%): 15.600 euro
  • Imposta sostitutiva (15%): 2.340 euro

Inoltre, non dimentichiamo che, se i “nostri” Giovanni, Nicola e Claudia hanno aperto Partita IVA da meno di cinque anni e rientrano nei criteri sopra indicati per l’accesso all’aliquota start-up, possono beneficiare di un’ulteriore riduzione – dal 15% al 5% – dell’imposta sostitutiva (ad esempio, da 3.510 a 1.170 euro, e via di seguito).

Quali sono i vantaggi del regime forfettario?

Oltre alla riduzione delle tasse per i liberi professionisti (e per le ditte individuali), il regime forfettario offre anche altri vantaggi, volti a rendere più semplice ed economica la gestione dell’attività.

Operando in franchigia IVA, in primis, i contribuenti forfettari non sono tenuti né ad inserire l’imposta sul valore aggiunto in fattura, né ad effettuare gli adempimenti ad essa connessi (come le dichiarazioni trimestrali e annuali). Di conseguenza, oltre a risparmiare tempo prezioso, saranno agevolati nel proporre i propri beni e/o servizi. Difatti, potranno mantenere prezzi più bassi e, dunque, attrarre nuovi clienti che ricercano convenienza.

Che dire, poi, riguardo alla semplificazione della contabilità? Chi adotta il regime forfettario non è tenuto a registrare le fatture (né, a tal proposito, a passare obbligatoriamente alla fatturazione elettronica, introdotta nel 2019), bensì dovrà semplicemente conservarle e numerarle con ordine progressivo. In più, non vi sono registri contabili.

In terzo luogo, i forfettari sono esonerati da svariati adempimenti fiscali e burocratici: dalla presentazione dell’esterometro agli studi di settore. Dovranno, invece, compilare ed inviare la dichiarazione annuale dei redditi e, come tutti gli autonomi, provvedere al pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali.

Come accedere al regime forfettario per pagare meno tasse?

Un aspetto importante da sottolineare è che, sebbene la fetta di destinatari del regime forfettario sia piuttosto ampia, esistono alcune restrizioni che servono a limitare l’accesso. La principale restrizione riguarda i ricavi e i compensi ottenuti, che non potranno essere superiori a 65.000 euro annui (e non 30.000, come accadeva fino al 2018).

Attenzione, poi, a coloro che svolgono la libera professione come seconda attività “extra” e che, dunque, percepiscono anche redditi da lavoro dipendente o assimilati (es. pensione): questi ultimi, infatti, non possono essere superiori al limite stabilito di 30.000 euro. In terzo luogo, le spese sostenute per i compensi di impiegati e/o collaboratori dovranno rimanere al di sotto della soglia vigente, pari a 20.000 euro, mentre viene meno, dal 01 gennaio 2019, ogni limite inerente all’acquisto di beni strumentali (inizialmente era di 20.000 euro).

Ricordiamo, inoltre, che possono accedere al regime forfettario solo i liberi professionisti residenti in Italia, ad eccezione di coloro che risiedono in uno Stato membro dell’UE (o che abbia stretto accordi economici con il nostro Paese, tali da consentire uno scambio continuo di informazioni) e che producono qui almeno il 75% del fatturato.

Inoltre, sono esclusi dal regime forfettario e, quindi, della riduzione delle tasse per i liberi professionisti:

  • i soggetti che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività riconducibili, anche in via indiretta, a quelle svolte individualmente;
  • i soggetti che esercitano prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due anni precedenti, oppure nei confronti di soggetti a loro riconducibili, direttamente o indirettamente (fanno eccezione i periodi di praticantato obbligatorio);
  • coloro che, nell’anno precedente, hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati maggiori di 30.000 euro, a meno che il rapporto non sia cessato prima del 31 dicembre.

Per approfondire tutte le cause di esclusione dal regime forfettario, clicca qui.

Come ridurre le spese per i liberi professionisti?

Le tasse, per i liberi professionisti, non sono di certo l’unica spesa da affrontare durante l’anno. A queste si aggiungono i contributi previdenziali e i costi relativi all’assistenza fiscale da parte di un consulente.

Mentre l’ammontare dei contributi dipende dalla Cassa Previdenziale a cui si è iscritti (specifica, come la Cassa Forense per gli avvocati, o generica, come la Gestione Separata INPS, cui fanno capo tutti i liberi professionisti che svolgono attività non ordinistiche: vedi, ad esempio, i consulenti marketing o gli igienisti dentali) e dalle modalità da essa indicate per il calcolo ed il versamento, tutti gli altri costi possono essere rimodulati con un po’ di astuzia!

Non a caso, sono sempre di più i professionisti che scelgono di affidarsi ad un servizio di assistenza fiscale online come Fiscozen, per risparmiare sulle spese, ma non sulla propria serenità. Al prezzo di 299 euro + IVA, infatti, Fiscozen ti offre un supporto completo, puntuale ed altamente professionale per la gestione della tua Partita IVA.

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